Siamo ormai alle strette finali per la stesura della
Costituzione Europea ed è da molti mesi che Giovanni
Paolo II denuncia accoratamente l'assenza di un
riferimento preciso alle radici cristiane.
Noi qui cercheremo di mostrare l'importanza capitale di
questa denuncia da una prospettiva storica peculiare,
cioè quella della storia delle idee, mostrando che il
cristianesimo è la linfa vitale che alimenta il tronco
da cui rampollano i più importanti valori e le più
importanti conquiste culturali e sociali dell'Europa e
dell'Occidente.
In altri termini, vogliamo fare un inventario (minimo e
necessariamente incompleto) di quei valori che tutti, che
siano credenti o non credenti, ritengono decisivi e
irrinunciabili, mostrando che tali valori li dobbiamo al
cristianesimo, anche se spesso non ce ne ricordiamo e
viviamo di rendita.
Insomma, per noi europei e per noi occidentali il
cristianesimo è come l'ossigeno: perlopiù non ci accorgiamo
della sua esistenza, ma non appena esso si esaurisce il
risultato è la morte.
Allo stesso modo, se si esaurisce il cristianesimo, i valori
che esso ha generato corrono un pericolo mortale.
Naturalmente la nostra civiltà è debitrice dell'eredità
greca e romana (e di quella germanica, in misura minore),
ma il lascito più importante è quello cristiano, come si
evince dal seguente inventario.
1) La dignità umana.
Il cristianesimo per primo ha conferito una dignità e un
valore inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino, a
prescindere da differenze culturali, sociali, religiose,
etniche, ecc. Infatti nel cristianesimo:
a) ogni uomo è individualmente voluto e creato da Dio;
b) ogni uomo è a immagine e somiglianza di Dio.
Perciò solo il cristianesimo può fondare e giustificare
un vero umanesimo, cioè una cultura di promozione e
rispetto per ogni uomo.
Il cristianesimo è l'unico vero baluardo capace di
giustificare la dignità umana: gli illuministi la
proclamavano, e dopo la seconda guerra mondiale la si è
continuamente esaltata, elaborando le teorie dei diritti
umani, ma queste affermazioni sulla dignità umana non
sono razionalmente giustificate, come invece avviene nel
cristianesimo, sono come i rami di un tronco che è
quello cristiano, di cui ripresentano la tesi sulla
dignità umana senza riconoscerne il debito e l'eredità.
Relativamente al cristianesimo ha ragione Dostoevskij:
"se non esiste Dio, tutto è possibile", in quanto il XX
secolo, con le sue carneficine e i suoi totalitarismi,
ha dimostrato precisamente che le ideologie
antireligiose e anticristiane, che hanno cercato di
cancellare dalla storia il nome di Dio, hanno prodotto
i più mostruosi genocidi e carneficine.
La storia del Novecento gronda del sangue di centinaia di
milioni di vittime, proprio perché si è cercato di
cancellare l'esistenza di Dio, perciò Dostoevskij è stato
profetico.
Che il cristianesimo sia la vera condizione di possibilità
dell'umanesimo ce lo conferma un autore che non può certo
essere sospettato di simpatia verso il cristianesimo,
perché, anzi, ne è stato uno dei più feroci nemici, cioè
Nietzsche.
Questi sosteneva una concezione secondo cui il genere
umano doveva progredire attraverso la selezione dei
migliori e l'eliminazione dei deboli, e pertanto, accusava
il cristianesimo di essere uno pseudoumanesimo, che si
opponeva alla vera (per Nietzsche) filantropia, proprio
per avere sempre difeso ogni uomo, nessuno escluso:
"l'individuo fu tenuto dal cristianesimo così importante,
posto in modo così assoluto, che non lo si poté più
sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici
umani. [--]. La vera filantropia vuole il sacrificio per il
bene della specie. [--] E questo pseudoumanesimo che si
chiama cristianesimo, vuole giungere appunto a far si che
nessuno venga sacrificato".
Forse il pericolo di nuovi totalitarismi per ora non
incombe, ma senza il fondamento cristiano il senso della
dignità umana non può che affievolirsi.
