FILOSOFIA: Aspettativa e taichi chuan

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Stefano Gallone

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Jan 17, 2012, 8:50:55 AM1/17/12
to GoogleG TAICHI Velate
Lo scambio di mail con Donatella sulla divisa mi ha fatto tornare alla mente alcune mie riflessioni di filosofia di vita.

Ora voglio condividere questo pensiero generale con tutti.  
E' una riflessione mia personale che spero stimoli qualcuno...:

nel tempo ho capito una cosa banale, ma di importanza cruciale per vivere sereni: imputiamo al mondo fuori da noi la causa delle nostre sfortune, impedimenti, gioie, felicità, soddisfazioni, delusioni, ecc. ma gli avvenimenti esterni sono solo stimoli esterni che arrivano al nostro organismo vivente. Alla fine è solo il modo in cui REAGIAMO agli stimoli che è importante, non sono gli stimoli in se. In fondo "potremmo" avere il controllo solo su noi stessi, ma ci è precluso il controllo al di fuori. Controllare il mondo che ci circonda, piccolo o grande che sia, è una profonda e grande illusione. Ma questa è teoria che però se non viene praticata ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, mese, anno della propria vita resta solo teoria. Io mi sto impegnando su ogni evento della mia vita grande o piccolo, grazie anche al taichi chuan, a praticare il distacco dalle aspettativela morbidezza e l'adattabilità costante dell'acqua, mantenendo la propria struttura integra. E' la struttura stessa che diventa "adattevole". Se sul mio percorso trovo un ostacolo, lo aggiro, un salto lo salto, un fosso.... lo colmo. 
Io sono convinto che l'aspettativa è la radice della sofferenza, perché pretende di farci controllare il presente affinché si verifichi l'aspettativa stessa nel futuro, che è imprescrutabile per definizione e dipende da ogni cosa esistente. Non solo da noi. Noi possiamo agire per ottenere quanto ci serve, ma se non dovessimo ottenerlo.... beh fa niente, faremo in un altro modoE' il mio MANTRA: fa niente, faccio in un altro modo. 

E' questo che sto imparando con il taichi, certo un po' alla volta ;-)). Addestrare il nostro corpo è l'accesso alla nostra mente, finestra sul nostro spirito. Se il corpo sarà strutturato, flessuoso e mosso con eleganza, intenzione ed adattabilità, la nostra mente ri-imparerà a fare lo stesso con gli stimoli esterni, donandoci maggiore pace ed equilibrio dello spirito che sarà meno turbato.

Concludo dicendo: 
Cosa ci aspettiamo? Nulla.
Come agiamo? Fluidi.
Cosa otteniamo? Tutto.

Aspetto i vostri pensieri...

un abbraccio
--

Stefano Gallone
Blog: Cultura e Salute
Skype: stefano-copernicana


" Lunga vita e prosperità "  \V/_

DONATELLA ROSSOTTO

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Jan 17, 2012, 12:54:59 PM1/17/12
to gruppo tai chi Usmate
Sono d'accordo con queste riflessioni, mi sono accorta però, che in qualche modo prendiamo sempre posizione e che tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il cosiddetto "mare". Voglio dire, in teoria, e parlo anche per me, facciamo grandi discorsi ma in pratica restiamo sempre legati ai limiti della nostra mente, e senza volere o senza accorgecene creiamo problemi con gli altri o con l'esterno perchè non siamo in grado di superare il nostro ego, ma anzi per imporre il nostro punto di vista o la nostra volontà ci buttiamo in discussioni inutili che annullano gli effetti positivi di ogni pratica e lasciano insoddisfatti tutti quelli che ne prendono parte. Secondo me  bisogna andare all'essenza, tutto il resto è secondario, altrimenti rimarremo sempre legati solo all'aspetto esteriore delle cose, cioè a quello meno importante, nel senso che bisogna essere rispettosi nei confronti di quello che si pratica ma senza imposizioni, altrimenti la pratica diventa un limite. Quindi per me già legare qualsiasi pratica spirituale ad un'aspetto esteriore rappresenta un limite, e su questo piano ne abbiamo già così tanti.
Ciao a tutti
 


Date: Tue, 17 Jan 2012 14:50:55 +0100
Subject: FILOSOFIA: Aspettativa e taichi chuan
From: stefano...@gmail.com
To: taichi-usm...@googlegroups.com

Stefano Gallone

unread,
Jan 18, 2012, 5:07:17 AM1/18/12
to taichi-usm...@googlegroups.com
Donatella, parole sacrosante!!

