SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - S. Messa
(8 dicembre 1988)
Avete ora ascoltato, dalla lettura del diacono, la grande pagina del
Vangelo.
Mi domando - come qualcheduno di voi ha certamente fatto - perché
oggi, festa della Immacolata, si sia letto quel brano di Vangelo, scritto da
Luca (Lc 1, 26-38).
Noi sappiamo - e lui stesso lo accenna - che Luca per scrivere la storia del
Signore ha intervistato quanti esistevano ancora e avevano direttamente
conosciuto Gesù; non possiamo pensare che abbia interrogato gli Apostoli e
non la Madre che era lì!
Ecco che oggi si è letto quel brano di Vangelo che contiene con chiarezza,
con parole che vengono direttamente da Dio (l'Arcangelo è un messo del
Creatore) l'affermazione che Essa è stata concepita immacolata; altrimenti
non potrebbe aver sentito il saluto - "Ave!" - che Le era dato a nome
di Dio, non si sarebbe sentita dire che era "piena di grazia", e che
"aveva il Signore con sé".
Ma c'è un altro motivo per la lettura di quel brano: il brano contiene
l'annuncio della Incarnazione del Verbo: il fatto unico, il più grande
dell'intera storia umana....
Voi sapete che, senza la luce, per noi il mondo sarebbe come se non
esistesse; è grazie alla luce che possiamo vedere la bellezza. Se non ci
fosse data la luce non godremmo di niente. Questo principio - che è
universale, che vale per tutti e in tutti i casi - ha delle applicazioni
quando si legge il Vangelo.
Se spalanchiamo gli occhi, che cosa vediamo di questo mondo?
Guerre: alcune che stanno per estinguersi, ma con altre che possono
sorgere, e con il pericolo, sempre perseverante, che l'umanità ricada
in una catastrofe generale.
La felicità che pare sfumata da questo mondo.
Lo stesso ordine economico, il più prossimo e il meno difficile all'uomo,
che non riesce sul piano internazionale ad assestarsi.
Uomini e donne che soffrono e che non vedono avvicinarsi il rimedio per le
loro gravi malattie, per i loro affanni.
Sarebbe, lo sguardo dato sul mondo, un giudizio di decadenza e un principio
di pianto.
Ma se il Figlio di Dio si è fatto uomo - questo è il messaggio della pagina
che è stata letta - non possiamo disprezzare il mondo creato da Dio. Se
l'Eterno Verbo è venuto tra noi per essere come noi e per ammetterci
a una amicizia, che non potremmo, non dico desiderare, ma nemmeno
immaginare, questo mondo non è quella specie di feccia cadaverica che si
vorrebbe; è sempre creatura di Dio.
Ecco che la luce, avvicinandosi, cambia il giudizio che possiamo dare sul
nostro mondo e sulla nostra età.
E così accade della luce che è Dio e che viene da Dio, in tanti modi.
I malanni sono malanni - e non possiamo dire che non lo siano! -, però
quando la luce della Croce del Divino Sofferente si avvicina, i malanni
prendono un altro tono e possono essere anche coniugati con la felicità.
Tutto si trasforma!
Se in questa basilica non ci fosse la luce - molta! - noi non ne vedremmo e
non ne godremmo lo splendore.
Tutte le parole del Vangelo possono cambiare l'aspetto delle cose che
respingono, che addolorano e che spengono in noi l'istinto della gioia.
La luce che viene di là ha il potere di cambiare tutto e ridonare
la gioia, la speranza, la salvezza.
Ecco il Vangelo che abbiamo letto.
Auguro a tutti più aperti sprazzi di luce nelle vostre anime.
Quella luce abbiatela sempre negli occhi, vi accompagni e migliori tutta la
vostra vita!
Così la festa della Immacolata è passata davanti ai nostri occhi con
un glorioso raggio di sole.
ConserviamoLo, e rendiamoci degni di conservarLo.
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La chiesa di Santa Maria Immacolata.
La Chiesa di Santa Maria Immacolata di via Assarotti, a Genova, è uno dei
maggiori esempi di architettura neo-rinascimentale sacra presenti nel
capoluogo ligure. È stata la prima chiesa al mondo ad essere dedicata
all'Immacolata Concezione, dopo che l'8 dicembre 1854 papa Pio IX ne
proclamò il dogma: Pietro Gambaro la sera stessa di quel giorno prese
l'iniziativa di innalzare un tempio all'Immacolata in Via Assarotti.