Così, assistiamo già a molteplici espressioni di favore
verso sacrifici umani, come l'aborto, l'eutanasia, la
clonazione, la sperimentazione sugli embrioni, la
mercificazione della donna, certi ritmi lavorativi di
alcune professioni che impongono tempi di lavoro disumani,
ecc.
Dalla proclamazione della dignità di ogni individuo
conseguono altri importanti valori che solo il cristianesimo
ha introdotto, come quelli di seguito, su cui dobbiamo
soffermarci più in breve.
2) La libertà individuale di ogni persona, cioè nessuno
uomo può essere asservito da un altro ed è libero
addirittura di fronte a Dio, libero di amarLo o
vilipenderlo.
3) La premura verso i malati.
Non è un caso che l'ospedale sia un'invenzione della Chiesa
cattolica e che fino al 18° sec. essa soltanto li abbia
fondati e gestiti.
4) La solidarietà verso tutti i poveri e tutti i disagiati
(non solo verso quelli del proprio gruppo, religione, ecc.).
Presso le altre culture e religioni tali atti di
solidarietà sono sempre compiuti a titolo personale, non
perché indicati dalla cultura di appartenenza o dalla
religione.
5) La sollecitudine verso le vittime e il senso di colpa
per gli eventuali crimini verso altre culture, il rifiuto
di ricorrere a dei capri espiatori (rimandiamo a R. Girard,
cfr. bibliografia).
È chiaro che anche questi valori, in quanto fondati sulla
dignità umana, che è fondata sul cristianesimo, corrono
un pericolo mortale se il cristianesimo scompare.
Ma sulle fondamenta cristiane si sono innestati anche altri
pilastri, come quelli che seguono.
6) La dignità di ogni lavoro, perché presso i Greci e i
Romani solo l'attività intellettuale era stimata.
Infatti il Dio cristiano crea il mondo e interviene nel
mondo, cioè è un Dio lavoratore, e, inoltre, in Gesù
Cristo, falegname presso la bottega paterna, nobilita
anche i lavori umili.
Non è un caso che la scienza e la tecnologia si siano
inizialmente sviluppate al massimo grado proprio in Europa,
perché i greci non trassero dalla scienza particolari
applicazioni tecnologiche.
7) La sensibilità ecologica, che è il contrappeso ad un
uso spregiudicato della tecnologia, che può essere oggi
convincentemente giustificata solo dal cristianesimo
(contrariamente alle accuse degli ecologisti), secondo cui
l'uomo è l'essere più alto del creato, ma deve custodirlo
e rispettarlo perché non gli appartiene, bensì appartiene
a Dio, rispetto a cui l'uomo è solo un amministratore.
8) La distinzione tra religione e politica, "date a Cesare
quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", la quale
significa che:
a) non tutte le leggi religiose (per es. quelle che
condannano l'ateismo, la lussuria, la gola, ecc.) sono
anche leggi dello stato (come invece avviene nelle
teocrazie, come l'Islam);
b) lo Stato non è la fonte della verità, del bene e della
salvezza (come affermano i totalitarismi).
Arrestiamo qui per limiti di spazio il nostro inventario,
sperando di aver mostrato che il cristianesimo è per,
credenti e non credenti, come l'ossigeno e che non si può
vivere di rendita all'infinito.
Dunque è vero il titolo di un opera di Novalis, Europa
ossia cristianesimo, ed è vero, come diceva un laico come
Benedetto Croce, che "non possiamo non dirci cristiani":
se l'Europa se lo dimentica il suo futuro vedrà come
minimo proliferare sempre più i sacrifici umani auspicati
da Nietzsche.
Giacomo Samek Lodovici
(C) Il Timone, 27 (2003), pp. 6-7.
http://www.ruata.net/timone/
http://www.iltimone.org/
---
Lista di informazione su cattolici e politica sotto la protezione di
Giuseppe Tovini.
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Nietzsche... Feroce anticristianesimo, e disperata solitudine.
Lo so, sono OT, ma che volete farci, io vivo a Torino.
È proprio nella mia città che quel poveraccio venne ad abitare nel 1888 (in
via Carlo Alberto, per la precisione), ed è proprio qui che cominciò a dare
segni di pazzia.
