Il Vangelo secondo Matteo" di Pasolini nasce direttamente dal paesaggio in cui ambientato. nfatti impossibile pensare a questo film senza considerare il grande lavoro di ricostruzione storica e filologica compiuta dallo scenografo Luigi Scaccianoce. Il film vuole ricostruire l'iconografia della vita di Cristo rifacendosi in primis alla tradizione artistica italiana(uno su tutti Piero della Francesca su cui si basano la raffigurazione del tempio e dei sommi sacerdoti) ed El Greco(da cui deriv la scelta di Irazoqui come Ges Cristo), messi dentro un contenitore audiovisivo che contiene i paesaggi densi e desolati dell'Italia Meridionale e i canti gospel uniti a Bach e Mozart. [+]
"Il Vangelo secondo Matteo" di Pasolini nasce direttamente dal paesaggio in cui ambientato. nfatti impossibile pensare a questo film senza considerare il grande lavoro di ricostruzione storica e filologica compiuta dallo scenografo Luigi Scaccianoce. Il film vuole ricostruire l'iconografia della vita di Cristo rifacendosi in primis alla tradizione artistica italiana(uno su tutti Piero della Francesca su cui si basano la raffigurazione del tempio e dei sommi sacerdoti) ed El Greco(da cui deriv la scelta di Irazoqui come Ges Cristo), messi dentro un contenitore audiovisivo che contiene i paesaggi densi e desolati dell'Italia Meridionale e i canti gospel uniti a Bach e Mozart. Al centro dell'opera per vi la parola scritta del Vangelo ripresa in maniera precisa e puntuale: il film riprende in maniera schematica(quasi catechistica) le scene tratte dal Vangelo, dalla nascita alla morte di Cristo. Porpio questa rappresentazione "ingenua", "scolastica" di Pasolini la forza del film che assume in questo modo una forza di verit maggiore. Pasolini fa della parola scritta su cu isono basati tutti i dialoghi de lfilm, il punto centrale, il la che da avio a tutta la sinfonia. Da qui partir la sua ricerca su un linguagio cinematografico che si basi sempre pi sulla parola come dimostrano i succcessivi film tutti basati su opere scritte(la Trilogia della Vita, l'Edipo Re...). Sulla parola Pasolini basa tutto il film: la scelta dei luoghi serve a dare maggiore spessore di verit all'idea che sta dietro di essi. A questo servono i continui primi piani dei personaggi che si incidono sulla pellicola e servono a dare ritmo alle parti non dialogate, secondo lo stilema degli spaghetti-western. La struttura a episodi permette una lettura pi semplice per lo spetatore, mantenendo l'attenzione grazie ai continui passaggi tra inquadrature lunghe e primi piani alternati e lunghi a inquadrature brevi con discorsi oratori(discorso della montagna) che rivelano il carattere rivoluzionario del Cristo di Pasolini, sicruamente il Cristo pi "duro" della storia del cinema, anche per merito del suo interprete. Un film "logocentrico" che abbandona completamente il significante per concentrarsi sulla materialit delle parole, quelle stese che danno il via a tutto il resto, alle immagini mostrate. Ogni sequenza finisce sempre con un discorso rponunciato dal Cristo interpretato da Irazoqui. Un Vangelo laico quello descritto da Pasolini che vuole riscrivere la vicenda biblica e le regole del linguaggio cinematografico sotto una nuova ottica. [-]
L'altra sera ho rivisto il film durante una commemorazione per il cinquantesimo della sua uscita.Sono rimasto completamente sbalordito dalla potenza assunta dalla parola del vangelo abbinata alla maestria delle immagini che Pasolini ha saputo produrre.E' un film che abbatte con potenza e determinazione le mura che il pensiero perbenista (sia di matrice cattolica che materialista) tende costantemente ad erigere fra laicismo e fede donando al messaggio rivoluzionario di Cristo la sua vera vocazione di messaggio universale.Oserei dire che un contributo, quello del regista, umanamente dovuto, un passaggio necessario che mancava, una geniale opera di grande umanit che assume, visto il periodo in cui stata prodotta, le caratterische di una vera e propria rivoluzione culturale. [+]
L'altra sera ho rivisto il film durante una commemorazione per il cinquantesimo della sua uscita.Sono rimasto completamente sbalordito dalla potenza assunta dalla parola del vangelo abbinata alla maestria delle immagini che Pasolini ha saputo produrre.E' un film che abbatte con potenza e determinazione le mura che il pensiero perbenista (sia di matrice cattolica che materialista) tende costantemente ad erigere fra laicismo e fede donando al messaggio rivoluzionario di Cristo la sua vera vocazione di messaggio universale.Oserei dire che un contributo, quello del regista, umanamente dovuto, un passaggio necessario che mancava, una geniale opera di grande umanit che assume, visto il periodo in cui stata prodotta, le caratterische di una vera e propria rivoluzione culturale.Gli attori non professionisti, le musiche che abbracciono tutti gli stili dal classico agli spirituals, l'ambientazione nell'Italia centro-meridionale e tutta la sceneggiatura altro non sono che il giusto corollario a quest'opera che, in perfetta sintonia con tutto il creato, abbina la perfezione all'imperfezione donando a ciascuno di noi un'immagine ben comprensibile di cosa significhi cercare di vivere in modo giusto.
