"The_Diso" <za...@libero.it> ha scritto nel messaggio
http://groups.google.com/groups?selm=FCqHa.93986%24Ny5.2775530%40twister2.li
bero.it...
> Ciao a tutti!
>
> Ho sentito dire che ci sarebbe una legge dello stato (o un regolamento o
> qualcosa del genere) che prevede l'obbligo di inserire il Crocefisso nelle
> aule degli edifici pubblici e perciò anche nelle aule delle scuole.
> Se questo fosse vero all'inizio del'anno scolastico a Settembre andrei dal
> preside e gli farei comprare quel centinaio di Crocefissi che servono
nella
> mia scuola.
> Perchè io possa fare questo è però necessario avere quanta più
> documentazione è possibile.
>
> Vi chiedo perciò di inviarmi il materiale riguardante l'argomento in
> questione. In particolare mi servirebbe il testo della
> legge/regolamento/altro che prevede l'inserimento del Crocifisso nelle
aule.
> Comunque mandatemi tutto ciò che può essermi utile.
Le norme relative all'esposizione del crocifisso, in vari luoghi pubblici in
generale, e nelle aule scolastiche in particolare, furono approvate per
volontà di Mussolini nel corso degli anni '20, prima ancora che si giungesse
alla stipulazione dei Patti Lateranensi.
La bontà e la saggezza dell'Uomo della Provvidenza risaltano ancor più
oggidì, in quanto quella generosa scelta fa sì che i relativi decreti,
provvidenzialmente, non subiscano alcuna influenza in relazione alle
modifiche apportate ai Patti nel 1985.
Ti invito quindi a rivolgere il tuo pensiero, grato e riconoscente, al Duce
d'Italia (Semel Dux, semper Dux!) e ti invio un paio di documenti relativi
alla tua richiesta.
Cordiali saluti.
Parere 27 aprile 1988, n. 63/88
(Consiglio di Stato - Adunanza della Sezione II)
Ministero della P.I.
Insegnamento della religione cattolica ed esposizione dell'immagine del
Crocifisso nelle aule scolastiche - Quesito.
"La Sezione Vista la relazione in data 20 gennaio 1988, prot. n. 253, con la
quale il Ministero della P.I. - Direzione generale istruzione tecnica -
previa autorizzazione del Ministro, ha chiesto il parere del Consiglio di
Stato in ordine al quesito indicato in oggetto;
Esaminati gli atti ed udito il relatore;
Premesso che:
con il quesito di cui trattasi, l'Amministrazione, posto in evidenza il
nuovo quadro normativo in base al quale viene impartito l'insegnamento della
religione cattolica nelle scuole pubbliche, chiede di conoscere se le
disposizioni di cui all'art. 118 del R.D. 30 aprile 1924, n. 965 e quelle di
cui all'allegato C del R.D. 26 aprile 1928, n. 1297, concernenti la
esposizione dell'immagine del Crocifisso nelle scuole, possano considerarsi
tuttora vigenti oppure debbano ritenersi implicitamente abrogate, perché in
contrasto con il nuovo assetto normativo della materia.
Considerato:
In fatto ed in diritto quanto rappresentato dalla Amministrazione.
La Sezione ritiene, anzitutto, di dover evidenziare che il Crocifisso o, più
semplicemente, la Croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta
il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice
storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione
religiosa.
In disparte da ciò, sembra alla Sezione che ai fini di un più razionale
esame del quesito, sia opportuno tenere distinta la normativa riguardante
l'affissione dell'immagine del Crocifisso nelle scuole da quella relativa
all'insegnamento della religione cattolica.
L'indagine deve mirare a stabilire, in buona sostanza, se, a parte
l'indubbio significato storico-culturale cui si è prima accennato, le
disposizioni citate in premessa le quali consentono l'esposizione
dell'immagine del Crocifisso nelle scuole, siano tuttora vigenti oppure
siano da ritenere implicitamente abrogate, perché in contrasto con il nuovo
assetto normativo in materia, derivante dall'Accordo, con protocollo
addizionale, intervenuto tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, con il
quale sono state apportate modificazioni al Concordato Lateranense dell'11
febbraio 1929.
A tale riguardo, devesi rilevare che le due norme citate, di natura
regolamentare, sono preesistenti ai Patti Lateranensi e non si sono mai
poste in contrasto con questi ultimi.
Nulla, infatti, viene stabilito nei Patti Lateranensi relativamente
all'esposizione del Crocifisso nelle scuole o, più in generale negli uffici
pubblici, nelle aule dei tribunali e negli altri luoghi nei quali il
Crocifisso o la Croce si trovano ad essere esposti.
Conseguentemente, le modificazioni apportate al Concordato Lateranense, con
l'accordo, ratificato e reso esecutivo con la Legge 25 marzo 1985, n. 121,
non contemplando esse stesse in alcun modo la materia de qua, così come nel
Concordato originario, non possono influenzare, né condizionare la vigenza
delle norme regolamentari di cui trattasi.
Non si è quindi, tuttora, verificata nei confronti delle medesime, alcuna
delle condizioni previste dall'art. 15 delle disposizioni sulla legge in
generale. In particolare, non appare ravvisabile un rapporto di
incompatibilità con norme sopravvenute né può configurarsi una nuova
disciplina dell'intera materia, già regolata dalle norme anteriori.
Occorre, poi, anche considerare che la Costituzione repubblicana, pur
assicurando pari libertà a tutte le confessioni religiose non prescrive
alcun divieto alla esposizione nei pubblici uffici di un simbolo che, come
quello del Crocifisso, per i principi che evoca e dei quali si è già detto,
fa parte del patrimonio storico.
Né pare, d'altra parte, che la presenza dell'immagine del Crocifisso nelle
aule scolastiche possa costituire motivo di costrizione della libertà
individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa.
Conclusivamente, quindi, poiché le disposizioni di cui all'art. 118 del R.D.
30 aprile 1924, n. 965 e quelle di cui all'allegato C del R.D. 26 aprile
1928, n. 1297, concernenti l'esposizione del Crocifisso nelle scuole, non
attengono all'insegnamento della religione cattolica, né costituiscono
attuazione degli impegni assunti dallo Stato in sede concordataria, deve
ritenersi che esse siano tuttora legittimamente operanti.
Direttiva del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca- 3
ottobre 2002
Prot n. 2667
Oggetto: Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche
Come è noto alle SS.LL. le disposizioni che disciplinano l'esposizione del
Crocifisso nelle aule delle scuole sano contenute nell'art. 118 del R.D. 30
aprile 1924, n 965 recante disposizioni sull'ordinamento interno degli
istituti di istruzione media, nell'art. 119 del R. D. 26 aprile 1928 n. 1297
e nella tabella C allo steso allegata (Regolamento generale sul servizi dell
'istruzione elementare).
Tali disposizioni prevedono in particolare che il Crocifisso fa parte
dell'ordinario arredamento delle aule scolastiche e che spetta al capo d'
istituto (art. 10, comma 3, e art. 119 del R D. 965/1924) assicurare la
completezza e la buona conservazione di tutti gli arredi occorrenti.
Va precisato che le citate incombenze a carico dei capi di istituto non sono
state né abrogate né modificate dalle disposizioni del Testo unico di cui al
decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 e del decreto legislativo 6 marzo
1998, n. 59.
Il Consiglio di Stato, con parere n. 63, reso in data 27 aprile 1988, nel
precisare che "la Croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta
un simbolo dello civiltà e della cultura cristiana, della sua radice storica
come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa" e
che è opportuno tenere distinta la normativa riguardante l'affissione
dell'immagine del Crocifisso da quella relativa all'insegnamento dello
religione cattolica, ha confermato che dette norme sono ancora vigenti e non
possono essere considerate abrogate dall'accordo intervenuto tra la
Repubblica Italiana e la Santa Sede nel 1984 (legge di ratifica 25 marzo
1985, n . 121) con il quale sono state apportate modificazioni al Concordalo
lateranense, dell'11 febbraio 1929, né dalla stessa Costituzione italiana
entrata in vigore nel 1948.
Sullo specifico tema si è espressa anche la Corte di Cassazione con sentenza
1 marzo 2000, n. 439, con riferimento a situazione non concernente la
materia scolastica, ma relativo al rifiuto di assunzione dell'ufficio di
scrutatore in presenza del Crocifisso in un'aula scolastica adibita a seggio
elettorale.
Per analogo caso, la stessa Corte di Cassazione, Sezione III, in data 13
ottobre 1998 aveva affermato che la presenza del Crocifisso nelle aule
scolastiche non contrasta con la libertà religiosa sancita dalla
Costituzione.
Recentemente (in data 16 luglio 2002) l'Avvocatura dello Stato di Bologna,
alla quale è stato richiesto parere in merito, ha ritenuto ancora attuale
l'orientamento a suo tempo espresso dal Consiglio di Stato, concludendo che
"le disposizioni che prevedono l'affissione del Crocifisso nelle aule
scolastiche vanno ritenute ancora in vigore" e che "l'affissione del
Crocifisso va ritenuta non 1esiva del principio di libertà religiosa".
Sulla base di quanto sopra rappresentato, e tenuto conto della direttiva n.
2666 in pari data, le SS.LL. vorranno richiamare l'attenzione dei dirigenti
scolastici sull'esigenza che sia data attuazione alle norme sopra menzionate
attraverso l'adozione delle iniziative idonee ad assicurare la presenza del
Crocifisso nelle aule scolastiche.
Perché poi, nell'ambito di ciascuna istituzione scolastica siano resi
possibili, nel rispetto delle diverse convinzioni e credenze, momenti di
raccoglimento e di riflessione, le SS.LL nelle linee dell'autonomia
scolastica e su delibera dei competenti organi collegiali vorranno
opportunamente sensibilizzare i dirigenti scolastici a che valutino la
possibilità di riservare appositi ambienti in funzione delle finalità sopra
accennate.
Direttiva 3 ottobre 2002
Prot. n. 2666
Il competente Dipartimento del Ministero dell'Istruzione dell'Università e
della ricerca provvederà ad impartire le occorrenti disposizioni perché:
1. sia assicurata da parte dei dirigenti scolastici l'esposizione del
Crocifisso nelle aule scolastiche;
2. ogni istituzione scolastica, nell'ambito della propria autonomia e su
delibera dei competenti organi collegiali, renda disponibile un apposito
ambiente da riservare, fuori dagli obblighi ed orari di servizio, a momenti
di raccoglimento e di meditazione dei componenti della comunità scolastica
che lo desiderino.
Avvenire
Rimuovere il crocifisso: l'obiezione dell'esperto
Le ragioni del diritto e quelle della storia
Massimo Vari
La decisione di un giovane magistrato dell'Abruzzo che ha ordinato la
rimozione del Crocifisso dall'aula della scuola statale di Ofena, suscitando
un coro pressoché unanime di critiche, non può assolutamente condividersi né
nelle conclusioni cui giunge, né alle argomentazioni che la supportano.
Sarebbe sufficiente rilevare, in proposito, che nell'ordinamento giuridico
italiano sono in vigore norme che prevedono esplicitamente
quell'esposizione. Si tratta di disposizioni che, seppur emanate nel corso
degli anni '20, non sono state mai abrogate. La loro perdurante vigenza è
stata riaffermata dal Consiglio di Stato anche nel 1988 e, pertanto, le
stesse sono pienamente cogenti nei confronti di qualsiasi giudice che al
più, come rilevato anche da Augusto Barbera, potrebbe portarle all'esame
della Corte costituzionale.
Vale la pena, tuttavia, analizzare le argomentazioni addotte che, se è vero
quanto riportato da fogli di agenzia, riguarderebbero: a) l'imparzialità
dell'istituzione scolastica pubblica, che dovrebbe realizzarsi attraverso la
mancata esposizione di simboli religiosi piuttosto che attraverso
l'affissione di una pluralità di simboli religiosi, la quale non potrebbe in
concreto essere tendenzialmente esaustiva e, comunque, finirebbe per ledere
la libertà religiosa negativa di coloro che non hanno alcun credo; b) il
significato della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche, che
comunicherebbe un'implicita adesione a valori che non sarebbero realmente
patrimonio comune di tutti i cittadini; c) l'omogeneità che la presenza del
Crocifisso presupporrebbe, imponendo un'istruzione religiosa obbligatoria
per tutti, e della quale non sarebbe consentito non avvalersi, connotando
così in maniera confessionale la struttura pubblica 'scuola' e
ridimensionandone fortemente l'immagine pluralista.
Ciò posto, riterrei, anzitutto, non appropriato il richiamo all'imparzialità
delle istituzioni scolastiche, imparzialità che non ha a che vedere con il
problema qui affro ntato, giacche concerne la garanzia del medesimo servizio
di istruzione a favore di coloro che lo richiedono. Lascerei fuori
dall'analisi anche il tema dell'istruzione religiosa, limitandomi a questo
proposito a richiamare quanto giustamente osservato dal Consiglio di Stato
nel già ricordato parere, e cioè che "le disposizioni concernenti
l'esposizione del Crocefisso nelle scuole non attengono all'insegnamento
della religione cattolica".
Restano da affrontare e chiarire, invece, i temi, più pertinenti, della
laicità dello Stato, della libertà religiosa e del pluralismo.
In proposito, la Corte costituzionale ha da tempo affermato che "il
principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della
Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma
garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in
regime di pluralismo confessionale e culturale". Il che è coerente con
quanto previsto dalla Costituzione, che non ha assunto un atteggiamento
agnostico di fronte al fenomeno religioso, ma ha riconosciuto, e non poteva
fare altrimenti, la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose come
si presentano nella realtà storica.
Occorreva, allora, nella decisione una maggiore attenzione alla
giurisprudenza costituzionale, per cogliere nella sua reale portata il senso
del principio della laicità dello Stato.
Corriere della Sera
LE INIZIATIVE
Pavia, gli assessori si tassano per distribuirlo ai dipendenti
I volontari del crocifisso in Lombardia: si moltiplicano le iniziative a
sostegno del simbolo del cattolicesimo dopo la sentenza del tribunale dell'
Aquila. A Pavia la giunta provinciale di centrodestra ha raccolto fondi per
distribuire crocifissi ai dipendenti; a Lesmo, nel Milanese, il sindaco
leghista ha deciso di spedire un crocifisso a casa di ogni famiglia; a
Lecco, medici e infermieri dell'ospedale «Manzoni» si sono autotassati (30
euro a testa) per acquistarne cinquanta, costruiti da artigiani di Betlemme.
Unione sarda
Tortolì. Anche il sindaco Mauro Pilia sostiene l'iniziativa di Mimmo Lerede
Alla ricerca dei crocifissi spariti
Crociata dell'assessore:«Rimetteteli tutti a posto»
La guerra dei crocifissi è scoppiata anche in Ogliastra. Era prevedibile che
la sentenza del giudice abruzzese, con la quale si ordina la rimozione del
simbolo cristiano per eccellenza dalle aule scolastiche, fosse destinata a
sollevare un mare di polemiche. Ma che a Tortolì si arrivasse, addirittura,
ad avviare una "inchiesta interna" da parte dell'amministrazione comunale
tortoliese per verificare la presenza o meno dei crocefissi negli edifici
scolastici, era al di là di ogni previsione. Fatto sta che il promotore di
questa iniziativa, l'assessore comunale alla Pubblica istruzione Mimmo
Lerede, non ha perso tempo.
