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L'ultimo Cesare-La torta di Metternich

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donquixote

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Jan 21, 2009, 6:31:46 PM1/21/09
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L'ultimo Cesare
Testo scritto in occasione della beatificazione di Carlo I d'Asburgo,
l'ultimo Imperatore
di Daniele Fozio
da salpan.org
Carlo Francesco Giuseppe Ottone di Asburgo Lorena

http://www.cartantica.it/content/santisposi/Beato-Carlo-I-d'Asburgo-_-Z.jpg

http://www.storialibera.it/images/convegni_e_mostre/mostra_carlo_d_asburgo.jpg

http://www.beatocarloabrescia.it/img/bio/10.jpg

figlio dell'Arciduca Ottone, nipote dell'Imperatore Francesco
Giuseppe I, nacque a Persenbeug nel 1887.
Alla morte di Francesco Giuseppe, avvenuta il 21 novembre,
durante la prima guerra mondiale, gli succedette col nome
di Carlo I come Imperatore d'Austria e col nome di Carlo V
come Re d'Ungheria. Conscio della grave situazione politica,
cercò segretamente di trarsi fuori dalla guerra, ma i massoni
della Triplice Intesa (in odio a quell'Impero che, unico, era
rimasto a difesa e baluardo della Chiesa e della Cristianità dalle grinfie
dell'illuminismo anticristiano e satanico) non solo rifiutarono la sua
proposta, ma resero pubbliche le trattative segrete.
Gli eventi precipitarono. Fatto prigioniero, fu costretto a ritirarsi in
esilio a Madera, dove nel 1922 morì in una povertà che rasentava
la miseria. Dal suo matrimonio con la principessa Zita
di Borbone-Parma ebbe sei figli, il primogenito dei quali,
Ottone, è l'attuale pretendente alla corona d'Austria.

Carlo d'Austria, ultimo Imperatore del Regno Austro-Ungarico,
cioè di quello che rimaneva del Sacro Romano Impero, fondato
da Carlo Magno, residuo della tradizione politica medievale,
informata prevalentemente agli insegnamenti della Chiesa, è Beato.
Il 3 ottobre il S. Padre, viste le virtù eroiche e il miracolo che ha
suggellato la santità dell'Imperatore lo ha dichiarato tale. Un Imperatore
santo. Un uomo politico santo. Chiaro messaggio che Cristianesimo
e politica amalgamandosi contribuiscono al vero bene dei popoli.
A questo Carlo mirò durante la sua breve e travagliata vita
e sopratutto negli anni in cui dovette guidare le sorti del plurisecolare
Impero Asburgico.
Alcuni giorni prima della morte, con la dignità di un Imperatore
e l'umiltà di un santo esclamò: "Tutta la mia aspirazione è sempre
di conoscere il più chiaramente possibile in tutte le cose la volontà
di Dio e di eseguirla, e precisamente nella maniera più perfetta".
Se per qualsiasi uomo la santità si raggiunge vivendo in modo eroico e
soprannaturale le virtù umana e cristiane conformemente alla propria
vocazione, Carlo, non fu solo un ottimo cristiano, un buon marito, che giurò
amore infinito alla moglie Zita di Borbone-Parma, e un buon padre di
famiglia, ma anche un eccellente Imperatore. Capo della sua nazione a soli
29 anni, ereditò il Regno che già si trovava in guerra e unico tra tutti
i responsabili politici dell'epoca appoggiò gli sforzi di Papa Benedetto XV
per evitare la prima guerra civile europea che appariva sempre più nel suo
volto di "inutile strage". Costretto ad una guerra che in nessun modo aveva
voluto, combatté in prima linea accanto ai suoi soldati condividendo
con loro tutto, anche il pane nero, rinunciando a favore dei soldati
malati e feriti il pane bianco che gli spettava, una guerra in cui fine
non era la revisione di qualche confine territoriale ma andava ben oltre.
Era una guerra ideologica.
La guerra, almeno dalla Rivoluzione francese in poi, era cambiata,
hegelianamente, in senso qualitativo; consisteva nel demonizzare
il nemico, nell'affrontare una guerra "metafisica", nel combattere
una lotta tra Bene e Male. E il "male" era l'Impero Austro-Ungarico,
che appariva quale baluardo del Sacrum Imperium cattolico.
Carlo, nel 1921, dopo un tentativo fallito di instaurazione di un governo
nell'Ungheria al fine di contrastare l'ondata del comunismo, nuovo idolo
che proveniva dalla vicina Russia, fu esiliato nell'Isola portoghese
di Medeira.
Malgrado tutta questa situazione, ogni sera recitava il Te Deum perché
"se si è disposti a prendere dalla mano di Dio ciò che è buono,
bisogna anche essere disposti ad accettare con riconoscenza tutto ciò
che può essere difficile e doloroso".
Durante il suo esilio, lungo appena cinque mesi, prima
che lo cogliesse la morte, ebbe modo di avvicinare tanti abitanti di
Medeira con cui intessè un rapporto umano immediato. Il figlio ancora
vivente, Otto d'Asburgo, ricorda che consacrava tutto il suo tempo
ai doveri cui era chiamato e sopratutto durante il suo esilio comunicò
ai figli un profondo sentimento religioso, incentrato sulla devozione
al SS. Sacramento, al Sacro Cuore e a Maria SS. durante gli anni
della guerra dovette farsi procurare una nuova corona di rosario
in quanto la prima l'aveva logorata, utilizzandola continuamente
per pregare con la preghiera raccomandata da Maria.
Il 1 Aprile del 1922, a 34 anni, spirava per una polmonite inguaribile,
pronunciando il nome soave di Gesù. Al suo funerale accorsero
circa 30 mila persone che avendolo conosciuto durante l'esilio
lo consideravano già un santo.
Grande esempio di santità e modello di politico cattolico,
seguì sempre gli insegnamenti sociali del magistero della Chiesa.
Non venne mai a patti con la smania distruttiva della modernità, si gloriò
sempre di poter difendere e servire la Chiesa. E se è vero che l'ultimo
canto del cigno è sempre quello più soave e bello, l'Impero asburgico
ebbe il suo più alto e insigne Imperatore nel momento della sua scomparsa.