Subì notevoli danni a causa di bombardamenti aerei angloamericani
avvenuti durante la seconda guerra mondiale nel novembre del 1942 e
nell'agosto del 1943.
Il suo pregio principale è dato dalla facciata, decorata di preziosi
ornamenti, marmi, sculture e mosaici. L'interno è a croce greca, con tre
ampie navate e otto cappelle.
I lavori per l'edificazione del luogo di culto ebbero inizio nel 1856.
La chiesa si inserì nel quadro della realizzazione dei nuovi quartieri a
monte, nel caso della nuova via Assarotti, prevista dal piano di ampliamento
della città progettato da Carlo Barabino.
La nuova strada, ad andamento rettilineo, era l'asse su cui si dovevano
affacciare le nuove case destinate ai ceti medio-alti. In questo contesto,
si volle sottrarre uno dei lotti dell'operazione, da parte dell'impreario
Pietro Gambaro, escludendolo dal gioco delle rendite fondiarie, per
destinarlo alla costruzione di una chiesa.
Il progetto - commissionato da Pietro Gambaro - venne predisposto
dell'architetto Domenico Cervetto. La morte dell'imprenditore causò tuttavia
una lunga sospensione nella costruzione della chiesa e la stessa riapertura
del cantiere fu dovuta ad un fatto tutto sommato casuale.
Avvenne infatti che il 24 giugno del 1863 Joseph-Ernest Renan
pubblicasse il suo libro Vita di Gesù, nel quale si contestava la
concezione immacolata di Maria, madre di Gesù.
Il popolo genovese, piccato da tale pubblicazione, indisse una
sottoscrizione affinché venisse completata la costruzione dell'edificio,
in segno di riparazione espiatoria di quella che veniva considerata
una empietà.
Lo stesso papa Pio IX contribuì alla sottoscrizione con l'offerta di
quattromila lire in oro.
Nel 1864 l'architetto Maurizio Dufour
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La tomba di Dufour a Staglieno
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inizia a lavorare per la chiesa dell'Immacolata in via Assarotti, la
maggiore espressione in Genova della corrente artistica di matrice
cattolica, con il neoquattrocentismo purista eletto a punto di riferimento.
A presiedere la costruzione vi erano anche precise motivazioni ideologiche:
non solo il dogma della Immacolata Concezione, definito nel 1854 da
Pio IX con la Bolla Ineffabilis Deus, ma anche il fatto che l'isolato della
nuova via Assarotti, destinato da Pietro Gambaro alla costruzione, si
presentava come un buco tra gli altri palazzi, che nei pressi era stato
costruito il tempio ebraico
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e che a fronteggiarlo vi era una chiesa protestante-valdese.
La costruzione di un tempio protestante era vissuto dai cattolici genovesi
come un grave affronto, e come tale era combattuto dalle pagine de Il
Cattolico, il giornale del beato vescovo Tommaso Reggio.
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Il progetto della nuova chiesa era stato affidato a Maurizio Dufour. Per la
pianta dovette rispettare quella già impostata dal progetto di Domenico
Cervetto, mentre per l'alzato poté liberamente ricreare uno stile
rinascimentale quattrocentesco. Per la gravosità dell'impegno Maurizio
Dufour si domiciliò in un piccolo studio ricavato all'interno della
costruenda chiesa.
All'esecuzione di essa come progettista non badò a spese.
Ebbe qui quali collaboratori gli artisti Luigi Orengo, G.B. Villa, Giovanni
Scanzi, Federico Fabiani, Pietro Costa, Filippo Chiaffarino,
Antonio Canepa, Nicolò Barabino, Giovanni e Antonio Quinzio,
l'architetto veneziano Gioacchino Zandomeneghi.
La chiesa, sia pure ancora priva del campanile (che verrà completato però
entro lo stesso anno) venne inaugurata il 27 aprile 1873.
Quasi nove anni dovranno passare per la costruzione della cupola così
come è osservabile tuttora, con la statua in bronzo dorato dell'Immacolata
realizzata da Giuseppe Pelleas su modello dello scultore Giovanni Scanzi.
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