L'amministratore tortoliese, per dare corpo alla sua protesta contro l'
ordinanza del giudice dell'Aquila Mario Montinaro, ha inviato una lettera ai
dirigenti scolastici delle scuole dell'obbligo cittadine. L'obiettivo è
quello di sapere se nelle aule delle elementari e delle medie di Tortolì il
crocifisso c'è ancora o è stato bandito. «Quello stesso simbolo di fede -
osserva l'amministratore - che è stato rimosso dall'aula del paese abruzzese
di Ofena dopo l'esposto presentato dal rappresentante musulmano Adel Smith».
Un provvedimento che ha suscitato un mare di polemiche offendendo la
sensibilità di buona parte dell'opinione pubblica, ivi compresa quella di
Lerede. «Con questa mia iniziativa - riferisce l'assessore - ritengo di
interpretare il sentimento dell'amministrazione comunale e della stragrande
maggioranza dei cittadini di Tortolì». D'altronde l'argomento, prima di
diventare materia istituzionale anche nel popoloso centro costiero, era già
stato ampiamente dibattuto nelle scuole cittadine ed era diventato motivo di
confronto e, in qualche caso, di scontro.
All'amministratore però questa sentenza proprio non è andata giù tanto che,
confortato dalle disposizioni di una vecchia legge risalente al ventennio
fascista (1924 per l'esattezza) mai abrogata, ha chiesto ai tre dirigenti
scolastici di fare l'inventario aula per aula. E se per qualche oscuro
motivo nelle classi dovessero mancare i crocifissi l'assessore alla Pubblica
istruzione sembra seriamente intenzionato a porvi rimedio.
A costo di acquistarli e di appenderli personalmente ai muri e non senza
averli prima fatti benedire dalle autorità religiose. Per la benedizione ha
deciso di rivolgersi direttamente al vescovo di Lanusei, monsignor Antioco
Piseddu, ed ai tre parroci della cittadina, don Mario Mereu, don Giorgio
Cabras e don Giovanni Delussu. Tutti e quattro tra i destinatari della
missiva. «Chiedo - si legge nella lettera che è stata inviata al presule e
ai sacerdoti - di officiare la cerimonia per la benedizione dei crocefissi
che rappresentano un valore fondamentale della nostra storia, cultura ed
identità nazionale fondate su solidi radici cristiane».
Un richiamo, quello delle solide radici cristiane che, almeno per un giorno
ha lasciato l'impegnativo dibattito che si sta tenendo nelle sedi
istituzionali dell'Europa e ha raggiunto il centro ogliastrino. La vicenda
comunque non sembra destinata ad esaurirsi con l'inventario voluto da Lerede
perchè, anche il primo cittadino di Tortolì Mauro Pilia, che ha sottoscritto
appieno l'iniziativa del suo stretto collaboratore, si è impegnato ad
avallare la singolare proposta. Non c'è che da aspettare l'esito delle
«indagini».
Giusy Ferreli
| Ti invito quindi a rivolgere il tuo pensiero,
grato e riconoscente, al Duce
| d'Italia (Semel Dux, semper Dux!) e ti invio un
paio di documenti relativi
| alla tua richiesta.
| Cordiali saluti.
Grato e riconoscente all'uomo che ha sospeso la
democrazia e ha condotto l'Italia in guerra a
fianco di Hitler, dopo avere devastato il regno
cristiano d'etiopia e promulgato le leggi
antisemite.
Coloro che ritengono giusto che il crocifisso sia presente nelle scuole,
nei tribunali e negli uffici pubblici, devono senza dubbio essere grati e
riconoscenti a Mussolini.........
Il tuo intervento mi lascia un po' perplesso, sebbene non sia la prima
volta che mi capitano interventi "palinfranschistici"; anche quando parlo
della Chiesa, talvolta salta fuori qualcuno che incomincia a elencare
confusamente colpe vere, colpe false, colpe discutibili: "Le crociate! L'
inquisizione! Le guerre di religione! Il buio Medioevo! L'oscurantismo! La
repressione sessuale! Il papa di Hitler! Marcinkus!" eccetera, eccetera,
eccetera....
Volendo entrare nel merito, riguardo alle leggi razziali, non sono certo io
a negare le colpe del fascismo.
Si potrebbe invece discutere sui motivi per i quali Mussolini ha deciso
di sospendere la democrazia, e sulle circostanze per le quali ha dovuto
allearsi con la Germania, ma credo finiremmo OT.
Piuttosto, visto che siamo in un NG cattolico, potrei ricordare l'
atteggiamento assunto dalla Chiesa riguardo la guerra d'Etiopia.
Per quanto possa sembrare sorprendente, il culmine del consenso della Chiesa
nei confronti del fascismo si manifestò in occasione di due conflitti
bellici: quello spagnolo e quello etiopico.
Pio XI, per la sua posizione, non poteva dare un assenso esplicito
all'azione dell'Italia in Etiopia, ma, dopo aver chiarito di non potere
approvare una guerra "ingiusta", rilevò, in un discorso pronunciato a
Castelgandolfo il 29 agosto 1935, che: "D'altra parte, in Italia si dice che
si tratterebbe di una guerra giusta; perché una guerra di difesa, per
assicurare le frontiere contro i pericoli continui e incessanti, una guerra
divenuta necessaria per l'espansione di una popolazione che aumenta di
giorno in giorno, una guerra intrapresa per difendere e assicurare la
sicurezza materiale a un Paese, una tale guerra si giustificherebbe da
sola."
Se il papa, giustamente, non poteva esprimersi in maniera più chiara e netta
in favore della guerra, i vescovi godevano di margini di "libertà di
espressione" molto più ampi. Con le loro dichiarazioni a favore dell'impresa
etiopica si potrebbe tranquillamente scrivere un intero volume....
Il Congresso Eucaristico di Teramo, al quale parteciparono 19 arcivescovi e
57 vescovi, votò il 6 settembre 1935, per acclamazione, questo messaggio
rivolto al Duce:
"L'Italia cattolica rappresentata migliaia di congressisti convenuti Teramo
XI Congresso Eucaristico nazionale presente Cardinale Legato pontificio ed
Autorità ecclesiastiche politiche civili militari prega Gesù Eucaristico
per prosperità di sempre nuove grandezze Patria diletta, per vostro governo
più compatta e forte."
Il vescovo di Lecce, Alberto Costa, dichiarava: "I nostri soldati combattono
e avanzano per piantare nell'Etiopia il tricolore, segnacolo di civiltà e di
progresso, per difendere i diritti della Patria e per vendicare il sangue
versato, già sono quarant'anni, su quelle terre lontane."
Mons. Massimiliano Massimiliani, vescovo di Modigliana, denunciando l'
assurdità delle inique sanzioni comminate all'Italia dalla Società delle
Nazioni, dichiarava nell'anniversario della vittoria della prima guerra
mondiale: "Mentre la vittoria, liberata e potenziata dall'Uomo
Provvidenziale che guida le sorti d'Italia, quasi immagine trasfigurata
della Nazione, ha nelle ali nuovo fremito e impazienza di volo, egoismi e
gelosie di alleati immemori cercano inutilmente di mettere la "maestra del
diritto" in stato di accusa e punizione di fronte al mondo, e come legarle
il piede perché non marci di nuovo con la vittoria, che è sempre al suo
fianco, a sua protezione. Ma troppo limpido è il genio e forte il braccio di
chi la guida, troppo granitica è l'unione di tutti gli italiani perché la
trama non si sveli e la artificiosa coalizione non si infranga."
Il vescovo di Modigliana, Massimo Massimiliani, già inneggiava alla vittoria
certa, perché "troppo limpido è il genio e troppo forte il braccio di chi
guida l'Italia"; il vescovo di Parma, Evasco Colli, proclamava: "Il momento
è grave! La Patria è aggredita. Ogni cittadino diventi soldato. Ieri, forse,
poteva ancora qualcuno credere di discutere; oggi dobbiamo tutti obbedire";
l'arcivescovo di Brindisi, Tommaso Valeri, spiegava che l'Italia non
domandava "che un pò di spazio per i suoi figli aumentati vertiginosamente"
a "un popolo 5 volte meno numeroso del nostro e che detiene, non si sa
perchè e a quale diritto, una estensione di territorio 4 volte più grande
dell'Italia senza che sappia sfruttare i tesori di cui lo ha arricchito la
Provvidenza a vantaggio dell'uomo".
Il vescovo di Livorno, monsignor Piccioni, sottolineava i vantaggi morali
dell'autarchia: "Anche le sanzioni possono essere una buona occasione per
una vita più nobile e austera, liberandoci dalla mania di importare dall'
estero prodotti non strettamente necessari e più ancora dallo spirito
servile di imitazione di usi e costumi stranieri, che minano la nostra vita
nazionale."
L'arcivescovo di Amalfi, monsignor Marini, sottolineava come la Società
delle Nazioni agisse sotto l'influsso di tre forze occulte: la Massoneria ,
il comunismo e l'anglicanismo: "L'anglicanismo, che è opera di un re
disonesto, Enrico VIII, che si ribellò contro Roma da cui erano stati
condannati i suoi adulteri amori, ha tramandato questo odio nella chiesa
protestante, la quale non sa perdonare all'Italia la sua conciliazione con
il papato." "L'Italia, Patria di santi e di eroi; l'Italia riconciliata con
la Chiesa e benedetta dal papa; l'Italia messa dal governo fascista in un
piano legislativo morale e cristiano; l'Italia per la cui libertà i
cittadini danno i preziosi monili e i vescovi le loro croci d'oro."
L'8 dicembre 1935, al teatro Argentina di Roma, alla grande cerimonia per
premiare i vincitori della "battaglia del grano" monsignor Mangaria vescovo
di Civitacastellana, disse: "Ringrazio Iddio di aver visto questi epici
giorni, che consacrano e proclamano davanti al mondo la nostra fierezza
nazionale. Non ci piegheranno, e noi rammenteremo la negra ingratitudine di
coloro che oggi, a difesa della barbarie schiavista contro i nostri diritti,
parlano ipocritamente della santità di un patto, arbitrariamente
interpretato, mentre non ebbero onta di misconoscere altri patti,
solennemente firmati, perché il valoroso esercito nostro accorresse in loro
aiuto nel momento del pericolo. Per i nostri settecentomila morti della
grande guerra, noi affronteremo, o Duce, ogni sacrificio."
Il vescovo si tolse poi dal collo la collana pastorale e la offrì al Duce.
Dopo di lui avanzò monsignor Giubbi, vescovo di San Miniato, che consegnò
anche lui la collana pastorale a Mussolini, dicendo: "Duce, con la Chiesa
che è sempre venuta incontro alle gravi necessità del popolo, saremo pronti
a fondere anche gli ori delle nostre chiese e i bronzi dei nostri campanili,
per il trionfo della verità e della giustizia."
Monsignor Del Rio, arcivescovo di Oristano, dichiarò: "I sanzionisti ci
hanno trattato da aggressori, ma gli indigeni, gli abissini, quelli cioè che
sono maggiormente interessati a valutare i propri interessi, a conoscere
meglio dei societari ginevrini quel che loro convenga o meno, ci hanno
accolto e ci accolgono come amici e non come invasori, come liberatori da
tanto tempo attesi e desiderati."
Monsignor Giorgis scrisse una commovente preghiera rivolta al Sacro Cuore di
Gesù: "Guarda pietoso ai figli di questo popolo privilegiato, che nell'
Africa orientale, con tanto spirito di sacrificio e di eroismo, stanno
svolgendo una missione di civiltà e di cristianesimo. Essi vogliono portare
a quelle genti, avvolte negli orrori della schiavitù e nelle tenebre delle
false religioni, la luce divina della vera fede e della carità fraterna, e
procurare insieme un vasto campo di lavoro a tante famiglie che non hanno il
pane sufficiente in Patria. Tu, che amasti la Patria di tanto amore e ne
rispettasti scrupolosamente le autorità e le leggi; Tu che ispirasti alla
Tua Chiesa le sapientissime direttive con cui Ella, attraverso i secoli,
seppe santamente sublimare l'amor patrio e maternamente armonizzarlo con l'
amore della religione; Tu, che in tutti i tempi e in tutti i luoghi
suscitasti figure così nobili e gloriose di sinceri credenti e di ferventi
patrioti, stendi la Tua destra protettrice sull'Italia, sulla maestà del re,
sul Duce, sul popolo." (Alla preghiera era unita un'indulgenza di cinquanta
giorni).
L'arcivescovo di Bologna, Nasalli Rocca, malediceva "coloro che avevano
congiurato ai danni dell'Italia", e invocava la protezione del Signore sui
nostri soldati che "nell'Africa Orientale, pionieri della civiltà italiana,
infrangono i ceppi e le catene che stringono i polsi di uomini fatti a
immagine e somiglianza di Dio" "Il provvidenziale Condottiero di questo
nostro popolo italiano, popolo di santi, come egli ben disse, di eroi, di
geni, di colonizzatori, con quell'intuito che gli è veramente singolare e
per cui grandeggia nel momento storico presente, ha voluto chiamare voi
donne cattoliche e italiane a una grande missione."
Un posto tutto particolare meritano le dichiarazioni, e gli atti, del
cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano (beatificato di
recente). Nel 1934 il cardinale, visitando la sede della Gioventù
Universitaria Fascista (GUF) lodò il Duce che "ha restituito la veneranda
effige del crocefisso nelle aule scolastiche", "ha firmato il trattato del
Laterano" e "ha voluto che la fede cattolica in grazia del catechismo fosse
a un tempo la base e il vertice dell'educazione nazionale".
All'ultimo dell'anno, visitando la Casa del fascio, lasciò un'effige della
Madonna nella cappella votiva dei martiri fascisti, e consegnò al segretario
una preghiera da lui composta..
Il cardinal Schuster, commemorando nel 1935 la Marcia su Roma nel Duomo di
Milano, disse: "Questa mattina, in Duomo, voi avete voluto abbinare la
solennità dei santi Apostoli Simone e Giuda con il XIII anniversario della
Marcia su Roma. Questo non è punto mescolare il sacro con il profano: ma è
proprio fare una sana filosofia della storia; o meglio fare opera di fede,
sollevando gli eventi della vita nazionale a una più alta visione, nella
luce di quella Provvidenza Divina che coordina i fatti e li dirige al nostro
migliore bene. Cooperiamo con Dio in questa missione nazionale e cattolica
di bene, soprattutto in questo momento in cui, sui campi di Etiopia, il
vessillo d'Italia reca il trionfo della Croce di Cristo, spezza le catene
degli schiavi, spiana le strade ai missionari del Vangelo...Pace e
protezione all'esercito valoroso che in obbedienza intrepida al comando
della patria, a prezzo di sangue, apre le porte dell'Etiopia alla fede
cattolica e alla civiltà romana."
Di fatto il beato sostenne l'impresa con benedizioni ai soldati in partenza
(che paragonava agli "antichi militi crociati"), sottoscrizioni, invio di
"madonnine" da tenere al collo ecc. In occasione delle Sanzioni decretate
contro l'Italia dichiarò che, se fosse stato necessario, avrebbe chiesto lui
stesso alla Santa Sede l'autorizzazione ad alienare anche "quei pochi doni
votivi che circondano nelle chiese le sacre immagini". In occasione della
proclamazione dell'Impero il beato predispose un solenne "Te Deum" in Duomo,
invitando i milanesi a ringraziare Dio poiché era finita l'eresia monofisita
etiopica, con il ritorno della fede cattolica predicata da san Frumenzio,
discepolo di Atanasio, "il campione invitto della divinità del Verbo".
