Riportiamo piu' sotto anche i messaggi di Maria Rosaria Volpe,
dell'Universita' Federico II di Napoli, e di Luca d'Agostino,
dell'Universita' di Pisa, che si riferiscono sempre all'intervento di Fabio
Luppino
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da Marcella Cannarozzo dell'Universita' di Palermo:
"Possiamo discutere serenamente circa l'utilita' o meno dei test di
ingresso ed il proliferare di costosissimi corsi per la preparazione ai
test, evidenziare le pecche di questo nuovo sistema di reclutamento e
selezione, ma non e' questo lo spirito dell’articolo di Luppino.
Siamo, ahime', in presenza dell’ennesimo pezzo scritto con
superficialita', pieno zeppo di quei luoghi comuni lamentati proprio
dall’autore e soprattutto che non fa nessun distinguo tra facolta' e
facolta', tra ateneo e ateneo.
“Ogni esame ha un prezzo che ruota
attorno ai 150 euro” dichiara Luppino.
“Ruota attorno” vuol dire che ci sono atenei che fanno pagare di meno e
atenei che fanno pagare di piu' ma mediamente la cifra e'
quella. Mi piacerebbe sapere dove accade questo. A me risultano cifre
estremamente piu' basse, 30-50 Euro. Probabilmente la mia informazione e'
parziale ma temo fortemente che anche quella dell’informatissimo
giornalista, che dovrebbe fare “informazione”, non e' piu' completa. "Ci
guadagnano solo gli atenei". Si e' chiesto Luppino quanto costa
all’universita', in termini di spesa e di tempo, la preparazione e la
gestione dei test di ingresso?
“I quiz non cadono mai nello stesso
giorno”. Secondo l’autore si tratta di
un espediente per far si che lo studente partecipi a piu' test di ingresso,
e in effetti e' così. Si tratta di un espediente per permettere allo
studente che VUOLE partecipare a piu' test di ingresso, di poterlo
fare.
Chiediamoci piuttosto come mai uno
studente oggi voglia partecipare sia al
test di ingegneria, sia a quelli di odontoiatria e di psicologia. Come mai
e' disposto ad iscriversi a qualsiasi facolta' pur di iscriversi
all’universita'. Non ha delle preferenze? Delle ambizioni, dei progetti per
il suo futuro? Non si accorge di avere delle attitudini per un tipo di
studio piuttosto che per un altro? Questa e' una bella domanda da farci
cercando di rispondere con dati alla mano e non riempiendoci la bocca
ancora una volta di luoghi comuni.
Luppino prosegue presupponendo che chi si occupa di preparare i test di
ingresso sia una persona, o un gruppo di persone, che agisce in modo
arbitrario, sospinto da chissa' quale subdola motivazione. Forse mi sbaglio
ma cos’altro può significare “piu' della meta' delle domande dei test non
ha alcuna ragione legata alla facolta' che si sta per iniziare”? Perche'
piuttosto non e' andato ad indagare sul lavoro che c’e' dietro la
preparazione dei test, da lui dichiarati “idioti”? Se ci sono studi sui
risultati?
La ciliegina sulla torta e' l’ultimo
trafiletto in cui viene riportato il
caso (scandaloso?) della studentessa di medicina che lamenta di essere
stata “fermata” per ben due anni al test di medicina e che adesso
finalmente, riuscita a passare, ha fatto un brillante esame di Anatomia. Mi
chiedo cosa vuole dimostrare raccontandoci questo interessante episodio.
Luppino, avrebbe potuto fare molto di
piu' e dare un reale contributo alla
questione che pare gli stia a cuore. Invece ha fatto un articoletto che non
serve a nulla se non a coloro che vogliono essere nutriti da questo tipo di
“cibo”.
Marcella Cannarozzo
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"
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da Maria Rosaria Volpe dell'Universita' Federico II di Napoli:
"Sento parlare delle vergogna dei test
d'ingresso solo da Voi dell'ANDU e
per la prima volta anche da persone di grande spessore come i premi Nobel
in un appello firmato da 1000 persone, se non sbaglio.
I test non solo sono una grande bufala
perche' non servono per capire la
capacita' dello studente, ma toglie a molti la possibilita' di esprimersi
al meglio, oltre a tutti gli interessi che circolano attorno ai test. Vi
chiedete perche' non si fa una battaglia seria?? Forse perche' si
andrebbero a toccare gli interessi di cui sopra."
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da Luca d'Agostino dell'Universita' di Pisa:
"Le prove di ammissione fatte come lo sono oggi, con margini di
accettazione spesso inferiori all'incertezza dei risultati - anche
ammettendone molto ottimisticamente la pertinenza - sono estremamente
aleatori, e quindi iniqui.
Essendo d'altra parte ragionevole nell'interesse di tutti (comprese le
famiglie degli studenti) ridurre il numero delle matricole che rimarrebbero
tali a vita, le prove di ammissione potrebbero essere mantenute a
condizione di essere meno irragionevolmente selettive o, meglio ancora,
rese inutili da una seria istruzione superiore."