Rassegna stampa su MANIFESTO

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Fabrizio Ricci

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Mar 29, 2012, 6:40:52 AM3/29/12
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Prima rassegna stampa sul MANIFESTO PER UN SOGGETTO POLITICO NUOVO
 
 
 
Proposta non comune- Il Manifesto - di Norma Rangeri
Un gruppo di intellettuali, tra i quali molti nostri preziosi collaboratori, firma un documento politico-culturale, che già nel titolo ne illustra la finalità: «Manifesto per un soggetto politico nuovo, per un'altra politica nelle forme e nelle passioni». Il lungo testo sostiene che non c'è più tempo, né speranza di cambiare questi partiti, spesso causa prima della crisi di democrazia che dovrebbero interpretare e risolvere...
Un gruppo di intellettuali, tra i quali molti nostri preziosi collaboratori, firma un documento politico-culturale, che già nel titolo ne illustra la finalità: «Manifesto per un soggetto politico nuovo, per un'altra politica nelle forme e nelle passioni». Il lungo testo sostiene che non c'è più tempo, né speranza di cambiare questi partiti, spesso causa prima della crisi di democrazia che dovrebbero interpretare e risolvere. Dunque la partecipazione ha bisogno di altre forme, altri uomini, altre donne, altre ragioni e altri sentimenti.
 

I contenuti che animano questo manifesto politico fanno riferimento al "benecomunismo" elaborato negli ultimi anni a partire dalla battaglia sull'acqua pubblica. La riflessione sui beni comuni, le esperienze di movimento che ne sono seguite, sono lo scheletro, il perno su cui poggia l'opposizione radicale al bagaglio teorico e alla pratica politica delle attuali formazioni della sinistra, descritte come vuote oligarchie che nutrono leadership malate di narcisismo. In questa critica si sfondano porte spalancate. La rottamazione è ormai un risentimento di massa.
Più interessante la parte costruttiva, il percorso, l'habitat, le procedure, le suggestioni di una partecipazione del cittadino alla cosa pubblica. L'idea di superare lo sfogatoio qualunquista del «sono tutti uguali», la necessità di sperimentare una nuova delega, strutture intermedie, comunali, territoriali, che l'esperienza della rete dei «Comuni per il bene comune» stanno scoprendo e valorizzando.Compresa la ricerca di nuove parole per indicare nuove speranze.
 
Se il progetto si risolverà nell'aggiungere una nuova sigla all'attuale spezzatino della sinistra o invece sarà l'epicentro di una scossa per terremotare l'attuale geografia dei partiti, lo capiremo strada facendo. Nell'uno o nell'altro caso, le culture politiche e le esperienze sociali che oggi precipitano nel documento che pubblichiamo hanno animato le nostre pagine, le nostre campagne. Spesso in sintonia con il punto di vista del giornale, altre volte in contrasto con l'analisi e le soluzioni che suggerivamo nella crisi globale. Ed è facile prevedere qualche scintilla, per l'autorevolezza delle firme e l'eterogeneità delle culture e dei mondi che rappresentano. Se l'iniziativa provocherà una discussione sarà già un buon risultato. Che merita attenzione.
 
Mettere in campo «un'altra Italia, lavorare per un'altra Europa» è un progetto ambizioso, un vasto programma. Come del resto è sempre avvenuto quando, nel suo processo di scissionismo acuto, la sinistra si è fatta in mille pezzi, sempre più piccoli e sempre meno rilevanti. Da tempo si è capito che rimettere insieme i cocci non è possibile, né utile. Del resto chi firma il testo che pubblichiamo non fa parte di nomenklature partitiche, rappresenta l'anticorpo di un intellettuale collettivo sempre critico, e per questo mal digerito dal ceto politico.
 
Nei dibattiti che intorno alla sorte del nostro giornale si svolgono nei circoli degli amici del manifesto vediamo spesso la litigiosa famiglia della sinistra tornare a parlarsi. E siamo contenti di essere usati come un campo non neutrale, un laboratorio pienamente partecipe nuove connessioni, di un modo gentile di parlarsi. Ci piace esserlo anche nei confronti del tentativo di questo partito-movimento. Con la curiosità e l'autonomia di chi non ha mai rappresentato la voce di un partito.
 