Dichiaratosi profondamente impressionato dalle "dottrine bolsceviche, che
rinnovano nella cattolica Spagna gli orrori, le stragi e i roghi degli arabi
del secolo VIII contro i cristiani", il 28 ottobre 1936, "per unanime
consenso dei Pastori delle anime e per volontà del Duce" provvide ad elevare
suffragi a favore dei soldati caduti in Spagna. L'anno prima, in quella
medesima ricorrenza (anniversario della Marcia su Roma) aveva dato
all'avvenimento un significato religioso, quello di avere risparmiato
"all'Italia nostra gli orrori delle settimane rosse" e "di disporre gli
animi alla redenzione dell'Etiopia dalla schiavitù e dall'eresia"; un voto
diventato "un avvenimento registrato ormai a lettere d'oro nei fasti
nazionali".
Il 26 febbraio 1937, inaugurando i corsi della Scuola superiore di mistica
fascista, il beato dichiarò: "A Benito Mussolini Gesù Cristo, figlio di Dio,
Salvatore, ha accordato un premio che ravvicina la sua figura storica agli
spiriti magni di Augusto e Costantino. Dopo la marcia su Roma e la
Convenzione del Laterano, Dio ha risposto dal cielo, ricingendo, per opera
del Duce, Roma e il Re in un ripullulante lauro imperiale nella Pax Romana."
A luglio, recatosi in aereo alle colonie marine di Riccione e Pesaro, mandò
un plauso al Duce, per il quale disse di aver fatto pregare i bambini
visitati.
Il 31 ottobre, festa di Cristo Re, parlò dei soldati fascisti morti in
Spagna, "falange di autentici martiri del santo Vangelo. Martiri in pieno
secolo vigesimo! Martiri al cospetto dell'intera Europa!".
Sulla rivista dell'Università Cattolica, "Vita e Pensiero", padre Gemelli
esaltava la disciplina perfetta che univa "senza una voce discorde" tutti
gli italiani intorno al Duce, "come un'anima sola e un cuore solo": "Nell'
ora delle minacce, quando il bieco massonismo internazionale, la demagogia
comunista, la forza prepotente di chi sgavazza nell'abbondanza e il
fariseismo dei protestanti, congiuravano in un poco nobile e poco ideale
connubio alzando una pretesa spada di Damocle sul nostro capo, l'Italia ha
saputo conservare una tranquillità così operosa e serena, un atteggiamento
così concorde e virile, da dimostrare a quale altezza politica l'abbia
saputa elevare in pochi anni il fascismo."
Padre Gemelli era solito polemizzare duramente con i rappresentanti dell'
antifascismo e dell'anticattolicesimo: "Quell'anima inquieta e cattiva di
Salvemini, nella quale non si sa se sia maggiore l'odio per il Fascismo o
per il Cattolicesimo, ha pubblicato, in un infame libello diffuso in
Francia, una statistica delle autorità ecclesiastiche che si sono
pronunciate in favore del Fascismo in occasione della guerra etiopica.
Poteva fare più presto e dire: la totalità dei Vescovi."
Signore!
Fa della Tua Croce l'insegna che precede il Labaro della mia legione!
E salva l'Italia nel Duce!
Ora e sempre, e nell'ora della nostra bella morte,
E così sia!
La canzone "Faccetta bianca", scritta da don Civati, era decisamente meno
marziale:
Non voglio più cantar Faccetta nera
Non voglio più sentir bell'Abissina
Perché la donna bianca è più carina
E piena d'ogni grazia e qualità!
Quelle bambine, così graziose
Hanno il profumo e la freschezza delle rose
Faccetta nera, per carità,
Solo la bianca è regina di beltà!
Le donne inglesi, le zitellone
A certe regole però fanno eccezione
Faccetta nera, ti giuro che....
A quelle donne preferisco ancora te!
Frà Ginepro da Pompeiana, sempre in prima fila nell'avanzata militare, così
lodava le virtù guerriere delle truppe italiane: "I soldati della Cosseria
hanno sfidato e vinto tutta questa somma incalcolabile di difficoltà che in
altri tempi fermarono i santi. Hanno violato il pauroso mistero di una zona
inesplorata e incognita, dove il nemico li attendeva in agguato selvaggio,
in compagnia di scimmie e di stregoni musulmani."
Il sacerdote torinese don De Amicis, animatore di patriottici riti al campo,
registrò in una sua lettera la reazione dei combattenti alla notizia della
caduta di Addis Abeba: "Tutto fu un'improvviso fuoco d'artificio con le
pistole di segnalazione e con le torce a vento. Tutto fu uno squillare di
fanfare ed una canzone, ed un nome cadenzato e scandito in modo formidabile:
"DU-CE". Era un delirio, per quanto lo si sentisse da giorni che la cosa
doveva accadere in quel modo."
Il Barnabita Pietro Bianchi, alcuni anni dopo essere tornato dall'Etiopia,
offrì a Mussolini una copia della sua opera "Con l'Assietta sulle vie dell'
Africa", con dedica autografa al Duce:
Al Duce
Dono di Dio
a tutti gli italiani
l'autore con umile devozione
e fede fascista
Casale Monferrato
13.V.XIX E.F.
Il domenicano Reginaldo Giuliani è la figura di maggior spicco dei sacerdoti
presenti tra le truppe coloniali. Prossimo alla partenza, disse agli allievi
della scuola Montelera, con parole profetiche: "Tra qualche giorno io parto
per l'Africa e voi, giovani, fatemi un solo augurio: che io possa morire tra
le mie Camicie Nere. Questo è l'augurio più bello che mi possiate fare."
Il cappellano-centurione del raggruppamento Camicie Nere "28 Ottobre"
promosse un fervore più consono a un convento che a un accampamento
militare, convincendo i legionari a disertare le poche occasioni di svago
per frequentare le sacre funzioni serali. Ricorda di lui l'allora
giovanissimo Franco Massobrio: "Rimasi scosso, e debbo dire, anche se l'
espressione può apparire singolare, che padre Giuliani si prese la mia
anima, conquistandola con il fervore missionario che ne alimentava l'
eloquenza."
Il cappellano sottolineava il fatto che le milizie mussoliniane avanzando
lasciassero sempre dietro di sé "chiesette, cappelle e altari, degni
monumenti della fede del nuovo e antico popolo italiano, imperituri esempi
della religiosità dell'esercito italiano" e si compiaceva delle
manifestazioni di gioia delle popolazioni locali all'arrivo dei legionari:
"Le fanciulle vestite a colori sgargianti battendo il tamburello andavano
cantando per le vie di Adi Caieh: "Noi siamo vergini, e la Madonna è
vergine, e il Tigrè diventerà presto tutto italiano."
La sua sensibilità d'animo si espresse anche nei confronti di un mulo; l'
immatura scomparsa venne salutata con espressioni di rammarico nei confronti
del fedele quadrupede, che lo aveva per mesi scarrozzato per le ambe
africane in una "corsa frenetica di entusiasmo e di canzoni, intrecciata con
il quotidiano sacrificio per gli ideali della Patria Fascista e della
Civiltà."
La sua morte in battaglia gli meritò la medaglia d'oro al valore, con la
seguente motivazione: "Durante lungo accanito combattimento in campo aperto
sostenuto contro forze soverchianti si prodigava nell'assistenza dei feriti
e nel recupero dei Caduti. Di fronte all'incalzare del nemico alimentava con
la parola e con l'esempio l'ardore delle Camicie Nere, gridando: "Dobbiamo
vincere, il Duce vuole così". Chinato su un Caduto, mentre ne assicurava l'
anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze
partecipava ancora con eroico ardimento all'azione per impedire al nemico di
gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo Crocifisso di legno. Un
colpo di scimitarra da barbara mano vibrata troncava la sua serena esistenza
chiudendo la vita di un Apostolo, dando inizio a quella di un Martire."
Le virtù eroiche del caduto vennero glorificate dai suoi confratelli nelle
chiese e nelle piazze di tutta Italia, mentre le filodrammatiche
parrocchiali dedicarono alla figura di padre Reginaldo rappresentazioni
edificanti, la più famosa delle quali si intitolava "Il cappellano delle
Fiamme Nere."
Il francescano Pietro da Varzi così commemorò l'eroico domenicano nella
chiesa genovese di Nostra Signora delle Vigne:
Padre Reginaldo Giuliani!
Dal lontano Tembien, dalla Tua tomba, fra le gaggie e le euforbie, tra le
salme dei compagni che animavi colla voce e con l'esempio, tuoi fratelli
nella gloria e nella morte, Tu levi il capo al mio appello. Le membra
straziate e non ancora disfatte hanno un sussulto; la Tua gagliarda voce
risuona ancora in questa chiesa, e nell'animo di questi tuoi uditori di un
giorno, vincendo l'ombra di tanti morti e l'onda di tanto mare:
"Padre Reginaldo Giuliani!"
"Presente!"
La tomba africana del cappellano, con l'inconfondibile silhoulette a forma
di fascio e la laconica epigrafe "Centurione Padre Giuliani-1°Gruppo Camicie
Nere dell'Eritrea" divenne ben presto celebre, riprodotta su riviste e
cartoline.
I domenicani torinesi, allestito un sacrario nella cella conventuale di
Padre Giuliani, vi esposero i cimeli del defunto, e sottrassero
eccezionalmente il locale alla disciplina della clausura, per appagare le
esigenze dei devoti. Si verificarono commoventi attestazioni popolari della
sua santità, relativamente alle grazie patrocinate dal compianto sacerdote.
Non mancarono alcune apparizioni del domenicano. Tra quanti fruirono delle
visioni soprannaturali ci fu il prode Duca di Pistoia: "Durante il fervore
della battaglia gli parve di vedere la luminosa figura del nostro Scomparso,
che, a guisa di un arcangelo di vittoria, guidava la sua Divisione di
Camicie Nere al successo, al trionfo."
La visione del Duca di Pistoia venne dipinta su tela e collocata nel
sacrario torinese di Giuliani: il domenicano vi è raffigurato in posa
marziale e con l'elmetto calcato in testa, mentre dal cielo conduce le
legioni di Camicie Nere alla vittoria, attorniato dai simboli del fascismo.
In seguito il martirio di Giuliani venne raffigurato in altri quadri e
affreschi.
All'eroico cappellano-centurione sono tuttora dedicate alcune scuole (ad
esempio a Venezia e a Roma) e intitolate strade cittadine (ad esempio a
Milano, a Padova, a Firenze, a Roma).
Nel momento decisivo dell'impresa vennero schierate in campo anche le
Madonne. Il 3 marzo 1936 l'immagine miracolosa della Madonna di Pompei fu
benedetta dal patriarca titolare di Costantinopoli, trasportata a Napoli con
una grande processione alla quale parteciparono vedove e madri dei caduti in
guerra e autorità politiche, ribenedetta dal cardinal Ascalesi, issata a
bordo di una nave in partenza per l'Abissinia e posta su un altare
incorniciato di emblemi fascisti. A pochi giorni di distanza seguirono la
Madonna patrona di Faenza e una statua sant'Antonio da Padova, e poi decine
e decine di altre statue di Madonne, che però non sempre riuscivano a
raggiungere tutti gli avamposti. Allora furono gli stessi soldati a
provvedere alla bisogna, improvvisandosi artisti devoti e estrosi; frà
Ginepro da Pompeiana magnificò "il gesto del legionario che adopera il
pugnale vittorioso del furore abissino per raffigurare la Madonnina."
Quando, nel maggio, le truppe italiane occuparono Addis Abeba, vennero
cantati, in tutte le chiesa, "Te Deum" di ringraziamento, e molti vescovi
spiegarono ai fedeli il significato della vittoria per l'avvenire d'Italia.
Niente di simile si era mai visto, neppure alla fine della prima guerra
mondiale.
Particolarmente memorando fu il discorso dell'arcivescovo Elia Dalla Costa
(il quale, nel 1938, in occasione della visita di Hitler in Italia, tenne
chiuse le finestre dell'arcivescovado; eppure, prima del Conclave che nel
1939 portò all'elezione di Pio XII, egli fu indicato dagli ambienti fascisti
come il nuovo papa ideale....) tenuto in Santa Maria del Fiore, a Firenze:
"Questa guerra finita, questa pace restituita, sono l'epilogo felice della
asprissima lotta ingaggiata contro l'Italia non già da un esercito di
soldati, ma, incredibile a dirsi, da un esercito di Nazioni, contro cui la
perfetta unione degli italiani, la sapienza dei reggitori, l'abilità dei
condottieri, l'eroismo dei soldati, la costanza degli operai, ebbero
sfolgorante vittoria contro difficoltà e ostacoli di terreno, di clima, di
costumi, che parevano insuperabili, come erano stati per tanti secoli
insuperabili. Ne sia lodato il Signore perché la coalizione mondiale contro
la nostra Nazione apparve circondata spesso da un affannoso mistero: i primi
e più accaniti avversari nostri erano tra coloro a cui è programma la lotta
contro la Chiesa, contro la fede cattolica, per cui parve spesso che l'
ostentata protezione all'impero etiopico, protezione che allo stesso impero
è costato la vita, non fosse che la maschera che celava la guerra a Dio e
quindi all'Italia, dove non si bruciano palazzi, chiese, conventi, dove ogni
incrinatura all'unità religiosa è attentato di lesa Nazione, dove nessun
adito è aperto al comunismo demolitore della proprietà, della famiglia, di
ogni ordine religioso e civile."
Anche il papa potè finalmente unirsi al gaudio generale susseguente alla
vittoria africana, in occasione dell'inaugurazione della Esposizione
mondiale della stampa cattolica, il 16 maggio 1936: "Una grande benedizione
a tutta questa esposizione che tante preziose cose accoglie e insegna: la
conceda il buon Dio che ne ha così visibilmente benedetto la preparazione, e
ne ha fatto cadere gli inizi in così insperatamente propizio clima generale
e locale, lontano e vicino, fino alla quasi esatta coincidenza con la
letizia trionfale di un grande e buon popolo."
Da qui non bisogna dedurre che basti fare un
concordato per essere automaticamente santificati.
Corncordati ne fecero anche Craxi, napoleone e
hitler (quest'ultimo per non rispettarlo) e chissà
quanti altri
| Il tuo intervento mi lascia un po' perplesso,
sebbene non sia la prima
| volta che mi capitano interventi
"palinfranschistici"; anche quando parlo
| della Chiesa,
tu non ti limiti a parlare della chiesa, ma
inserisci dei riferimenti al Fascismo, ed io mi
riferivo a quelli
talvolta salta fuori qualcuno che incomincia a
elencare
| confusamente colpe vere, colpe false, colpe
discutibili: "Le crociate! L'
| inquisizione! Le guerre di religione! Il buio
Medioevo! L'oscurantismo! La
| repressione sessuale! Il papa di Hitler!
Marcinkus!" eccetera, eccetera,
| eccetera....
veramente il mio intervento era critico del
Fascismo, non della Chiesa
| Volendo entrare nel merito, riguardo alle leggi
razziali, non sono certo io
| a negare le colpe del fascismo.
Meno male
|| Pio XI, per la sua posizione, non poteva dare
un assenso esplicito
| all'azione dell'Italia in Etiopia, ma, dopo aver
chiarito di non potere
| approvare una guerra "ingiusta", rilevò, in un
discorso pronunciato a
| Castelgandolfo il 29 agosto 1935, che: "D'altra
parte, in Italia si dice che
| si tratterebbe di una guerra giusta; perché una
guerra di difesa, per
| assicurare le frontiere contro i pericoli
continui e incessanti, una guerra
| divenuta necessaria per l'espansione di una
popolazione che aumenta di
| giorno in giorno, una guerra intrapresa per
difendere e assicurare la
| sicurezza materiale a un Paese, una tale guerra
si giustificherebbe da
| sola."
