I Limiti Dello Sviluppo

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Martha Weitz

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Aug 3, 2024, 3:54:18 PM8/3/24
to taiversgaten

Il rapporto, basato sulla simulazione al computer World3,[2] predice le conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana. Dal 6 giugno 2013 il libro in lingua inglese disponibile sotto licenza Creative Commons Attribuzione Noncommerciale.[3]

Nel 1992 stato pubblicato un primo aggiornamento del Rapporto, col titolo Beyond the Limits (oltre i limiti), nel quale si sosteneva che erano gi stati superati i limiti della "capacit di carico" del pianeta.

Un secondo aggiornamento, dal titolo Limits to Growth: The 30-Year Update stato pubblicato il 1 giugno 2004 dalla Chelsea Green Publishing Company. In questa versione, Donella Meadows, Jrgen Randers e Dennis Meadows hanno aggiornato e integrato la versione originale, spostando l'accento dall'esaurimento delle risorse alla degradazione dell'ambiente. Nel 2008 Graham Turner, del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) Australiano, ha pubblicato una ricerca intitolata Un paragone tra I limiti dello sviluppo e 30 anni di dati reali[4] in cui ha confrontato i dati degli ultimi 30 anni con le previsioni effettuate nel 1972, concludendo che i mutamenti nella produzione industriale e agricola, nella popolazione e nell'inquinamento effettivamente avvenuti sono coerenti con le previsioni del 1972 di un collasso economico nel XXI secolo.[5]

A distanza di circa 30 anni, all'inizio degli anni 2000, il sistema di analisi stato esteso, aggiungendo una mole maggiore di dati aggiornati e pi moderni strumenti di calcolo. Sulla base di questi, nel 2004 stato pubblicato un volume di aggiornamento intitolato Limits to Growth: The 30-Year Update (tradotto e pubblicato in Italia nel 2006 col titolo I nuovi limiti dello sviluppo) che fondamentalmente ricalcola e conferma i risultati precedenti[6].

Il recente aggiornamento del Rapporto si giova di due concetti affermatisi solo dopo la sua prima edizione: l'esigenza di uno sviluppo sostenibile (affermata per la prima volta nel Rapporto Brundtland del 1987) e la misurazione dell'impatto dell'uomo sulla Terra mediante l'impronta ecologica (tecnica introdotta da Mathis Wackernagel e altri nel 1996); si apre, in effetti, sottolineando che l'impronta ecologica ha iniziato a superare, intorno al 1980, la capacit di carico della Terra e la supera attualmente del 20%.

Come nelle edizioni precedenti, si usa l'approccio della Teoria dei sistemi; in particolare, si considerano gli andamenti di fenomeni soggetti a cicli di retroazione che li amplificano (retroazione positiva) o li smorzano (retroazione negativa). Ad esempio, la popolazione cresce per effetto di nuove nascite ma diminuisce se la mortalit supera la natalit; i beni strumentali crescono per nuovi investimenti, ma diminuiscono per logoramento ed obsolescenza.

Si ribadisce l'assunto fondamentale: la Terra non infinita n come serbatoio di risorse (terra coltivabile, acqua dolce, petrolio, gas naturale, carbone, minerali, metalli, ecc.), n come discarica di rifiuti. La crescita della popolazione e della produzione industriale comporta sia il consumo delle risorse, sia l'inquinamento.

Il modello World3[7] viene usato per simulare il possibile andamento di popolazione, produzione industriale ed altre variabili mediante equazioni non lineari e cicli di retroazione. Nel Rapporto aggiornato vengono proposti 11 scenari diversi (numerati da 0 a 10), definiti dagli autori tutti "ottimistici"[8] in quanto:

Viene usato solo per mostrare che, se si assume che le risorse necessarie alla produzione industriale ed il conseguente inquinamento diminuiranno sempre pi, che la produttivit della terra aumenter indefinitamente, che lo spazio sottratto all'agricoltura dagli insediamenti abitativi diminuir progressivamente, allora non ci sono limiti allo sviluppo. Le ipotesi vengono peraltro considerate irrealistiche, soprattutto perch, pur ammettendo che la tecnologia sia in grado di evolvere al punto da offrire soluzioni efficaci ed economiche a problemi quali l'inquinamento, comunque normalmente necessario che un problema venga percepito perch se ne cerchi, e poi si trovi, una soluzione, e l'esperienza anche recente mostra che:

I clorofluorocarburi vennero introdotti nel 1928. Solo nel 1974 si scopr che potevano danneggiare lo strato di ozono. Nel 1978 venne vietato negli Stati Uniti l'uso dei clorofluorocarburi (CFC) nelle bombolette spray, ma continu il loro utilizzo in altri paesi e in altri settori industriali. Il buco dell'ozono venne scoperto nel 1984, il primo protocollo internazionale per la progressiva eliminazione dei CFC venne firmato nel 1987, ma risult troppo poco incisivo e venne modificato pi volte. Infine la messa al bando dei CFC e l'introduzione di sostituti meno dannosi, sta dando risultati positivi; nel gennaio 2018 la NASA ha comunicato che il buco dell'ozono si ridotto di circa il 20% dal 2005.[9]

Per il consumo di materie prime si assume un andamento analogo a quello registrato nel XX secolo. Si osserva un graduale progresso che viene per bruscamente interrotto, nella prima met del XXI secolo, dal costo sempre crescente delle risorse non rinnovabili (combustibili: petrolio, carbone, gas naturale, combustibile nucleare, e giacimenti d'acque fossili, minerali) e della necessit di dedicare crescenti spese allo sfruttamento di risorse sempre pi scarse e sempre meno accessibili.