 
 
 
 
La Comune dei beni: "Ora un soggetto politico nuovo"- Il Manifesto 29 marzo
Daniela Preziosi
 
I partiti? Incapaci di riformarsi. La democrazia? Non solo delega. Ecco il nuovo «soggetto politico», con le basi a Napoli e Firenze e l'ambizione di dare voce a una nuova politica che sia "nuova nelle forme e nelle passioni". LEGGI IL DOCUMENTO LEGGI L'EDITORIALE DI NORMA RANGERI

C'è chi, come l'assessore di Napoli Alberto Lucarelli, fa risalire l'idea nientemeno che al 2007, alla commissione Rodotà nominata dal governo Prodi per scrivere una legge sui beni comuni, che resta tuttora appesa in parlamento. E chi, come il professore fiorentino Paul Ginsborg, ricorda le molto più recenti riunioni di un think tank benecomunista proprio nello studio dell'assessore. Il manifesto «per un soggetto politico nuovo, per un'altra politica nelle forme e nelle passioni» (www.soggettopoliticonuovo.it), ha una gestazione lunga. Ma alcuni momenti simbolici recenti: la campagna referendaria del 2011 sull'acqua, con 27 milioni di cittadini che dicono sì «non solo all'acqua come bene comune ma anche al paradigma di nuovi modelli di democrazia», spiega Lucarelli. Poi il decreto di agosto di Berlusconi, e i successivi due decreti per le liberalizzazioni di Monti, «tentativi sfrontati e barbari di negare il risultato di quei referendum». Di un governo, già che ci siamo, «che agisce sotto dettatura dei poteri forti e delle multinazionali» . Il Forum dei beni comuni a Napoli, il 28 gennaio 2012, è la tappa cruciale. Si riallaccia a sua volta al forum sulla «rotta d'Europa» a Firenze all'inizio del dicembre 2011.

Insomma, il dibattito - come si conviene alla sinistra - non è certo mancato. Ma ora ci provano: si parte con un nuovo soggetto politico. Non un partito, anzi la critica ai partiti nel «manifesto» è ferocissima. Si va verso un soggetto della società civile, pur consapevoli che i cittadini non sono immuni dai difetti dei loro rappresentanti a palazzo. Il professor Ginsborg lo sa bene visto che dai tempi dei girotondi - e cioè dieci anni fa esatti - è instancabile animatore di movimenti che fatalmente esauriscono la loro spinta propulsiva, e non solo per il muro di gomma dei partiti. Spiega Ginsborg: «Abbiamo fatto tesoro di quelle esperienze. I girotondi sono stati anni ad aspettare, a implorare che i partiti cambiassero. Oggi quel discorso è chiuso: sappiamo che i partiti sono incapaci di riformarsi. E nel manifesto proponiamo una carta dei valori, ma anche nuovi metodi di partecipazione perché siamo convinti che la democrazia non si esaurisce nella rappresentanza e nella delega».
 
E infatti, spiega il sociologo Marco Revelli, «oltreché un'indicazione di merito, nel manifesto c'è un'indicazione di metodo, un'etica dello spazio pubblico e delle forme della partecipazione».
 
L'elenco dei primi firmatari è prestigioso, ma coscienziosamente senza star mediatiche. Si nega la pratica degli 'incontri al vertice'. Fra i promotori non c'è neanche De Magistris, che per ora resta un passo indietro, magari per farne due avanti in seguito. Il sindaco di Napoli negli scorsi mesi ha messo in piedi una vera rete di amministratori in cui sono coinvolti anche il presidente pugliese Vendola e il sindaco di Milano Pisapia. I tre però sono rappresentanti istituzionali, e «rappresentano la democrazia della prossimità», spiegano da Palazzo San Giacomo. E l'appello invece, nelle intenzioni, è della «cittadinanza attiva». Ma non è un mistero che a De Magistris piaccia parecchio l'idea di una «lista civica nazionale» da affiancare al centrosinistra classico Pd-Idv-Sel (e Federazione della sinistra, che è in giunta con lui). Sempreché il Pd non cambi alleati. Che invece un'ipotesi del genere piaccia a Vendola e Di Pietro è tutto da verificare. Per la cronaca, esce di scena uno dei padri del «listone civico», il sindaco di Bari Emiliano, causa pasticcio delle cozze pelose.
 
Per questioni di ruolo non ci sono i sindacalisti: ma nel testo dei benecomunisti il riferimento alla democrazia in fabbrica parla dritto alla Fiom di Landini e al coté democratico-laburista. Proporzionalisti sfegatati, ai «benecomunisti» però non piace affatto l'accordone per il proporzionale fra Bersani-Casini-Alfano. «Una truffa», per Lucarelli, «calibrata su 3-4 partiti per far fuori gli altri».
 