Mitteleuropa
Metternich
di Klaudius von Wirt
(...)
http://diegalerie.files.wordpress.com/2008/07/metternich.jpg

http://www.lobkowitz.de/Reiseziele_in_Boehmen/Koenigswart/Metternich.jpg

Passata la bufera napoleonica, durante il Congresso di Vienna

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/30/Congresso_di_Vienna.png

si adoperò per realizzare il suo progetto: la Santa Alleanza,
uno strumento che impegnava i contraenti alla reciproca
assistenza in caso di turbamento dello status quo,
ma che, soprattutto, li costringeva a confrontarsi,
a regolare ed a risolvere con le trattative i reciproci
contrasti politici e le divergenze economiche.
Sognò un'Europa pacificata, politicamente matura
e soprattutto solidale, riuscì a realizzarla solo in parte,
ma non v'è dubbio che, a parte conflitti confinati su teatri
limitati, i frutti del Congresso di Vienna assicurarono
all'Europa il periodo più fecondo di pace di cui
il continente abbia goduto.
L'equilibrio e la lungimiranza dell'opera diplomatica
di Metternich emergono dalla valutazione del confronto
fra le disposizioni della seconda Pace di Parigi del 1815
di cui fu incontrastato protagonista, e quelle del Trattato
di Versailles del 1919; nel primo caso, la Francia venne
trattata con onore e misura; nel secondo i vincitori diedero
libero sfogo ad una stolida bramosia di distruzione
e di svilimento del nemico, che pose le premesse per un'altra
immane tragedia. [La seconda guerra mondiale]
Su di lui Albert Sorel, storico francese, ha scritto:
"Era un diplomatico di altissimo livello, senza pari nel suo
tempo e nel suo tipo, e meritò di guidare l'Europa fintanto
che l'Europa meritò di essere guidata dalla diplomazia".
ed ancora:
"Il tentativo compiuto dal congresso di Vienna di dare all'Europa
i caratteri fondamentali di una organizzazione, costituiva
un grande progresso."
Henry Valloton, diplomatico svizzero e Presidente
del Consiglio federale elvetico ricorda che Metternich fu:
"Il propugnatore di un'unione degli Stati europei, il precursore
degli uomini di buona volontà che fondarono la Società delle
nazioni e di quelli che chiamarono in vita l'Organizzazione
delle nazioni unite."
Henry A. Kissinger, Segretario di Stato statunitense,
consigliò ed applicò il sistema metternichiano:
"Metternich faceva una politica ch'era dello status quo
per eccellenza, il cui unico scopo era la stabilità,
non l'avverarsi di ideali utopici, e equilibrio
è la definizione classica dell'esperienza storica
la quale c'insegna che nessun ordine ha consistenza
se non è garantito anche materialmente dalle aggressioni."
Agli attuali politici europei impegnati nella costruzione
del pianeta Europa è opportuno ed auspicabile che non sfuggano
i confini dell'Europa di K.W.L Metternich: per il grande
statista, l'Europa si estendeva dall'Atlantico agli Urali,
dall'Artico al Mediterraneo.
Vale infine la pena di ricordare che la garanzia
di "neutralità perpetua", di cui gode la Confederazione
elvetica, è stata deliberata proprio nel Congresso di Vienna.


