La Metafora Del Piccione Movie Download Hd

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Kian Trip

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Jul 11, 2024, 9:41:41 AM7/11/24
to tlisisolde

La spassosa scena si registrata a Catania. Nella bellissima piazza dell'Universit, dove i Palazzi storici guardano con distacco i tanti visitatori che percorrono la famosa strada (via Etnea) che dal giardino Bellini porta al simbolo della citt, la Fontana dell'Elefante. Proprio in questo luogo magico un piccione, tra i tanti che continuamente cercano qualche briciola lasciata dai passanti, ha dimostrato la sua ribellione animalesca.

Ma, precisamente, cosa successo? Un gruppo di piccioni era impegnato a cercare del cibo. Ad un certo punto un giovane (probabilmente uno studente universitario) comincia a rincorrere questi poveri animali, oltretutto, protetti. Inizia la fuga da parte del gruppo, sbattono le ali e, giustamente, scappano dalla stupidit umana.

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Un piccione non segue il gruppo. Resta al suo posto e si ribella. S, proprio cos. Il piccione non ha paura dell'umanoide che si diverte ad infastidire degli esseri viventi che non stanno dando fastidio a nessuno. La scena andrebbe ripresa con una videocamera. Il piccolo animale guarda il suo "nemico" e risponde con la sua voce. Il piccione tuba:

Una scena mai vista. Stupenda, che fa riflettere. E che diventa una metafora. Ecco, questa la "metafora del piccione". Lui (l'animale), finalmente, riesce a ribellarsi alla scemit umana.

Tutto sembra scivolare. La sanit pubblica stata quasi privatizzata. E non succede nulla. Nessuno si ribella, nessuno scende in piazza per pretendere il diritto alla salute sancito nella nostra Carta Costituzionale. Andrebbe letta la Costituzione. In questo caso l'articolo 32 potrebbe fare la differenza: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivit e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Per fare una qualsiasi visita ci si affida al privato. Per evitare le liste di attesa si preferisce pagare. "E cosa dobbiamo fare?", ripetono i poveri pazienti. Qualcuno, per, confessa ingenuamente di saltarle le liste di attesa. "Sono stato costretto. Ho chiamato un amico di infanzia. Non lo sentivo da tanti anni. Appena l'ho chiamato si messo a disposizione. Lui lavora in una struttura pubblica e nel privato. A Roma. Sono passato prima nel pubblico per essere operato, poi, nel privato. Ma ho risolto il mio problema all'anca. (Sguardo ebete, ma soddisfatto). Se non avessi chiesto il favore starei ancora ad attendere il mio turno".

Si preferisce chiedere il "favore" all'amico di turno. La ribellione non interessa a nessuno. E se si prova ad opporre una reazione: "Non giusto. E chi non ha amicizie in questo settore come deve fare? Chi non ha disponibilit economiche?". La risposta dell'interlocutore fortunato (per le sue amicizie) una inutile alzata di spalle.

Lo stesso ragionamento pu essere legato ai tanti problemi esistenti. Ad esempio: che fine ha fatto la legge sull'aborto? E' ancora valida? Nei prossimi mesi pubblicheremo una inchiesta su questa tematica (dove gli obiettori di coscienza stanno creando seri problemi alla norma, conquistata grazie alle lotte delle donne).

Tutti sono bravi a "criticare" (molte volte senza utilizzare lo spirito critico ma a vanvera) per nessuno cerca di cambiarle veramente le cose. E tutto questo si ripercuote, poi, all'interno delle cabine elettorali. Le menti poco critiche hanno sempre scelto e continuano sempre a scegliere i peggiori. E questo un dato assodato e ripetitivo, negli ultimi anni.

Altra cazzata che viene ripetuta in continuazione: la politica fa schifo. E per ripetere questa affermazione inutile e dannosa ci ritroviamo ad avere quelli che fanno effettivamente schifo. La politica, altra cosa dalla partitocrazia, bella e necessaria. Bisogna amare la politica per tentare di risolvere i problemi che riguardano tutti. Se votiamo i peggiori non possiamo pretendere il meglio.

I "migliori" ci sono, le persone perbene esistono. E se non dovessero esistere ognuno di noi ha il dovere di fare la propria parte. Troppo comodo non fare un cazzo, magari nemmeno votare e poi lamentarsi. Ovviamente chi vota (anche questo diritto stato conquistato con la lotta) dovrebbe evitare di scegliere quelli che hanno fallito, che hanno dimostrato il peggio o che, magari, hanno una fedina penale poco pulita.

Se un soggetto stato condannato definitivamente per aver venduto delle armi in un carcere quando faceva l'agente penitenziario e poi viene eletto per cinque, sei, sette legislature in un consiglio regionale la colpa di chi ? Del "galeotto", che pu farlo (perch riabilitato), o del cittadino (senza spirito critica) che continua a votare il peggio? Chi fa pi schifo l'eletto o l'elettore?

Se uno o pi soggetti sono stati condannati definitivamente per conocorso esterno (si parla di mafia, questa sconosciuta) e continua a sostenere altri soggetti che, poi, vengono pure votati ed eletti la colpa di chi ? Chi fa pi schifo? L'eletto o l'elettore?

