Cari partecipanti a Tre mesi con il corpo,
Cosa ti succede se viene a mancare improvvisamente una persona cara, se perdi il lavoro, se la persona che ami se ne va?
Per essere in grado di affrontare questi momenti in modo da non essere sopraffatti, non si può usare la meditazione come una medicina pronta all'uso: è necessario aver praticato regolarmente, essere "allenati" a stabilire un rapporto col proprio corpo.
Thich Nhat Hanh, da poeta qual è, usa l'immagine dell'albero le cui fronde sono scosse dalla tempesta. E molto efficace, no?
Ma anche la scienza conferma questo approccio. Emozioni come la paura, ad esempio, sono gestite dalla parte più antica (in termini evolutivi) del nostro cervello, l'amigdala. Quando comanda l'amigdala, siamo come un animale impaurito. Il ruolo dell'amigdala può essere controbilanciato dall'attività della corteccia prefrontale, una parte del cervello evolutasi in tempi più recenti, quindi più tipicamente umana, dedicata a funzioni evolute come pianificare, prendere decisioni, riflettere, percepire il mondo esterno, collegare tra loro pensieri e azioni.
Quando ci sono grossi problemi, è molto meglio che sia la corteccia (la base dell'albero) a prendere il sopravvento, anziché i rami più sottili (l'amigdala). Numerosi esperimenti hanno dimostrato come l'attività di concentrazione prolungata, come ad esempio la respirazione consapevole, abbia proprio un ruolo fondamentale nel rafforzare la corteccia e le relative funzioni di "controllo cognitivo", fondamentali per governare la nostra attività mentale.
Ecco dunque spiegato, in parole molto povere e probabilmente inesatte (non sono uno psicologo) il fondamento scientifico dell'immagine dell'albero.