Quando mi capita (piuttosto raramente, per la verità) di passeggiare sotto i
bei portici del centro, tra vetrine sciccose ed eleganti caffè subalpini,
non posso non pensare a Nietzsche che - proprio lì! - si mette a litigare
con il proprietario di un carro, e lo prende a pugni per aver maltrattato il
cavallo. Poi, perdutamente triste, prende ad accarezzare il muso
dell´animale, piangendo e parlandogli dolcemente.
Nietzsche lasciò Torino l´anno successivo. Fu ricondotto in Germania da un
amico, che lo consegnò alle cure della sorella. Ormai era bell´e andato: si
considerava re d'Italia, e mentre saliva sul treno a Porta Nuova cantava a
squarciagola canzoni napoletane.
Non sto dicendo che chi è nemico del cristianesimo poi diventa matto per
forza, ci mancherebbe!!!
:-)
Però però...
Il mio sesto senso mi dice che certo nichilismo tanto bene alla salute non
fa.
Qualcuno lo aveva definito «mistica dell´assenza»; a me fa venire i brividi.
Pare che verso la fine, quando la pazzia gli lasciava appena rari momenti di
tregua, Nietzsche abbia composto alcuni versi, stranissimi, di una tragicità
devastante.
«No! Torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore
s'accende per te.
Oh torna indietro,
mio Dio sconosciuto! Dolore mio! Felicità mia ultima!...»
Mica facile "liberarsi" di Dio. Anche quando lo si vede - e lo si vive -
come estremo "nemico".
Beh, no... Adesso che ci ripenso... forse non sono proprio OTissima. :-)
> [...] il cristianesimo è, per
> credenti e non credenti, come l'ossigeno e che non si può
> vivere di rendita all'infinito.
Parole sante.
Buon pom
Laura
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> Il 14 Ott 2003, 11:33, "David Botti" <david...@yahoo.it> ha scritto:
> > [...]
> > Che il cristianesimo sia la vera condizione di possibilità
> > dell'umanesimo ce lo conferma un autore che non può certo
> > essere sospettato di simpatia verso il cristianesimo,
> > perché, anzi, ne è stato uno dei più feroci nemici, cioè
> > Nietzsche.
> > [...]
>
> Nietzsche... Feroce anticristianesimo, e disperata solitudine.
>
> Lo so, sono OT, ma che volete farci, io vivo a Torino.
>(...)
>
> Non sto dicendo che chi è nemico del cristianesimo poi diventa matto per
> forza, ci mancherebbe!!!
> :-)
> Però però...
> Il mio sesto senso mi dice che certo nichilismo tanto bene alla salute non
> fa.
> Qualcuno lo aveva definito «mistica dell´assenza»; a me fa venire i brividi.
> (...)
Lo stimolo è interessante, anche perché con un po' di sforzo
forse è la volta che riesco a litigare anche non Laurabì, dopo
esseri riuscito quasi con tutti gli altri.
E' vero che Laura attenua molto la sua conclusione
(nichilismo ateo ==> pazzia) fino a negarla.
Ma vi si avvicina in un modo, secondo me, un po' pericoloso.
L'ateismo non è segno di pazzia a Torino più di quanto lo
fosse la Fede nella Russia Sovietica, quando i credenti
spesso erano costretti a celebrare la loro fede
nei manicomi socialisti.
E' doveroso dirlo, prima di tutto per rispetto agli atei
come persone, e poi ai pazzi, come persone.
Ed anche perché se ci mettiamo su questa strada
dovremmo affrontare sullo stesso piano anche situazioni
opposte.
Tutti ne conosciamo.
Io ne cito due, entrambi torinesi.
I.D. è oggi una mite vecchina. La conosco personalmente.
Da tempo è considerata pazza. Chi la conobbe a quarant'anni
non la ricorda così, allora.
Fu solo dopo un pellegrinaggio a Lourdes, con l'Unitalsi, che
cominciò a dare segni crescenti di mania religiosa.
Parlava solo di Dio e di Santi. Ne parlava in continuazione,
anche sul lavoro (era insegnante). In breve fu pensionata per
motivi di salute mentale.
Da allora vive la sua fissazione in casa, senza sollievi e senza
respiro.
Di un altro caso ho sentito parlare solo indirettamente, ma
è un caso certo. Se ne parla come di un caso tipico di
pastorale penitenziale
Non so come si chiami né che età abbia oggi.