Se un ex presidente del consiglio dei ministri pagava Cosa nostra e continua ad essere preso in considerazione anche da morto e il suo nome viene scolpito in un pantheon la colpa di chi ? Chi fa pi schifo?

Sebbene si tratti di un libro principalmente fotografico, non di meno racconta in modo documentato e scientifico i cinquemila anni di storia del piccione domestico (Columba livia domestica). Perch hanno cos tanto successo in ambiente urbano? Perch hanno piumaggi cos differenti? Come si sono adattati a nutrirsi con quasi tutti i tipi di cibo? Perch, pur essendo in grado di volare per 900 chilometri al giorno, raramente lo fanno?

Il libro racconta anche il lavoro dello psicologo di Harvard, B.F. Skinner, che ha insegnato ai piccioni a compiere compiti molto complessi, come acquisire bersagli o completare giochi altamente competitivi. Scopriremo che i piccioni riescono a scorgere la luce ultravioletta e che met della loro massa cerebrale dedicata alla percezione visiva.

Nella mia camminata quotidiana lungo la costa sud del piccolo borgo marinaro dove vivo sono stato improvvisamente attratto dal gridio continuo e dal fitto volteggiare di decine di gabbiani. Di tanto in tanto qualche piccione in volo sembrava sfuggire alla loro furia. Incuriosito ho raggiunto lo spiazzo dove i gabbiani cercavano di mandare via i piccioni contendendo loro il cibo. I gabbiani mi sembravano pi forti, pi irruenti, ma al mio apparire hanno subito preso il volo e si sono allontanati, mentre i piccioni sono rimasti quasi rincuorati dalla mia presenza. Altri infatti hanno raggiunto quelli a terra che stretti insieme in un brulichio di ali beccavano furiosamente non so cosa. Da qualche pezzo di cibo che alcuni tenevano nei becchi ho potuto desumere che si trattava degli avanzi di una pasta al forno che qualche passante aveva lasciato l. Quando me ne sono andato i gabbiani hanno poco alla volta ricominciato quella loro frenetica lotta con i piccioni.

Discutere con certe persone come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione far cadere tutti i pezzi, cagher sulla scacchiera e poi se ne andr camminando impettito come se avesse vinto lui.

Errol Morris considerato uno dei pi grandi intervistatori viventi. Regista e documentarista, negli anni si fatto conoscere proprio per la capacit rara di tirare fuori anche quello che i soggetti dei suoi film non volevano far vedere. Una capacit che gli valsa anche un premio Oscar: quella, armato solo di parole, di scavare fuori verit inattese, spesso da soggetti abituati per professione e indole a nascondere la propria personalit privata.

"Tiro al piccione - Ritratto di John Le Carr" un duello tra due persone che, per lavoro e indole, sono formidabili a fare domande agli altri ma molto restie a parlare di s stesse. Due persone che, pi o meno esplicitamente, hanno studiato a fondo l'opera uno dell'altro per arrivare preparati a un'intervista documentario che diventa da subito una schermaglia tra menti brillanti.

"Chi sei tu?" la prima domanda che John Le Carr pone a Errol Morris, a inizio film. Una domanda che suona quasi come un avvertimento: David Cornwell pronto a rispondere alle domande del documentarista, ma non senza opporre una certa resistenza.

Registrato e realizzato un anno prima della sua morte, concluso dopo una lunga gestazione in cui da miniserie diventato film, "Tiro al piccione - Ritratto di John Le Carr" prende spunto dall'autobiografia che lo scrittore ha scritto del s letterario che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Evidentemente Le Carr non era soddisfatto del lavoro fatto dal suo biografo e ha deciso di prendere in mano la sua narrazione.

"Tiro al piccione" infatti non una biografia classica e onnicomprensiva. Cornwell si muove in un perimetro che ha tracciato lui stesso: dice anche nel documentario "non parler della mia vita sessuale", tacendo del tutto anche i suoi legami sentimentali, piuttosto turbolenti, raccontati anni prima.

L'immagine pi potente di questo documentario quella del titolo. Cornwell racconta che da giovane seguiva il padre in vacanza in un hotel di Montecarlo dalle cui terrazze gli ospiti abbienti sparavano ai piccioni. Volatili che venivano catturati sul tetto dell'edificio e liberati in un tunnel buio, che finiva proprio in uno spazio antistante al balcone pieno di uomini armati di fucili, come una sorta di macabro tiro al piattello.

La grandezza del soggetto scelta da Morris pregio e insieme limite della sua ultima opera: La Carr "confessa" solo ci che aveva gi preventivato di rivelare, lasciando intravedere a tratti la straordinariet della sua intelligenza, ma celando quasi del tutto ci su cui l'ha messa all'opera, le conclusioni sulle grandi verit umane a cui arrivato. Se per il punto capire quanto poco gli esseri umani siano in grado di penetrare gli uni la mente degli altri, allora "Tiro al piccione" indubbiamente un successo.

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