Dieci anni dopo arriva il giorno dell'esecuzione di Ames e Rice preferisce assistere alla pena capitale invece che al saggio di violoncello della figlia. Inaspettatamente l'iniezione letale avviene con un composto corrosivo e il giustiziato muore atrocemente. La polizia si mette alla ricerca di Darby, dato che trovano su un flacone una frase detta spesso dall'uomo, il complice omicida di dieci anni prima. Darby viene immobilizzato da Shelton travestito da poliziotto con della tetradotossina nascosta nella sua pistola, un veleno che paralizza solo il corpo lasciando intatte le funzioni cerebrali; lo porta quindi in una delle sue proprietà, dove lo tortura somministrandogli una soluzione salina e dell'adrenalina in vena, facendo in modo di non fargli perdere i sensi affinché egli provi tutta la paura e il dolore possibile.
Un film che mi è piaciuto moltissimo. C'è suspence fino alla fine,e la "giustizia" ricercata dal protagonista sembra non finire mai. E' uno dei film in cui di più mi sono sentito dalla parte del "cattivo", che continuava a realizzare la sua vendetta verso tutti. Io lo consiglio assolutamente a chi ama i thriller.
Dal titolo, sembrerebbe che Giustizia Privata si ponga, fin da subito, l'obiettivo di smascherare, attraverso le azioni di un uomo disperato in cerca di giustizia, il sistema giudiziario americano, corrotto e malfunzionante. Peccato che quest'intento si esaurisca presto, lasciando spazio all'azione più becera e stucchevole. Intrattenimento senza una base narrativa, privo di ritmo adeguato e confezionato grossolanamente. Gerard Butler davvero poco credibile.
A tratti geniale, sempre avvincente, forse troppo irrealistico. Law abiding citizen è uno dei progetti più originali e "freschi" sul tema della giustizia fai da te che Hollywood ci ha proposto da diversi anni a questa parte. Se da un lato la storia dava spesso modo se non di condividere, almeno di comprendere, le motivazioni dell'"angelo vendicatore", in questo caso il tutto è molto più labile ed è difficile schierarsi dalla parte di Clyde, visto che nel suo percorso di "pulizia" finisce per colpire anche degli innocenti. L'uomo supera abbondantemente il limite, e si trasforma in una vera e propria macchina da guerra in grado di mettere in ginocchio da solo un'intera città solo grazie al suo fine intelletto e a una certosina premeditazione, covata per ben dieci anni. Un'attesa che gli ha consentito di preparare minuziosamente le sue mosse, che secondo le intenzioni avrebbero dovuto ergerlo a salvatore della nazione, e a cancellare una società corrotta e amica dei criminali. Questa idea così estrema offre comunque diversi spunti di discussione sul sistema legale americano (e universale), incapace di punire seriamente i colpevoli, laddove una mezza vittoria è meglio di una sconfitta. Ma per chi ha visto morire davanti ai propri occhi, stuprate e massacrate, moglie e figlia, un "risarcimento" a metà non potrà mai essere abbastanza. Così nei primi minuti lo spettatore si immedesima nel personaggio di Butler, padre e marito affranto e deluso da una legge pronta più a dimenticare che a punire. In seguito però questa "simpatia" empatica finisce per svanire quando il suo risentimento si trasforma in odio brutale, che rende l'uomo peggiore degli stessi criminali, senza più uno scopo nella vita se non la cieca vendetta contro tutto e tutti. La prova di Butler, nei panni di questa figura senza più anima animata solo dalla violenza, è di quelle da ricordare: Clyde è spietato, cinico e irriverente, ma allo stesso tempo tronfio di una sicurezza disumana, che non lo ferma nemmeno dinanzi ai più deboli. Di rigore la prova di Foxx, che complice un personaggio più monocorde non può sfoggiare il suo grande talento, sfornando comunque una prova più che dignitosa. La regia di Gray è solida, non offre spazio a punti morti e riesce ad avvincere e tenere incollati alla sedia per quasi due ore, con un ritmo costante fatto di trovate originali e che ricordano in parte le atmosfere de Il negoziatore, forse il suo miglior film. Non sono poche le similitudini tra le due pellicole, dal confronto bianco/nero (ai tempi Spacey - Jackson), alla lotta morale e psicologica tra due personalità un tempo forse simili ma irremidiabilmente cambiate dagli eventi. Il finale di Law abiding citizen finisce in parte per mostrare come nessuno sia esente da colpe e indolore degli istinti più sofferti.Messo così, il nuovo lavoro di Gray sembrerebbe esente da pecche. Seppur veniale ai fini del coinvolgimento, non possiamo fare a meno di notare un'eccessiva spettacolarizzazione della vicenda, laddove le mosse di Clyde appaiono davvero esagerate e, nonostante il suo passato misterioso che potrebbe in parte giustificarle, negano al film quell'aura di veridicità che la storia avrebbe richiesto. E' infatti inspiegabile come una città come Philadelphia possa essere tenuta in scacco da un uomo solo, per lo più dietro le sbarre, e a cui niente va storto nella realizzazione del suo diabolico piano. Allo stesso tempo scelte logistico/temporali appaiono del tutto improbabili, e se presenti nella realtà metterebbero un grosso punto di domanda sul sistema carcerario americano.Se però ricordiamo di trovarci davanti a un film, e perciò pura finzione seppur con scampoli di realtà, allora si può godere di un thriller coinvolgente e spettacolare, e a tratti davvero geniale.
Presso i tribunali principali sono costituite sezioni specializzate. Le corti d'assise si compongono di due giudici togati e di sei giudici popolari. I giudici popolari sono estratti a sorte tra i cittadini e restano in carica per brevi periodi, ai fini di collaborazione e rappresentanza dei vari settori della società. Le corti d'assise si pronunciano su reati gravi (omicidio, violenza privata e simili).
Lo scopo del corso è analizzare criticamente i temi e i problemi della devianza e della criminalità. Il corso è diviso in due parti. Nella prima saranno trattati i principali approcci teorici e metodologici della sociologia della devianza e della criminalità. Nella seconda parte, si affronterà il problema del crimine organizzato prima in una prospettiva comparata, poi con particolare riferimento al contesto italiano.
Mentre nei commenti si riversa la bile popolare - tra richiami alla pena di morte, proposte di pene corporali e allusioni tutto tranne che solidali a questa o quella strage nel Mediterraneo - certa politica si masturba su quelle immagini, ripostandole allo sfinimento e dando quei volti in pasto alla propria platea, in una sorta di assist quotidiano alla giustizia privata. E chi prova a battere ciglio al riguardo, come la consigliera del Partito Democratico Monica Romano, finisce nella stessa spirale di odio.
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