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unread,Jun 8, 2026, 2:56:32 AM (5 days ago) Jun 8Sign in to reply to author
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LA MANIERA DIVINA
(da "Unita' Degli Ideali Religiosi"
di Hazrat Inayat Khan)
In termini Sufi, la maniera divina è chiamata Akhlak Allah. L'uomo pensa,
parla e agisce secondo il diapason a cui la sua anima è sintonizzata. La
nota più alta a cui può essere sintonizzato è la nota divina, ed una volta
che l'uomo arriva a quel diapason, comincia ad esprimere la maniera di Dio
in ogni cosa che fa.
E cos'è la maniera di Dio?
E' la maniera regale, una maniera che non è neanche conosciuta dai re,
poiché è una maniera che soltanto il Re del Cielo e della terra conosce. E
questa maniera viene espressa dall'anima che è sintonizzata a Dio, una
maniera che è priva della rigidità, una maniera che è libera dall'orgoglio e
dalla presunzione, una maniera che non è soltanto bella ma è bellezza
stessa, poiché Dio è bello ed Egli ama la bellezza.
L'anima che è sintonizzata con Dio diventa anche bella come Dio, e comincia
ad esprimere Dio attraverso tutto ciò che fa, esprimendo nella vita la
maniera divina.
Perché è una maniera regale? Con la parola regale vogliamo soltanto indicare
qualcuno che possiede potere e ricchezza in abbondanza. L'anima sintonizzata
con Dio, davanti a cui tutte le cose svaniscono, e ai cui occhi l'importanza
di tutte le piccole cose a cui ognuno pensa così tanto è diminuita, questa
anima comincia ad esprimere la maniera divina sotto forma di contentezza.
Può sembrare ad una persona comune che nulla importi a questa anima, che
nessun guadagno la ecciti, nessuna perdita l'allarmi; se qualcuno la loda,
non ha conseguenza: se qualcuno la accusa, non ha importanza; l'onore e
l'insulto, tutto questo per lei è un gioco, poiché alla fine del gioco, né
il guadagno è un guadagno, né la perdita è una perdita; è stato soltanto un
passatempo.
Si potrebbe pensare, cosa fa una tale persona per gli altri; di che utilità
è a coloro che le sono intorno?
Questa persona, per gli altri e per coloro che le sono intorno, è una
guarigione; questa persona è un'influenza per sollevare le anime - le anime
che soffrono della ristrettezza e della limitazione della natura umana,
poiché la natura umana non è soltanto ristretta e limitata ma è sciocca e
tirannica.
La ragione è che la natura della vita è intossicante. La sua intossicazione
rende la gente ubriaca. E cosa vuole un uomo ubriaco? Vuole bere: non pensa
agli altri. In questa vita ci sono così tanti liquori che l'uomo beve:
l'amore per la ricchezza, le passioni, l'ira, gli averi; l'uomo non è
soddisfatto soltanto quando possiede proprietà terrene, ma desidera anche
possedere coloro che egli pretende di amare, e in questo modo dimostra di
essere tirannico e sciocco.
Poiché tutte le cose di questo mondo che l'uomo possiede non le possiede
realmente, è soltanto posseduto da esse, siano ricchezze o proprietà, siano
un amico, una posizione o uno status. L'anima con la maniera divina è quindi
sobria in confronto all'uomo ubriaco del mondo: è questa sobrietà che
produce in lei una tale purità che si chiama Sufismo, ed è tramite questa
purità che Dio si riflette nello specchio della sua anima.
L'anima che riflette Dio non può essere impaurita poiché è al di sopra di
tutte le paure, poiché non possiede nulla, e tutta la paura è legata a ciò
che l'uomo possiede.
E questo significa che egli lascia il mondo per trascorrere la sua vita
nelle caverne delle montagna?
No, per niente.
Potrebbe possedere la ricchezza del mondo intero, potrebbe avere il regno
dell'intero universo sotto di lui, ma nulla lo vincola, nulla gli fa paura,
poiché soltanto ciò che gli appartiene, egli possiede. E se l'anima gli
appartiene tutto gli appartiene e ciò che possiede non glielo si può
togliere. E se qualcuno glielo togliesse, sarebbe lui stesso a farlo. E' lui
stesso il suo amico ed il suo nemico e così non c'è più dolore o sofferenza,
lamento o rancore; egli è in pace perché è a casa sua sia sulla terra che in
cielo.
La differenza fra Dio e l'uomo è che Dio è Onnisciente e l'uomo conosce
soltanto i suoi propri affari.
Come Dio è Onnisciente egli ama tutti e il Suo interesse è in tutti; lo
stesso è con l'anima divina. La divina personalità espressa attraverso
l'anima divina mostra se stessa nel suo interesse per tutto, sia conosciuto
o sconosciuto a quell'anima.
Il suo interesse per un altro non è solo a causa della sua natura gentile o
del suo spirito tollerante; non si interessa di un'altra persona, del suo
bene e del suo benessere perché è suo dovere, ma perché vede nell'altra
persona se stessa.
Perciò la vita e l'interesse di un'altra persona sono per l'anima divina
come i suoi stessi. Nel dolore di un'altra persona l'anima divina si
rattrista; nella felicità di un'altra persona l'anima divina gioisce. Così
l'anima divina, che ha quasi dimenticato se stessa, dimentica anche la parte
di se stessa che rimane, interessandosi agli altri.
Da un punto di vista è naturale che l'anima divina si interessi ad un altro.
Solo colui che si è privato di ciò che viene chiamato l'io nel senso comune
della parola è in grado di conoscere la condizione di un altro. Talvolta
egli sa forse più della persona stessa, come un dottore conosce il caso del
suo paziente.
Quindi la maniera divina non è come quella dei genitori verso i figli, o di
in amico verso l'amico amato, o di un re verso il servo, o di un servo verso
il padrone. La maniera divina consiste di tutte le maniere; è espressiva di
ogni forma d'amore; e se ha una particolarità, questa particolarità è una,
cioè divina. E ciò perché in ogni forma di amore e di affetto è nascosto da
qualche parte l'ego, che domanda apprezzamento, reciprocità e
riconoscimento.
La maniera divina è al di sopra di tutto questo. Dà tutto e nulla chiede che
ritorni in qualsiasi modo o forma, dando prova in tal modo dell'Azione di
Dio attraverso l'uomo.