Carnevale di Capua (CE), 138ª edizione, 27 febbraio - 4 marzo 2025

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Gino Di Ruberto [GMAIL]

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May 18, 2025, 2:34:06 PM5/18/25
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Carnevale A Capua
138ima Edizione

Date:
Dal: 27/02/2025
Al: 04/03/2025

Dove:
Capua

Contatti
Sito Web Comune http://www.comunedicapua.it/
Sito Web http://www.ilcarnevaledicapua.com/

Fonte
Mariamichela Formisano

Carnevale A Capua
138ima Edizione
Da Giovedì 27 Febbraio a Martedì 04 Marzo 2025 - dalle ore 14:00
Capua (CE)

dal 27 Febbraio al 4 Marzo 2025 - edizione n. 138
il Carnevale di Capua

L’Edizione del Carnevale di Capua sarà spettacolare grazie ad un
calendario e ad un programma ricco di eventi. Come di consueto, sono
previste le sfilate in maschera per le vie più importanti della città
accompagnate dai gruppi musicali e da tanta buona musica ..

Una grande storia di folklore

Tra i più antichi e famosi Carnevali d’Italia e della Campania, un posto
importante occupa quello di Capua, le cui origini si fanno risalire al
1886.  Di ciò si hanno notizie certe da una pubblicazione, il giornale
“La Campania democratica” che nei numeri del 31 gennaio  e del 14 marzo
1886 rendicontava sul successo del Carnevale di Capua e ne raccontava la
cronaca.
In quell’anno, in piazza dei Giudici, il cuore pulsante della città, si
ebbe la riunificazione del Carnevale rituale della nobiltà e dei ceti
alti, che si era sempre svolto nel privato dei salotti, e del carnevale
spontaneo e godereccio che il popolo celebrava in pubblico.
L’annuncio di tale riunificazione fu dato dai cavalieri Francesco La
Manna e Vincenzo Pizzolo organizzatori e dirigenti del primo comitato.
Venne realizzato il primo corso mascherato, con i balconi fioriti e
addobbati, con grandi lanci di confetti e di coriandoli e con una festa
che ottenne un successo inaspettato.
In particolare, venne premiato un gruppo in maschera di oltre trenta
persone che rappresentava “La sfiducia ai medici e lo sciopero degli
infermi” e i carri degli “Abitanti della luna” e del “Globo misterioso“.
Le finestre dell’ultimo piano del palazzo Gianfrotta, in piazza dei
Giudici, vennero trasformate, con appositi addobbi, in un treno con
vagoni e locomotiva fumante.
Era un palese e ironico riferimento alla cosiddetta “direttissima”
Napoli-Roma, ancora da realizzarsi. Il Carnevale di Capua, da quella
edizione, fu sempre celebrato tranne che negli anni delle grandi guerre
e di eventi catastrofici.

LA CORTE E LA CONSEGNA DELLE CHIAVI

Il Carnevale di Capua segue fedelmente un cerimoniale rigoroso,
strettamente legato alla sua storia e a quella della città. Inizia
ufficialmente dopo la consegna delle chiavi della città dalle mani del
Sindaco o di un suo rappresentante, a quelle del re Carnevale, il quale
dopo aver recitato il suo proclama al popolo, si sofferma con il
contributo dei suoi cortigiani, a sottolineare, con ironia pungente e
pesante, tutte le malefatte dei pubblici amministratori.
Quella della consegna delle chiavi, è una tradizione a cui tutte le
edizioni si sono sempre attenute, perché è parte dello spirito di una
città in cui il popolo ha solo questo momento per esorcizzare i soprusi
e le prepotenze dei suoi rappresentanti politici.

Il re Carnevale e la sua corte sono i protagonisti assoluti della
manifestazione, perciò il ruolo di Re e Regina è stato spesso ricoperto
da importanti attori teatrali come Renato Rutigliano, Benedetto Casillo,
Antonio Allocca, Giacomo Rizzo e Leopoldo Mastelloni. La corte, inoltre,
mette in scena veri e propri spettacoli che si rifanno alla prolifica
tradizione della commedia dell’arte.
L’edizione del 1908 ebbe grande risalto, infatti il cronista de “Il
Mattino” sig. Fanfulla scrive: “Una grande folla gremiva la piazza,
illuminata splendidamente da otto lampade ad arco. Notevole il getto di
coriandoli, che a piene mani si spargevano sulle capigliature delle
giovanette e si lanciavano sul viso di tutti, cortesemente.” Come
chiaramente si evidenzia da questa cronaca del tempo, un’altra
caratteristica del Carnevale capuano è quella della “cortesia”,
espressione dei modi di essere di persone educate sull’esempio dei
“signori” che erano stati parte dirigente e vitale della città nel corso
dei secoli.
Altri elementi fondanti della tradizione carnevalesca sono rappresentati
dal proclama del re Carnevale la domenica, dal balcone dell’arengario
(palazzo municipale) e dal gran ballo in maschera che originariamente
era tenuto nella Piazza dei Giudici, per poi esser spostato in alcuni
anni, in altre zone della città.

