Indiana Jones e il quadrante del destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny) è un film del 2023 diretto da James Mangold, quinto e ultimo capitolo della saga di Indiana Jones.
Attenzione, questo articolo contiene numerosi spoiler sulla trama e sul finale di Indiana Jones e il quadrante del destino. Qualora non abbiate ancora visto il film, vi consigliamo di non proseguire con la lettura per evitare di incappare in possibili spoiler.
Con Indiana Jones e il quadrante del destino (Voto: 6.5 - Recensione) è terminata la saga del Dr. Henry Jones Jr. dopo quarant'anni di avventure a caccia di reliquie, ma l'ultimo viaggio di Indy può dirsi davvero concluso? Inoltre, chi vive e chi muore nel quinto capitolo del franchise cinematografico di Lucasfilm?
Mentre la maggior parte degli espedienti narrativi dei film precedenti sono stati di natura soprannaturale, in questo capitolo non parliamo di un oggetto mistico bensì di un prodotto frutto della scienza. Discostandosi dalla storia reale del manufatto, il quadrante del destino viene descritto come un oggetto in grado di individuare le fessure nel tempo e di permettere a chi lo usa di viaggiare nel passato. In pratica, non è nient'altro che una bussola del tempo.
Come potrete intuire, in Indiana Jones e il quadrante del destino non ci sono ulteriori scene dopo i titoli di coda. Niente di cui stupirsi se si considera che I predatori dell'arca perduta, Indiana Jones e il tempio maledetto e Indiana Jones e l'ultima crociata sono stati tutti realizzati negli anni Ottanta.
Pu\u00f2 sembrare vuota aneddotica, ma lo racconto non tanto perch\u00e9 tutto questo abbia a che fare con Indiana Jones e il quadrante del destino, il nuovo film della saga, questa volta diretto da James Mangold (Logan, Le Mans '66 - La grande sfida) e appena arrivato in sala, ma per sottolineare che mai come in questo caso, il rapporto personale che si \u00e8 instaurato nel tempo con queste storie non \u00e8 qualcosa da cui prescindere nel momento in cui se ne parla, ma ne \u00e8 parte. D\u2019altronde, \u00e8 molto probabile che sia lo stesso per voi, se come me avete una certa et\u00e0. \u00c8 proprio questo il punto della questione, nel momento in cui ci si sofferma a studiare i fenomeni popolari: Indiana Jones si \u00e8 trasformato in una figura mitica, un elemento del folklore contemporaneo, uno di quelli che oggi usiamo per costruire altre storie. Nonostante il passare del tempo, il susseguirsi delle generazioni, le letture critiche che hanno problematizzato, a ragione, la figura anacronistica dell\u2019avventuriero legato a un retaggio coloniale, \u00e8 indubbio che Indy, abbia plasmato l\u2019immaginario avventuroso degli ultimi 40 anni, per quanto a un certo punto Hollywood abbia quasi smesso di fare veri e propri film d\u2019avventura. Chiss\u00e0 poi perch\u00e9.
Le storie di Indiana Jones sono sempre state delle corse, dicevo, ma non esclusivamente. Ne Il quadrante del destino manca tutto il resto, che poi rappresenta la stessa grammatica della saga: le trovate, i momenti di distensione, le battute capaci di resistere nel tempo, le sequenze con la potenzialit\u00e0 di trasformarsi da immagine in simbolo, come un idolo d\u2019oro sostituito da un sacchetto di sabbia, un fedora raccolto prima che una porta di pietra di chiuda, una mano alzata che stringe un cuore pulsante, una penna che ferisce di pi\u00f9 della spada o una X che indica il punto dove scavare. Potrei andare avanti per ore, e mi rendo conto di stare citando scene che hanno avuto decenni per raggiungere lo status di culto, ma il nuovo film sembra mancare di questa dimensione originale che, talvolta, rappresenta il discrimine tra un'opera che scorre via dopo la visione e una che resta.
Tra le cose che invece restano di Indiana Jones e il quadrante del destino, ci sono alcuni, fugaci, momenti, in cui i personaggi mostrano una fragilit\u00e0 umana che probabilmente non hanno mai avuto: tra tutti, Sallah, il compagno di avventure interpretato da John Rhys-Davies visto ne I predatori dell'arca perduta e L\u2019ultima crociata, che qui fa una breve apparizione che ci d\u00e0 la chiave del film. Nell\u2019accompagnare Indy all\u2019aeroporto, dice che gli manca svegliarsi ogni mattina chiedendosi quale avventura porter\u00e0 la giornata. Il tempo passato \u00e8 tutto condensato in questa piccola, malinconica e sincera linea di dialogo. Sallah siamo noi, per cui questi film hanno significato cos\u00ec tanto, che abbiamo continuato a cercare nuove avventure, anche al di fuori del canone cinematografico, nei videogiochi di LucasArts che citavo in apertura, nella serie di ABC che raccontava le avventure del giovane Indiana Jones, nei fumetti o attraverso i giocattoli. Non si tratta solo di una questione di franchise, mi riferisco al pensiero che sta alla base di questo tipo di racconti, che poi \u00e8 lo stesso che si trova nei giochi di ruolo: che queste storie siano potenzialmente infinite, indipendentemente dal canone.
Vedere Indiana Jones invecchiare, farlo di fatto uscire dal tempo del mito in cui tutto rimane uguale a se stesso, accompagnarlo in quella che potrebbe essere \"l\u2019ultima corsa\", e ne ha tutta l\u2019aria per tono e temi, nega la stessa essenza dell\u2019avventura. E sebbene rappresenti uno spunto interessante di riflessione sia sul genere in s\u00e9, sia sulla nostra percezione di tale genere, per svilupparlo in maniera convincente bisogna fare delle scelte radicali sul personaggio e sulla struttura narrativa, che questo film non fa mai, rimanendo in territori conosciuti. E forse, nonostante sia godibilissimo, almeno fino al twist finale un po\u2019 azzardato, il film di Mangold manca proprio di immaginazione, sia nella messa in scena che nella costruzione narrativa. Colpisce, da questo punto di vista, come una saga caratterizzata da toni spiccatamente horror e fantastici abbia visto mutare, ne Il teschio di cristallo e Il quadrante del destino, il suo contesto di riferimento: da storie che si affidavano, nei momenti pi\u00f9 coinvolgenti, al pensiero magico-religioso, in maniera analoga al mito, la scelta di aderire, invece, a un canone fantascientifico o para-scientifico ha tolto specificit\u00e0 e mistero alla narrazione, prestando il fianco alla tentazione di spiegare - e mostrare - sempre un po\u2019 troppo.
Esiste davvero la magica e potente reliquia cercata disperatamente da Indy nel quinto e ultimo capitolo della saga Indiana Jones e il quadrante del destino? Naturalmente no, ma qualcosa di simile c'è.
ffe2fad269