Il papa riporta quello chhe si dice in Italia, non
in VAticano. Del resto mi pare che non fosse una
guerra di difesa, visto che l'Etiopia non pensava
di attaccare l?italia, e i motivi espansionistici
non hanno mai giustificato la guerra secondo la
morale cattolica
| Se il papa, giustamente, non poteva esprimersi
in maniera più chiara e netta
| in favore della guerra, i vescovi godevano di
margini di "libertà di
| espressione" molto più ampi.
Di cui evidentemente abusavano
| "L'Italia cattolica rappresentata migliaia di
congressisti convenuti Teramo
| XI Congresso Eucaristico nazionale presente
Cardinale Legato pontificio ed
| Autorità ecclesiastiche politiche civili
militari prega Gesù Eucaristico
| per prosperità di sempre nuove grandezze Patria
diletta, per vostro governo
| più compatta e forte."
pregare per la patria e i governanti è sempre
stato lecito e non significa autoamticamente
approvare la politica del governo. pregava per il
Governano anche il parroco di sant'Edvige a
berlino
| Il vescovo di Lecce, Alberto Costa, dichiarava:
"I nostri soldati combattono
| e avanzano per piantare nell'Etiopia il
tricolore, segnacolo di civiltà e di
| progresso, per difendere i diritti della Patria
e per vendicare il sangue
| versato, già sono quarant'anni, su quelle terre
lontane."
nessuno li aveva costretti ad andare in Etiopia.
Sono affermazioni dissennate. un vescovo che parla
di vendetta?
| Mons. Massimiliano Massimiliani, vescovo di
Modigliana, denunciando l'
| assurdità delle inique sanzioni comminate
all'Italia dalla Società delle
| Nazioni, dichiarava nell'anniversario della
vittoria della prima guerra
| mondiale: . Ma troppo limpido è il genio e forte
il braccio di
| chi la guida, troppo granitica è l'unione di
tutti gli italiani perché la
| trama non si sveli e la artificiosa coalizione
non si infranga."
Si vide l'8 settembre quanto fu granitica l'unione
di tutti gli italiani
il vescovo di Parma, Evasco Colli, proclamava:
"Il momento
| è grave! La Patria è aggredita. Ogni cittadino
diventi soldato. Ieri, forse,
| poteva ancora qualcuno credere di discutere;
oggi dobbiamo tutti obbedire";
ho come l'impressione che il vescovo di Parma si
sia pentito di queste frasi
| l'arcivescovo di Brindisi, Tommaso Valeri,
spiegava che l'Italia non
| domandava "che un pò di spazio per i suoi figli
aumentati vertiginosamente"
| a "un popolo 5 volte meno numeroso del nostro e
che detiene, non si sa
| perchè e a quale diritto, una estensione di
territorio 4 volte più grande
| dell'Italia senza che sappia sfruttare i tesori
di cui lo ha arricchito la
| Provvidenza a vantaggio dell'uomo".
Questa è una vera scemenza. Allora devolviamo
l'italia agli indiani o ai cinesi, che sono così
numerosi
| Il vescovo di Livorno, monsignor Piccioni,
sottolineava i vantaggi morali
| dell'autarchia: "Anche le sanzioni possono
essere una buona occasione per
| una vita più nobile e austera, liberandoci dalla
mania di importare dall'
| estero prodotti non strettamente necessari e più
ancora dallo spirito
| servile di imitazione di usi e costumi
stranieri, che minano la nostra vita
| nazionale."
Scusa tanto, ma trovo un po' perfido da parte tua
elencare queste imbarazzanti esternazioni di
vescovi a sostegno di una guerra di aggressione
verso un regno antichissimo, che si dice derivasse
la propria monarchia nientemeno che da Salomone.
Non è che per caso che tu sei un anticlericale
che finge di essere fascista per denigrare
l'episcopato italiano riportandone le affermazioni
politiche più sventate, fingendo di condividerle?
| Il 26 febbraio 1937, inaugurando i corsi della
Scuola superiore di mistica
| fascista, il beato dichiarò: "A Benito Mussolini
Gesù Cristo, figlio di Dio,
| Salvatore, ha accordato un premio che ravvicina
la sua figura storica agli
| spiriti magni di Augusto e Costantino.
Oddio...
Dopo la marcia su Roma e la
| Convenzione del Laterano, Dio ha risposto dal
cielo, ricingendo, per opera
| del Duce, Roma e il Re in un ripullulante lauro
imperiale nella Pax Romana."
Dio ha risposto dal cielo anche nel 1945?
per curiosità, da dove hai attinto tutte queste
notizie?|
Per la maggior parte sono tratte dal saggio di Mimmo Franzinelli "Stellette,
croce e fascio littorio", ed. FrancoAngeli.
Altre sono tratte dai saggi di Antonio Pellicani "Il papa di tutti", ed.
Sugar, e di Pietro Scoppola "La Chiesa e il fascismo", ed. Laterza.
Cordiali saluti.
Io non ho detto che Mussolini sarà automaticamente santificato (sulla
questione deciderà la Chiesa....) ho detto che coloro che ritengono giusto
che il crocifisso sia presente nelle scuole, nei tribunali e negli uffici
pubblici, devono senza dubbio essere grati e riconoscenti a Mussolini.
Il Concordato c'entra come i mitici cavoli a merenda, perché le norme
riguardanti il crocifisso furono approvate per volontà di Mussolini in
maniera del tutto spontanea, ANNI PRIMA DEL CONCORDATO, E INDIPENDENTEMENTE
DAL CONCORDATO.
Nel primo messaggio del thread (che forse non hai letto, oppure non hai
letto con attenzione) avevo citato appositamente il Consiglio di Stato:
L'indagine deve mirare a stabilire, in buona sostanza, se, a parte
l'indubbio significato storico-culturale cui si è prima accennato, le
disposizioni citate in premessa le quali consentono l'esposizione
dell'immagine del Crocifisso nelle scuole, siano tuttora vigenti oppure
siano da ritenere implicitamente abrogate, perché in contrasto con il nuovo
assetto normativo in materia, derivante dall'Accordo, con protocollo
addizionale, intervenuto tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, con il
quale sono state apportate modificazioni al Concordato Lateranense dell'11
febbraio 1929.
A tale riguardo, devesi rilevare che le due norme citate, di natura
regolamentare, sono preesistenti ai Patti Lateranensi e non si sono mai
poste in contrasto con questi ultimi.
Nulla, infatti, viene stabilito nei Patti Lateranensi relativamente
all'esposizione del Crocifisso nelle scuole o, più in generale negli uffici
pubblici, nelle aule dei tribunali e negli altri luoghi nei quali il
Crocifisso o la Croce si trovano ad essere esposti.
Conseguentemente, le modificazioni apportate al Concordato Lateranense, con
l'accordo, ratificato e reso esecutivo con la Legge 25 marzo 1985, n. 121,
non contemplando esse stesse in alcun modo la materia de qua, così come nel
Concordato originario, non possono influenzare, né condizionare la vigenza
delle norme regolamentari di cui trattasi.
> Corncordati ne fecero anche Craxi, napoleone e
> hitler (quest'ultimo per non rispettarlo) e chissà
> quanti altri
Neanche Napoleone ha rispettato il suo concordato.
E Craxi non ha stipulato un concordato, ha semplicemente promosso un accordo
di modifica dei Patti Lateranensi del 1929.
Nel 1929 Mussolini, elaborando i Patti Lateranensi, riuscì a risolvere
l'ormai sessantennale "questione romana", che aveva causato una vera e
propria spaccatura non solo religiosa, ma anche sociale e economica, che
divideva in due il popolo italiano (si svilupparono a causa di quel
contrasto una finanza laica e finanza cattolica, un associazionismo laico e
un associazionismo cattolico, cooperative laiche e cooperative cattoliche,
un volontariato laico e un volontariato cattolico, una intellettualità laica
e una intellettualità cattolica ecc.).
I politici liberali che avevano preceduto il fascismo, a causa dei loro
dogmi ideologici, erano incapaci di concepire un rapporto con la Chiesa che
non fosse improntato a un formale "separatismo" e a un sostanziale
"giurisdizionalismo", e non sarebbero quindi mai riusciti a risolvere il
problema. Che fu effettivamente risolto solo quando prese il potere un uomo
dotato di intelligenza e abilità eccezionali, come Mussolini.
In questo senso Pio XI non potè proprio fare a meno di definirlo "Uomo
provvidenziale". E tale giudizio fu pressochè unanimemente ritenuto
adeguato, non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.
In realtà la Chiesa, che già in precedenza aveva saggiamente individuato in
Mussolini il "katechon" della sua epoca, capì che egli era anche l'unico
uomo che, libero dai pregiudizi e dai dogmi della dottrina laicistica
liberale, fosse in grado di risolvere l'insolubile problema del potere
temporale, evitando l'inaccettabile formula "libera Chiesa in libero Stato",
che, riducendo la Chiesa a una qualunque associazione privata (come il CAI,
o l'ARCI....) avrebbe assegnato alla stessa spazi di libertà stabiliti
unilateralmente e arbitrariamente dallo Stato.
I patti comprendevano infatti due accordi distinti: il Concordato e il
Trattato. Con il Concordato, che veniva a porre fine a un sessantennio di
ostilità e di fattuali persecuzioni e discriminazioni nei confronti dei
cattolici, e statuiva organicamente i relativi rapporti reciproci, lo Stato
riconosceva esplicitamente la Chiesa come ordinamento primario e
indipendente, mentre la Chiesa riconosceva lo Stato italiano, e si impegnava
contestualmente a condonare le sanzioni canoniche a tutti coloro che erano
venuti in possesso di beni ecclesiastici in seguito alle leggi eversive.
E' da sottolineare il fatto che la Repubblica democratica, nata
dall'antifascismo e dalla resistenza, ha esplicitamente riconosciuto la
bontà e la validità dell'opera mussoliniana, sancendo la piena validità dei
Patti Lateranensi addirittura nella Costituzione (art.7). Essendo destinato
a regolare i rapporti tra due entità storiche soggette a continui mutamenti,
il Concordato è stato rinnovato con gli accordi di Villa Madama del 18
febbraio 1984, ma è rimasto immutato il principio che ne costituisce il
fondamento: i rapporti reciproci tra Stato e Chiesa, entrambi ordinamenti
indipendenti e sovrani, possono essere regolati o modificati solo in via
bilaterale, e non unilateralmente, da parte dello Stato.
E' cioè definitivamente seppellito il principio cavourriano "libera Chiesa
IN libero Stato", e riaffermato il principio mussoliniano "libera Chiesa E
libero Stato".
Con il Trattato, viceversa, che ha un valore eccezionale e universale, si è
definitivamente formata, sulla base della rinuncia territoriale concessa dal
governo fascista, una nuova entità politica di rilievo internazionale, lo
Stato della Città del Vaticano (ogni volta che sui giornali, in televisione,
sui mass-media si nomina lo Stato della Città del Vaticano, sarebbe bene
rivolgere il proprio pensiero grato e riconoscente al Duce..........) .
Mussolini ha mirabilmente, o miracolosamente, coniugato le esigenze
millenarie espresse dalle due "correnti" ecclesiastiche che si sono
scontrate e intersecate nei secoli: quella che vorrebbe una Chiesa solo
"spirituale" e libera da coinvolgimenti diretti di carattere politico, e
quella che promuove una Chiesa impegnata anche nelle questioni politiche e
temporali: la Chiesa infatti può ora operare, e essere riconosciuta
internazionalmente, come un'entità statale autonoma e indipendente, ma
dispone di un territorio così minuscolo da sottrarla a qualunque tentazione
"mondana" o "temporalistica".
Il papa, in occasione della stipulazione dei Patti, si compiacque in
particolar modo del fatto che Mussolini non avesse "le preoccupazioni della
scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli
ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e
tutti quei regolamenti, erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci,
tanto piú intangibili e venerandi quanto piú brutti e deformi", e che con i
Patti appena stipulati si era "ridato Dio all'Italia e l'Italia a Dio".
Faccio inoltre notare che la Santa Sede festeggia ogni anno la stipulazione
dei Patti Lateranensi, e non lo fa il 18 febbraio, data della loro modifica,
ma lo fa invece ancora oggi l'11 febbraio, data della loro sottoscrizione da
parte del cardinal Gasparri e di Sua Eccellenza Benito Mussolini....
> | Il tuo intervento mi lascia un po' perplesso,
> sebbene non sia la prima
> | volta che mi capitano interventi
> "palinfranschistici"; anche quando parlo
> | della Chiesa,
>
> tu non ti limiti a parlare della chiesa, ma
> inserisci dei riferimenti al Fascismo, ed io mi
> riferivo a quelli
Io mi riferivo al tema delle norme che stabiliscono la presenza del
crocifisso nei luoghi pubblici, volute da Mussolini; perché tu ti sei messo
a parlare dei cavoli a merenda?
A parte questo, perché scrivi "fascismo" con la "F" maiuscola?
> talvolta salta fuori qualcuno che incomincia a
> elencare
> | confusamente colpe vere, colpe false, colpe
> discutibili: "Le crociate! L'
> | inquisizione! Le guerre di religione! Il buio
> Medioevo! L'oscurantismo! La
> | repressione sessuale! Il papa di Hitler!
> Marcinkus!" eccetera, eccetera,
> | eccetera....
>
> veramente il mio intervento era critico del
> Fascismo, non della Chiesa
Veramente il mio intervento riguardava il tema del crocifisso, e ho voluto
sottolineare il fatto che il tuo messaggio non aveva attinenza con esso.
Nulla di male: trovo lecito, ancorchè un po' strano, il fatto che se, ad
esempio, parlo della benemerita opera svolta dai missionari cattolici,
qualcuno intervenga tirando in ballo le crociate, l'inquisizione, l'
oscurantismo, la repressione sessuale, Marcinkus, ecc.
Se il papa, nonostante la sua necessaria e istituzionale posizione di
neutralità, riporta le motivazioni di parte italiana, e non le disapprova,
qualche motivo ci sarà...
E se permette che l'intero episcopato italiano si schieri entusiasticamente
a favore dell'intervento in Etiopia, senza mostrare il minimo biasimo,
qualche motivo ci sarà..
E se al termine dell'impresa etiopica si compiace del propizio clima
generale, e della "letizia trionfale" degli italiani, qualche motivo ci
sarà...
Si discuteva allora se l'impresa etipica dovesse essere considerata
prevalentemente una conquista coloniale o una intervento liberatore e
civilizzatore.
Quale mai poteva essere, al riguardo, l'opinione del papa, il quale, al
termine dell'impresa, definiva il popolo italiano "grande" e "buono"?
> | Se il papa, giustamente, non poteva esprimersi
> in maniera più chiara e netta
> | in favore della guerra, i vescovi godevano di
> margini di "libertà di
> | espressione" molto più ampi.
>
> Di cui evidentemente abusavano
Il papa non era evidentemente della tua stessa opinione...
> | "L'Italia cattolica rappresentata migliaia di
> congressisti convenuti Teramo
> | XI Congresso Eucaristico nazionale presente
> Cardinale Legato pontificio ed
> | Autorità ecclesiastiche politiche civili
> militari prega Gesù Eucaristico
> | per prosperità di sempre nuove grandezze Patria
> diletta, per vostro governo
> | più compatta e forte."
>
> pregare per la patria e i governanti è sempre
> stato lecito e non significa autoamticamente
> approvare la politica del governo. pregava per il
> Governano anche il parroco di sant'Edvige a
> berlino
Gli autorevoli congressisti manifestano la propria volontà di pregare per la
Patria, la quale, constatano e sottolineano, è diventata più compatta e
forte per merito del fascismo ("vostro governo", vostro di Mussolini).