So che aveva diciassette anni a metà degli anni sessanta,
quando entrò nel confessionale di Padre Pio,
a San Giovanni Rotondo.
Fra i peccati che confessò ci fu anche l'onanismo.
Si narra che la reazione del futuro santo sia stata
molto energica.
Si parla di una assoluzione rifiutata con clamore,
e senza alcuna riservatezza.
Forse l'intento del frate era educativo e pastorale.
Ma la persona era probabilmente già fragile ed insicura.
Di fatto ne fu sconvolta. E visse (credo sia ancora viva oggi,
qui a Torino) una vita senza serenità e senza salute mentale.
Cosa vuol dire.
Niente.
La fede e l'ateismo condividono entrambi la salute mentale e la follia.
La religione è uno degli elementi che possono segnare
la vita e la percezione della vita, come il sesso, come la
cultura, come lo sport, come l'ateismo.
Secondo me, l'unico modo per accostarsi a questi misteri della
mente, per chi come me non è medico, è il rispetto,
e non l'ideologia.
Mi scuso con Laura per aver preso pretesto da un suo
messaggio, che non era orientato alle conclusioni che io ho
un po' strumentalmente forzate.
Ma non è la prima volta che, in ambito religioso o ateo, si
attribuisce la diversità nei confronti della religione a patologie
mentali.
E' secondo me un errore da cui bisogna tenersi lontani.
Ciao
Pietro Carena
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Saluti.
Bruto Maria Bruti
Oh, sarebbe bellissimo!!! Una specie di derby subalpino! :-D
Vorrei buttarmici a capofitto, ma temo proprio di deluderti, perché sai, non
sono molto allenata a litigare. Conoscendomi, prevedo che - appena si alzerà
la temperatura della discussione - troverò un elegantissimo stratagemma per
svignarmela... ;-)))))
Ma adesso basta scherzare, perché il tema è drammaticamente serio.
Varrebbe la pena affrontarlo, anche se si scivolerebbe sicuramente OT...
E qui mi rimetto al giudizio dei moderatori, pronta a trasferirmi altrove.
Del resto, ho letto nella mia sfera magica che il Bruti rilancerà il tema su
ICC.
:-)))
Per adesso, mi limito ad alcune precisazioni, sforzandomi di mantenere il
discorso ancora IT.
> E' vero che Laura attenua molto la sua conclusione
> (nichilismo ateo ==> pazzia) fino a negarla.
> Ma vi si avvicina in un modo, secondo me, un po' pericoloso. [...]
Vorrei solo precisare che nel mio post non ho usato un artificio retorico
per esprimere una conclusione pericolosa facendo finta di negarla. Non sono
così brava.
Che io abbia voluto sottintendere un nesso di causalità tra nichilismo ateo
e pazzia, è una tua libera deduzione.
Semplicemente, ho espresso una mia sensazione, nata non da fantasiose
elucubrazioni, ma dall´osservazione del piccolo frammento di realtà che mi è
finora capitato di incontrare nella vita.
Ovvero: in situazioni di sofferenza e fragilità grande, l´abisso di nulla in
cui il nichilismo ateo introduce potrebbe non essere l´aiuto ottimale.
Potrebbe invece costituire un sostegno significativo l´abbandono a Cristo
nella fede, e la compagnia di persone che hanno a cuore quella persona,
*tutta* quella persona, e il suo destino.
Più di questo, non essendo né un medico né uno psicologo, non saprei dire.
Come tu sei un semplice ragioniere, io sono una povera massaia.
E in quanto massaia, ho solo quel buon senso spicciolo che fa dire: siamo
povere canne sbattute dal vento. Da chi andremo? Che ne sarebbe di noi,
recisi dalla vite?
Vale per le persone, sane o malate che siano.
E vale per i popoli, sani o malati che siano.
In questo senso, dicevo ieri che il mio post strampalato poteva - con un po´
di indulgenza - essere considerato IT.
> E' doveroso dirlo, prima di tutto per rispetto agli atei
> come persone, e poi ai pazzi, come persone. [...]
Ed è doveroso da parte mia sottolineare che nel mio post non voleva esserci
alcuna mancanza di rispetto per chicchessia. Se così è parso, mi sono
espressa male, e me ne scuso.
