Il giorno martedì 23 dicembre 2014 01:02:40 UTC+1, via sarpi ha scritto:
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> 1- la direzione d'orchestra, l'attività del direttore, la sua figura, il >suo ruolo: vi è qualcosa di "non spiegabile" e riconducibile al carisma >della persona?
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Luca è stato molto preciso e ha chiarito diversi punti interessanti. Ovviamente questo è un discorso non facile da esaurire qui su Usenet.
Però Luca ha trascurato troppo il discorso sull'interpretazione della composizione.
Prendiamo Pollini per esempio. Pollini quando suona Chopin o altri, fa molto di più di un qualsiasi direttore di orchestra perché interpreta. E quando interpreta non si pone come medium tra lo spartito e lo strumentista. Si pone invece come medium tra spartito e strumento musicale.
Quando invece a dover suonare è una grande orchestra, ecco che si ha bisogno di un tizio che abbia in mente COME interpretare una composizione.
Ed è qui che c'è quell'elemento di inspiegabilità del direttore d'orchestra. Qui entra in gioco il gusto personale, così come per il pianista o il violinista. Ognuno interpreta a modo suo, come meglio sente.
Qui il direttore è prima di tutto un interprete della composizione, una composizione che "vive" dapprima nella sua mente e poi si cerca di materializzare insieme all'orchestra.
Il direttore, a mio parere, più che bravo a dirigere deve essere bravo a interpretare. Cioè deve essere un artista, uno che ha le idee molto chiare su una precisa composizione.
Se poi il direttore fa fatica a comunicare, a dirigere, è altro discorso, spesso tecnico. Ma quello che non è tecnico è il gusto del direttore. Il direttore (come il solista) deve dare una interpretazione di una data composizione.
Questo è il dato fondamentale.
La composizione scritta, ha una esistenza molto particolare. Esiste sulla carta, è muta. Per trasferire quella composizione sugli strumenti ci vuole una interpretazione. E' impossibile avere due interpretazioni uguali. Magari molto simili, ma non uguali. Cambia sempre qualcosa, una sfumatura.
Qual è l'interpretazione giusta?
Qui il direttore diventa spesso un ricercatore, uno storico della musica. Quindi studia i carteggi del compositore, i suoi scritti, la biografia ecc. In questo modo il direttore cerca di avvicinarsi al compositore e mentre lo fa cerca di farsi ispirare da questi. Quasi a voler chiedere aiuto, indicazioni ulteriori che sullo spartito non compaiono.
Ma lo spartito per sua natura è limitato. Un pianista (un qualsiasi solista) sa bene in che senso lo spartito è limitato. Ed è il limite dello spartito che fa entrare in campo l'interpretazione.
Parliamo di interpretazione perché quella è una delle possibili e non l'unica possibile. Ad essere unica è la composizione ma questa per essere udibile deve essere interpretata.
Tempo fa mi lamentai del fatto che troppi direttori d'orchestra dei nostri giorni si limitano alla musica del lontano passato trascurando quella contemporanea.
Chi oggi si limita al solito Mozart o Beethoven, non fa altro,spesso, che copiare altri. Ormai c'è una tradizione, una usanza, e si suona un po' tutti allo stesso modo Mozart e Beethoven.
Qui il direttore ha poco da dire, diventa un tecnico, uno capace di tenere insieme l'orchestra. Insomma viene meno l'interprete perché ormai si va a far suonare per la millesima volta quel brano.
Diverso invece quel direttore che per la PRIMA volta legge uno spartito, MAI SUONATO. Qui il direttore si mette allo stesso livello del compositore perché è il primo a dover eseguire quel brano.
Chi oggi per es. bravo direttore, capace, vuole dirigere la quinta di Beethoven,ecco, più che con la composizione si deve misurare con la tradizione, con le esecuzioni gia esistenti, cioè registrate.
E costui ci darà la sua versione (interpretazione) di qualcosa che è stato gia centinaia di volte interpretato.
Chi oggi si misura con una nuova composizione fa una lavoro diverso, un lavoro che io apprezzo molto di più. Questo perché si misura con la musica di oggi e cerca di interpretarla nell'oggi.
Muti, Abbado, e tantissimi altri, fanno musica filologica in pratica. Solo che non si dice, non si usano strumenti d'epoca, ma in realtà riportano in vita il lontano passato.
A mio parere invece abbiamo molto più bisogno della musica dell'oggi, cioè di musica del nostro tempo.
Mozart componeva musica per il suo tempo, e chi lo ascoltava era immerso in quel tempo. Noi oggi invece ascoltando Mozart ci immergiamo in un tempo lontano e non nel nostro.
E così capita per ogni compositore del passato.
Invece abbiamo bisogno soprattutto di ascoltare il nostro tempo, il nostro presente e per fare questo bisogna suonare la musica composta di recente.
Faccio un esempio:
All'epoca di Mozart, era più interessante quest'ultimo oppure Monteverdi?
All'epoca di Beethoven, era più interessante ascoltare quest'ultimo o Bach?
Premesso che la musica del passato sia nota, ecco che è quella del presente a dover essere eseguita e interpretata maggiormente.
Di quinte di Beethoven ne abbiamo registrate una infinità, mentre della terza di Jesus Rueada, abbiamo appena una incisione. E stesso discorso per tantissimi altri brani dei nostri giorni.
A volte il direttore d'orchestra più che un artista mi appare un uomo dello star system, un uomo di spettacolo. La differenza tra artista e uomo di spettacolo sta nel fatto che il primo fa arte che può essere anche fine a se stessa, il secondo intrattiene a pagamento, cioè fa spettacolo.
Ma questo ora sarebbe un altro discorso, cioè un discorso di estetica (filosofia dell'arte) ben più difficile di quello che riguarda gli interpreti. Magari possiamo parlarne in un altro thread.