luzifersabschied <
pan2...@gmail.com> wrote:
> Ciao. Della prima parte non afferro il senso (in riferimento alla fine del
> mito); della seconda capisco il discorso della propaganda discografica;
> cmq non è questione di genio e bravura; dunque insisto, Toscanini era
> iperautoritario, Karajan superconservatore, Abbado ha reso l'aria
> respirabile ma facendolo ha messo fine al mito del direttore d'orchestra.
> Anche un pianista come ABM oggi non avrebbe senso. Ma questo non significa
> che debbano trionfare i lang e le wang.
Scusa se non mi sono spiegato; ma un approfondimento richiederebbe
troppo spazio. I giovani direttori hanno tutto sommato meno occasioni di
lavoro, e quindi di formarsi sul campo - se uno andasse a vedere, per
dire, le stagioni dell'Angelicum di Milano troverebbe una orchestra
tutto sommato di livello modesto ma che ha dato occasioni a tanti
giovani che poi si sono fatti un nome (fra cui lo stesso Abbado).
E dato che il lavoro effettivo del direttore - lasciate perdere le
espressioni ispirate sul podio e guardate al lavoro di costruzione dei
complessi artistici - è anche quello di coordinare diverse forze, adesso
che c'è molto meno di coordinabile, la figura del direttore ne soffre.
E' sempre più raro che un diretore abbia un rapporto stabile con una
orchestra che permetta di costruire un sodalizio artistico; passano per
direttori stabili gente che fa otto concerti in anno magari con un
contratto da un milione di euro che è un sistema per dissanguare le
casse dell'orchestra senza avere il tempo materiale di costruire niente
di artisticamente rilevante. Del che la colpa principale è della
generazione degli Abbado e dei Barenboim (nulla di personale verso di
loro, sia chiaro), ma a pagare il prezzo degli ambienti di lavoro
depauperati saranno i giovani direttori del futuro, ammesso che in
futuro esistano ancora delle orchestre.
Non credo ad un Abbado popolare e democratico. Certamente non ho
esperienza di aver lavorato con Toscanini e Karajan, ma la mia
esperienza sui direttori degli ultimi venti anni è che Abbado fosse fra
i più intrattabili di fatto, e che con tanti altri artisticamente non
inferiori a lui (per esempio Giulini, Muti e Ozawa) tutto sommato ci si
ragionava con più calma.