> Mi scuso con Laura per aver preso pretesto da un suo
> messaggio, che non era orientato alle conclusioni che io ho
> un po' strumentalmente forzate. [...]
Eh, direi proprio di sì.
Hai forzato strumentalmente il mio messaggio per trarne le tue conclusioni.
Però ti perdono di cuore, perché sono buona mite positiva e dolce. ;-)))))
> Ciao
> Pietro Carena
Ciao a te! :-)
>Il 15 Ott 2003, 19:33, "Pietro Carena" <car...@libero.it> ha scritto:
>[...]
>> Lo stimolo è interessante, anche perché con un po' di sforzo
>> forse è la volta che riesco a litigare anche con Laurabì, dopo
>> esserci riuscito quasi con tutti gli altri.
>
>Oh, sarebbe bellissimo!!! Una specie di derby subalpino! :-D
>Vorrei buttarmici a capofitto, ma temo proprio di deluderti, perché sai, non
>sono molto allenata a litigare. Conoscendomi, prevedo che - appena si alzerà
>la temperatura della discussione - troverò un elegantissimo stratagemma per
>svignarmela... ;-)))))
>
Io no. Sono un aggvessivo ed un avvogante.
E poi sono del Toro. Nei derby, perdo ma picchio
>Ma adesso basta scherzare, perché il tema è drammaticamente serio.
>Varrebbe la pena affrontarlo, anche se si scivolerebbe sicuramente OT...
>E qui mi rimetto al giudizio dei moderatori, pronta a trasferirmi altrove.
>Del resto, ho letto nella mia sfera magica che il Bruti rilancerà il tema su
>ICC.
>:-)))
>
>Per adesso, mi limito ad alcune precisazioni, sforzandomi di mantenere il
>discorso ancora IT.
>
>> E' vero che Laura attenua molto la sua conclusione
>> (nichilismo ateo ==> pazzia) fino a negarla.
>> Ma vi si avvicina in un modo, secondo me, un po' pericoloso. [...]
>
>Vorrei solo precisare che nel mio post non ho usato un artificio retorico
>per esprimere una conclusione pericolosa facendo finta di negarla. Non sono
>così brava.
>Che io abbia voluto sottintendere un nesso di causalità tra nichilismo ateo
>e pazzia, è una tua libera deduzione.
>
Non credo affatto in un tuo artificio.
So che non menti mai.
Ritengo solo, e questo solo volevo dire, che - secondo il mio modo di
vedere - il tuo ragionamento consente interpretazioni che io davvero
considero pericolose, e che ho già sentito fare.
Ho letto brevemente il lungo contributo di Bruti.
Come gli ho scritto, non posso ancora rispondergli e lo farò solo nei
prossimi giorni. Ma mi sembra che il suo post si avvicini anche di più
a quel limite che io pavento, partendo da basi che trovo simili alle
tue.
>Semplicemente, ho espresso una mia sensazione, nata non da fantasiose
>elucubrazioni, ma dall´osservazione del piccolo frammento di realtà che mi è
>finora capitato di incontrare nella vita.
>Ovvero: in situazioni di sofferenza e fragilità grande, l´abisso di nulla in
>cui il nichilismo ateo introduce potrebbe non essere l´aiuto ottimale.
Secondo me, il Nichilismo, più che l'Ateismo.
E' possibile anche un Ateismo generoso e solidale, che secondo me non
corre, in sè, quei rischi.
>Potrebbe invece costituire un sostegno significativo l´abbandono a Cristo
>nella fede, e la compagnia di persone che hanno a cuore quella persona,
>*tutta* quella persona, e il suo destino.
>
E' ovvio che sono d'accordo. Purchè la Fede non assuma connotati
puramente consolatori, e sia un rifugio dalle proprie paure.
E' tardi, e scelgo male i termini.
La nostra città è sotto la protezione della "Consolata"
So che chi crede veramente non teme nulla.
Ma c'è un "dio-cibalgina" vacuo come un palliativo, che talvolta mi
pare costituire l'unica esperienza di Dio, e che rischia di
stravolgere la vita di alcune persone.
La religione lascia il passo alla mania.
