ANDU: Su situazione generale e Ateneo

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Patrick Coppock

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Jun 9, 2009, 12:50:44 AM6/9/09
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L'Esecutivo dell'ANDU dell'Universita' di Palermo sulla

SITUAZIONE GENERALE DELL'UNIVERSITA' E SU QUELLA DELL'ATENEO

E' previsto che subito dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento
europeo, il Governo presentera' un Disegno di Legge sulla 'governance'
degli Atenei e sui concorsi universitari. La 'governance' per portare
"efficienza nel sistema", i concorsi per portarvi "trasparenza". E' ben
evidente come si tratti in entrambi i casi, di diversivi.
Il provvedimento sulla 'governance', sollecitato in special modo dai
rettori, dovrebbe servire a riconfigurare la struttura di governo degli
atenei secondo linee che gli atenei stessi potrebbero gia' oggi determinare
autonomamente, come accaduto all'Universita' di Camerino. E allora perche'
una legge se gia' l'autonomia statutaria consente di ridefinire i poteri
degli organi accademici, inserirvi soggetti esterni, ampliare (ma non si
capisce in cosa lo si dovrebbe) i poteri del rettore? Il fallimento della
gestione degli atenei ha altre motivazioni che i rettori conoscono bene e
che nessuna legge sulla 'governance' che dovesse attribuire loro maggiori
poteri, sara' in grado di ovviare.
La riforma dei concorsi, che produrra' comunque un ulteriore rinvio del
turn-over, dovrebbe portare "trasparenza" nel sistema del reclutamento. La
questione sarebbe molto meno rilevante se non fossero emersi negli ultimi
tempi troppi casi di parentopoli, segno anche di un degrado etico che
nessuno dei progetti di legge elaborati dal Ministero o presentati in
Parlamento si e' posto il problema da affrontare seriamente.
Questo avviene mentre l'Universita' italiana appare in uno stato catatonico
come mai era avvenuto nella sua storia. Si percepisce una dimensione di
impotenza e di rassegnazione che attraversa tutte le componenti, studenti
inclusi.
La crisi finanziaria dell'Universita', che ha la prima radice nella
gestione dissennata delle risorse disponibili, e' aggravata dalla crisi
economica mondiale. Il governo attuale - come quelli che l'hanno preceduto
- piuttosto che pretendere produttivita' dal sistema formativo riformandolo
alla radice, lo lascia formalmente in vita, ma lo priva delle risorse
minime necessarie ad una sopravvivenza appena dignitosa.

Sul fronte dell'Ateneo di Palermo, ad
oltre sette mesi dall'insediamento
del nuovo Rettore, si hanno segnali difficili da interpretare.
In occasione dell'approvazione del bilancio consuntivo 2008 fu spiegato
che la riassunzione dei bilanci dei dipartimenti nel bilancio unico di
ateneo era niente piu' che una prescrizione contabile. Si e' visto che
cosi' non era se ancora oggi i dipartimenti hanno avuto assegnato soltanto
una esigua parte dei fondi di competenza e che altre strutture, sembrerebbe
le presidenze di Facolta', non hanno ancora avuto accreditato assolutamente
nulla. La riduzione del numero di dipartimenti annunciata nel programma
elettorale e che potrebbe, questa si, assicurare consistenti economie,
rimane ancora al palo. Il tutto nel silenzio piu' assoluto, in un clima da
"non disturbare il manovratore".
Ascriviamo a questo contesto anche i "boatos" sulla prossima istituzione
del cosiddetto "ricercatore a tempo determinato", tema che discutemmo con
l'attuale Rettore in un incontro da lui richiestoci prima della sua
elezione. In quella occasione obiettammo che una tale previsione si sarebbe
tradotta in un ulteriore allungamento del periodo di precariato e quindi in
instabilita' dell'intero sistema. Alla fine della discussione ci era
sembrato che egli avesse accolto le nostre osservazioni tanto e' vero che
nel programma elettorale, successivamente diffuso, si leggeva: "…
incentivare i dottorati di ricerca e l'assegnazione delle relative borse e
pervenire gradualmente alla sostituzione degli assegni di ricerca con posti
di ricercatore a tempo determinato, stimolando al riguardo i finanziamenti
esterni; …". Oggi registriamo, avendolo appreso dalla stampa, che e' in via
di approvazione una normativa per regolare l'assunzione di ricercatori a
tempo determinato con contratto triennale rinnovabile una sola volta:
quindi ben sei anni di precariato e nessuna chiarezza sul fatto se questa
figura si aggiungerebbe a quelle attuali o se sarebbe sostitutiva
dell'assegno di ricerca.
Un Ateneo che, come il nostro, e' chiamato a grandi sacrifici ha il
diritto di conoscere come stiano effettivamente le cose. Quali siano i
progetti per uscire dalla crisi che viene dichiarata ed in quali tempi. Non
vorremmo che si pensi di aggiustare in un solo anno i guasti prodotti nei
precedenti decenni. Ma cosa si vuole aggiustare e come? Sembrerebbe che
l'unico problema sia il riequilibrio finanziario. Esso e' certamente uno
dei problemi, non va sottovalutato e va perseguito; ma dubitiamo che sia
esso oggi il problema principale dell'Universita' di Palermo. Ritenendolo
invece tale e assumendolo come stella polare di ogni azione di governo si
imbocca fatalmente la strada di immolarvi l'esistenza stessa dell'Ateneo.

5 giugno 2009

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