Adozioni per coppie omo:
L’importante per un bambino è che sia accolto e aiutato nella sua crescita, soprattutto senza discriminazioni di qualunque genere, soprattutto economico. Vedo che quest’ultimo aspetto viene spesso taciuto.
Deve crescere in una famiglia naturale? Ma quel’è la famiglia naturale? A mio avviso è un gruppo familiare aperto con fratelli, sorelle, zii, nonni, come è sempre stato per milioni di anni, in questo modo ci si può aiutare reciprocamente. La famiglia rigida di babbo, mamma e figli, è solo una costruzione di legge soprattutto per fini economici e che sta diventando più fallimentare e sempre più rara, per via delle separazioni, anche dal momento che la donna sta acquistando una sua autonomia economica e sociale.
Come la mettiamo se una o uno coppia omo decide di procreare un suo figlio?
E i bambini abbandonati? Gli orfanotrofi?
Consentire a priori le adozione solo per determinati cittadini significa creare per legge dei cittadini di serie A e B, cioè delle discriminazioni.
C’è poi l’aspetto educativo che vale per tutti i bambini, ed è che la coppia omo deve essere accettata per quella che è in tutte le sue manifestazioni non per quella dettata da pregiudizi e/o da ideologie di comodo.
Ci sarebbe da discutere sulle statistiche in questo campo.
Ergastolo
Intanto è importante dare a qualunque cittadino una speranza di vita. L’ergastolo sa più di pena eterna come l’inferno religioso. La pena non dovrebbe avere la funzione di giustizia (divina o sociale), o di vendetta ma rieducazione. Inoltre se non si dà una speranza di vita e o di recupero, diventa molto problematico gestire la detenzione. In questa ottica io sono contrario anche alle carceri, anche perché sono soprattutto una scuola per imparare a delinquere. Non è vero che la pena è un deterrente, perché quando uno si trova in uno stato necessità per sopravvivere è disposto a fare di tutto. La socialità io la vedo più come una conquista sociale che una costruzione di leggi. Se un cittadino si sente accettato e ben inserito in un gruppo sociale non delinque. Io non temo la giustizia divina ma il giudizio dei miei simili perché da essi dovrò essere giudicato, accettato e amato. La civiltà di una società si giudica dal sua suo grado di giustizia sociale e non dal numero delle carceri o dalle pene severe. Quindi se vogliamo dei cittadini onesti e giusti occorre una società che sappia amministrare la giustizia sociale. Il problema è monte e non a valle, meglio prevenire, che punire.
Odifreddi
non conoscevo il fatto e quindi non avevo seguito il dibattito. Sono andato a documentarmi su Internet. Sono d’accordo con lui quando afferma che il processo di Norimberga e le camere a gas sono state una propaganda e che sicuramente le cose non sono andate come ce la raccontano o comunque la verità non ce la raccontano tutta. E qui ci sarebbe parecchio da dire e da discutere. Ma si sa, la storia la scrivono sempre i vincitori. Io avrei processato l’America per le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaghi. E a proposito d Pribke, dal mio punto di vista non è stato un criminale come lo si è voluto dipingere, ma uno ligio al suo dovere, anche perché se non eseguiva l’ordine veniva fucilato lui. Semmai quello che si dovrebbero condannare sono le guerre e i poteri che creano simili mostruosità. La verità è che come al solito per giustificare le mostruosità di un sistema di potere si devono creare dei capri espiatori: le cose vanno male perché ci sono i cattivi, perché c’è il diavolo, una volta i comunisti, Hitler, Stalin oggi il terrorismo…
Francesco
Ps:
Come si vede dai temi trattati, io preferisco un ateismo militante, sociale, politicizzato e non solo filosofico. La cultura è anche politica, anche perché le istituzioni religiose s’intromettono nelle questioni politiche, ma soprattutto perché sono uno strumento al servizio dei poteri forti. E purtroppo la cultura la fanno per primi i preti con il catechismo.