La contemplazione prende i connotati della fuga e dell'alienazione.
>Più di questo, non essendo né un medico né uno psicologo, non saprei dire.
>
>Come tu sei un semplice ragioniere, io sono una povera massaia.
>E in quanto massaia, ho solo quel buon senso spicciolo che fa dire: siamo
>povere canne sbattute dal vento. Da chi andremo? Che ne sarebbe di noi,
>recisi dalla vite?
>
Questo è un discorso molto grosso.
Ne parlavo oggi con qualcuno, e vorrei rilanciarlo.
Ma qui sarebbe OT.
Meglio ICC
>Vale per le persone, sane o malate che siano.
>E vale per i popoli, sani o malati che siano.
>In questo senso, dicevo ieri che il mio post strampalato poteva - con un po´
>di indulgenza - essere considerato IT.
>
>> E' doveroso dirlo, prima di tutto per rispetto agli atei
>> come persone, e poi ai pazzi, come persone. [...]
>
>Ed è doveroso da parte mia sottolineare che nel mio post non voleva esserci
>alcuna mancanza di rispetto per chicchessia. Se così è parso, mi sono
>espressa male, e me ne scuso.
>
Non devi scusarti. L'estrapolazione era mia, e seguiva ormai un
ragionamento che, partito da te, ha tenuto conto da un certo punto in
poi solo del filo che stavo seguendo
>> Mi scuso con Laura per aver preso pretesto da un suo
>> messaggio, che non era orientato alle conclusioni che io ho
>> un po' strumentalmente forzate. [...]
>
>Eh, direi proprio di sì.
>Hai forzato strumentalmente il mio messaggio per trarne le tue conclusioni.
>Però ti perdono di cuore, perché sono buona mite positiva e dolce. ;-)))))
>
Troppo buona.
Ciao
Pietro Carena
Insomma: non ci siamo riusciti neanche questa volta.
A litigare, intendo. ;-)))
> [...] Secondo me, il Nichilismo, più che l'Ateismo.
> E' possibile anche un Ateismo generoso e solidale, che secondo me non
> corre, in sè, quei rischi.
Su questo, probabilmente, hai ragione.
Così come, probabilmente, esiste anche un "nichilismo cristiano".
Voglio dire: un cristianesimo che ricopre - e maschera - un nichilismo di
fondo... Sommerso, inconsapevole, e per questo doppiamente pericoloso...
> La nostra città è sotto la protezione della "Consolata"
^___^ Ci sono stata sabato scorso.
> [...]
> Troppo buona.
E piantala!!!!
:-))))))
> Ciao
> Pietro Carena
Ciao
Riguardo al tema del rapporto tra Nietzsche e il cristianesimo, voglio
ricordare le opinioni di tre illustri scrittori cattolici.
Vladimir Soloviev (che si convertì al cattolicesimo proveniendo
dall'ortodossia russa) autore, tra l'altro, del libro "I tre dialoghi", che
contiene il celebre "Racconto dell'Anticristo" (testo che non perde mai di
attualità...) si occupò di Nietzsche alla fine dell'800, quando il pensatore
tedesco era ancora vivo (benchè già impazzito). Soloviev sottolinea il fatto
che le teorie di Nietzsche, elaborate da un professore di filologia, sono
fondamentalmente erudite, libresche e astratte.
Egli ironizza quindi sulle puntigliosità filologiche di Nietzsche (che
chiama il proprio superuomo storico-immaginario "Zarathustra" invece che
"Zoroastro") e sul successo dei suoi scritti presso le masse "semi-istruite"
(oggi diremmo i "modaioli" e le persone "radical-chic"), e, soprattutto,
contrappone al suo superuomo di carta il vero "superuomo", cioè Cristo.
Riporto alcuni brani di un suo scritto su Nietzsche:
"L'apostolo Paolo rammentò agli ateniesi (Atti,17) l'alta dignità e l'alto
significato dell'uomo, perchè volle indicare all'istante l'effettiva
realizzazione di questo uomo superiore nel vero giusto risorto dai morti;
parlando del superuomo, egli nomina Lui, mentre l'ultimo banditore del
superuomo in realtà non indica e non nomina nessuno.