Non ci sono percorsi precotti, giurano. Ma l'obiettivo esplicito è un nuovo soggetto politico, «non un partitino da sommare agli altri» ma comunque che punta alle elezioni. Il 28 aprile, in luogo ancora non stabilito, ci sarà un primo appuntamento nazionale dove non escludono di dare qualche indicazione di voto per le amministrative. Poi un nuovo incontro prima dell'estate, anche se «i piccoli gruppi della democrazia orizzontale continueranno a lavorare», spiega Lucarelli. A Napoli per esempio c'è un'attivissima «costituente dei beni comuni», vincolante per le scelte comunali, che amici (e nemici) chiamano «assemblea del popolo». Il 28 sceglieranno anche nome e simbolo, a cui stanno lavorando i fiorentini. Quanto al nome, sarà votato su una terna di proposte, ma in pole position c'è «l'Italia dei beni comuni».
 
 

Nasce il Quarto polo di Paul Ginsborg
"Partiti inadeguati, colmiamo il buco"

Paul Ginsborg

 

Documento firmato da Rodotà,
Gallino, Revelli, Viale e Pepino
per un nuovo soggetto politico:
"Oggi il Palazzo non rappresenta
il Paese, serve un atto di rottura"

GIUSEPPE SALVAGGIULO
torino

L’embrione del «quarto polo» della politica italiana nasce domani. Dopo quasi tre mesi di lavoro, un gruppo di docenti universitari pubblica un «manifesto per un soggetto politico nuovo» destinato a scompaginare i piani dei partiti in vista delle elezioni del prossimo anno. Il succo è che questi partiti sono da buttare, i leader «demiurghi» squalificati, il pensiero unico liberista cadaverico, la politica sacrificata ai tecnici sull’altare dei mercati finanziari. Avanti così, le elezioni del 2013 saranno un film muto. Dunque serve una forza di rottura da costruire dal basso.

Il documento esce con una dozzina di firme pesanti e segna il ritorno sulla scena pubblica di Paul Ginsborg, storico inglese trapiantato a Firenze e protagonista giusto dieci anni fa della stagione dei «girotondi» che contestavano Berlusconi picconando anche il centrosinistra (ora come allora, il movimento nasce dalla delusione a sinistra). Ci sono il costituzionalista Stefano Rodotà, i giuristi Ugo Mattei e Alberto Lucarelli (quest’ultimo assessore a Napoli con De Magistris) padri dei referendum per l’acqua pubblica, i sociologi Luciano Gallino e Marco Revelli, gli economisti Guido Viale e Tonino Perna, l’ex magistrato Livio Pepino, lo storico Piero Bevilacqua, il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli, il paleologo Fulvio Vassallo, l’urbanista Enzo Scandurra.

Otto pagine fitte su una solida impalcatura teorica, dense di citazioni (da Whitman a Bobbio, da Cattaneo a Stuart Mill) e implacabili nella denuncia dell’inadeguatezza dei partiti, «guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata, abitata da professionisti in gran parte maschi, organizzata dalle élite di partito. E’ crescente l’impressione che i nostri rappresentanti rappresentino solo se stessi, i loro interessi, i loro amici e parenti. Quasi fossimo tornati al Settecento inglese, quando il sistema politico si è guadagnato l’epiteto di Old Corruption». Per questo «bisogna inventare un soggetto politico nuovo» perché «oggi il Palazzo non rappresenta affatto parti intere del paese».

In attesa del primo appuntamento pubblico tra un mese, il «soggetto politico nuovo» per ora è solo una «cosa» destinata a cresce sul web (www.soggettopoliticonuovo.it) e con assemblee locali. Non ha ancora un simbolo né un nome, ma il retroterra è fertile. C’è il forum per l’acqua pubblica, che continua a mobilitare milioni di persone nella difesa del successo referendario. Decine di movimenti locali su temi ambientali. Spezzoni sindacali come la Fiom, che segue a distanza ma con attenzione. I prof cercano di saldarli, pescando nel 45 per cento di italiani che nei sondaggi dichiara di non voler andare a votare. Il risultato è una sorta di partito dei beni comuni per dare all’ondata di antipolitica uno sbocco democratico e progressista.

E i politici? Gli interlocutori naturali sono lo stesso De Magistris, Emiliano, Vendola, Pisapia. I contatti e le manifestazioni di interesse ci sono stati, ma per ora i promotori non hanno voluto adesioni formali.

 
 
corriere del mezzogiorno Napoli.pdf
Nicoletta Pirotta- Il Paese delle donne on line.pdf
il fatto 29 marzo.pdf
CORRIERE_FIRENZE(2012_03_29)_Page7.pdf
la stampa 29 marzo.pdf
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