Richard, monaco buddhista, ci dice: "l'ego è come una campana, più è grande più risuona quando viene colpito".
Quindi non posso che sposare le tue profonde osservazioni.
Però mi concederai che se una pratica Interiore non da effetto sugli aspetti esteriori è di fatto inutile: resta filosofia.
Faccio un esempio: 
1. se oggi mi insulti, mi arrabbio, e da domani non ti rivolgo più la parola, reagisco in modo "semi-automatico" come ho imparato a reagire in questa società. Cioè: Aggressione--> paura --> sofferenza --> reazione aggressiva --> ostilità.
2. se oggi mi insulti, io ti voglio bene, e domani ti voglio bene ancora. Cioè non reagisco automaticamente come  fino ad oggi ho imparato a fare, ma annullando il mio Ego (appunto come dici tu), resto centrato nella compassione verso gli altri. Quindi: Aggressione --> faccio il vuoto --> resto centrato.

Quindi mi restano dubbi su quanto scrivi, che mi sembrano buoni spunti: 
"...bisogna essere rispettosi nei confronti di quello che si pratica ma senza imposizioni, altrimenti la pratica diventa un 
limite..." e "...legare qualsiasi pratica spirituale ad un'aspetto esteriore rappresenta un limite".

La pratica interiore ha effetti mirabolanti sugli aspetti esteriori. Ma è altresì vero che una pratica esteriore ha effetti mirabolanti sulla mente. Le due cose sono unite ed indivisibili, proprio come Yin-Yang opposti ma complementari. E' anche chiaro che Yin è limite per Yang e viceversa, ma così si arriva all'equilibrio che resta nel mezzo.

Non capisco come un' "imposizione" diventi un limite. L'imposizione da parte di altri, è più di un limite, è un abuso. Deprecabile. La propria auto-imposizione, invece, la voglio chiamare Disciplina, pratica fondamentale. 
Io penso che un allievo segua un maestro, e non è il maestro ad obbligare un allievo (tranne nella scuola dell'obbligo ;-)). Quindi imposizioni non ce ne sono e non ce ne possono essere, come "nessuno impone all'assetato di bere l'acqua del fiume se non la sua sete" ...di sapere. Se scelgo di seguire un Maestro, ed il Maestro mi accetta come Discepolo, sono obbligato a seguire le indicazioni del Maestro.

Belle queste riflessioni che facciamo assieme. Sei ricca di spunti interessanti... grazie!

DONATELLA ROSSOTTO

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Jan 18, 2012, 11:47:02 AM1/18/12
to gruppo tai chi Usmate
Per imposizioni intendo regole puramente formali, ritengo che qualsiasi filosofia, quindi anche il Tai-chi, aiuti lo sviluppo spirituale oltre che il benessere fisico debba essere avvicinata e sperimentata con rispetto ma senza fissarsi su aspetti superficiali quando in realtà la cosa importante è il senso e la pratica. Per aspetti superficiali intendo, ad esempio, portare il cappello o avere pantaloni di un colore specifico. Se seguo un'insegnamento spirituale lo faccio nella speranza di crescere e di liberarmi da quello che mi fà stare male, e sempre con rispetto e gratitudine per i mezzi che mi vengono dati e per il maestro, superando ogni limitazione legata all'apparenza, basta vedere che poca spiritualità hanno alcuni rappresentanti della Chiesa Cattolica che pure si vestono d'oro e gioielli. Proprio per vincere l'ego penso sia un'errore fissarsi su aspetti secondari che potrebbero creare ostacoli e, dato che ancora nessuno di noi è un maestro, allontanarci dalla ricerca di una crescita spirituale. E, secondo me, che ancora stò cercando di superare i miei limiti sia fisici che mentali, è sbagliato fissarsi su aspetti puramente estetici,  la vita già di "imposizioni" ce ne dà tante (dobbiamo mangiare, lavorare, rapportarci con la società etc.) che proprio attraverso la pratica spirituale cerco di superare, per me la disciplina non è un'imposizione ma un'impegno che prendo con me stessa e con quello che mi circonda. Questo è quello che intendo io per imposizione, e cmq spero di continuare a sviluppare queste riflessioni col tuo aiuto.
Ciao
 
