Questa è l'ideologia gay, legata, a livello internazionale, all'Ilga
(International Lesbian and Gay Association). Dell' Ilga fa parte
anche la Nambla, la North American Man-Boy Lovers
Association, associazione americana di pedofili che reclama
leggi che permettano il sesso fra adulti e bambini "consenzienti"
(vedi Aldo Busi
http://tinyurl.com/5pj93q
quando reclama la liceità legale del rapporto tra uomini adulti
e tredicenni).
Nei Paesi Bassi le associazioni gay, COC, hanno ottenuto nel 1990
la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni al di sopra
dei 12 anni. L'ideologia gay ha come fine quello di affermare
non solo la giustezza del rapporto omosessuale, ma se possibile la
sua naturalità, deducendo da questa una ridefinizione della famiglia, che
apra al riconoscimento della "famiglia" gay, e quindi all'adozione di figli.
In svariati stati è ormai possibile alle coppie gay adottare bambini ed
anche procedere all'utilizzo della Pma (o fecondazione artificiale), per
prodursi un figlio in provetta. Lesbiche e gay che ricorrono alla Pma sono
ormai sempre più numerosi in tutto il mondo.
"E' stato ristampato, per i tipi della Feltrinelli, il saggio "Elementi di
critica omosessuale" scritto da Mario Mieli (1952-1983) e pubblicato la
prima volta dalle Edizioni Einaudi nel 1977. Il testo, un Manifesto della
"politica dell'esperienza" che all'epoca conobbe una diffusione limitata
all'interno del circuito politico omosessualista in Italia a all'estero,
"rimane a tutt'oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia
nell'area del movimento di liberazione omosessuale", come scrive il
redattore de "Il manifesto" Gianni Rossi Barilli curatore, insieme a Paola
Mieli, della nuova edizione del saggio. "La proposta di Mieli illustrata
nel libro( ...) è un'utopia da vivere partendo dal presupposto
che la liberazione dell'Eros nelle sue forme neglette e represse
è il solo vero antidoto al predominio mortifero della Norma
e del capitalismo", tesi "oggi, ancora più di ieri, in sintonia
con linee di evoluzione culturale e sociale".
Mieli, figlio di industriali della seta, al liceo Parini di Milano
abbraccia la dottrina marxista, aderisce a "Lotta Continua"
che abbandona per fondare il "Fuori" (Fronte Unitario
Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e poi i "Collettivi
Omosessuali Milanesi", protagonisti della contestazione dal 1971 al 1977.
Muore suicida il 12 marzo 1983 dopo essersi dedicato negli ultimi anni
di vita all'esoterismo e alla magia. Mario Mieli nel saggio propone
una metamorfosi del vetero-comunismo nel movimento libertario
antiproibizionista, cioé l'emancipazione dell'uomo tramite la
"prassi" sessuale contronatura o "perversa", da lui sintetizzata nello
slogan "Mens sana in corpore perverso".
L'autore aggiorna il marxismo con le tesi di Freud e Reich
e lo definisce "comunismo polimorfo perverso" , auspicando
una società di uguali in "comunione totalizzante" tra di loro.
Per questo è necessario "liberare" l'uomo, il cui corpo è gerarchicamente
schiavo della Logica (che Mieli chiama la Norma), alienante
sovrastruttura storica, tramite il dissolvimento di ogni identità
"in una estetica transessuale".
Il prof. Tim Dean psicoanalista dell'Università di Buffalo,
nel suo contributo in appendice, basandosi sul modello libertario della
sessualità gay, nota: "nel processo politico di ristrutturazione della
società (.) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze
redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia"- e -"ridefinisce
drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (...)
In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali,
la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple
con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati
di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose", annullando
"democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani
ma anche tra le specie.
A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari
naturali e cristiani, liquidati da Mieli come "pregiudizi
di certa canaglia reazionaria" che, trasmessi con l'educazione,
hanno la colpa di "trasformare il bambino in adulto eterosessuale".
I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono
però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità
poliforme" grazie anche ai pedofili, specie se omosessuali:
"Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l'essere
umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini.
Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros,
possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante
che profondono, possiamo fare l'amore con loro.
Per questo - sentenzia Mieli - la pederastia è tanto duramente
condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che
la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega".
http://www.giovannidallorto.com/cultura/cristallo/1976.jpg
http://direland.typepad.com/direland/images/2007/11/15/mario_mieli_2.jpg
http://www.osservatoriocommunity.org/images/mariomieli.jpeg
MSMA
L'omosessualità è una patologia, difesa da lobbies potenti
Ancora una volta, l'omosessualità, e tutte le implicazioni che
gravitano attorno ad essa, ha tenuto banco. Con giusta ragione, la Santa
Sede ha detto no ad una proposta francese che mira ad una specie di condono
generalizzato sui temi della morale sessuale. Abbiamo chiesto il parere, sul
tema, al noto psichiatra e criminologo Francesco Bruno.
"La Santa Sede ha ragione e da vendere, ci mancherebbe altro".
Si ferma un attimo e spiega: "Io non ho nulla di discriminatorio
contro gli omosessuali, ai quali vanno riconosciuti tutti i diritti civili
e il rispetto. Del resto anche la Chiesa parla di un obbligo di delicatezza
nei confronti degli omosessuali, ma, detto questo, occorre fare chiarezza".
In che senso?
"Cedendo terreno davanti a proposte francamente impossibili come
quella francese, corriamo un rischio serio: da una parte tollerare una
discriminazione al contrario, poi sovvertire l'ordine delle cose ".
Che cosa vuol dire?
"Io ho conosciuto e conosco, per motivi professionali, molti
omosessuali anche famosi. Intellettuali, professionisti. Cercano sempre
di convincermi dell'idea della loro normalità, e non è così. Con tutto
il rispetto verso questi amici, sostengo che l'omosessualità non appartiene
alla sfera della normalità".
Insomma è una patologia?
"Va inquadrata tra le patologie, negli stati fuori della norma.
Insomma, la natura ha creato l'uomo e la donna, biologicamente,
quindi non esiste in natura un terzo genere. Arrivare a legittimare
la tesi della normalità ci porta alla conseguenza sbagliata di cambiare
le regole della stessa natura, alterandola".
Esiste anche il rischio di fare cadere le barriere
tra il bene e il male...
"Ecco, io questo lo ho sempre detto. Una eccessiva tolleranza verso
stati di anormalità, e l'omosessualità tale va considerata, ci porta alla
conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene
e che cosa è il male".
Insomma, si rischia di cadere nel relativismo etico.
"Esattamente. Ognuno pensa di fare come gli pare. Che ogni condotta,
anche eticamente disordinata, sia lecita e che quindi non si possano mettere
freni e divieti. Quello che oggi sta accadendo dappertutto. Quando i
colleghi americani hanno sdoganato l'omosessualità dalle patologie, hanno
fatto un grave danno e io sono contrario a quanto sostiene l'Organizzazione
Mondiale della sanità. L'omosessuale, al quale va dato ogni rispetto, è
clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo
altera. Inutile che questi signori vogliano convincerci che i normali
siano loro. Ma sono sostenuti, parlo fuor di metafora, da lobbies
potenti e forti".
Da medico: omosessuali si diventa o si nasce?
"Si diventa nella maggior dei casi e generalmente per disturbi
o problemi di relazione con la famiglia e i genitori".
In conclusione d'accordo con la Santa Sede?
"Condivido e sottoscrivo. Bisogna restituire principi fermi e stabili,
sia in tema etico che di autorità."