Imperoasburgico
Pillole di storia asburgica: La nascita della Sacher Torte
Ebbene sì, un altro debito di noi europei verso la monarchia
imperial-regia degli Asburgo è dovuta alla nascita della torta
al cioccolato più buona e famosa del mondo.
Altro che fast fud, mec ed americanate varie!

La storia della "Sacher Torte" è legata a Vienna nel periodo in cui era
capitale dell'impero Austriaco ed al nome del principe von Metternich.
Si narra che nel 1832 il Principe di Metternich ordinò un dessert
molto speciale per degli invitati di riguardo di passaggio a Vienna,
rivolgendosi ai suoi pasticceri con un ordine perentorio:
"Non deludetemi, fatemi fare una magnifica figura!"
Essendo lo Chef dei pasticceri di corte a letto ammalato,
fu il suo apprendista al secondo anno, il sedicenne Franz Sacher,
ad assumersi l'onere dell'esecuzione del principesco dessert.
Inutile dire che il giovane Franz superò di gran lunga il maestro,
e inventò il dolce che ancora oggi ancora porta il suo nome.

http://babelnet.sbg.ac.at/themepark/services/food/img/sacher-torte.jpg
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Wiener seid froh!

Oho!
Wieso?

http://tinyurl.com/5anjsa

Donau so blau,
Durch Tal und Au
Wogst ruhig du dahin,
Dich grüßt unser Wien,
Dein silbernes Band
Knüpft Land an Land,
Und fröhliche Herzen schlagen
An deinem schönen Strand.

Weit vom Schwarzwald her
Eilst du hin zum Meer,
Spendest Segen
Allerwegen
Ostwärts geht dein Lauf,
Nimmst viel Brüder auf:
Bild der Einigkeit
Für alle Zeit.
Alte Burgen seh'n
Nieder von den Höh'n,
Grüßen gerne
Dich von ferne
Und der Berge Kranz,
Hell vom Morgenglanz
Spiegelt sich in deiner Wellen Tanz.

Die Nixen auf dem Grund,
Die geben's flüsternd kund
Was alles du erschaut,
Seitdem über dir der Himmel blaut.

Halt an deine Fluten bei Wien,
Es liebt dich ja so sehr
Du findest, wohin du magst zieh'n,
Ein zweites Wien nicht mehr.
Hier quillt aus voller Brust
Der Zauber heit'rer Lust,
Und treuer deutscher Sinn
Streut aus seine Saat von hier weit hin.

Du kennst wohl gut deinen Bruder, den Rhein
An seinen Ufern wächst herrlicher Wein,
Dort auch steht bei Tag und bei Nacht,
Die feste treue Wacht.

Drum laßt uns einig sein,
Schließt Brüder fest den Reig'n,
Froh auch in trüber Zeit,
Mut, wenn Gefahr uns dräut!
Heimat am Donaustrand,
Bist uns'rer Herzen Band;
Dir sei für alle Zeit
Gut und Blut geweiht!

Das Schifflein fährt auf den Wellen so sacht,
Still ist die Nacht, die Liebe nur wacht,
Der Schiffer flüstert der Liebsten ins Ohr,
Daß längst schon sein Herz sie erkor.
O Himmel sei gnädig dem liebenden Paar,
Schütz' vor Gefahr es immerdar!
Nun fahren dahin sie in seliger Ruh
O Schifflein immer nur zu!

Junges Blut, frischer Mut,
O wie glücklich macht,
Dem vereint ihr lacht!
Lieb und Lust schwellt die Brust,
Hat das Größte in der Welt vollbracht.

Nun singst ein fröhliches seliges Lied,
Das wie Jauchzen die Lüfte durchzieht,
Von den Herzen laut wiederklingt
Und ein festes Band um uns schlingt.
Frei und treu in Lied und Tat,
Bringt ein Hoch der Wienerstadt,
Die aufs Neu' erstand voller Pracht
Und die Herzen erobert mit Macht.

Und zum Schluß bringt noch einen Gruß
Uns'rer lieben Donau, dem herrlichen Fluß!
Was der Tag uns auch bringen mag
Treu und Einigkeit
Soll uns schützen zu jeglicher Zeit
Ja Treu und Einigkeit!

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