New York, il detective Bo Dietl, cresciuto in un ambiente pervaso dalla malavita, si arruola nella polizia, conservando per l'amicizia con Richie La Cassa, futuro boss della zona. Insieme al collega Duke Finnerly, uomo di temperamento violento, tendente all'alcolismo e che progressivamente accumula debiti di gioco con i malavitosi che saltuariamente, anche per motivi legati alla sua professione frequenta, si trova ad indagare sull'aggressione ad una giovane suora che, all'interno di una chiesa, viene aggredita, violentata e brutalmente seviziata a seguito del furto di un crocifisso di nessun valore. Con l'aiuto dell'amico Richie i due riescono a risolvere il caso, che tuttavia gli viene "scippato", per ragioni politiche e di opportunit, dal tenente Denny Reagan, ed, a causa del comportamento ipocrita del suo superiore, Bo lo aggredisce durante la conferenza stampa in cui si attribuisce l'arresto degli autori del delitto venendo sospeso dal servizio insieme al collega.
Bo trova conforto nell'affetto di Joey, vecchia amica a cui rimasto affezionato che tuttavia l'amante delusa di Richie, alla quale quest'ultimo ha confidato che mai lascer la moglie ed i figli per lei, mentre Duke viene avvertito dell'obbligo del saldo dei suoi debiti e, dopo che il suo creditore Frankie "Hot" Salvino, un boss amico di Richie, lo apostrofa dopo avere saputo della sua sospensione, egli gli frattura il naso sbattendogli la faccia su di un tavolino, provocando la reazione del boss che qualche giorno dopo lo uccide. Bo, precedentemente ricattato da due agenti dell'FBI per il suo legame con Richie, dopo il rifiuto a collaborare, viene affrontato da quest'ultimo, al quale i due agenti hanno comunicato il suo legame con Joey ma Frankie, temendo la vendetta dei due amici, li affronta uccidendo per errore Richie, venendo inseguito ed a sua volta ucciso da Bo. La commissione d'inchiesta assolve Bo da tutte le accuse e lo reintegra in servizio ed, all'uscita della seduta, trova Joey con la quale potr finalmente vivere l'amore, libero da qualunque condizionamento o rimorso.
Ventuno anni di reclusione per l'accusa di avere ucciso con 14 colpi della pistola di ordinanza il figlio violento e con problemi psichici che da anni lo picchiava e gli estorceva soldi. La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha condannato Gaetano Rampello, 59 anni, poliziotto in servizio al reparto mobile della Questura di Catania, che ha confessato l'omicidio del figlio ventiquattrenne Vincenzo. I giudici hanno escluso le aggravanti della premeditazione e riconosciuto le attenuanti generiche e della provocazione che hanno consentito di contenere molto la pena.L'omicidio e' avvenuto il primo febbraio in piazza Progresso, a Raffadali, dove i due si erano dati appuntamento perche' il ragazzo avrebbe preteso 30 euro. In quella circostanza il ventiquattrenne, secondo il racconto dell'imputato, avrebbe strattonato il padre costringendolo a consegnarli altri soldi. Rampello, secondo quanto lui stesso ha ammesso, dopo essere stato aggredito ha estratto l'arma e gli ha sparato alle spalle consegnandosi poi ai carabinieri a una fermata del bus. Dietro l'omicidio c'erano anni di violenze e sopraffazioni da parte del giovane al padre, alimentati dai problemi psichici del ragazzo, che viveva insieme a uno zio in un clima conflittuale fra gli stessi genitori che si erano separati con ripetuti contrasti. Il pubblico ministero Elenia Manno, all'udienza precedente, aveva chiesto la condanna a 24 anni. "Non e' stato un omicidio d'impeto - aveva detto - ma ha premeditato il gesto andando, probabilmente, a prendere la pistola in caserma prima dell'appuntamento. Tuttavia ha subito anni di violenze e sopraffazioni ed e' stato l'unico che ha provato ad aiutarlo contrariamente alla madre del ragazzo che e' venuta qua a testimoniare sminuendo e negando i problemi psichiatrici". Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio il difensore dell'imputato, l'avvocato Daniela Posante, ha illustrato per quasi quattro ore la sua arringa finalizzata a smontare la tesi del pm sulla premeditazione e invocare il riconoscimento delle attenuanti legate alla provocazione. "Non e' andato in caserma a prendere l'arma - ha detto -, e' andato semplicemente in bagno. Per quale motivo avrebbe dovuto portare con se' da Catania uno zaino con gli indumenti personali se avesse progettato l'omicidio? E davvero - ha insistito il difensore - non ci sarebbe stato posto migliore della piazza principale del paese, davanti alle telecamere della banca, per progettare il delitto del figlio?". La difesa ha pure ricordato che in alcune telefonate (registrate volutamente dall'imputato, secondo il pm per "precostituirsi una finto alibi") Rampello parla col fratello di una questione legata all'affitto di un magazzino dimostrando di avere preso alcuni appuntamenti per i giorni successivi e mostra di impegnarsi per trovare una soluzione per fare curare il figlio. Tutto va nella direzione opposta - ha concluso il legale - di un omicidio premeditato". L'avvocato Posante, infine, si era soffermata sulle ripetute violenze ed estorsioni subite dal poliziotto da parte del figlio che, in alcune, circostanze erano state denunciate "senza che sia stato attivata alcuna procedura per tutelarlo o per farlo curare adeguatamente". L'imputato dovra' risarcire l'ex moglie, l'ex cognato e l'ex suocera, che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Alberto Agiato e Pietro Maragliano. Tuttavia la madre e lo zio del ragazzo sono finiti sotto inchiesta per falsa testimonianza: la Corte, ritenendo che abbiano mentito o siano stati reticenti, ha trasmesso gli atti alla procura.