(...) Ciascuno di noi è un superuomo in potenza, ma per diventarlo nella
realtà occorre, si intende, un sostegno più solido del proprio desiderio,
del proprio sentimento oppure di un'idea astratta. Lo stesso Nietzsche,
credendo di essere effettivamente un superuomo, non era che un
superfilologo. Con tutto il suo talento, per il fatto che era uno scienziato
di gabinetto, e non aveva mai vissuto un vero dramma nella sua vita (come si
può vedere dalla sua biografia) Nietzsche non sentiva il peso dei limiti
della natura umana terrena della quale, salvo che attraverso i libri, non
aveva che una conoscenza molto unilaterale e elementare.
(...) Rimanendo tuttavia un filologo, e anche troppo filologo, Nietzsche
volle oltre a ciò diventare "il filosofo del futuro", profeta e fondatore di
una nuova religione. Tale problema lo condusse ineluttabilmente alla
catastrofe, giacchè per un filologo diventare il fondatore di una nuova
religione è un fatto così poco naturale, come per un consigliere titolare
diventare re di Spagna.
(...) Il vero superuomo portava un nome semplice, comune nel suo paese, e
che era appartenuto ad altri noti uomini del suo popolo (Gesù Navin, Gesù
figlio di Iosedeca, Gesù figlio di Sirach). Ma il superuomo inventato dal
professore di Basilea non poteva chiamarsi Enrico o Federico oppure Otto, ma
doveva chiamarsi Zarathustra; e nemmeno Zoroastro, ma precisamente
Zarathustra, affinchè così sapesse di linguistica (e con tutto ciò
l'animoso, coltissimo tedesco non pensava che il suo eroe correva il rischio
inevitabile di essere preso per una donna da qualche traduttore russo). [in
russo, come in italiano, le parole con desinenza in "a" sono di genere
femminile] Zarathustra, senza dubbio, non è male come nome di un nuovo
superuomo: ma presenta un solo difetto, e cioè che invece di tutte le
potenze del cielo, della terra e dell'inferno, davanti a questo nome tremano
e piegano le ginocchia soltanto tutti gli psicopatici decadenti, maschi e
femmine, di Germania e di Russia.
(...) Il vero superuomo, prima di cominciare la sua predicazione pubblica,
passò 40 giorni nel deserto. L'esotica figura del superuomo inventata dal
professore tedesco non può certo accontentarsi di un così breve periodo di
tempo: Zarathustra passa 10 anni in una grotta, vivendo in solitudine.
Occorre essere riconoscenti alla scuola classica per una simile moderazione,
chè per i veri superuomini dell'Oriente sarebbe naturale passare nelle
grotte milioni e miliardi di anni.....
(...) Nietzsche non potè sopportare un così definitivo trionfo della
filologia sulle più profonde ma impotenti aspirazioni del suo spirito e
divenne pazzo. Con questo egli dimostrò la sincerità e la nobiltà della
propria natura e certo salvò la propria anima. Non credo alle cause
puramente fisiche delle malattie mentali, e ben presto non ci crederà più
nessuno. Il disordine psichico, in casi simili a quello presente,
rappresenta l'estrema risorsa difensiva da parte dell'intima essenza umana,
attraverso il sacrificio del proprio io cerebrale, dimostratosi incapace di
risolvere i problemi morali della nostra esistenza.
L'esempio di Nietzsche non produsse alcun effetto sui suoi seguaci, i quali
si abbandonarono alla tentazione con entusiasmo e senza un cenno di
resistenza, sostituendo alla verità una finzione letteraria e ponendo un
superuomo inventato sopra un superuomo vero. Questo superuomo reale diceva
"Se voi non credete alle mie parole, credete allora alle opere che io
compio", ed Egli è realmente risuscitato dai morti. Il superuomo inventato
non possiede nulla all'infuori delle parole, ma queste parole col loro
timbro squillante e la loro armonia esercitano un fascino sopra la massa
semi-istruita e la costringono a dimenticare la esemplare tragedia del loro
autore. Il maestro ha dimostrato senza dubbio una maggiore profondità
spirituale che non i suoi discepoli."
Anche Maurice Clavel, convertitosi al cattolicesimo in seguito a una
sconvolgente e non cercata esperienza mistica (racconterà in seguito: "Dio
mi ha sturato come un lavandino") si sofferma sulla follia di Nietzsche, e
ipotizza che "la sua opera sia stata la malattia, e la sua pretesa follia la
salvezza, la pace."
