In seguito, alcuni terroristi suicidi fanno saltare in aria un altro bus di linea e, successivamente, un teatro in pieno centro, causando decine e decine di vittime. Le indagini di Hub lo portano dapprima a un uomo di nazionalità palestinese, Samir; poi Hub si imbatte nel generale William Devereaux, capo dell'esercito, un oscuro individuo che non cela per nulla il suo desiderio di potere e che, a una precisa domanda se egli sia a conoscenza o meno del sequestro dello sceicco, nega categoricamente pur essendone in realtà sia l'ideatore sia il mandante.
Kang, spinto dalla volontà di porre fine alla situazione conflittuale tra le due Coree con la vittoria del suo paese, contatta il facente funzioni del presidente, il presidente della Camera dei rappresentanti Allan Trumbull, annunciando che se gli Stati Uniti non ritireranno le loro truppe dalla zona demilitarizzata coreana giustizierà ogni ostaggio in suo possesso; inoltre, mette sotto tortura uno dei membri dello staff presidenziale chiedendogli un misterioso codice Cerbero, che ottiene in poco tempo. Nel frattempo Mike, arrivato in tempo per vedere massacrare gli ultimi agenti di sicurezza, riesce ad entrare nella struttura e a mettersi in contatto con lo stato maggiore americano, che gli rivela gli scopi dell'attacco, e che lo mette al corrente che i codici che il terrorista vuole estorcere fanno parte di un protocollo di sicurezza situato nel bunker presidenziale, in grado di distruggere testate nucleari lanciate per errore; il terrorista, una volta ottenuti i tre codici, ognuno in possesso di una persona diversa (tra cui il presidente), sarebbe in grado di neutralizzare ogni arma nucleare statunitense e di rendere il Paese vulnerabile ad un attacco missilistico. Per evitare ciò, Mike deve anche trovare il figlio del presidente, presente nella Casa Bianca al momento dell'attacco, in modo che Kang non possa usarlo come ricatto per ottenere il codice Cerbero di Asher. L'agente riesce a trovarlo ed a metterlo in salvo dopo aver eliminato numerosi attentatori.
Il sequel del film, intitolato Attacco al potere 2 e ambientato a Londra durante i funerali del primo ministro britannico, è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane dal 3 marzo 2016.[4]
Il Gigante d'Attacco è uno dei nove Giganti ereditati dagli eldiani. Attualmente il suo potere appartiene a Eren Jaeger, mentre prima di lui era in possesso di Grisha Jeager e ancora prima di lui apparteneva a Eren Kruger.
Attacco al potere - Olympus Has Fallen, diretto da Antoine Fuqua (il regista che con Training Day ha portato Denzel Washington a vincere un Oscar come miglior attore protagonista), racconta in maniera realista quello che potrebbe accadere alla Casa Bianca, monte Olimpo della modernità e simbolo del potere illimitato, qualora si ritrovi sotto attacco. Incentrando l'azione sul viaggio di un singolo eroe chiamato a gestire una situazione di emergenza, Attacco al potere - Olympus Has Fallen ha per protagonista Mike Banning, agente dei servizi segreti che diventa l'unico barlume di salvezza dopo che il 5 luglio (il giorno dopo le celebrazioni del giorno dell'indipendenza) un gruppo di terroristi nord coreani, ben armati e addestrati, ha preso possesso della Casa Bianca con un'operazione di guerriglia senza precedenti, decimando la sorveglianza e minacciando la vita stessa del presidente degli Stati Uniti. Per rendere credibile il personaggio di Banning, prima di iniziare la produzione di Attacco al potere - Olympus Has Fallen Fuqua ha cominciato a documentarsi sul funzionamento e sulla cultura dei servizi segreti americani, scoprendo come la formazione degli agenti predisposti alla Casa Bianca sia separata da quella dei militari, degli agenti della Cia e di quelli dell'Fbi. Sempre in allerta per prevenire eventuali gesti inconsulti, gli agenti lavorano inoltre in stretta sintonia con i dipartimenti della polizia locale e la loro missione principale è quella di evitare che il presidente e la sua famiglia rimangano feriti, anche a rischio della loro stessa vita.
Interpretato da Gerard Butler, Mike Banning prima dell'attacco alla Casa Bianca aveva già lavorato per conto del presidente degli Stati Uniti Benjamin Asher, instaurando con lui uno speciale rapporto di lealtà. Ad inficiare la loro amicizia è stata però la tragedia che ha portato alla morte della first lady: in seguito ad un incidnete d'auto, Banning ha infatti salvato per primo Asher, interpretato da Aaron Eckhart, ma non è riuscito a proteggere la vita della first lady (interpretata da Ashley Judd). Declassato e trasferito altrove, Mike non attraversa un momento particolarmente facile, appesantito dai seri problemi che ha con la moglie e dal senso di colpa per quel mancato salvataggio, quando lo svolgersi degli eventi lo riporta in prima linea, dandogli una seconda possibilità. Con il presidente (un uomo molto duro che è costretto però a rimanere ammanettato per molto tempo a una ringhiera) e il suo staff in ostaggio dei terroristi, il potere passa nelle mani del presidente della camera Allan Trumbull, interpretato dal premio Oscar (per Million Dollar Baby) Morgan Freeman. Mentre il segretario della Difesa Ruth McMillan ha il volto l'attrice Melissa Leo, il capo dei servizi segreti e supervisore di Banning Lynne Jacobs è impersonato da Angela Bassett, una scelta non convenzionale che ha permesso alla sceneggiatura di descrivere il comportamento di una donna forte predisposta al comando di operazioni militari. A guidare le fila dei terroristi nord coreani è infine Kang, il capo della sicurezza del primo ministro sud coreano, interpretato da Rick Yune.
