Da quando gli shark movie sono diventati un genere a s, il cinema ha pi volte giocato sul (falso) mito degli squali assassini: uomo contro animale nell'habitat preferito da quest'ultimo, il mare aperto. Nel 2003, Open Water, caso cinematografico dell'anno, ha dato il via a una saga interessante in cui il terrore vive sott'acqua, ma ci che interessa la psicologia umana. L'uomo, solo e indifeso, si scontra con l'ineluttabilit di quello che sar il suo destino: arrendersi e finire tra le fauci di un grosso branco di squali, oppure reagire e sconfiggere i propri traumi. In attesa dell'uscita di Open Water 3 - Cage Dive, analizziamo i primi due capitoli della trilogia cinematografica.
Basato su fatti realmente accaduti, Open Water una produzione low cost, girata interamente in digitale: nessun effetto speciale stato aggiunto in post produzione, infatti ogni cosa nel film reale, cos come gli squali che circondano la sfortunata coppia protagonista. Open Water una storia di sopravvivenza ma anche metafora di un dramma umano. Susan e Daniel sono una coppia innamoratissima che condivide la passione per la subacquea; durante un giro di immersione, per un errore nel conteggio dei partecipanti, i due vengono abbandonati nel bel mezzo dell'Oceano. La solidit della coppia viene messa a dura prova quando si troveranno da soli in un territorio che non conoscono - circondati da squali. Dopo i primi minuti idilliaci, il senso di angoscia e di smarrimento inizia a prender forma: Susan e Daniel affrontano le loro insicurezze come coppia, e quando Daniel viene morso da uno squalo, le loro certezze iniziano a vacillare. Spaventata e consapevole che nessuno verr a cercarla, sopratutto senza il suo compagno, Susan si arrende al suo destino, lasciandosi annegare.
Download File ……… https://www.google.com/url?hl=en&q=https://tweeat.com/2yM5KS&source=gmail&ust=1719712528932000&usg=AOvVaw15RtRPxA41mgosHu7cd-Fr
Un altro dramma umano si consuma nel seguito (non sequel), Open Water 2 - Adrift. Stavolta non c' una coppia in mezzo all'Oceano, ma un gruppo di sei persone, pi o meno coese tra loro. L'apparente tranquilla gita in barca dovrebbe essere occasione di divertimento, invece si trasforma in tragedia: quattro di loro si sono gi gettati in mare, mentre l'aitante Dan, credendo di fare uno scherzo, afferra la paurosa Amy e si butta in acqua insieme a lei. Ben presto si accorgono di non aver calato la scaletta dalla barca. Tra tensioni, scazzottate, e i soliti squali che sguazzano voraci, il gruppo verr decimato e resteranno solo Amy e Dan; quest'ultimo, sentendosi in colpa per quanto accaduto, sceglie di affogare per espiare il suo peccato. Amy, invece, traumatizzata dall'acqua a seguito di un dramma familiare ancora irrisolto, decide di superare questo scoglio psicologico, perdonando e quindi salvando l'amico in mare. Con questo atto di coraggio, assente quando era bambina e che le ha impedito di salvare suo padre dall'annegamento, Amy ripara agli errori del passato mentre Dan espia le sue colpe.
Se hai cambiato idea e non ti vuoi abbonare, puoi sempre esprimere il tuo consenso ai cookie di profilazione e tracciamento per leggere tutti i titoli di ANSA.it e 10 contenuti ogni 30 giorni (servizio base):
Le piccole isole-stato hanno il terrore di essere spazzate via dal pianeta, sommerse dall'innalzamento dei mari. In 44 (39 isole stato e 5 osservatori), che hanno origine da tutti gli oceani e le regioni del mondo - Africa, Caraibi, Oceano Indiano, Mediterraneo, Pacifico e Mar Cinese Meridionale - e riunite nell'Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS) alzano la voce nei negoziati della Conferenza delle parti sul clima a Parigi affinch l'accordo punti a contenere a 1,5 gradi centigradi l'aumento medio delle temperature rispetto all'era preindustriale. Un aumento pi alto, infatti rischia di farle scomparire dall'atlante. Nelle regole Onu, ciascun Paese ha diritto a un voto, indipendentemente dalle dimensioni e cos i Paesi insulari vogliono far pesare la loro opinione e chiedere un accordo pi ambizioso, potendo muovere in totale un centinaio di voti compresi quelli altri Stati. Soprattutto quelli asiatici flagellati da inondazioni e tsunami, come Filippine e Bangladesh. La prospettiva di 'affogare' terrorizza le popolazioni che sarebbero costrette ad una migrazione verso altri Paesi pi sicuri. Insomma, si innescherebbe una catena di emergenze.
"Non prevediamo che alcun Paese sar un problema", ha commentato il segretario della Convenzione Onu sul cambiamento climatico (Unfccc), Christiana Figueres, spiegando che eventuali divergenze di posizione sono "salutari" in un processo che non vuole "andare contro l'interesse nazionale" di nessuno.
La richiesta delle piccole isole si confronta per con la netta opposizione di alcuni grandi inquinatori, a cominciare dall'India, disposta a impegnarsi maggiormente a ridurre le emissioni legate all'uso di carbone solo in cambio di un ulteriore sostegno finanziario. Una posizione che si rispecchia nella dichiarazione del gruppo dei 77, la coalizione degli Stati in via di sviluppo, che ricorda l'obbligo per i Paesi avanzati di "fornire risorse finanziarie, inclusi i trasferimenti di tecnologie e la creazione di competenze", un "obbligo legale, n 'aiuto' n 'beneficienza".
