"Uno dei guai dell'Italia proprio questo: di avere per capitale una citt sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida Forza Roma!, allude soltanto a una squadra di calcio." La Storia di Roma racconta la parabola del pi grande impero occidentale con la scrittura affilata che ha negli anni appassionato - e appassiona tutt'ora - i lettori di Indro Montanelli. Abile, la penna dell'autore ripercorre i rivolgimenti culturali e politici della societ romana dalle sue origini al crollo dell'impero, unendo alla sempre precisa cronaca degli eventi, ritratti vivaci delle figure che di Roma hanno incarnato la storia. Il risultato un racconto coinvolgente e scevro da accademismi, che invita a conoscere meglio il passato e, allo stesso tempo, a riflettere sul mondo contemporaneo. Dalle guerre puniche all'affermazione del Cristianesimo, dall'austerit di Catone al magnetismo di Giulio Cesare fino agli eccessi di imperatori come Nerone o Eliogabalo, dallo stoicismo delle origini alla decadenza del tardo impero; la Storia di Roma e i suoi protagonisti rivivono oggi in una nuova edizione che abbina le parole ironiche e pungenti della prosa montanelliana a splendide rappresentazioni artistiche, antiche e moderne, per una versione illustrata di un classico tra i pi amati dai lettori.
Tra i pi popolari giornalisti italiani del Novecento, si distinse per la limpidezza della sua scrittura. Iniziata la carriera durante il ventennio fascista, fu per oltre quarant'anni l'uomo-simbolo del principale quotidiano d'Italia, il Corriere della Sera. Lasciato il Corriere per contrasti sulla nuova linea politica della testata, diresse per vent'anni un quotidiano fondato da lui stesso, il Giornale, distinguendosi come opinionista di stampo conservatore. Fu ferito alle gambe nel 1977 in un attentato organizzato dalle Brigate Rosse.[1]
Con l'entrata in politica di Silvio Berlusconi, da lui disapprovata, lasci il Giornale e, nel marzo 1994, fond La Voce, un quotidiano che per chiuse l'anno seguente. Fu autore di una collana di libri di storia a carattere divulgativo, Storia d'Italia, che narrano la storia d'Italia dall'antichit alla fine del XX secolo. In ciascuna attivit Montanelli seppe conquistare un largo seguito di lettori.
Il nome Indro, scelto dal padre, infatti la maschilizzazione del nome della divinit induista Indra.[5] Negli anni, tale nome venne trasformato nel soprannome Cilindro dagli amici e anche da alcuni avversari politici del giornalista;[6] per anni circol una voce che affermava che il suo nome di battesimo fosse davvero Cilindro, smentita per dall'atto battesimale.[7] Il nome, dopo la sua nascita, ebbe una certa diffusione a Fucecchio; ad esempio, vi furono il calciatore e allenatore Indro Cenci e alcuni omonimi Indro Montanelli.[8][9] Il padre gli assegn altri tre nomi, Alessandro, Raffaello e Schizogene, cio generatore di divisioni.[10][11][12]
Pass l'infanzia nel paese natale, spesso ospite nella villa di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi un ventennio nei primi anni del Novecento. A Emilio Bassi, che considerava come un nonno adottivo, rest legato, tanto da volere che a lui fosse cointitolata la Fondazione costituita nel 1987.[13]
La prima crisi fu a undici anni. Mi svegliai una notte urlando "Muoio, muoio!". Una mano mi attanagliava la gola, mi sentivo soffocare. Accorsero i miei genitori, un po' mi quietai, ma smisi di dormire e di mangiare per mesi, avevo paura di tutto, un vero terrore, e mi sentivo addosso la tristezza del mondo intero. Dovetti abbandonare la scuola per quell'anno. I sintomi si sono poi ripresentati identici pi o meno ogni sette anni, ciclicamente.[15]
Il padre, preside di liceo, fu trasferito a Lucca e poi a Nuoro per cinque anni (dal 1920 al 1925) presso la Scuola Normale di Nuoro (che corrispondeva all'odierno Istituto Magistrale), dove il giovane Indro lo segu come studente degli ultimi due anni delle scuole elementari e i primi tre del Ginnasio. A causa degli spostamenti del padre, frequent il liceo classico "Marco Terenzio Varrone" a Rieti, dove nel 1926 consegu la maturit.
