Ha fatto scalpore una dichiarazione del noto italianista Gugu D'Alessio,
che, come riposrttato da alcuni periodici, avrebbe usato la seguente
formula: "Auguro a Claudio Lippi una presta guarigione". Errore, svista
scusabile parlando in pubblico o addirittura finezza? A qualcuno è
venuta in mente la "lonza leggiadra e presta molto", che, come tutti
sanno, non erogava denaro contante a chi ne aveva bisogno, ma era per
l'appunto lesta, veloce, rapida. Treccani è d'accordo:
http://www.treccani.it/vocabolario/presto1/
prèsto1 agg. e avv. [lat. tardo praestus, der. dell’avv. praesto,
presente nella locuz., già lat. class., praesto esse «essere pronto,
essere a disposizione»; l’uso avverbiale ital., secondo una persuasiva
proposta, non deriverebbe direttamente dall’avv. lat., ma sarebbe una
avverbializzazione dell’agg., il contrario quindi di ciò che era
avvenuto in latino]. –
1. agg., letter.
(...)
b. Rapido, veloce, lesto: ridevano ancora le donne della bella e p.
risposta (Boccaccio); anche nel movimento: Una lonza leggiera e p. molto
(Dante); Prima i giumenti e i p. veltri assalse (V. Monti). Di uso ant.
o letter. la locuz. avv. alla presta, in fretta, alla svelta, subito:
ricevo la tua 12 marzo, e rispondo sul fatto, e alla presta perché il
corriere viene, e riparte (Foscolo).
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Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)