In ogni caso, l'imperativo che viene dalla presidenza della Cop 21 di "accelerare", perch "abbiamo ancora molte cose da fare". L'urgenza condivisa anche dalla Commissione Europea, che invita a "lavorare in fretta" per ottenere "un testo conciso con priorit chiare" da presentare ai ministri nel fine settimana. Parole che forse vogliono rispondere alle critiche delle Ong, che accusano l'Ue di restare in secondo piano nelle trattative, lasciandosi "mettere da parte" su temi chiave.
"I Paesi insulari oggi sono dei campioni, e il fatto che siano qui, ad alzare la voce, un fatto cruciale. Assumono un ruolo guida", ha sottolineato la direttrice dell'istituto Onu per l'Ambiente e la Sicurezza umana (Unu-Ehs), Koko Warner, presentando il primo studio condotto dalle Nazioni Unite sulle migrazioni climatiche nel Pacifico. "In Paesi come Nauru, Tuvalu e Kiribati, le popolazioni gi sentono gli effetti degli sconvolgimenti climatici: inondazioni, innalzamento del mare, intrusione dell'acqua salata nelle falde - ha spiegato - Per questo, molti pensano di spostarsi". Non tutti, per, hanno i mezzi per trasferirsi all'estero, e la migrazione interna spesso "non una soluzione sostenibile" per le altre isole. Questa situazione, cos come la crisi dei rifugiati in Europa, "ci mostra prima di tutto quanto siamo impreparati - ha detto ancora la Warner - le nostre istituzioni sono state studiate per il mondo del 20/o secolo, ma ora siamo nel 21/o e servono aggiustamenti". Il diritto internazionale, per esempio, non prevede meccanismi che permettano a chi fugge dai disastri climatici di ottenere asilo in un altro Paese, perch non viene considerata la possibilit che a minacciare il diritto alla vita di un uomo possa essere non un altro uomo, ma la natura.
In questa situazione, molte popolazioni non possono fare altro che arrangiarsi. Dai bunker artigianali scavati dalle donne del Bangladesh per mettere al riparo i familiari durante i tifoni ai 'sea walls' installati dagli isolani delle Marshall per evitare che l'acqua marina invada le case, le soluzioni fai-da-te sono molte ed eterogenee. "Le comunit si danno da fare, non possono stare ad aspettare che il governo agisca per loro - ha commentato in un panel Kathy Jetnil Kijiner, poetessa marshallese e portavoce della societ civile all'ultimo Climate Summit - non dovremmo farlo se i grandi Paesi riuscissero a siglare un accordo pi forte, e vincolante a livello internazionale. Sarebbe importante per Paesi che gi fanno fatica, che gi sono poveri".
Aosis una coalizione di piccole isole e paesi costieri molto bassi che condividono sfide simili dello sviluppo e preoccupazioni analoghe per l'ambiente, in particolare la loro vulnerabilit agli effetti negativi del cambiamento climatico globale, spiegano sul loro sito web. L'alleanza funziona innanzitutto come una lobby ad hoc e unica voce negoziale per i piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS) all'interno del sistema delle Nazioni Unite.
Quella che si abbattuta nel centro sud della provincia di Frosinone nella giornata di ieri stata una vera e propria bomba d'acqua che ha provocato disagi ed allagamenti in diversi comuni e che ha richiesto l'intervento degli uomini delle forze dell'ordine e dei volontari della protezione civile. Nel comune di Colfelice un strada diventato un vero e proprio fiume in piena (video in basso)
Hanno fatto in tempo a scappare prima che l'onda di acqua e fango travolgesse anche loro. Sono vivi per miracolo i dipendenti ed il titolare di una concessionaria di auto con sede in via Casilina ad Arce.
Un nubifragio che nel pomeriggio si abbattuto sulla zona ha provocato un allagamento senza precedenti provocato quasi certamente dall'eccessiva pioggia e dal fango proveniente da una sovrastante collina.
Decine di auto sott'acqua e danni ingentissimi ancora da stimare. Sul posto i Vigili del Fuoco del comando provinciale di Frosinone, il sindaco di Arce, Gino Germani e il comandante della Polizia Locale, Manuela Pescosolido.
Panico in acqua ai Mondiali di nuoto in corso a Budapest, in Ungheria. L'americana Anita Alvarez stata colta da malore subito dopo aver terminato il proprio esercizio di nuoto sincronizzato, nel corso della finale del singolo libero di nuoto sincronizzato, ai Mondiali di nuoto in corso a Budapest.
La nuotatrice rimasta per qualche lunghissimo secondo sott'acqua, da sola, priva di sensi. Determinante l'intervento della sua allenatrice, che stava seguendo la prova da bordo vasca. Capita la drammaticit della situazione, la coach non ha esitato a tuffarsi e a riportare a galla la sua atleta, tenendole la testa fuori dal pelo dell'acqua e cercando di farla respirare.
Nel caos generale, i medici e i paramedici a quel punto sono intervenuti e hanno trasportato la Alvarez in infermeria, dove fortunatamente stata dichiarata fuori pericolo dopo alcuni minuti. Grande spavento per tutti, dagli atleti in gara fino ovviamente al pubblico presente nell'impianto e quello che stava seguendo la finale mondiale a casa. La 27enne campionessa di origini messicane poi uscita dagli spogliatoi sulle proprie gambe, per salutare tutti e rassicurare sulle proprie condizioni di salute ristabilite. "E' stato spaventoso - ha commentato l'allenatrice Andrea Fuentes al quotidiano spagnolo Marca -. Ho dovuto tuffarmi perch ho visto che la sicurezza non lo faceva. Ho visto che non respirava, ma adesso Anita sta bene".