 
Date: Wed, 18 Jan 2012 11:07:17 +0100
Subject: Re: FILOSOFIA: Aspettativa e taichi chuan

Stefano Gallone

unread,
Jan 19, 2012, 3:34:07 AM1/19/12
to taichi-usm...@googlegroups.com
Cara sei stata cristallina.
Condivido appieno e totalmente quanto dici. Sono dello stesso avviso: "la veste NON fa il monaco".

Mi spingo un po' oltre. Tu citi obblighi imposti dall'esterno come la società, il lavoro, ecc.
Sono obblighi a cui noi ci sentiamo soggiogati, ma che sono CONVINZIONI che ci hanno "installato" durante la nostra educazione.
Cosa intendo? Intendo dire che se voglio andar vestito in giro come un barbone anche se ho un milione di dollari, lo posso fare, ma la società lo ritiene sconveniente. Io che amo la cultura orientale, andrei in giro vestito come un cinese dell'800, ma i condizionamenti ricevuti me lo impediscono (ed anche mia mamma che continua a regalarmi cose occidentali :-( 
(sull'argomento suggerisco di vedere il film "this must be the place")


Chi ci impedisce di superare le CONVENZIONI? 
la nostra mente, non in quanto tale ma in quanto convinzioni scritte sopra. Come se fosse un muro con delle scritte spry.
Quindi queste scritte sui muri, consce ed inconsce, ci condizionano definendo ciò che è giusto o ciò che è sbagliato fare nella nostra vita. Possiamo decidere liberamente di cancellare o IGNORARE tali scritte, secondo il metro della nostra moralità, ma sempre nel rispetto altrui. Basta chiedersi il perché si compie un certo gesto o comportamento.

La moralità e l'etica arrivano dal cuore e dal rispetto per ogni essere vivente. La compassione e l'amore verso noi stessi e gli altri ci indica la via.

Poi c'è "il BUCO dentro", che si è generato col distacco da nostra madre, che ci hanno insegnato a riempire con oggetti e lusinghe. Puah, è l'amore altrui di cui abbiamo bisogno tutti. Ma ahimè lo neghiamo agli altri come a noi stessi.
... il resto è superficialità.

Butto li un suggerimento per TUTTI gli amici di taichi che leggono le email del gruppo:
Quando ci vediamo il giovedì, o anche in altre occasioni, per salutarci ABBRACCIAMOCI, RINGRAZIANDO l'altro della sua presenza e della sua attenzione. Ma un abbraccio VERO e SENTITO, altrimenti che senso ha? sono certo che farà sentire tutti meglio. Che ne dite?