Ho come l'impressione che tu non abbia letto attentamente tutte le
dichiarazioni di vescovi da me riportate (e moltissime altre se ne
potrebbero riportare, ancora più encomiatiche e entusiastiche nei confronti
di Mussolini e del fascismo...)
A titolo esemplificativo ricordo la manifestazione del 9 gennaio 1938,
quando 60 arcivescovi e vescovi delle diocesi italiane e duemila parroci e
sacerdoti, convenuti a Roma per la premiazione dei vincitori della
"battaglia del grano", si riunirono al Collegio Romano per "approvare un
fervido ordine del giorno di gratitudine e di devozione per il Fondatore
dell'Impero". Preceduti da bandiere, portate da sacerdoti decorati di
guerra, si recarono in pellegrinaggio alla tomba del Milite Ignoto, all'Ara
dei Martiri della Rivoluzione Fascista, e al cippo in memoria di Arnaldo
Mussolini.
Indi, inquadrati come soldati, si recarono a Palazzo Venezia, dove vennero
introdotti nella Sala del Mappamondo:
"Imponenti nell'abito talare, ravvolti dal ferraiuolo color porpora o
paonazzo, con la grande croce pastorale sul petto che taluni, e sono i più,
hanno fregiato con le decorazioni di guerra, incedevano in testa gli
arcivescovi e i vescovi, i quali facevano ingresso nell'immensa sala".
Squillarono le trombe ed entrò Mussolini, che indossava l'uniforme di
comandante generale della Milizia.
"L'ovazione dei convenuti si innalzò potente e dai petti degli ecclesiastici
proruppe calorosissima, schietta, vibrante, l'invocazione "Duce, Duce, Duce"
. Il Duce rispose col saluto romano, quindi salì sul podio."
Placate le acclamazioni, monsignor Nogara rivolto a Mussolini disse:
"Duce!
Avete vinto tante battaglie, avete vinto anche la battaglia del grano!
Vi assista il Signore.
Noi lo preghiamo che Vi conceda di vincere tutte le battaglie, che voi
sapientemente ed energicamente dirigete, per la prosperità, la grandezza e
la gloria dell'Italia cristiana, di questa Roma dov'è il centro del
cristianesimo, di questa Roma che è la capitale dell'Italia Imperiale.
I preti dell'Italia invocano e invocheranno sulla Vostra persona, sulla
Vostra opera di restauratore d'Italia, di Fondatore dell'Impero, sul Governo
Fascista, la benedizione del Signore e una perenne aureola di sapienza e di
virtù romane.
Duce!
I ministri di Cristo, i padri del popolo rurale, a Voi devotamente rendono
onore, Vi protestano fedeltà. Con spirituale entusiasmo, con voce e con
cuore di popolo, gridiamo:
"Saluto al Duce! A noi!"
"A noi!" proruppero i presenti . Gli applausi si tramutarono in un'alta,
prolungata e vibrante manifestazione, al grido di "Duce! Duce!", quando
Mussolini accennò a parlare. Egli ricordò l'efficace aiuto offerto da tutto
il clero durante la lotta contro le orde abissine, "e anche contro le
cosiddette civilissime orde del sanzionismo", e portò ad esempio di
patriottismo e di italianità i vescovi che avevano dato il loro oro alle
sedi dei Fasci, mentre i parroci incuoravano le popolazioni alla resistenza
e alla tenacia.
Quando il Duce chiese se avrebbe sempre potuto contare sulla collaborazione
del clero, la massa dei presenti rispose con un altissimo "Si!", tra l'
entusiasmo generale. Mussolini sostò a lungo col braccio levato romanamente,
poi scese dal podio.
"All'"A noi!" dei moschettieri si unisce caloroso, schietto e vibrante
quello degli ecclesiastici, verso i quali il Duce si avvia. Arcivescovi,
vescovi, parroci e sacerdoti abbandonano allora il loro posto e gli si
serrano attorno. Le acclamazioni si susseguono alle acclamazioni, e le
invocazioni alla Divina Provvidenza si uniscono col grido "Duce! Duce!",
scandito e ripetuto in coro. Mentre arcivescovi e vescovi, con i quali il
Duce si intrattiene con affabile cordialità, gli esprimono la loro
gratitudine e il loro entusiasmo, la massa dei sacerdoti incalza per
gridargli più da vicino possibile tutta la propria devozione."
Il 12 gennaio gli ecclesiastici si recarono in Vaticano ad ossequiare il
papa. Pio XI espresse la sua grande soddisfazione per la manifestazione di
tre giorni prima, e la sua gratitudine per coloro che "da così alti posti, e
con così autorevole intervento, li avevano onorati."
"Siamo loro particolarmente grati perché, è ovvio il ripeterlo, l'onore dei
figli è l'onore dei padri."
Faccio notare che il papa parla sempre al plurale: gli "alti posti" sono
Mussolini, i "padri" sono lui stesso....
> | Il vescovo di Lecce, Alberto Costa, dichiarava:
> "I nostri soldati combattono
> | e avanzano per piantare nell'Etiopia il
> tricolore, segnacolo di civiltà e di
> | progresso, per difendere i diritti della Patria
> e per vendicare il sangue
> | versato, già sono quarant'anni, su quelle terre
> lontane."
>
> nessuno li aveva costretti ad andare in Etiopia.
> Sono affermazioni dissennate. un vescovo che parla
> di vendetta?
De opinionibus Episcoporum....
> | Mons. Massimiliano Massimiliani, vescovo di
> Modigliana, denunciando l'
> | assurdità delle inique sanzioni comminate
> all'Italia dalla Società delle
> | Nazioni, dichiarava nell'anniversario della
> vittoria della prima guerra
> | mondiale: . Ma troppo limpido è il genio e forte
> il braccio di
> | chi la guida, troppo granitica è l'unione di
> tutti gli italiani perché la
> | trama non si sveli e la artificiosa coalizione
> non si infranga."
>
> Si vide l'8 settembre quanto fu granitica l'unione
> di tutti gli italiani
Scusa tanto, ma trovo un po' perfido da parte tua manipolare i fatti e i
tempi per mettere in cattiva luce degli illustri vescovi.
Non è che per caso tu sei un anticlericale, che vuole denigrare l'episcopato
italiano, celandosi sotto le apparenze di un ingenuo che conosce la storia
in modo approssimativo?
Il vescovo che tu cerchi di squalificare non scriveva nel 1943, ma nel 1935,
quando, come riconoscono tranquillamente gli storici, l'unione di tutti gli
italiani intorno a Mussolini e al fascismo era certamente "granitica".....
Mi perdoni se ti faccio un po' il verso, vero?
> il vescovo di Parma, Evasco Colli, proclamava:
> "Il momento
> | è grave! La Patria è aggredita. Ogni cittadino
> diventi soldato. Ieri, forse,
> | poteva ancora qualcuno credere di discutere;
> oggi dobbiamo tutti obbedire";
>
> ho come l'impressione che il vescovo di Parma si
> sia pentito di queste frasi
Se cullarti nelle tue impressioni ti fa sentire meglio...
> | l'arcivescovo di Brindisi, Tommaso Valeri,
> spiegava che l'Italia non
> | domandava "che un pò di spazio per i suoi figli
> aumentati vertiginosamente"
> | a "un popolo 5 volte meno numeroso del nostro e
> che detiene, non si sa
> | perchè e a quale diritto, una estensione di
> territorio 4 volte più grande
> | dell'Italia senza che sappia sfruttare i tesori
> di cui lo ha arricchito la
> | Provvidenza a vantaggio dell'uomo".
>
> Questa è una vera scemenza. Allora devolviamo
> l'italia agli indiani o ai cinesi, che sono così
> numerosi
Non ha senso paragonare le circostanze storiche di oggi con quelle di
allora. A questa stregua potrei rilevare che il rapporto
territorio-popolazione dell'Italia di oggi non è squilibrato come quello
dell'Etiopia di ieri, e che noi sappiamo sfruttare i (pochi) tesori che la
Provvidenza ha elargito al nostro Paese....
> | Il vescovo di Livorno, monsignor Piccioni,
> sottolineava i vantaggi morali
> | dell'autarchia: "Anche le sanzioni possono
> essere una buona occasione per
> | una vita più nobile e austera, liberandoci dalla
> mania di importare dall'
> | estero prodotti non strettamente necessari e più
> ancora dallo spirito
> | servile di imitazione di usi e costumi
> stranieri, che minano la nostra vita
> | nazionale."
>
> Scusa tanto, ma trovo un po' perfido da parte tua
> elencare queste imbarazzanti esternazioni di
> vescovi a sostegno di una guerra di aggressione
> verso un regno antichissimo, che si dice derivasse
> la propria monarchia nientemeno che da Salomone.
Nientepopodimeno?
E Haile Selassiè ha preso esempio da Salomone nel provocare l'Italia con
scorrerie e incidenti ai confini dell'Eritrea, nell'abbandonare l'Etiopia
alla miseria e alla barbarie, nel mostrarsi incapace di combattere le
malattie endemiche che devastavano la popolazione, nel governare con un
sistema che solo eufemisticamente si poteva definire feudale, nell'imporre
il dominio violento di certe etnie sulle altre, nel ridurre a servi della
gleba e a schiavi milioni di etiopi?
> Non è che per caso che tu sei un anticlericale
> che finge di essere fascista per denigrare
> l'episcopato italiano riportandone le affermazioni
> politiche più sventate, fingendo di condividerle?
Non sono anticlericale, non fingo di essere fascista, e riporto affermazioni
dell'episcopato, che, all'epoca, non erano affatto sventate.
Se tali affermazioni non ti piacciono, il problema è tuo.
Ma forse tu vorresti che non se ne parlasse, che tali fatti venissero
nascosti o censurati, preferiresti mettere la testa sotto la sabbia, o
ignorare cose che, non capisco nemmeno per quale motivo, ti disturbano la
digestione....
> | Il 26 febbraio 1937, inaugurando i corsi della
> Scuola superiore di mistica
> | fascista, il beato dichiarò: "A Benito Mussolini
> Gesù Cristo, figlio di Dio,
> | Salvatore, ha accordato un premio che ravvicina
> la sua figura storica agli
> | spiriti magni di Augusto e Costantino.
>
> Oddio...
>
> Dopo la marcia su Roma e la
> | Convenzione del Laterano, Dio ha risposto dal
> cielo, ricingendo, per opera
> | del Duce, Roma e il Re in un ripullulante lauro
> imperiale nella Pax Romana."
>
> Dio ha risposto dal cielo anche nel 1945?
Dio non sempre interviene direttamente nelle vicende umane.
Non sarai così ingenuo da credere che sono sempre i "buoni" a vincere, o i
"cattivi" a perdere, o a finire male, vero?
Stalin e Mao, ad esempio, che hanno fatto ammazzare così tante persone da
far sembrare Hitler un povero dilettante, sono morti tranquillamente
conservando il loro potere sino alla fine....
Nel 1945 il beato cardinale Schuster affermava: "Con la Conciliazione non
solo si è composto il dissidio tra l'Italia e il Papato, ma si è risolto per
sempre il problema della sovranità temporale della Chiesa di Roma, durato
dal 754 ai giorni nostri. Il Papato ha riacquistato quella libertà che gli
permette oggi di spaziare sempre più in alto nel cielo degli spiriti.
Nessuno potrà togliere a Mussolini questo eccezionale merito".
Sempre nel 1945 il beato Angelo Roncalli, il futuro "papa buono", così
scriveva: "Giornata triste nel pensiero della fine esecranda riservata dai
partigiani - cosiddetti patrioti - a Mussolini e Clara Petacci. Vangelo
sanguinoso e implacabile. Io ho invocato però misericordia e pace".
In occasione del dimissionamento di Mussolini il beato aveva scritto: "Il
gesto del Duce lo credo atto di saggezza che gli fa onore. No, io non
getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il
gran bene da lui fatto all'Italia resta."
E nel 1954 scrisse, con riferimento ai Patti Lateranensi: "Per chi, come il
vostro Patriarca, trovavasi allora lontano da Roma, fu più facile rendersi
conto di quanto era accaduto al Laterano, e della impressione e dello
stupore generale sollevato nel mondo intero da quell'avvenimento. Gli amici
sinceri dell'Italia se ne compiacquero, gli amici insinceri se ne dolsero, i
cattolici onesti e retti ne esultarono innanzi al Signore."
Pio XII, di cui, tra l'altro, è in corso il processo di beatificazione, ha
dichiarato nel 1952: "Mussolini è il più grande uomo da me conosciuto, e
senz'altro tra i più profondamente buoni; al riguardo, ho troppe prove per
dimostrarlo".
Credo che il Vicario di Cristo annoverasse, tra i tanti meriti di Mussolini,
pure quello di aver voluto promulgare, come primo provvedimento in
territorio etiopico, questo semplicissimo decreto: "Ovunque in Etiopia
sventoli il tricolore italiano, la schiavitù è abolita."
Cordiali saluti.
Questa mia affermazione è incomprensibile e
bisogna aggiungere qualche spiegazione. Il parroco
di Sant'Edvige di Berlino (il duomo cattolico
della città, fatto erigere da Federico il Grande,
quindi non una parrocchia periferica) pregava
pubblicamente per gli ebrei sotto le persecuzioni
hitleriane tutti i giorni, malgrado le minacce dei
nazisti. Venne arrestato dalle SS e mori' in un
campo di concentramento. Questo parroco, di cui
purtroppo non ricordo il nome, è stato beatificato
dall'attuale papa.
non manchi di umorismo
ho detto che
coloro che ritengono giusto
| che il crocifisso sia presente nelle scuole, nei
tribunali e negli uffici
| pubblici, devono senza dubbio essere grati e
riconoscenti a Mussolini.
Poniamo che Stalin abbia fatto qualcosa di buono,
ad esempio un tunnel sotto i monti Urali. Ti
esprimeresti nei termini "grati e riconoscenti"
per il suo tunnel?
O se il paragone è eccessivo, ti riferiresti a
Togliatti in quel modo, per qualche suo eventuale
merito politico?
|
| > Corncordati ne fecero anche Craxi, napoleone
e
| > hitler (quest'ultimo per non rispettarlo) e
chissà
| > quanti altri
|
| (ogni volta che
sui giornali, in televisione,
| sui mass-media si nomina lo Stato della Città
del Vaticano, sarebbe bene
| rivolgere il proprio pensiero grato e
riconoscente al Duce..........) .
non perdi il vizio
|
| Io mi riferivo al tema delle norme che
stabiliscono la presenza del
| crocifisso nei luoghi pubblici, volute da
Mussolini; perché tu ti sei messo
| a parlare dei cavoli a merenda?
penso d'averlo spiegato prima. Trovo grottesco che
si voglia mettere l'aureola a Mussolini.
| A parte questo, perché scrivi "fascismo" con la
"F" maiuscola?
Fascismo nel senso di dottrina politica definita.
Tu scrivi Trattato con la maiscola.
|
|
|
| Veramente il mio intervento riguardava il tema
del crocifisso, e ho voluto
| sottolineare il fatto che il tuo messaggio non
aveva attinenza con esso.
| Nulla di male: trovo lecito, ancorchè un po'
strano, il fatto che se, ad
| esempio, parlo della benemerita opera svolta dai
missionari cattolici,
| qualcuno intervenga tirando in ballo le
crociate, l'inquisizione, l'
| oscurantismo, la repressione sessuale,
Marcinkus, ecc.