IL CORTEO MASCHERATO

La manifestazione inizia, nei tre giorni ufficiali, con un corteo
mascherato che si snoda attraverso le vie del centro storico con un
percorso ormai consolidato dal secondo dopoguerra: il giovedì grasso,
con partenza dal Piazzale della Stazione; la domenica con partenza da
Via Napoli, poco esterna alla cinta bastionata; il martedì con partenza
dal largo Santa Caterina, nel cuore del centro storico.

Il centro storico è il secondo protagonista assoluto della
manifestazione. I principali siti monumentali vengono illuminati con
giochi di luce ed apposite luminarie, mentre lungo le strade si
collocano arredi ed addobbi realizzati artigianalmente in legno o
cartapesta. Il corteo è costituito da gruppi umoristici, composti dai
cittadini, dalle scuole, da bande musicali e dai carri allegorici la cui
produzione è segnalata a Capua fin dagli anni ’30. Fondamentale per
questi ultimi, nel corso dei decenni, l’apporto delle maestranze dello
Stabilimento Pirotecnico.

I CARRI ALLEGORICI E ALTRE TRADIZIONI

Dal coinvolgimento degli operai del Pirotecnico, datato nei primi anni
del ‘900, nacque la tradizione della costruzione dei carri allegorici e
della bardatura delle carrozze, da cui venivano distribuiti cioccolatini
alcuni dei quali a forte stimolazione lassativa. Nei teatri cittadini
venivano organizzati veglioni, ma il luogo deputato per i festeggiamenti
era, come è ancora oggi, la piazza dei Giudici dove si svolgevano gare
di ballo e dove venivano cantati i versi satirici che andavano sotto il
nome di “cicuzze”, ancora oggi rigorosamente in lingua dialettale. Nelle
“cicuzze” vengono portate alla luce, analizzate e rese pubbliche, le
parti negative della politica della città.

Tutta la popolazione indossava il tradizionale costume del “Domino”
(signore) ma da qualche anno questa consuetudine è stata in parte
soppiantata dall’uso di mascheramenti di varie tipologie.

Nei giorni dedicati all’evento le luminarie e i carri allegorici sono
allestiti in modo fantasioso e riguardanti i temi più disparati: dalle
caricature di personaggi famosi alla rappresentazione stilizzata di
eventi della vita popolare, alla rievocazione di maschere tradizionali
italiane che commentano fatti politici nazionali ed internazionali. I
carri sfilano per la città mostrando ogni anno la sempre più alta e
raffinata arte dei maestri cartapestai capuani.

Il Corso Appio risplende di luminarie ed in ogni angolo c’è musica e
banchi enogastronomici.

Un dolce molto buono, tipico della manifestazione, sono le
“chiacchiere”, anticamente dette frictilia, una pastella fritta (o cotta
al forno), intrecciata a mo’ di nodo e cosparsa di zucchero.

LA CERIMONIA DELLA MORTE DEL RE

Altro elemento cardine della tradizione è rappresentato dalla cerimonia
della morte del Re Carnevale, tramandata fin dalle prime edizioni. La
formula attuale risulta consolidata fin dal dopoguerra: la sera del
martedì il re e la regina con la corte annunciano la futura morte del
Carnevale, inscenando una pièce teatrale apposita; a mezzanotte, la
regina vestita a lutto annuncia alla città la morte del Re, il cui
feretro viene posto al centro della Piazza dei Giudici. Si compone
attorno ad esso, un corteo funebre animato con musica e canti festosi e
la bara, portata a spalla da cittadini vestiti con il tradizionale
domino, viene condotta verso il Fiume Volturno. Il corteo funebre giunto
presso le Torri di Federico II, abbandona l’area, mentre il feretro
viene lanciato nel fiume. Poco dopo ha luogo un imponente spettacolo
pirotecnico che segna la definitiva chiusura della manifestazione.
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Provincia di Caserta, 1° programma;
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Caserta e Provincia, 1° programma.


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