a presto cara e cari

DONATELLA ROSSOTTO

unread,
Jan 19, 2012, 10:38:04 AM1/19/12
to gruppo tai chi Usmate
Accetto e condivido in pieno la tua proposta, purtroppo al giorno d'oggi si ha quasi timore a toccare gli altri, e non solo fisicamente. A parte le piccole divergenze penso che tutti abbiamo in comune la voglia di andare avanti e migliorarci anche mantenendo la nostra individualità e sapendo che cmq la nostra natura è la stessa. In merito alle cose che dici, già nella mia mail precedente avevo premesso che ci vuole rispetto nei cofronti dei vari insegnamenti e maestri, con questo intendevo dire che naturalmente la pulizia e la decenza nel presentarsi alle lezioni è indispensabile, ma se i vari insegnamenti non ci aiutano a liberarci da schemi sia mentali che spirituali che materiali hanno una funzione limitata, e non fanno altro che creare ostacoli alla nostra evoluzione. E' naturale che dobbiamo vivere all'interno di una società e che quindi dobbiamo adattarci alle sue regole, anche se abbiamo esempi di persone che hanno abbandonato tutto quello che avevano per mettersi a fare i barboni (più che altro è una fuga per l'incapacità di cambiare dall'interno), ma proprio essendo consapevoli dei limiti e delle regole ai quali non possiamo sottrarci  possiamo cercare, pian piano, di spostare questi limiti sempre un pò più in là. Intendo dire, sono consapevole di vivere in una gabbia ma al suo interno posso essere libera e magari, impegnandomi, trascenderla. Difficile spiegare più chiaramente questo pensiero, anche perchè si delinea mentre lo faccio, quello che intendo dire è che già di limiti ne abbiamo così tanti che aggiungerne altri sarebbe masochistico, e la nostra mente non ci aiuta anzi crea problemi tirando in ballo l'ego. Inutile quindi assumere atteggiamenti poco elastici o tentare di far prevalere la nostra volontà, non faremo altro che creare altra sofferenza e perdita di energia. Quindi è proprio per la compassione e il tentativo di armonia con tutto quello che ci circonda che penso non ci si debba fissare su aspetti puramente formali che poco hanno a che fare con una crescita. Proprio perchè non possiamo prevedere il futuro non sappiamo per quanto ancora potremo sfruttare la grande possibilità che ci è stata data con l'incarnazione umana.
Aspetto l'abbraccio comune stasera al corso.
Ciao a tutti.
 

Date: Thu, 19 Jan 2012 09:34:07 +0100

Stefano Gallone

unread,
Jan 19, 2012, 11:03:10 AM1/19/12
to taichi-usm...@googlegroups.com
" Difficile spiegare più chiaramente questo pensiero, anche perchè si delinea mentre lo faccio, "

BELLISSIMO.... vuol dire che con queste brevi riflessioni abbiamo stimolato idee e pensieri nuovi....

a sta sera!

PS. la generalizzazione la ritengo "sempre" inappropriata perché so di barboni ereditieri che hanno deciso di seguire il percorso della povertà per vivere liberi e felici (uno su tutti San.Franceso). più possediamo più siamo schiavi, ma è vero anche il contrario. quindi la libertà, come dici tu vien da dentro, ma non confondiamo il liberarci dalle costrizioni con l'immobilità guidata dalla paura. Timori che ci vengono instillati fin da bambini, a tutti. Purtroppo siamo nati in MATRIX ed è difficile liberarsi. Per farlo dovremmo prima staccarci, essere liberi e poi ricollegarci da persone libere.

DONATELLA ROSSOTTO

unread,
Jan 20, 2012, 8:39:12 AM1/20/12
to gruppo tai chi Usmate
Infatti non tutti i barboni lo sono diventati in seguito a tracolli o fisici o mentali o economici, alcuni hanno scelto la via della povertà  per aver la possibilità di sperimentare la compassione degli altri e propria, prova ne è il fatto che spesso si circondano di cani che sfamano e curano, anche in questo caso non si può generalizzare infatti molti usano cani o altri animale per stimolare chi passa a fare l'elemosina. San Francesco è stato un grande, ma purtroppo questi esempi sono rari nella chiesa anzi spesso il loro insegnamento viene strumentalizzato.
Matrix è un bellissimo film, l'avrò visto venti volte ed ogni volta ci trovo nuovi temi su cui riflettere,  rappresenta molto bene una delle spiegazioni del senso della nostra vita su questo piano. Ho letto un libro del Dalaj Lama qualche anno fà dove, in merito alla morte, diceva che invece di esserne spaventato ne era incuriosito, chissà se sarebbe stata come si aspettva. Allora ho pensato che è un bel modo di vedere le cose che ancora non abbiamo sperimentato, quindi perchè limitarci?
 

Date: Thu, 19 Jan 2012 17:03:10 +0100
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