Oggetto: Re: racconto di un Panda per il wwf day
Ciao Adriano!
La tua è veramente una lettera bellissima che vale più di 100 training motivazionali!
E con l'occasione mi aggiungo ai ringraziamenti per tutti voi che avete animato il WWF Day. Vi ho seguito su facebook e siete stati grandi!
Ciao e grazie
D.
Dante
Caserta
Vicepresidente
WWF Italia ONLUS
Da: WWF
Lomellina
Inviato: martedì 20 ottobre 2015 08.02
A:
Donatella Bianchi; Delegato Lombardia WWF; Pierangelo Piantanida; WWF Lodigiano
- Comunicazione; wwf-c...@libero.it; WWF Bergamo; 'SL
GROANE 1'; wwfpoma...@alice.it;
Giorgio & Lorenza; WWF Bassomantovano; presi...@wwfvimercatese.it; pandadel...@gmail.com; drann...@yahoo.it; francesco.c...@gmail.com;
gians...@alice.it; vanvi...@gmail.com; ricf...@virgilio.it; simom...@inwind.it; Andrea Maria
Longo; WWF Sud Milanese; presi...@wwfvimercatese.it;
Info Oasi Le Foppe; andrea; Alessandro Masiero; Loredana; 'Antonio Delle
Monache'; claudia pengue; Mattia Brambilla; alessia....@libero.it; giovanni...@tiscali.it; gianni....@teletu.it; gilberto.p...@tin.it; paola.b...@tiscali.it; Lello
Bonelli; wwf.ma...@gmail.com
Cc:
Marco Costantini; Chiara Pirovano; Maria Antonietta Quadrelli; Paola Sozzi; e.fr...@wrp.it; Gianna Chiocchio; Gianfranco
Bologna; Dante Caserta - WWF Italia; Gaetano Benedetto; Fulco
Pratesi
Oggetto: raccondo di un Panda per il wwf day
Racconto
della giornata WWF Day, vista dal Panda
Il Panda
Un amico è
un valore , è qualcuno su cui potrai contare sempre quando altri ti avranno
dimenticato. Non si possono avere più di dieci amici , o forse venti in una vita
intera, diceva Don Milani. E io che vorrei ribattergli sostenendo che sui social
di amici ne ho ben millecinquantatrè, alla fine rifletto e non riesco a non
dargli ragione.
Allora succede, che un amico vero, mi chiama un giorno e mi
dice “ che fai domenica? “Sai siamo in pochi e a Milano. In Expo si celebra il
Wwf day, per noi è un giorno importante, parliamo di pesci e di nuovi obbiettivi
del millennio. Insomma per farla corta avremmo bisogno di uno che si travesta da
panda e che stia lì ad abbracciare con le sue mani di pelo fitto i bambini e a
farsi fotografare.
Accetto indeciso. Eppure sarà un’esperienza tra le più
belle della mia vita. Intanto perché da dentro lo scafandro di pelo, anonimo a
te stesso, invisibile al mondo, puoi guardare il cuore di chi ti sta attorno.
Come su un palcoscenico puoi alzare la mano e salutare e stanne certo che
chiunque si trova a dieci metri da te a quel gesto tanto umano, semplice
,bambinesco non sarà in grado di dirti di no. Non rifiuterà un saluto, un
marameo, un sorriso.
Se pensi che sono solo i bambini a credere
nell’attrazione di un panda gigante, e forse neanche più quelli ormai,
completamente assorti nella meraviglia e nel miracolo della tecnologia, ti
sbagli. Ho visto signori con divise istituzionali, forze dell’ordine, vecchi
carica di vita e di anni che ne hanno viste tante nella loro esistenza, gente
che attende inutilmente Godot, imprenditori e coppie innamorate, insomma il
campione più diversificato dell’umano, che a quel gesto non sono rimasti
indifferenti.
All’inizio magari ti osservano con malcelata sufficienza. Poi
ad un certo punto non riescono a resistere, la loro maschera di serietà si
sgretola. Alzano magari solo due dita, accennano ad un sorriso, srotolano a
bassa voce una parola di saluto. Io la interpreto come un “ restiamo umani “
quella che raccontava Vittorio in Palestina.
Restiamo umani se sappiamo
ancora sorridere a venti o a novanta anni davanti ad un chilo di pelo, davanti
ad un panda gigante.
E’ ovvio i bambini sono i più attratti. C’e’ chi si
struscia contro il Panda forse per cercare quel calore e quella voglia di vita
che non trova dentro la sua famiglia, c’e’ chi ne ha paura e inizia a strillare
, e lo fanno bambini cinesi, indonesiani e italiani perché i bambini sono uguali
checchè ne pensi Salvini , ovunque siano nati, e tutti hanno il futuro scritto
sul cuore.
Ci sono i bambini che ti ringraziano dopo la foto ma capisci che
non stanno ringraziando te ma proprio il Panda , quelli che si attaccano e non
vorrebbero mai lasciarti, quelli che si avvicinano timidi verso quell’ammasso
iuventino di lana e poi all’improvviso per qualche misterioso fulmine divino,
capiscono che possono fidarsi, del Panda, degli uomini, della vita, del mondo,
del futuro.
Nonostante e a dispetto dei “ grandi”, della tv che dicono loro
ogni giorno di fare attenzione ad ogni cosa. Si lasciano prendere in braccio. E
tutti ridono, ridono di gusto e il riso catalizza i crocchi dei visitatori
vicini, li trasforma, li rende più belli. Persino il clima grigio e freddo si
tinge per un attimo di azzurro.
Ad un certo punto il grosso muso del Panda in
cui sono inserito, ormai frusto e liso, collassa all’improvviso. Così che io non
vedo più nulla, nè Expo, né bambini, né luce.
Stò lì immobile dentro alle mie
sensazioni mente attorno impazzano i click delle digitali e braccia ignote si
aggrappano alle gambe. Finchè un bambino mi dice “ grazie, grazie di cuore”, e
lo dice con un tale trasporto, con una tale gentilezza che mi scuoto dalla mia
catalessi, tiro su a fatica il muso del panda. Lo intravedo mentre si allontana
e ancora a cento metri è girato verso di me e saluta, saluta quel fagotto di
stracci bianco e nero.
Forse i panda si stanno estinguendo, non si
estingueranno certo mai i bambini e gli adulti –bambini, quelli mai paghi di
voglie, di voglia di bellezza, di voglia di scoprire la capacità di essere
felici camminando tra le sfumature della vita.
Adriano Arlenghi
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