Nel 1930 si laure in giurisprudenza all'Universit di Firenze, con un anno di anticipo sulla durata normale dei corsi, discutendo una tesi sulla riforma elettorale del fascismo (legge Acerbo), in cui sostenne che era finalizzata ad abolire le elezioni[16] Ottenne la valutazione di centodieci e lode.[17] Suoi docenti furono Piero Calamandrei, Federico Cammeo, Enrico Finzi, Manfredi Siotto Pintor e il giovane Giorgio La Pira.[18] Successivamente, frequent corsi di specializzazione all'Universit di Grenoble, alla Sorbona e a Cambridge. Nel 1932 ottenne una seconda laurea, in scienze politiche e sociali, sempre a Firenze, all'Istituto Cesare Alfieri,[19] con una tesi in cui valutava positivamente la politica di isolamento inglese.[16]
Dopo i primi articoli giovanili per La Frusta di Rieti[22], Montanelli firm il suo primo articolo, su Byron e il cattolicesimo, sulla rivista Il Frontespizio di Piero Bargellini (luglio-agosto 1930).[23] Fu attento lettore di altre riviste, specie L'Italiano di Leo Longanesi (conosciuto nel 1937 a Roma e destinato a diventare suo grande amico) e Il Selvaggio di Mino Maccari: periodici, entrambi, che, pur essendo fascisti, furono fra i primi a rompere con il coro conformista del regime.[24]
Dopo che nel 1932 un amico, Diano Brocchi, gli fece conoscere di persona Berto Ricci, con cui aveva fino ad allora scambiato alcune lettere,[25] incominci a collaborare al periodico fiorentino L'Universale,[26] che aveva una diffusione di nemmeno 2 000 copie.[27] Nello stesso anno fu ricevuto, assieme a tutto lo staff de L'Universale[28] da Benito Mussolini, il quale, secondo il racconto che lo stesso Montanelli avrebbe reso a Enzo Biagi per la trasmissione Questo secolo, del 1982, intendeva elogiarlo per un articolo anti-razzista che aveva scritto.[21]
Ci sono due razzismi: uno europeo - e questo lo lasciamo in monopolio ai capelbiondi d'oltralpe; e uno africano - e questo un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sar mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorit. Coi negri non si fraternizza. Non si pu, non si deve. Almeno finch non si sia data loro una civilt.
Montanelli fu altres invitato a collaborare a Il Popolo d'Italia; L'Universale venne chiuso nel 1935.[24] Invece si rec a Parigi per respirare aria nuova (1934).[32] Si present al quotidiano Paris-Soir offrendosi come informatore volontario.[14] Esord come giornalista di cronaca nera; contemporaneamente collabor al quotidiano L'Italie Nouvelle diretto da Italo Sulliotti (un giornale bilingue, organo del Fascio francese).
Sulla base di testimonianze orali rilasciate ad alcuni dei suoi intervistatori (e in base anche ad alcune sue opere autobiografiche), si ha notizia che Indro Montanelli sia stato, negli anni 1934-35, mandato da Paris-Soir,[14] in qualit di inviato speciale, in Norvegia e, da l, in Canada; che gli articoli che Montanelli sped dal Canada in Francia vennero letti da Webb Miller, all'epoca inviato globetrotter dell'agenzia di notizie United Press, il quale sugger all'agenzia stessa di assumerlo; inoltre che la prima assunzione di Montanelli come giornalista professionista con regolare stipendio avvenne a New York,[14] ov'egli si mise in luce con corrispondenze locali per conto della Centrale della United Press, pur non interrompendo i suoi rapporti professionali con Paris-Soir;[16] e ancora, che mediante l'agenzia di stampa United Press venne offerta a Montanelli la possibilit di realizzare il suo primo scoop:[17][24] un'intervista al magnate dell'industria automobilistica Henry Ford. Bench tali episodi siano probabili, tuttavia, mancano riscontri certi in merito. Quel che certo che la collaborazione di Montanelli al foglio diretto da Sulliotti fu breve e si chiuse improvvisamente: Montanelli venne rispedito in Italia per aver espresso su l'Italie Nouvelle idee fin troppo libere, rispetto all'autocensura imposta dal potere fascista a questo giornale di mera propaganda ideologica.
Nel 1935 scrisse il suo primo libro, Commiato dal tempo di pace, che fu pubblicato dalle edizioni del Selvaggio. Quell'anno l'Italia conquist militarmente l'Etiopia. Montanelli si propose all'UP come inviato in zona di guerra, ma l'agenzia aveva gi scelto Webb Miller per quel ruolo;[33] allora decise di licenziarsi dalla United Press e di arruolarsi come volontario: salp per l'Etiopia il 15 giugno 1935,[21][34] partecipando alle operazioni di guerra come sottotenente al comando di un battaglione coloniale di scari, il XX Battaglione Eritreo, tema del suo secondo volume.[14]
La guerra d'Etiopia per Montanelli dur solo fino a dicembre: venne ferito e ottenne licenza di abbandonare il fronte. Durante la sua esperienza bellica aveva incominciato a scrivere un libro-reportage che usc, per volont di suo padre Sestilio, all'inizio del 1936, mentre era ancora in Etiopia.[36] L'opera, XX Battaglione Eritreo, fu recensita favorevolmente, sul Corriere della Sera, da Ugo Ojetti, amico personale di Sestilio Montanelli,[37] e da Goffredo Bellonci; la tiratura dell'opera, avvalendosi dei due prestigiosi sponsor culturali, raggiunse le 30 000 copie.[14]
Nel 1935 anche il padre di Indro venne inviato dal regime fascista in Africa orientale per dirigere una commissione di esami per civili e militari gi residenti nella colonia eritrea; ivi intercedette presso Leonardo Gana, direttore del maggiore quotidiano di Asmara, La Nuova Eritrea, facendovi assumere il figlio: cos Indro ricevette la sua prima regolare tessera di giornalista -il che dimostra che l'anteriore collaborazione di Montanelli con la United Press, se vi fu, ebbe un carattere alquanto informale-. Nel gennaio 1936 Indro Montanelli fu trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari e incominci a prestare servizio presso l'Ufficio Stampa e Propaganda.[38]
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