Non è il mio caso. Io ho solo commentato la tua
affermazione " Ti invito quindi a rivolgere il tuo
pensiero, grato e riconoscente, al Duce
d'Italia (Semel Dux, semper Dux!) ". Il suo merito
della conclusione della vertenza stato - chiesa
non lo assolve da tutto il resto, percio' trovo
ambiguo e inopportuno parlare di "riconoscenza"
nei suoi confronti.
|
| Se il papa, nonostante la sua necessaria e
istituzionale posizione di
| neutralità, riporta le motivazioni di parte
italiana, e non le disapprova,
| qualche motivo ci sarà...
che noi non conosciamo. Vuoi suggerire che il papa
era fascista?
Se le cose sono andate veramente cosi' e la
cronaca è fedele, allora si tratta di una pagina
misera di adulazione del potere da parte di
ecclesiastici non dotati certo del dono della
profezia.
|
|
| > Si vide l'8 settembre quanto fu granitica
l'unione
| > di tutti gli italiani
|
| Scusa tanto, ma trovo un po' perfido da parte
tua manipolare i fatti e i
| tempi per mettere in cattiva luce degli illustri
vescovi.
| Non è che per caso tu sei un anticlericale, che
vuole denigrare l'episcopato
| italiano, celandosi sotto le apparenze di un
ingenuo che conosce la storia
| in modo approssimativo?
| Il vescovo che tu cerchi di squalificare non
scriveva nel 1943, ma nel 1935,
| quando, come riconoscono tranquillamente gli
storici, l'unione di tutti gli
| italiani intorno a Mussolini e al fascismo era
certamente "granitica".....
| Mi perdoni se ti faccio un po' il verso, vero?
Si, non sono permaloso. mi permetto pero' di
farti
notare che parlando di 8 settembre il riferimento
al 1943 era implicito, e il fatto che non sia lo
stesso anno in cui parlava il vescovo non cambia
il mio argomento. Un'unione granitica deve durare
nel tempo, altrimenti si tratta più correttamente
di "fuoco di paglia", come in effetti fu.
|
| > Questa è una vera scemenza. Allora devolviamo
| > l'italia agli indiani o ai cinesi, che sono
così
| > numerosi
|
| Non ha senso paragonare le circostanze storiche
di oggi con quelle di
| allora. A questa stregua potrei rilevare che il
rapporto
| territorio-popolazione dell'Italia di oggi non è
squilibrato come quello
| dell'Etiopia di ieri, e che noi sappiamo
sfruttare i (pochi) tesori che la
| Provvidenza ha elargito al nostro Paese....
Non c'entra nulla l'uso che un popolo fa del
proprio territorio. I paesi stranieri non si
invadono perchè non sta bene farlo, a meno che non
siano aggressivi nei confronti degli altri. Ma
questo non fu il caso dell'Etiopia. E in ogni
caso non era bello bombardare i villaggi indigeni
dagli
aerei. Forse conoscerai "Tempo di uccidere" di
Flaiano. leggiti come fu la guerra al di fuori
della retorica ufficiale.
Il rapporto popolazione territorio dell'italia
degli anni 30 era decisamente più favorevole di
oggi, poichè c'era meno gente e il territorio era
meno sfruttato. Quindi la guerra era ancora meno
giustificata.
|
| Nientepopodimeno?
| E Haile Selassiè ha preso esempio da Salomone
nel provocare l'Italia con
| scorrerie e incidenti ai confini dell'Eritrea,
nell'abbandonare l'Etiopia
| alla miseria e alla barbarie, nel mostrarsi
incapace di combattere le
| malattie endemiche che devastavano la
popolazione, nel governare con un
| sistema che solo eufemisticamente si poteva
definire feudale, nell'imporre
| il dominio violento di certe etnie sulle altre,
nel ridurre a servi della
| gleba e a schiavi milioni di etiopi?
Era il sovrano legittimo, sostegno di una chiesa
apostolica antichissima. Chi ama le tradizioni non
può certo essere d'accordo con te. I tuoi
argomenti sono gli stessi di chi giustificò la
rivoluzione bolscevica in Russia e poi in anche
il regime comunista in etiopia. Del resto fascismo
e comunismo erano appaiati dall'odio per le
istituzioni tradizionali. Il regno etiopico
avrebbe dovuto piuttosto essere riformato
dall'interno.
|
| Non sono anticlericale, non fingo di essere
fascista, e riporto affermazioni
| dell'episcopato, che, all'epoca, non erano
affatto sventate.
| Se tali affermazioni non ti piacciono, il
problema è tuo.
| Ma forse tu vorresti che non se ne parlasse, che
tali fatti venissero
| nascosti o censurati, preferiresti mettere la
testa sotto la sabbia, o
| ignorare cose che, non capisco nemmeno per quale
motivo, ti disturbano la
| digestione....
Guarda, per me puoi riportare tutto quello che
vuoi, anche queste affermazioni che di certo non
fanno onore all'episcopato italiano e che
dimostrano solo la sua cecità politica. Ammiro i
vescovi come rappresentanti di un'istituzione
venerabile e sotto certi aspetti divinamente
ispirata, e mi dispiace quando fanno errori
grossolani che ne indeboliscono la credibilità
come nei casi che tu voluttuosamente riporti, ma
da tempo ho smesso di rifermi a loro per quanto
riguarda le mie scelte individuali.
| > Dio ha risposto dal cielo anche nel 1945?
|
| Dio non sempre interviene direttamente nelle
vicende umane.
| Non sarai così ingenuo da credere che sono
sempre i "buoni" a vincere, o i
| "cattivi" a perdere, o a finire male, vero?
infatti. Io non scomoderei Dio per sanzionare col
suo assenso presunto quanto gli uomini fanno sulla
terra. Dio è responsabile del moto degli astri,
mentre gli uomini della loro storia. Ma chi ha
scomodato Dio per primo, nel 1938?
| Stalin e Mao, ad esempio, che hanno fatto
ammazzare così tante persone da
| far sembrare Hitler un povero dilettante, sono
morti tranquillamente
| conservando il loro potere sino alla fine....
D'accordo sui crimini di Stalin e Mao, ma di
certo hitler non è stato un dilettante del
crimine, e questo lo sai anche tu.
|
| Sempre nel 1945 il beato Angelo Roncalli, il
futuro "papa buono", così
| scriveva: "Giornata triste nel pensiero della
fine esecranda riservata dai
| partigiani - cosiddetti patrioti - a Mussolini e
Clara Petacci. Vangelo
| sanguinoso e implacabile. Io ho invocato però
misericordia e pace".
certo. nessuna persona civile può essere d'accordo
con lo scempio di cadaveri e la giustizia
sommaria.
|| Pio XII, di cui, tra l'altro, è in corso il
processo di beatificazione, ha
| dichiarato nel 1952: "Mussolini è il più grande
uomo da me conosciuto, e
| senz'altro tra i più profondamente buoni; al
riguardo, ho troppe prove per
| dimostrarlo".
Lo ha dichiarato ex cathedra?
ciao
Cadmo
Non metto limiti alla Divina Provvidenza.....
> ho detto che
> coloro che ritengono giusto
> | che il crocifisso sia presente nelle scuole, nei
> tribunali e negli uffici
> | pubblici, devono senza dubbio essere grati e
> riconoscenti a Mussolini.
>
> Poniamo che Stalin abbia fatto qualcosa di buono,
> ad esempio un tunnel sotto i monti Urali. Ti
> esprimeresti nei termini "grati e riconoscenti"
> per il suo tunnel?
> O se il paragone è eccessivo, ti riferiresti a
> Togliatti in quel modo, per qualche suo eventuale
> merito politico?
Certamente: vanno ricordati tutti i meriti politici e non, come tutti i
demeriti politici e non. Contrariamente a quando è accaduto in Italia nell'
ultimo mezzo secolo: si sono ricordate sempre e solo le colpe del fascismo,
gonfiandole a volte come palloni aerostatici, e si sono sistematicamente
censurati o nascosti i suoi meriti.
Discorso per alcuni aspetti simile può valere per la Chiesa: si parla con
grande facilità dei suoi errori (dall'inquisizione....a Marcinkus) ma si
ricordano raramente i suoi meriti, immensi, e incalcolabili. A parte il
fatto che il cristianesimo ha segnato un mutamento veramente "copernicano"
di cultura e di civiltà, perché nessuno mai ricorda, o invita a meditare sul
fatto che nei secoli centinaia di milioni di atti di carità, di generosità,
di clemenza, di umiltà, di altruismo, di abnegazione, di sacrificio per gli
altri, sono stati generati dall'insegnamento della Chiesa cattolica?
Tornando al tema dei meriti e dei demeriti politici, ciascuno è libero di
dare un giudizio complessivo su determinati personaggi o determinati
fenomeni storici.
Io, molto semplicemente, mi associo ai giudizi espressi, dopo la caduta del
regime fascista, dal beato cardinal Schuster, dal beato Angelo Roncalli, e
dal beatificando Vicario di Cristo Pio XII. Ritengo quindi che, dal punto di
vista religioso, Mussolini abbia acquisito meriti eccezionali nei confronti
della Chiesa cattolica, dal punto di vista politico, rimanga il gran bene da
lui fatto all'Italia, dal punto di vista umano, sia stato un grande
personaggio storico, profondamente buono.
> | > Corncordati ne fecero anche Craxi, napoleone
> e
> | > hitler (quest'ultimo per non rispettarlo) e
> chissà
> | > quanti altri
> |
> | (ogni volta che
> sui giornali, in televisione,
> | sui mass-media si nomina lo Stato della Città
> del Vaticano, sarebbe bene
> | rivolgere il proprio pensiero grato e
> riconoscente al Duce..........) .
>
> non perdi il vizio
Non perdo la lucidità, e il dovuto senso di riconoscenza.
> |
> | Io mi riferivo al tema delle norme che
> stabiliscono la presenza del
> | crocifisso nei luoghi pubblici, volute da
> Mussolini; perché tu ti sei messo
> | a parlare dei cavoli a merenda?
>
> penso d'averlo spiegato prima. Trovo grottesco che
> si voglia mettere l'aureola a Mussolini.
Trovo grottesco dover sottolineare per la terza volta che io ho
semplicemente affermato che coloro che ritengono giusto che il crocifisso
sia presente nelle scuole, nei tribunali e negli uffici pubblici, devono
senza dubbio essere grati e riconoscenti a Mussolini.
Poi ciascuno è libero di vedere Mussolini aureolato o meno.
> | A parte questo, perché scrivi "fascismo" con la
> "F" maiuscola?
>
> Fascismo nel senso di dottrina politica definita.
Non conosco testi di dottrina politica nei quali la parola fascismo sia
scritta con la maiuscola.
Comunque la tua attitudine non mi dispiace affatto....
> Tu scrivi Trattato con la maiscola.
Scrivo Trattato (del Laterano) con la "T" maiuscola, perché in tale modo è
scritto nel testo originale (ad esempio l'art.3: "L'Italia riconosce alla
Santa Sede la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta potestà e
giurisdizione sovrana sul Vaticano, com'è attualmente costituito, con tutte
le sue pertinenze e dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano
per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente Trattato.")
> |
> |
> | Veramente il mio intervento riguardava il tema
> del crocifisso, e ho voluto
> | sottolineare il fatto che il tuo messaggio non
> aveva attinenza con esso.
> | Nulla di male: trovo lecito, ancorchè un po'
> strano, il fatto che se, ad
> | esempio, parlo della benemerita opera svolta dai
> missionari cattolici,
> | qualcuno intervenga tirando in ballo le
> crociate, l'inquisizione, l'
> | oscurantismo, la repressione sessuale,
> Marcinkus, ecc.
>
> Non è il mio caso. Io ho solo commentato la tua
> affermazione " Ti invito quindi a rivolgere il tuo
> pensiero, grato e riconoscente, al Duce
> d'Italia (Semel Dux, semper Dux!) ". Il suo merito
> della conclusione della vertenza stato - chiesa
> non lo assolve da tutto il resto, percio' trovo
> ambiguo e inopportuno parlare di "riconoscenza"
> nei suoi confronti.
Trovo giusto e opportuno parlare di "riconoscenza" nei confronti di
Mussolini perché le sue eventuali colpe relative a certe questioni non
inficiano i suoi meriti relativi ai rapporti Stato-Chiesa e alla creazione
dello Stato della Città del Vaticano, e quelli relativi ad altre questioni.
>
> | Se il papa, nonostante la sua necessaria e
> istituzionale posizione di
> | neutralità, riporta le motivazioni di parte
> italiana, e non le disapprova,
> | qualche motivo ci sarà...
>
> che noi non conosciamo. Vuoi suggerire che il papa
> era fascista?
Voglio suggerire che è un dato di fatto che il papa non solo non ha
condannato l'intervento italiano in Etiopia, ma si è compiaciuto di esso, e
ha definito il popolo italiano, in relazione a quell'impresa, "grande" e
"buono".
La cronaca è fedelissima, ed esistono pure delle meravigliose immagini
girate dall'Istituto Luce...
> allora si tratta di una pagina
> misera di adulazione del potere da parte di
> ecclesiastici non dotati certo del dono della
> profezia.
Si tratta di una bellissima pagina nella quale saggi e eminenti prelati
hanno giustamente e opportunamente manifestato, con il compiacimento e l'
approvazione del Sommo Pontefice, riconoscenza e elogio nei confronti di un
uomo e di un regime che meritavano pienamente, a quell'epoca, tale
riconoscenza e tale elogio.
Se tu ti metti a parlare di un fatto del 1943 in rapporto a dichiarazioni di
vescovi fatte nel 1935, mi sembra evidente che tu stai cercando di
squalificare e di mettere in cattiva luce i vescovi stessi, che facevano
bene a dire quello che dicevano nel 1935...
Riguardo all'8 settembre, forse è il caso di chiarire alcuni punti.
La situazione disastrosa che si verificò in quella data fu dovuta al
comportamento demenziale del re e di Badoglio. Finchè al governo ci fu
Mussolini la presenza di truppe tedesche sul nostro territorio fu sempre
limitata. L'invasione massiccia dei tedeschi cominciò il giorno dopo il 25
luglio 1943, cioè proprio il giorno dopo il dimissionamento di Mussolini!
I tedeschi sospettarono subito che l'Italia sarebbe in breve potuta passare
dalla parte degli alleati, nonostante le rassicurazioni fornite dal nuovo
governo. A partire dal 26 luglio, le colonne corazzate e motorizzate
tedesche cominciarono a passare in massa dal Brennero, e a dilagare in tutta
la Penisola. E il governo Badoglio non si oppose, non protestò, li lasciò
fare!
Sarebbe bastato bloccare il Brennero il 26 luglio, o i giorni seguenti, per
evitare le tante tragedie causate dalla presenza ormai massiccia delle
truppe tedesche in Italia!
Dopo aver condotto le trattative di resa in segreto, creando confusione
presso gli stessi alleati, il re e Badoglio fuggirono ignominiosamente al
momento della dichiarazione dell'armistizio, lasciando direttive confuse, e
abbandonando a se stesse le forze armate, che, letteralmente, si dissolsero
nel nulla....
Questo comportamento nel contempo vile, assurdo e demenziale mise l'Italia
alla mercè dei tedeschi, inferociti anche dalle modalità del tradimento
(fino al giorno prima il governo Badoglio assicurava ai rappresentanti
tedeschi la propria fedeltà assoluta all'alleanza..); fu proprio Mussolini a
dover rimediare a quella situazione ormai tragica, pur sapendo benissimo che
alla fine ci avrebbe rimesso la vita.
