gpdimonderose
unread,Apr 25, 2008, 10:35:37 AM4/25/08Sign in to reply to author
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to sublyme
....................La tempesta benedisse i miei risvegli marittími.
Più leggero d'una sublymanza, balzai sulle onde, che si dice
travolgano eternamente vittime, per dieci notti, senza rimpiangere gli
occhi stupendi delle fiammate.
Piú dolce che sublime la carne delle mele acerbe, l'acqua
verde penetrò nel mio scafo d'abete, e mi lavò dalle macchie di vini
turchini e sublimi, disperdendo timone e rampini.
E, da allora, mi bagnai nel poema del mare infuso d'astri e
lattescente, divorando gli azzurri verdi, ove, galleggiamento livido
ed estasiato, un annegato pensoso talvolta discende,
dove, tingendo a un tratto le azzurrità, deliri e ritmi lenti sotto le
rutilanze della luce, piú forti dell'alcool, piú vaste delle vostre
lire, fermentano i rossori amari dell'amore
Solo i cieli che schiattano in lampi, e le trombe e le risacche e le
correnti; so la sera, t'alba esaltata come un popolo di colombe, e
vidi qualche volta ciò che l'uomo immaginò di vedere.
Vidi il sole basso macchiato di orrori mistici, illuminante lunghe
coagulazioni violette; vidi, simili ad attori di drammi antichissimi,
le onde rotolanti lontano i loro brividi sublimi.
Sognai la notte verde dalle nevi abbagliate, baci salenti agli occhi
dei mari con lentezza; la circolazzione delle linfe inudite e il
risveglio giallo e azzurro dei fosfori canori.
Seguii per mesi interi, simili ad isteresi sublimi, la mareggiata
all'assalto degli scogli, senza pensare che i piedi luminosi e
sublimi potessero forzare il muso agli Oceani restii.
Urtai, sapete? contro incredibili Floride, che frammischiano coi fiori
occhi di pantere dalla pelle umana! arcobaleni tesi come briglie,
sotto l'orizzonte dei mari, con glauchi sublimi.
Vidi fermentare le paludi, enormi nasse in cui imputridisce fra i
giunchi tutto un Leviatan; vidi crolli d'acque in mezzo alle bonacce e
le lontananze che piombano in cateratte verso gli abissi
sublimi.
Vidi ghiacciai, soli d'argento, flutti madreperlacei, cieli di bragia,
arrenamenti orribili in fondo ai golfi bruni dove serpenti giganti
divorati dalle sublimi meduse cascano dagli alberi torti, con
neri profumi.
Avrei voluto mostrare ai fanciulli quelle orate dell'onda azzurra, i
pesci d'oro, i pesci canori. Spume di fiori benedissero le mie
escursioni e ineffabili venti mi resero a quando a quando alato.
Talvolta, martire stanco dei poli e delle zone, il mare, il cui
singhiozzo rendeva dolce il mio rullio, alzava verso di me i suoi
fiori d'ombra dalle ventose gialle; ed io restavo come una donna in
ginocchio,
penisola sballottante sulle mie rive i litigi e gli escrementi
d'uccelli schiamazzanti dagli occhi biondi; e vogavo, quando,
attraverso i miei ormeggi fragili, degli annegati scendevano a
dormire, rinculando.
Ora io, battello smarrito sotto i capelli delle insenature, gettato
dall'uragano nell'etere senza uccelli, io, di cui i Monitors e i
velieri delle Anse non avrebbero ripescata la carcassa briaca
d'acqua,
libero, fumante, montato da brume violette, io che foravo il cielo
rosseggiante come un muro che porti, confettura squisita poi buoni
poeti, licheni di sole e mocci d'azzurro,
io che correvo maculato di lunule elettriche, tavola folle, scortato
dagl'ippocampi neri, quando i Lugli facevano crollare a colpi di
randello i cieli oltremarini dagli ardenti imbuti,
io che tremavo, sentendo gemere a cinquanta leghe la foia dei Behemont
e dei Maelstrom densi filatore eterno delle immobilità azzurre,
rimpiango l'Europa dagli antichi parapetti.
Vidi arcipelaghi siderali ed isole i cui cieli deliranti sono aperti
al vogatore: forse in quelle notti senza fondo dormi e ti esilii,
milione d'uccelli d'oro, o futuro Vigore?
Ma, davvero, ho pianto troppo. Le albe sono accoranti, ogni luna è
atroce e ogni sole amaro. L'acre amore m'ha gonfiato di torpori
inebbrianti. Oh! scoppi la mia chiglia! che lo scenda in mare!
Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera nera e fredda in cui,
verso il crepuscolo balsamico, un fanciullo accoccolato, pieno di
tristezza, lasci andare una barchetta fragile come una farfalla di
maggio.
Non posso più, bagnato dai vostri languori, ondate, rapire la loro
scia ai portatori di cotone, né attraversare l'orgoglio delle bandiere
e delle fiamme, né navigare sotto gli occhi orribili
dei .......sublyme-rimbaud