Pensioni, ecco quanti soldi ti tolgono da gennaio
a cura di Simone Micocci
Pensioni, ecco quanti soldi ti tolgono da gennaio
Abbiamo detto più volte di come le pensioni a gennaio godano di un aumento dell’importo per merito della rivalutazione. Un meccanismo che adegua il valore del trattamento pensionistico al costo della vita, così da contrastarne la svalutazione.
D’altronde, se il costo della vita aumenta e l’importo dell’assegno rimane lo stesso, il potere d’acquisto diminuirebbe. O meglio, sarebbero meno beni e servizi acquistabili con la pensione.
Proprio per questo viene previsto un sistema, conosciuto come perequazione, che prende il tasso di inflazione e lo applica sulla pensione, così da aumentarne il valore e renderlo più o meno al passo del costo della vita. “Più o meno” appunto: perché è bene ricordare che la rivalutazione è piena, ossia esattamente pari al tasso di inflazione, solamente per quei trattamenti che non superano di 4 volte il valore del trattamento minimo.
Al di sopra di questo valore, invece, scatta un taglio: di fatto, dal momento che l’aumento è parziale e non pari esattamente all’incremento del costo della vita, ci sono dei soldi che si perdono. Vediamo quanti.
Pensioni, come funziona la rivalutazione 2026
A partire dal prossimo cedolino di gennaio le pensioni godono di un aumento pari all’1,4%, percentuale calcolata dall’Istat sulla base dell’andamento dell’indice dei prezzi registrato nel 2025.
Come anticipato, però, questa percentuale si applica integralmente solo sugli assegni il cui importo non supera di 4 volte il valore del trattamento minimo (si prende come riferimento quello del 2025). Sopra questa soglia entra in vigore un meccanismo di riduzione progressiva: nel dettaglio, si prende la parte di pensione che supera questo valore e si calcola una rivalutazione parziale, pari al 90% del tasso registrato entro le 5 volte il trattamento minimo, al 75% al di sopra.
Pertanto, la perequazione delle pensioni nel 2026 è così calcolata:
1,4% pieno solo sulla quota di pensione fino a 4 volte il trattamento minimo 2025, cioè fino a 2.413,60 euro lordi mensili.
Sulla parte tra 4 e 5 volte il minimo (2.413,60 - 3.017 euro) l’aumento scende al 90% dell’indice, quindi 1,26%.
Sulla parte che supera 5 volte il minimo (oltre 3.017 euro) la rivalutazione è pari al 75% dell’indice, cioè 1,05%.
Chi prende più di 2,413,60 euro, quindi, deve mettere in conto una svalutazione della pensione. Di fatto perde dei soldi: quanto si può acquistare nel 2026 sarà meno rispetto al 2025.
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Quanti soldi perdi da gennaio 2026
La tabella che segue mostra quanto incide il taglio alla rivalutazione delle pensioni nel 2026 per chi percepisce un assegno superiore a quattro volte il trattamento minimo.
Il confronto è tra la rivalutazione piena al 1,4%, che avrebbe garantito un adeguamento integrale all’inflazione, e la rivalutazione effettiva, ridotta progressivamente al 90% e al 75% del tasso. La differenza tra i due importi rappresenta la perdita reale subita dal pensionato, prima su base mensile e poi su base annua, considerando le 13 mensilità.
Pensione mensile lorda Rivalutazione effettiva Rivalutazione piena 1,4% Perdita mensile Perdita annua (13 mensilità)
2.500 34,88 35,00 0,12 1,56
2.700 37,40 37,80 0,40 5,20
2.900 39,92 40,60 0,68 8,84
3.100 42,26 43,40 1,14 14,82
3.300 44,36 46,20 1,84 23,92
3.500 46,46 49,00 2,54 33,02
3.700 48,56 51,80 3,24 42,12
3.900 50,66 54,60 3,94 51,22
4.100 52,76 57,40 4,64 60,32
4.300 54,86 60,20 5,34 69,42
4.500 56,96 63,00 6,04 78,52
4.700 59,06 65,80 6,74 87,62
4.900 61,16 68,60 7,44 96,72
5.100 63,26 71,40 8,14 105,82
5.300 65,36 74,20 8,84 114,92
5.500 67,46 77,00 9,54 124,02
5.700 69,56 79,80 10,24 133,12
5.900 71,66 82,60 10,94 142,22
6.000 72,71 84,00 11,29 146,77
Come emerge chiaramente dai dati, la perdita cresce all’aumentare dell’importo della pensione. Per chi si colloca appena sopra la soglia delle 4 volte il minimo, la penalizzazione è contenuta, ma diventa via via più significativa man mano che si sale di importo, arrivando a diverse centinaia di euro l’anno per le pensioni più elevate.
Questo significa che, anche in presenza di un aumento nominale dell’assegno, il potere d’acquisto non viene pienamente tutelato: la rivalutazione parziale non riesce a compensare interamente l’inflazione. In altre parole, più alta è la pensione, più marcata è la distanza tra l’adeguamento teorico e quello effettivamente riconosciuto, con una perdita che si consolida anno dopo anno.
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