La Repubblica Sociale Italiana fu creata principalmente per proteggere gli
italiani dalla vendetta che Hitler aveva già predisposto nei confronti
dell'alleato traditore. Renzo De Felice ha ricostruito nei suoi studi
l'origine della RSI: Mussolini, dopo il 25 luglio 1943, era convinto che la
sua storia politica fosse finita. Era completamente demoralizzato (basta
leggere, a tale proposito, i suoi "pensieri pontini e sardi") e deciso a
rimanere definitivamente fuori dalla politica attiva.
Appena liberato dai tedeschi, si mostrò irritatissimo quando gli dissero che
era atteso in Germania, a Rastemburg. Fu Hitler a imporgli praticamente il
suo ritorno sulla scena politica: se Mussolini avesse rifiutato di porsi
alla guida della costituenda RSI, egli avrebbe messo a ferro e a fuoco tutta
l'Italia, sulla base di un piano elaborato subito dopo il 25 luglio (il
successivo cambio di campo effettuato dal regime badogliano era una ipotesi
facilmente prevedibile).
Dal punto di vista politico, Mussolini non si faceva certo illusioni: sapeva
che il suo potere effettivo sarebbe stato limitato, e che la guerra era con
tutta probabilità perduta. Ma Hitler fu assolutamente esplicito: "Dovevo
dare subito un terribile esempio di punizione per tutti quelli, tra gli
altri nostri alleati, che potessero essere tentati di imitare l'Italia.(...)
Ma se voi mi deludete, io devo dare ordine che il piano punitivo sia
eseguito.(...) L'Italia settentrionale dovrà invidiare la sorte della
Polonia se voi non accettate di ridare valore all'alleanza fra la Germania e
l'Italia mettendovi a capo dello Stato e del nuovo governo".
Per questo De Felice afferma testualmente: "Mussolini, piaccia o non
piaccia, accettò il progetto di Hitler spinto da una motivazione
patriottica: un vero e proprio "sacrificio" sull'altare della difesa
dell'Italia". E ribadisce: "Mussolini tornò al potere per "mettersi al
servizio della patria", perchè solo così poteva impedire a Hitler di
trasformare l'Italia in una nuova Polonia, per rendere meno pesante e
tragico il regime di occupazione."
> Non c'entra nulla l'uso che un popolo fa del
> proprio territorio. I paesi stranieri non si
> invadono perchè non sta bene farlo, a meno che non
> siano aggressivi nei confronti degli altri. Ma
> questo non fu il caso dell'Etiopia. E in ogni
> caso non era bello bombardare i villaggi indigeni
> dagli
> aerei. Forse conoscerai "Tempo di uccidere" di
> Flaiano. leggiti come fu la guerra al di fuori
> della retorica ufficiale.
> Il rapporto popolazione territorio dell'italia
> degli anni 30 era decisamente più favorevole di
> oggi, poichè c'era meno gente e il territorio era
> meno sfruttato. Quindi la guerra era ancora meno
> giustificata.
Il punto è proprio questo, se potesse o meno essere giustificata, e le
gerarchie cattoliche di allora ritenevano che lo fosse.
In essa si mescolavano due motivazioni diverse ma collegate: quella
coloniale, che per noi oggi non è giustificata, ma che era ritenuta
giustificata allora, e quella che noi oggi definiremmo di "intervento
umanitario", che appariva giustificatissima allora e appare
giustificatissima oggi.
Tu scrivi che
I paesi stranieri non si
invadono perchè non sta bene farlo, a meno che non
siano aggressivi nei confronti degli altri.
L'Etiopia si era mostrata più volte aggressiva nei confronti dell'Eritrea
italiana, e non ha rilevanza, da questo punto di vista, sapere se gli
sconfinamenti e gli attacchi etiopici fossero voluti dal Negus, o fossero
una conseguenza della sua incapacità di governare e tenere sotto controllo i
suoi Ras.
Tu scrivi che
Non c'entra nulla l'uso che un popolo fa del
proprio territorio.
Invece c'entra moltissimo, visto che in Etiopia non solo non c'era un
popolo, ma non c'era nemmeno uno Stato, un governo, o un sistema giuridico
degno di questo nome.
C'era un territorio abbandonato alla miseria e alla barbarie, genti disperse
e devastate da malattie endemiche, il dominio violento di certe etnie su
certe altre, e milioni di esseri umani ridotti a servi e a schiavi.
Mussolini, in un celebre discorso, disse, con un po' di enfasi, ma con molta
pregnanza, che "col gladio di Roma è la civiltà che trionfa sulla barbarie,
la giustizia che trionfa sull'arbitrio crudele, la redenzione dei miseri che
trionfa sulla schiavitù millenaria."
Sta di fatto che, con tutti i dubbi e le disapprovazioni che può suscitare
oggi una conquista coloniale, l'occupazione italiana fece fare all'Etiopia
in 5 anni un balzo in avanti millenario in termini di civiltà, e portò la
libertà a milioni di schiavi: già questo potrebbe bastare e avanzare per
giustificarla....
> Ammiro i
> vescovi come rappresentanti di un'istituzione
> venerabile e sotto certi aspetti divinamente
> ispirata, e mi dispiace quando fanno errori
> grossolani che ne indeboliscono la credibilità
> come nei casi che tu voluttuosamente riporti, ma
> da tempo ho smesso di rifermi a loro per quanto
> riguarda le mie scelte individuali.
A parte il fatto che i vescovi non sbagliavano a dire quello che dicevano
allora, mi incuriosisce il fatto che tu giudichi la Chiesa un'istituzione
"venerabile", e solo "sotto certi aspetti divinamente ispirata".
Vediamo se indovino: oltre che in campo politico, per caso hai smesso di
riferirti ad essa pure nel campo della morale sessuale?
> | > Dio ha risposto dal cielo anche nel 1945?
> |
> | Dio non sempre interviene direttamente nelle
> vicende umane.
> | Non sarai così ingenuo da credere che sono
> sempre i "buoni" a vincere, o i
> | "cattivi" a perdere, o a finire male, vero?
>
> infatti. Io non scomoderei Dio per sanzionare col
> suo assenso presunto quanto gli uomini fanno sulla
> terra. Dio è responsabile del moto degli astri,
> mentre gli uomini della loro storia. Ma chi ha
> scomodato Dio per primo, nel 1938?
A parte il fatto che Dio non è un grande orologiaio che si occupa solo del
moto degli astri, il beato cardinal Schuster ha fatto benissimo a scomodare
Dio nel 1938.
E nel 1945...
>
> | Stalin e Mao, ad esempio, che hanno fatto
> ammazzare così tante persone da
> | far sembrare Hitler un povero dilettante, sono
> morti tranquillamente
> | conservando il loro potere sino alla fine....
>
> D'accordo sui crimini di Stalin e Mao, ma di
> certo hitler non è stato un dilettante del
> crimine, e questo lo sai anche tu.
Io so che tu continui a distorcere o a male interpretare ciò che scrivo.
Io ho scritto che se partiamo da un criterio "oggettivo", cioè le persone
fatte ammazzare, i crimini di Stalin e Mao possono FARE SEMBRARE Hitler un
povero dilettante.
> |
> | Sempre nel 1945 il beato Angelo Roncalli, il
> futuro "papa buono", così
> | scriveva: "Giornata triste nel pensiero della
> fine esecranda riservata dai
> | partigiani - cosiddetti patrioti - a Mussolini e
> Clara Petacci. Vangelo
> | sanguinoso e implacabile. Io ho invocato però
> misericordia e pace".
>
> certo. nessuna persona civile può essere d'accordo
> con lo scempio di cadaveri e la giustizia
> sommaria.
Sei un ingenuo, o un ottimista.
Io ho conosciuto diverse persone reputate civili che approvavano quello
scempio, e la giustizia sommaria.
> || Pio XII, di cui, tra l'altro, è in corso il
> processo di beatificazione, ha
> | dichiarato nel 1952: "Mussolini è il più grande
> uomo da me conosciuto, e
> | senz'altro tra i più profondamente buoni; al
> riguardo, ho troppe prove per
> | dimostrarlo".
>
> Lo ha dichiarato ex cathedra?
Lo ha dichiarato in quanto Vicario di Cristo: in tale veste ha espresso un
chiaro giudizio morale su Mussolini.
Riguardo alle dichiarazioni "ex cathedra", rivestono un carattere
strettamente dogmatico. Se non sbaglio, Pio XII, in tutto il suo
pontificato, si è espresso "ex cathedra" una sola volta, in relazione alla
proclamazione del dogma dell'Assunzione...
Cordiali saluti.
sei libero di pensarlo. Forse il suo regime non fu
tragicamente malvagio come quello nazista per
l'innato senso della farsa e l'opportunismo di
molti italiani, che prevengono dal portare a fondo
fanaticamente programmi intrinsecamente erronei.
Per questo io giudico con più favore l'8 settembre
italiano che la "coerenza" fino alla fine del
nazismo. Nell'ostinazione pervicace nel male non
c'è nulla di eroico.
|
| Trovo grottesco dover sottolineare per la terza
volta che io ho
| semplicemente affermato che coloro che ritengono
giusto che il crocifisso
| sia presente nelle scuole, nei tribunali e negli
uffici pubblici, devono
| senza dubbio essere grati e riconoscenti a
Mussolini.
Ripeto. Se tu avessi semplicemente affermato il
fatto che Mussolini ha messo il crocifisso negli
uffici pubblici non avresti detto nulla di
criticabile. Ma tu continui a sperticarti in elogi
che vanno al di la di questo dato di fatto,
presentando Mussolini come una specie di Defensor
Fidei. . Trattare con la chiesa le questioni
relative alla sua espressione temporale non fanno
del romagnolo il devoto che tu dipingi. E non
posso levarmi dalla
testa l'impressione che il fascista medio avesse
più familiarità con le case di tolleranza che con
le
sacrestie, in tono anche con l'immagine "virile"
che questo movimento politico intendeva dare di
se. Se il fascismo ha trovato dei punti di
contatto con la politica della chiesa, cio' è
dipeso da motivi di opportunità politica per
entrambi, e non dalla condivisione costante di
valori e finalità. Anche nella mitologia
adottata il fascismo si rifaceva piuttosto alla
Roma imperiale - pagana che a quella papale. Gli
sventramenti al centro storico barocco di Roma
stanno a dimostrarlo.
| Poi ciascuno è libero di vedere Mussolini
aureolato o meno.
Certo. Sei liberissimo di accendergli dei ceri,
di
dedicargli degli ex voto, o di organizzare un
culto della sua persona. Oppure di votare quella
testa vuota della sua nipotina.
?
|
| Voglio suggerire che è un dato di fatto che il
papa non solo non ha
| condannato l'intervento italiano in Etiopia, ma
si è compiaciuto di esso, e
| ha definito il popolo italiano, in relazione a
quell'impresa, "grande" e
| "buono".
Forse se fosse stato in compagnia del figlio di
Mussolini che si divertiva a sparare e lanciare
bombe incendiarie contro i tucul etiopi, oppure
avesse saputo dello sterminio di monaci e diaconi
copti (la chiesa copta è apostolica quanto la
romana) si
sarebbe espresso diversamente.
||
| Se tu ti metti a parlare di un fatto del 1943 in
rapporto a dichiarazioni di
| vescovi fatte nel 1935, mi sembra evidente che
tu stai cercando di
| squalificare e di mettere in cattiva luce i
vescovi stessi, che facevano
| bene a dire quello che dicevano nel 1935...
I vescovi sbagliarono a sostenere un regime
illiberale e razzista che ha portato l'Italia
in guerra a fianco di Hitler (ammesso che il
sostegno fosse sistematico e granitico come
asserisci tu).
| Riguardo all'8 settembre, forse è il caso di
chiarire alcuni punti.
.....
|| Questo comportamento nel contempo vile, assurdo
e demenziale mise l'Italia
......
|
| Per questo De Felice afferma testualmente:
"Mussolini, piaccia o non
| piaccia, accettò il progetto di Hitler spinto da
una motivazione
| patriottica: un vero e proprio "sacrificio"
sull'altare della difesa
| dell'Italia". E ribadisce: "Mussolini tornò al
potere per "mettersi al
| servizio della patria", perchè solo così poteva
impedire a Hitler di
| trasformare l'Italia in una nuova Polonia, per
rendere meno pesante e
| tragico il regime di occupazione."
Io non so dirti se Mussolini si immolo' a
presiedere la Repubblica di Salo' per senso del
dovere o per convinzione. Sta di fatto che
collaborare coi nazisti era intrinsecamente
immorale e antipatriottico e, in ogni caso, si è
trattatto della conseguenza di una scelta
sbagliata, l'entrare in guerra con quel demonio di
Hitler.
|
| Il punto è proprio questo, se potesse o meno
essere giustificata, e le
| gerarchie cattoliche di allora ritenevano che lo
fosse.
errando
| Tu scrivi che
|
| Non c'entra nulla l'uso che un popolo fa del
| proprio territorio.
|
| Invece c'entra moltissimo, visto che in Etiopia
non solo non c'era un
| popolo, ma non c'era nemmeno uno Stato, un
governo, o un sistema giuridico
| degno di questo nome.
C'era la monarchia, risalente a Salomone e alla
regina di Saba (forse non proprio, ma comunque
molto antica). C'era la chiesa abissina, con la
sua spiritualità risalente al IV secolo e da
allora quasi immutata.
| Sta di fatto che, con tutti i dubbi e le
disapprovazioni che può suscitare
| oggi una conquista coloniale, l'occupazione
italiana fece fare all'Etiopia
| in 5 anni un balzo in avanti millenario in
termini di civiltà, e portò la
| libertà a milioni di schiavi: già questo
potrebbe bastare e avanzare per
| giustificarla....
invece di andare a farsi gli affari altrui in
Africa orientale, perchè Mussolini non si
preoccupò di "colonizzare" il mezzogiorno
d'Italia che era (con le differenze del caso) in
condizioni deprecabili quanto l'Etiopia? il posto
al sole c'era già in Italia.
| A parte il fatto che i vescovi non sbagliavano a
dire quello che dicevano
| allora, mi incuriosisce il fatto che tu giudichi
la Chiesa un'istituzione
| "venerabile", e solo "sotto certi aspetti
divinamente ispirata".
| Vediamo se indovino: oltre che in campo
politico, per caso hai smesso di
| riferirti ad essa pure nel campo della morale
sessuale?
Io si. E tu? Se per caso sei sposato e segui la
dottrina della chiesa, dovresti avere almeno 7 -
8
figli ( o perlomeno averli in programma).
Come mai quasi nessuno li ha?
E se sei celibe non dovresti aver avuto negozi
carnali con donne. Eppure solitamente tra i 20 e i
30 anni sono pochi quelli che si mantengono
virtuosi.
| Io so che tu continui a distorcere o a male
interpretare ciò che scrivo.
| Io ho scritto che se partiamo da un criterio
"oggettivo", cioè le persone
| fatte ammazzare, i crimini di Stalin e Mao
possono FARE SEMBRARE Hitler un
| povero dilettante.
Per il numero di vittime e le modalità con cui
Hitler ha praticato l'omicidio a me sembra
oggettivo che non fosse ne' sembrasse un
dilettante
| >
| > Lo ha dichiarato ex cathedra?
|
| Lo ha dichiarato in quanto Vicario di Cristo: in
tale veste ha espresso un
| chiaro giudizio morale su Mussolini.
Il che non vuole
dire nulla. Una semplice opinione personale. E in
che occasione l'avrebbe formulata, e con chi?
ciao
Cadmo
Se avessi letto i miei messaggi precedenti ti saresti accorto che nella
scelta di Mussolini dopo l'8 settembre c'era solo un'ostinazione pervicace
nel bene.