Ventuno anni di reclusione per l'accusa di avere ucciso con 14 colpi della pistola di ordinanza il figlio violento e con problemi psichici che da anni lo picchiava e gli estorceva soldi. La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha condannato Gaetano Rampello, 59 anni, poliziotto in servizio al reparto mobile della Questura di Catania, che ha confessato l'omicidio del figlio ventiquattrenne Vincenzo. I giudici hanno escluso le aggravanti della premeditazione e riconosciuto le attenuanti generiche e della provocazione che hanno consentito di contenere molto la pena.L'omicidio e' avvenuto il primo febbraio in piazza Progresso, a Raffadali, dove i due si erano dati appuntamento perche' il ragazzo avrebbe preteso 30 euro. In quella circostanza il ventiquattrenne, secondo il racconto dell'imputato, avrebbe strattonato il padre costringendolo a consegnarli altri soldi. Rampello, secondo quanto lui stesso ha ammesso, dopo essere stato aggredito ha estratto l'arma e gli ha sparato alle spalle consegnandosi poi ai carabinieri a una fermata del bus. Dietro l'omicidio c'erano anni di violenze e sopraffazioni da parte del giovane al padre, alimentati dai problemi psichici del ragazzo, che viveva insieme a uno zio in un clima conflittuale fra gli stessi genitori che si erano separati con ripetuti contrasti. Il pubblico ministero Elenia Manno, all'udienza precedente, aveva chiesto la condanna a 24 anni. \\\"Non e' stato un omicidio d'impeto - aveva detto - ma ha premeditato il gesto andando, probabilmente, a prendere la pistola in caserma prima dell'appuntamento. Tuttavia ha subito anni di violenze e sopraffazioni ed e' stato l'unico che ha provato ad aiutarlo contrariamente alla madre del ragazzo che e' venuta qua a testimoniare sminuendo e negando i problemi psichiatrici\\\". Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio il difensore dell'imputato, l'avvocato Daniela Posante, ha illustrato per quasi quattro ore la sua arringa finalizzata a smontare la tesi del pm sulla premeditazione e invocare il riconoscimento delle attenuanti legate alla provocazione. \\\"Non e' andato in caserma a prendere l'arma - ha detto -, e' andato semplicemente in bagno. Per quale motivo avrebbe dovuto portare con se' da Catania uno zaino con gli indumenti personali se avesse progettato l'omicidio? E davvero - ha insistito il difensore - non ci sarebbe stato posto migliore della piazza principale del paese, davanti alle telecamere della banca, per progettare il delitto del figlio?\\\". La difesa ha pure ricordato che in alcune telefonate (registrate volutamente dall'imputato, secondo il pm per \\\"precostituirsi una finto alibi\\\") Rampello parla col fratello di una questione legata all'affitto di un magazzino dimostrando di avere preso alcuni appuntamenti per i giorni successivi e mostra di impegnarsi per trovare una soluzione per fare curare il figlio. Tutto va nella direzione opposta - ha concluso il legale - di un omicidio premeditato\\\". L'avvocato Posante, infine, si era soffermata sulle ripetute violenze ed estorsioni subite dal poliziotto da parte del figlio che, in alcune, circostanze erano state denunciate \\\"senza che sia stato attivata alcuna procedura per tutelarlo o per farlo curare adeguatamente\\\". L'imputato dovra' risarcire l'ex moglie, l'ex cognato e l'ex suocera, che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Alberto Agiato e Pietro Maragliano. Tuttavia la madre e lo zio del ragazzo sono finiti sotto inchiesta per falsa testimonianza: la Corte, ritenendo che abbiano mentito o siano stati reticenti, ha trasmesso gli atti alla procura.
La morte di George Floyd ad opera di un poliziotto violento ha scosso le coscienze in America. E non solo. Tuttavia il movimento di protesta che ne nato, Black Lives Matter, tutto politico e mette in primo piano il problema del razzismo lasciando ai margini il vero tema, quello della violenza ingiustificata della polizia.
Lo ha legato ad una sedia. Lo ha preso a schiaffi, insultato, minacciato con un coltello. Terrorizzandolo al punto che saltare dalla finestra sembrato ad Hasib Omerovic l'unica scelta per trovare la via di fuga. quanto messo in atto dall'agente di polizia Andrea Pellegrini, finito ai domiciliari per la pesantissima accusa di tortura per quanto compiuto il 25 luglio scorso in un appartamento del quartiere Primavalle di Roma. Per lui l'accusa anche di avere scritto il falso, in concorso con altri, nella nota di servizio sull'attivit svolta. Nei confronti di quattro agenti, finiti nel registro degli indagati e oggi perquisiti, anche l'accusa di depistaggio. Una indagine svolta dagli uomini della Squadra Mobile della Polizia di Stato con tempestivit.
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