Si modifica lo scenario 1 ipotizzando che le risorse non rinnovabili siano il doppio, considerando la presenza di giacimenti non ancora scoperti, ci consentirebbe un loro sfruttamento prolungato. Si ha anche in questo caso un progresso bruscamente interrotto nella prima met del XXI secolo, ma questa volta per effetto dell'inquinamento. L'inquinamento avrebbe conseguenze negative sia dirette (sulla salute umana) sia indirette, queste ultime soprattutto per la diminuzione della fertilit del suolo (causata, ad es., da accumulo di metalli pesanti o sostanze chimiche di sintesi a lunga persistenza, acidificazione delle piogge, alterazioni climatiche, assottigliamento dello strato di ozono)[10].

Si modifica lo scenario 2 ipotizzando che il progresso tecnologico consenta di ridurre progressivamente l'inquinamento. Si ha ancora una crisi, anche se con qualche decennio di ritardo e di tipo diverso rispetto allo scenario 2 (crollo della quantit di alimenti pro capite), in quanto la popolazione cresce comunque pi rapidamente della produzione agricola. Ci accade sia perch la tecnologia affronta con ritardo le varie forme d'inquinamento (si veda il caso dell'ozono), sia perch gli insediamenti abitativi sottraggono terreno all'agricoltura.

Si modifica lo scenario 3 aggiungendo un impiego della tecnologia per sostenere la produttivit agricola della terra. Si ha per anche in questo caso un esito simile a quello dello scenario 2 (ma nella seconda met del secolo XXI) in quanto, sul lungo periodo, il crescente sfruttamento della terra provoca, paradossalmente, un collasso nella produttivit agricola per via dell'erosione dei suoli.

Si modifica lo scenario 4 aggiungendo interventi per proteggere la terra dall'erosione, ma si ottiene comunque un collasso per effetto di pi crisi: scarsit di risorse naturali e di cibo, costi crescenti.

Si modifica lo scenario 5 aggiungendo tecnologie per l'economizzazione delle risorse naturali. Si ritarda la crisi che per incombe comunque, alla fine del XXI secolo, per i costi crescenti degli interventi finalizzati a sostenere la produzione agricola e per contrastare l'inquinamento, l'erosione e la scarsit delle risorse naturali. In questa simulazione si pu notare che la situazione di fine secolo prevede valori di: speranza di vita, beni pro-capite e servizi pro-capite praticamente identici a quelli di inizio secolo mentre prevede solo una maggiore quantit di alimenti pro-capite (circa 1/4 in pi); come dire che "il formidabile programma di ecoefficienza"[11] attuato da un'umanit virtuosa serve solo per ritrovarsi pi o meno nella stessa situazione di inizio secolo per quel che riguarda gli indici fondamentali di benessere umano.

Si ritorna allo scenario 1 per esaminare gli effetti di possibili misure atte ad evitare gli esiti degli scenari precedenti, iniziando con l'assumere che tutte le coppie del mondo decidano di avere in media due figli in modo da ridurre l'impatto di una crescita esponenziale della popolazione. Ci consente di garantire migliori condizioni di vita, ma si ha comunque un'inversione di tendenza, come nello scenario 2, a causa del crescente inquinamento.

Si modifica lo scenario 7 aggiungendo l'ipotesi che "tutti", nel mondo, si attestino su un livello di consumi poco superiore a quello "medio" dell'anno 2000 (da notare che si tratta di un'ipotesi non solo di "moderazione", ma anche di "perequazione"). Si ottengono cos favorevoli condizioni per circa un trentennio, ma si perviene poi comunque ad un collasso a causa di un'impronta ecologica troppo elevata.

Si modifica lo scenario 8 aggiungendo tutti gli interventi previsti nello scenario 6 (abbattimento dell'inquinamento, accrescimento della resa delle terre con tutela dei suoli, economizzazione delle risorse naturali). L'effetto nettamente migliore, grazie alla minore pressione demografica ed alla moderazione nei consumi, al punto che si delinea una situazione sostenibile prima della met del XXI secolo. Si tratta, secondo gli autori, di uno scenario concretamente perseguibile ed anche desiderabile, nonostante la sostenibilit venga raggiunta solo dopo un andamento oscillante, non indolore, della produzione agricola e della disponibilit di beni di consumo e alimenti pro-capite.

Lo scenario 10 in tutto analogo allo scenario 9 con una sola differenza: s'ipotizza che le azioni l intraprese (programmazione familiare, moderazione degli stili di vita, abbattimento dell'inquinamento, accrescimento della resa delle terre con tutela dei suoli, utilizzo pi efficiente delle risorse) siano state poste in essere gi nel 1982. L'effetto ancora migliore, in quanto si raggiunge una situazione sostenibile gi all'inizio del XXI secolo e con minori oscillazioni.

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