Io rispetto le tue opinioni, tu vedi di rispettare le mie, che ricalcano i
giudizi, espressi dopo la caduta del regime fascista, dal beato cardinale
Schuster, dal beato Angelo Roncalli, e dal Vicario di Cristo Pio XII.
Stai tranquillo: si è capito che tu sei bravo, buono, bello e antifascista.
Io invece sono solo bello....
> |
> | Trovo grottesco dover sottolineare per la terza
> volta che io ho
> | semplicemente affermato che coloro che ritengono
> giusto che il crocifisso
> | sia presente nelle scuole, nei tribunali e negli
> uffici pubblici, devono
> | senza dubbio essere grati e riconoscenti a
> Mussolini.
>
> Ripeto. Se tu avessi semplicemente affermato il
> fatto che Mussolini ha messo il crocifisso negli
> uffici pubblici non avresti detto nulla di
> criticabile.
Ripeto (per la quarta volta) che io ho scritto che coloro che ritengono
giusto che il crocifisso sia presente nelle scuole, nei tribunali e negli
uffici pubblici, devono senza dubbio essere grati e riconoscenti a
Mussolini. Non ci posso fare nulla se il merito è suo: è un dato di fatto.
> Ma tu continui a sperticarti in elogi
> che vanno al di la di questo dato di fatto,
> presentando Mussolini come una specie di Defensor
> Fidei. . Trattare con la chiesa le questioni
> relative alla sua espressione temporale non fanno
> del romagnolo il devoto che tu dipingi.
A parte il fatto che Mussolini, che pure risentiva di una gioventù
anarchica, socialista, nicciana e anticlericale, nell'ultimo periodo della
sua vita fu "devoto", sembra tu non abbia capito ciò che ho scritto nei
messaggi precedenti, e cioè che egli non ha soltanto risolto la crisi
sessantennale tra Stato italiano e Chiesa, ma pure il problema della
struttura istituzionale esterna della Chiesa stessa, che perdurava da più di
un millennio. Quello che forse non comprendi, è che la Chiesa è una entità
nel contempo spirituale e materiale, metafisica e carnale. Il cattolicesimo,
come diceva Charles Peguy, di cui si è parlato in questi giorni sul NG, è
"il coinvolgimento del temporale nell'eterno e dell'eterno nel temporale."
> E non
> posso levarmi dalla
> testa l'impressione che il fascista medio avesse
> più familiarità con le case di tolleranza che con
> le
> sacrestie, in tono anche con l'immagine "virile"
> che questo movimento politico intendeva dare di
> se. Se il fascismo ha trovato dei punti di
> contatto con la politica della chiesa, cio' è
> dipeso da motivi di opportunità politica per
> entrambi, e non dalla condivisione costante di
> valori e finalità. Anche nella mitologia
> adottata il fascismo si rifaceva piuttosto alla
> Roma imperiale - pagana che a quella papale. Gli
> sventramenti al centro storico barocco di Roma
> stanno a dimostrarlo.
Trovo curioso questo allegro pastone nel quale mescoli la politica e la
mitologia, gli sventramenti e la Roma barocca, le sacrestie e le case di
tolleranza. Mi fai venire in mente Niccolò Tommaseo, del quale Manzoni
diceva che teneva "un piede in sacrestia e un piede al casino". Eppure
Tommaseo era e rimane il più grande scrittore cattolico italiano dell'800,
dopo lo stesso Manzoni...
A parte questo, come ho già detto, io rispetto le tue opinioni, ma
preferisco quelle manifestate da altri illustri esponenti della Chiesa. In
particolare mi piace ricordare gli atti, assai significativi, compiuti dal
beato cardinale Schuster, che visitava e benediceva le Case del Fascio,
onorava le cappelle votive dei martiri fascisti, inaugurava i corsi di
mistica fascista, ecc.
>
> | Poi ciascuno è libero di vedere Mussolini
> aureolato o meno.
>
> Certo. Sei liberissimo di accendergli dei ceri,
> di
> dedicargli degli ex voto, o di organizzare un
> culto della sua persona.
Riguardo al culto, c'è già chi provvede: ad esempio nella chiesa di Nostra
Signora della Difesa, a Montreal, sopra l'altar maggiore, campeggia un
affresco raffigurante il Duce a cavallo. Ne lessi per la prima volta anni
fa, in un articolo nel quale si sottolineava il fatto che i fedeli si
rivolgevano spontaneamente e familiarmente alla figura del Duce in questi
termini: "San Benito, prega per noi...."
Riguardo ai ceri, forse mi hai dato un buon suggerimento. Potrei metterne
uno nella camera in cui ho collocato un ritratto di Mussolini di fianco al
crocifisso, in modo tale che le sofferenze di Nostro Signore, alle quali,
ahimè, pure io contribuisco con i miei peccati, possano essere almeno
parzialmente alleviategli dal dolce sorriso del Duce...
Talvolta fingo di uscire di casa, poi rientro in punta di piedi, sbircio
nella camera, e li sorprendo impegnati in un intenso colloquio mistico...
> Oppure di votare quella
> testa vuota della sua nipotina.
Sarà più facile che la voti tu...
Io la penso come Giorgio Pisanò, che di lei diceva: "Alessandra non è una
Mussolini, è una Scicolone...."
> |
> | Voglio suggerire che è un dato di fatto che il
> papa non solo non ha
> | condannato l'intervento italiano in Etiopia, ma
> si è compiaciuto di esso, e
> | ha definito il popolo italiano, in relazione a
> quell'impresa, "grande" e
> | "buono".
>
> Forse se fosse stato in compagnia del figlio di
> Mussolini che si divertiva a sparare e lanciare
> bombe incendiarie contro i tucul etiopi, oppure
> avesse saputo dello sterminio di monaci e diaconi
> copti (la chiesa copta è apostolica quanto la
> romana) si
> sarebbe espresso diversamente.
Io credo fosse informato di tutto, non solo dei "tucul", ma anche dell'
utilizzazione dei gas da parte delle nostre truppe. Ma era pure informato
dei motivi per i quali si fece ricorso a quei mezzi estremi, motivi di cui
oggi, chissà perché, non si parla mai....
Il nostro governo documentò alla Società delle Nazioni che gli etiopi non
solo utilizzavano proiettili esplodenti (dum-dum) vietati dalle convenzioni
internazionali, ma torturavano, eviravano e massacravano i prigionieri
italiani (alla faccia degli intellettuali che negavano l'inciviltà dell'
Etiopia...). I gas furono utilizzati come estrema misura di ritorsione, non
potendosi procedere all'applicazione del diritto di rappresaglia in maniera
omologa (i nostri soldati avrebbero dovuto torturare, evirare, massacrare i
prigionieri etiopi...).
Il papa, che era a conoscenza di tutti questi fatti, alla fine si è espresso
nella maniera che ho più volte ricordato....
Non riesci a fartene una ragione?
Se, per grazia di Dio, tornerai e permarrai in comunione con la Chiesa
cattolica, avrai la possibilità di discuterne in paradiso con lo stesso Pio
XI.
Magari ti sarà persino concesso di scambiare due paroline col Duce, nell'
Empireo....
> | Se tu ti metti a parlare di un fatto del 1943 in
> rapporto a dichiarazioni di
> | vescovi fatte nel 1935, mi sembra evidente che
> tu stai cercando di
> | squalificare e di mettere in cattiva luce i
> vescovi stessi, che facevano
> | bene a dire quello che dicevano nel 1935...
>
> I vescovi sbagliarono a sostenere un regime
> illiberale e razzista che ha portato l'Italia
> in guerra a fianco di Hitler (ammesso che il
> sostegno fosse sistematico e granitico come
> asserisci tu).
Come documenta De Felice mai il consenso verso il fascismo fu sistematico e
granitico come in quel periodo. Tra gli altri, Guglielmo Marconi (che era
fascista) chiese di arruolarsi, sebbene fosse anziano e molto malato (morì
poco tempo dopo) Benedetto Croce (che era antifascista) donò la sua
medaglietta di senatore alla Patria, e numerosi antifascisti ritornarono
appositamente in Italia per poter andare a combattere in Etiopia contro lo
schiavismo, e per la Civiltà....
La decisione di entrare in guerra, come documentano le ricerche di Renzo De
Felice e Aurelio Lepre (uno storico di sinistra), era, in quel momento,
giusta, se non inevitabile e, soprattutto, era condivisa dagli italiani.
Anche in quel caso Mussolini dimostrò la fondatezza di ciò che Gandhi, dopo
averlo conosciuto, disse di lui, e cioè che si poneva come obiettivo
fondamentale quello di "servire il popolo"...
Riguardo alla Repubblica Sociale Italiana, De Felice documenta chiaramente
il patriottismo e l'eroismo della scelta di Mussolini.
Visto poi che sembri attribuire una importanza speciale alle mie modeste
opinioni, aggiungo che la scelta di Mussolini mi sembra andare oltre i
confini del patriottismo e dell'eroismo: dando la sua vita per proteggere e
salvare gli italiani, egli ha messo in pratica l'indicazione evangelica per
cui "non esiste amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici".....
>
> | Tu scrivi che
> |
> | Non c'entra nulla l'uso che un popolo fa del
> | proprio territorio.
> |
> | Invece c'entra moltissimo, visto che in Etiopia
> non solo non c'era un
> | popolo, ma non c'era nemmeno uno Stato, un
> governo, o un sistema giuridico
> | degno di questo nome.
>
>
> C'era la monarchia, risalente a Salomone e alla
> regina di Saba (forse non proprio, ma comunque
> molto antica). C'era la chiesa abissina, con la
> sua spiritualità risalente al IV secolo e da
> allora quasi immutata.
C'erano sconfinamenti e aggressioni nei confronti dell'Eritrea.
Non c'erano uno Stato, un governo, un sistema giuridico degni di questo
nome.
C'erano genti disperse e devastate da malattie endemiche.
C'era la sottomissione violenta di certe etnie a certe altre.
C'erano milioni di persone ridotte in condizione di schiavitù.
Con tanti saluti a Salomone, alla regina di Saba, a Pippo, a Pluto e a
Topolino.
> | Sta di fatto che, con tutti i dubbi e le
> disapprovazioni che può suscitare
> | oggi una conquista coloniale, l'occupazione
> italiana fece fare all'Etiopia
> | in 5 anni un balzo in avanti millenario in
> termini di civiltà, e portò la
> | libertà a milioni di schiavi: già questo
> potrebbe bastare e avanzare per
> | giustificarla....
>
> invece di andare a farsi gli affari altrui in
> Africa orientale, perchè Mussolini non si
> preoccupò di "colonizzare" il mezzogiorno
> d'Italia che era (con le differenze del caso) in
> condizioni deprecabili quanto l'Etiopia? il posto
> al sole c'era già in Italia.
E infatti Mussolini, oltre a compiere una missione di civiltà in Etiopia, ha
fatto tutto quello che era possibile fare nella situazione dell'Italia di
allora: affrontare in maniera esemplare gli effetti devastanti della grande
crisi economica del '29, rendere la lira una moneta forte (se non è un
miracolo questo...), sviluppare l'industria, promuovere la bonifica
integrale e la battaglia del grano, fondare centinaia di nuove città, creare
praticamente dal nulla uno Stato sociale imponente ed efficiente, ecc.
> | A parte il fatto che i vescovi non sbagliavano a
> dire quello che dicevano
> | allora, mi incuriosisce il fatto che tu giudichi
> la Chiesa un'istituzione
> | "venerabile", e solo "sotto certi aspetti
> divinamente ispirata".
> | Vediamo se indovino: oltre che in campo
>
> politico, per caso hai smesso di
> | riferirti ad essa pure nel campo della morale
> sessuale?
>
> Io si. E tu? Se per caso sei sposato e segui la
> dottrina della chiesa, dovresti avere almeno 7 -
> 8
> figli ( o perlomeno averli in programma).
> Come mai quasi nessuno li ha?
> E se sei celibe non dovresti aver avuto negozi
> carnali con donne. Eppure solitamente tra i 20 e i
> 30 anni sono pochi quelli che si mantengono
> virtuosi.
Un personaggio autobiografico creato dal cattolicissimo Tommaseo scriveva
nel suo diario:
Oggi ho peccato due volte.
Con due.
A parte i riferimenti colti, mi lascia perplesso la tua mentalità
moralistica e virtuistica, o, parlando nell'ambito cattolico, pelagiana.
I precetti morali, anche quelli che non riguardano la sfera sessuale, non
vanno intesi come un regolamento da rispettare con atteggiamento
volontaristico e moralistico. La fede cattolica si basa su un rapporto
personale con Cristo, mediato dal supporto sacramentale e magisteriale della
Chiesa (che è carne e sangue di Cristo). Rispettare i precetti significa
comportarsi in modo tale da non dispiacere a una persona che si ama, e dalla
quale si è infinitamente amati. La nostra condizione, determinata dal
peccato originale, ci colloca in una posizione di costituzionale debolezza
che noi possiamo sperare di superare solo invocando la Grazia di Cristo, e
cercando di essere degni di essa. Tutti i cattolici devono aspirare alla
santità, ma la Chiesa è soprattutto la Chiesa dei peccatori, non solo dei
santi. Dio ci chiede di aspirare, con l'aiuto della sua Grazia, alla
perfezione, ma non ci disprezza se non siamo perfetti. Non conta tanto il
fatto che non sempre riusciamo a mantenerci coerenti, che cadiamo, e che
continuiamo a cadere, ma il fatto che ogni volta abbiamo la forza e il
coraggio di rialzarci, di riconoscere i nostri peccati, di pentircene, e di
continuare il cammino mantenendoci consanguinei a Cristo e fedeli alla sua
Chiesa.
Diceva Charles Peguy: "La morale ci fa proprietari delle nostre povere
virtù. La Grazia ci rende figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo."
> | Io so che tu continui a distorcere o a male
> interpretare ciò che scrivo.
> | Io ho scritto che se partiamo da un criterio
> "oggettivo", cioè le persone
> | fatte ammazzare, i crimini di Stalin e Mao
> possono FARE SEMBRARE Hitler un
> | povero dilettante.
>
> Per il numero di vittime e le modalità con cui
> Hitler ha praticato l'omicidio a me sembra
> oggettivo che non fosse ne' sembrasse un
> dilettante
Per il numero di vittime e le modalità ideologicamente ingannevoli con le
quali Stalin e Mao hanno fatto uccidere decine di milioni di persone, a me
sembra oggettivo che quel "demonio" (cit.) di Hitler, al paragone, sembri un
dilettante.
>
> | >
> | > Lo ha dichiarato ex cathedra?
> |
> | Lo ha dichiarato in quanto Vicario di Cristo: in
> tale veste ha espresso un
> | chiaro giudizio morale su Mussolini.
>
> Il che non vuole
> dire nulla. Una semplice opinione personale. E in
> che occasione l'avrebbe formulata, e con chi?
L'ha formulata nel corso di un'udienza pubblica, nel 1952.
Per te le opinioni del Vicario di Cristo non significano nulla, per me,
invece, significano molto...
Cordiali saluti.
P.S.: in un messaggio precedente, mi avevi chiesto se pensavo che il papa
fosse fascista. In un articolo pubblicato venerdì sul "Corriere della Sera"
viene riportata una dichiarazione rilasciata nel dopoguerra da Benedetto
Croce, che non conoscevo. L'illustre filosofo antifascista dichiarò,
riferendosi al Ventennio: «Il re era fascista, il papa era fascista, e tutto
il popolo italiano acclamava il fascismo».
Per quanto mi riguarda, ribadisco la mia opinione: il papa non era fascista,
ma non aveva nessuna difficoltà a riconoscere al fascismo, quando era il
caso, i suoi giusti meriti....