[-]
L'operazione molto forzata, priva di quei sottintesi evangelici essenziali. L'umanit di Cristo non pu essere disgiunta dalla sua divinit intesa come estasti spirituale, peraltro non precisamente metafisica o, se vogliamo, fantastica. Pasolini non ha capito che gli apostoli non potevano essere pastori ignoranti e succubi di una personalit accecante. E' la solita operazione pasoliniana, disastrosa e offensiva nei confronti dei testi canonici e storici: riduzione, in reat involuzione, all'umanit pi semplice e sprovveduta di fatti e personaggi altrimenti attrezzati, vuoi spiritualmente, vuoi intellettualmente. Pasolini tratta tutti allo stesso modo borgataro: Boccaccio, Chaucer e quindi anche Matteo. [+]
L'operazione molto forzata, priva di quei sottintesi evangelici essenziali. L'umanit di Cristo non pu essere disgiunta dalla sua divinit intesa come estasti spirituale, peraltro non precisamente metafisica o, se vogliamo, fantastica. Pasolini non ha capito che gli apostoli non potevano essere pastori ignoranti e succubi di una personalit accecante. E' la solita operazione pasoliniana, disastrosa e offensiva nei confronti dei testi canonici e storici: riduzione, in reat involuzione, all'umanit pi semplice e sprovveduta di fatti e personaggi altrimenti attrezzati, vuoi spiritualmente, vuoi intellettualmente. Pasolini tratta tutti allo stesso modo borgataro: Boccaccio, Chaucer e quindi anche Matteo. Qui, essendoci di mezzo la religione, sbraca un po' meno. Balbettante e persino imbarazzante la sua regia, lenta, ripetitiva, monotona. Pasolini non conosce il linguaggio cinematografico, tutto preso dalle sue ossessioni, per la verit poco interessanti. Trascinata la recitazione. Di maniera la scenografia, volutamente scarna la forografia (che funziona bene), pessima la sceneggiatura, imbambolata e compiaciuta di un suo codice basso che pretende alto. Atmosfera convincente, quando nessuno parla o si agita. [-]
Pier Paolo Pasolini porta sullo schermo la sua versione,in chiave cinematografica,del Vangelo di Matteo riproponendone fedelmente i fatti e mantenendo intatta l'iconografia classica della figura di Ges Cristo.
Il regista riesce,per,contemporaneamente,a rendere palpabile intorno alla storia un aura profondamente laica(e fascinosamente inusuale)che riesce,grazie anche all'utilizzo della musica di Bach,Mozart,dei canti Gospel e al contrappunto musicale di Sergey prokoe'ev(che appare evidente nella drammatica sequenza della strage degli innocenti)a rendere il film,nel suo complesso,memorabile sotto ogni punto di vista,compreso quello estetico-visivo.
Mai affermazione di un giornale su quest'opera sar da considerarsi pi veritiera di quanto scrisse l'unit:"si tratta,semplicemente,del pi bel film mai realizzato su ges". [+]
Pier Paolo Pasolini porta sullo schermo la sua versione,in chiave cinematografica,del Vangelo di Matteo riproponendone fedelmente i fatti e mantenendo intatta l'iconografia classica della figura di Ges Cristo.
Il regista riesce,per,contemporaneamente,a rendere palpabile intorno alla storia un aura profondamente laica(e fascinosamente inusuale)che riesce,grazie anche all'utilizzo della musica di Bach,Mozart,dei canti Gospel e al contrappunto musicale di Sergey prokoe'ev(che appare evidente nella drammatica sequenza della strage degli innocenti)a rendere il film,nel suo complesso,memorabile sotto ogni punto di vista,compreso quello estetico-visivo.
Mai affermazione di un giornale su quest'opera sar da considerarsi pi veritiera di quanto scrisse l'unit:"si tratta,semplicemente,del pi bel film mai realizzato su ges". [-]
Su tutto la grande fotografia di Tonino Delli Colli, mai abbastanza ricordato. Il resto il solito Pasolini incerto sul da farsi, attratto da un poverismo francescano di maniera, lontano mille miglia da quello vero. La spiritualit evangelica si risolve, sotto la sua mano pesante e allo stesso tempo tremolante, in una traduzione per cosi dire vernacolare, quasi da battuta, da rammarico tutto fisico per l'evento epocale. Una testimonianza pietistica esteriore che non va da nessuna parte, che si ripiega continuamente su se stessa, piena di sommesso compiacimento per la cura del primo piano, mai significativo peraltro, con estremizzazioni teatrali, fissit imposta, ricerca morale forzata. [+]
Su tutto la grande fotografia di Tonino Delli Colli, mai abbastanza ricordato. Il resto il solito Pasolini incerto sul da farsi, attratto da un poverismo francescano di maniera, lontano mille miglia da quello vero. La spiritualit evangelica si risolve, sotto la sua mano pesante e allo stesso tempo tremolante, in una traduzione per cosi dire vernacolare, quasi da battuta, da rammarico tutto fisico per l'evento epocale. Una testimonianza pietistica esteriore che non va da nessuna parte, che si ripiega continuamente su se stessa, piena di sommesso compiacimento per la cura del primo piano, mai significativo peraltro, con estremizzazioni teatrali, fissit imposta, ricerca morale forzata. Inadeguati gli attori, diretti malissimo nel loro dolente corteo verso una meta prefissata, fatta di luoghi comuni e di malinconie letterarie, malate di un protagonismo minore per chiss quale desiderio di autopunizione. Sono cose che ritroveremo, sotto altre versi ovviamente, nel delirante "Mamma Roma" con un Pasolini ancora pi vernacolare, grazie anche ad una Magnani quanto mai scatenata (troppo in parte). [-]
3a8082e126