Attraverso la consulenza di Joe Bannon, ex agente dei servizi segreti, e di Ricky Briant Jones e Daryl Connerton (che alla Casa Bianca hanno trascorso molto tempo), il regista Antoine Fuqua ha avuto modo di verificare come l'idea di un possibile attacco alla Casa Bianca non sia così irrealistica come può apparire a prima vista, realizzando che prima dell'arrivo delle forze militari di difesa in soccorso agli agenti di "guardia" occorrerebbero in media almeno 15 minuti durante i quali potrebbe accadere di tutto. Dopo aver pianificato con un modello in scala ogni dettaglio dell'assalto, Fuqua ha deciso che non avrebbe lavorato di effetti speciali per ricreare la Casa Bianca e ha perciò voluto che ne fosse costruita una esatta replica, affidando il compito a Derek Hill, colui che aveva già realizzato la Casa Bianca usata da Oliver Stone in W. Nonostante Fuqua desiderasse girare Attacco al potere - Olympus Has Fallen nei pressi di Washington, esigenze di produzione hanno voluto che la "nuova" Casa Bianca sorgesse a Shreveport, in Louisiana.
A guidare la sequenza dell'attacco e a stabilire i movimenti degli oltre 100 attori in scena è stato invece chiamato Keith Woulard, un ex navy seal con cui Fuqua aveva già collaborato in L'ultima alba.
Il nipote dell'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, Leonardo Rodrigues de Jesus - noto come "Leo Indio" - è stato identificato tra i manifestanti che hanno partecipato all'assalto dei palazzi del potere a Brasilia. Lo scrive la Cnn online. Indio ha postato domenica sul suo profilo Instagram diversi video e foto che lo ritraggono in piedi tra la folla che circonda il Congresso brasiliano. In un selfie, Indio appare con una maglietta verde e un berretto nero e gli occhi visibilmente rossi. In una didascalia poi modificata, Indio afferma che i suoi occhi erano rossi a causa dei gas lacrimogeni "sparati dalle forze di sicurezza" che "hanno concentrato la loro attenzione su tutti i manifestanti". Ha anche negato di essere coinvolto in "qualsiasi vandalismo" e ha affermato che i responsabili della distruzione degli edifici governativi "erano vandali mascherati e codardi travestiti da patrioti".
"Condanniamo fermamente l'assalto violento e illegale di ieri al Congresso, al Palazzo presidenziale e alla Corte Suprema di Giustizia a Brasilia da parte dei sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro. Si è trattato di un attacco inaccettabile e odioso al cuore della democrazia brasiliana, i cui autori e istigatori devono essere puniti con la piena forza della legge". Lo dichiarano il presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo David McAllister, il presidente della delegazione all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana Javi López, il presidente della delegazione per le relazioni con la Repubblica federale del Brasile José Manuel Fernandes e il presidente della delegazione per le relazioni con il Mercosur Jordi Cañas. "Esprimiamo la nostra piena solidarietà al Congresso brasiliano, al governo del presidente Lula da Silva e a tutte le altre istituzioni democratiche del Brasile. Uno dei principi fondamentali delle democrazie è che i risultati di elezioni eque e trasparenti devono essere rispettati e qualsiasi tentativo di rovesciarli con atti violenti deve essere fermamente respinto. Siamo preoccupati per i crescenti atti di violenza politica da parte dei sostenitori estremisti dell'ex presidente del Brasile, che promuovono direttamente discorsi e azioni che portano allo scontro, all'odio, alla radicalizzazione e persino alla criminalità", spiegano nella dichiarazione congiunta, concludendo: "Chiediamo a tutte le parti in causa di fare tutto il possibile per superare questa situazione pericolosa e di adottare con urgenza misure per evitare che questi atti si ripetano, assicurando i responsabili alla giustizia".
Sono "atti non democratici" quelli a cui si è assistito a Brasilia, teatro domenica di un assalto dei sostenitori dell'ex presidente Bolsonaro ai centri del potere esecutivo, giudiziario e legislativo. Lo ha dichiarato in una nota 'Janja' da Silva, la moglie del presidente Lula. "Per anni la sinistra ha tenuto manifestazioni a Brasilia con molte più persone nelle strade di quante ne abbiamo viste ieri", ma mai si è arrivati all'assalto alle istituzioni, ha proseguito la first lady brasiliana, secondo cui "le manifestazioni pubbliche fanno parte della democrazia. Ma questi atti non sono stati una manifestazione democratica. Il popolo brasiliano ripudia quanto accaduto ieri ed il mondo democratico sa cosa stava succedendo e non accetterà battute d'arresto in Brasile".
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