Si sa che il filosofo, ormai in preda alla pazzia, nel gennaio del 1889, nel
pieno centro di Torino, abbracciò un cavallo che era stato maltrattato dal
vetturino, piangendo e gridando: "siate contenti, io sono Dio, mi sono
camuffato così". Nella sua opera Nietzsche ha perseguito il sogno di potenza
del suo ego: non a caso Clavel nota che nessun filosofo ha mai pronunciato
tante volte la parola "io". La follia di Nietzsche sarebbe dunque il segno
della resistenza che egli, dal fondo della sua anima sempre oppose alle sue
teorie, ai suoi libri che cominciavano ad avere successo e diffusione.
L'ansia di scrivere che lo prende perché sente avvicinarsi la fine (4 volumi
in un anno) deriva dal fatto che sente farsi più forte la lotta della
coscienza contro la sua opera. La pazzia dunque rappresenterebbe la
liberazione del suo essere profondo: nel suo cuore egli era obbligato a
riconoscere la presenza di una realtà inafferrabile e trascendente.
Nietzsche, che si esaltava autodefinendosi "il nuovo destino", che scriveva
"solo a partire da me ci sono nuove speranze", che proclamava la dottrina
dell'assenza della compassione nel superuomo, dovette ricorrere, come pochi
altri uomini, alla pietà da parte del prossimo.
Un altro famoso convertito, il nostro Giovanni Papini, si occupò invece del
tema del "risentimento", concepito da Nietzche come il bieco atteggiamento
coltivato dai "deboli", creatori degli illusori princìpi morali, nei
confronti dei "forti". Papini ebbe facile gioco nel dimostrare che fu
proprio il risentimento a spingere Nietzsche, incapace di essere all'altezza
degli esigenti princìpi cristiani, a elaborare le proprie teorie tese a
esaltare gli istinti naturali. Appare evidente il suo sforzo di creare un
contrappunto artificiale (Zarathustra) alla figura di Cristo, che lo
ossessionava (è notorio che, diventato pazzo, firmava spesso le proprie
lettere con lo pseudonimo "il crocifisso").
Da parte mia, credo sia anzitutto importante sottolineare il fatto che la
teoria della morale come creazione dei deboli non è stata certamente
"inventata" da Nietzsche: essa si trova già formulata, con precisione, nei
dialoghi di Platone, tramite la figura del sofista Callicle.
Mi sembra inoltre che la figura del superuomo nicciano, se confrontata con
la figura del Santo, il superuomo, o, per dirla in termini paolini, l'"uomo
nuovo" cristiano, appaia ben misera.
Chi si dimostra più forte, colui che indulge ai propri desideri e ai propri
istinti o colui che, con l'aiuto della Grazia, li sottomette e li controlla?
Chi si dimostra superiore, colui che pensa solo a se stesso o colui che, con
l'aiuto della Grazia, pensa solo agli altri?
Chi è più degno di ammirazione, colui che conquista il mondo (avendone la
forza e l'opportunità) o colui che vi rinunzia, per conquistare se stesso?
Nietzsche accusava il cristianesimo di avere inaridito le fonti della
libertà, della gioia, della forza, della creatività. Accusa, a mio modo di
vedere, insensata.
Chi, nella storia, si è dimostrato più spiritualmente libero di san
Francesco d'Assisi?
Chi si è dimostrato più gioioso dello stesso san Francesco, o di san Filippo
Neri (che affascinò e stupì persino un'anima profondamente pagana come
quella di Goethe)?
Chi si è dimostrato più vigoroso e gagliardo di sant'Ignazio di Loyola?
Chi si è dimostrato più virile (!!!) di santa Giovanna d'Arco?
Chi si è dimostrato più passionale di Iacopone da Todi, di santa Caterina da
Siena, di santa Caterina da Genova, ecc.?
Riguardo poi alla creatività, Nietzsche fingeva di ignorare che più dell'80%
del patrimonio artistico della civiltà europea è dovuto all'opera di
promozione svolta dalla Chiesa Cattolica....
Ciao.
Sei un mito!!!!!
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