Il digiuno terapeutico

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Il digiuno terapeutico

Amadio Bianchi

27 maggio 2002 - n.1495

Non ho alcun dubbio nell'affermare che la nostra è una società opulenta, almeno dal punto di vista
alimentare, e tutti siamo afflitti da sovralimentazione. Negli ultimi anni di questo secolo si è
potuto notare la presenza di malattie anche croniche, considerate diretta conseguenza del benessere,
e l'attenuarsi o addirittura lo scomparire di altre derivate da alimentazione carente, tipiche, ad
esempio, del dopoguerra.

Mi capita sempre più spesso di ricevere richieste di informazione o consigli per pratiche di
digiuno. Devo dire che, personalmente, non sono totalmente favorevole a questo genere di pratiche,
pur avendo fatto una larga esperienza. Ritengo che l'uomo farebbe meglio a ricercare la soluzione
dei suoi problemi portando il proprio generale comportamento verso l'equilibrio senza essere
costretto a correre ai ripari quando la salute ormai si è compromessa.

Ammetto, tuttavia, che il digiuno, esercitato con conoscenza di causa, possa portare benefici,
fisici e psichici, di portata rilevante. E un aspetto fisico, sicuramente importante, è che tale
esercizio favorisce l'eliminazione delle tossine accumulate nelle riserve del corpo mentre da un
punto di vista psicologico il digiuno rinforza il carattere e la determinazione in chi lo pratica.
Prima di iniziare, comunque, è bene tener conto che, durante i primi due o tre giorni, gli stimoli
della fame si avvertono con insistenza. Ciò è causato dall'abitudine anche mentale di assumere cibo,
e di solito, questi momenti, sono accompagnati, soprattutto nei soggetti più intossicati, da
sensazione di nausea, vomito o cefalea. Sensazioni prodotte, come già si è detto, dalla
considerevole quantità di tossine che la pratica stessa tende a liberare nel corpo e che non devono
preoccupare, in quanto le stesse vengono naturalmente eliminate dagli organi preposti a questa
funzione, ossia la soluzione di tale processo avverrà attraverso la sudorazione, attraverso l'urina,
le feci o la respirazione. Diviene importante, perciò, durante il digiuno, bere molta acqua, non
fredda e non gasata. Colgo l'occasione per farvi notare, una volta in più, che l'assumere due, tre
litri di acqua al giorno dovrebbe essere una normale abitudine per chiunque, ma ancor più per coloro
che intendono alzare la qualità della loro salute. E' un grave errore pensare, come talvolta fanno
le donne, che l'acqua gonfi o ingrassi. L'acqua invece, per esempio, mette meglio in funzione
l'intestino. Spesso qui risiede una delle cause dell' aumento di peso o della intossicazione in
generale. E per un migliore funzionamento di tale apparato vi consiglio di assumere, ogni tanto,
anche delle fibre mangiando, ad esempio, alimenti più completi come pane o pasta integrale.

Per ritornare al digiuno, devo affermare che se condotto con intelligenza ed equilibrio non presenta
alcun pericolo, almeno fino al quarantesimo giorno. Sì poiché è solo dopo il quarantesimo giorno che
il corpo nel suo processo per così dire di "autofagia" si indirizza verso parti rischiose o
delicate. Inizialmente, invece, esso si rivolge, con intelligenza alle riserve naturali, ai tessuti
cioè che già hanno funzione di accantonamento e lo fa rispettando alcune priorità. Solo dopo il
quarantesimo giorno potrebbe rivolgersi anche ai tessuti del cuore divenendo pertanto pericoloso.

Consiglio, dunque, a coloro che intendono servirsi della pratica del digiuno per disintossicarsi o
perdere un Po di peso, eliminando così alcuni disturbi o rafforzando sistema nervoso e volontà di
procedere come segue:

1)Scegliere un periodo di otto giorni durante i quali preciso che è bene lavorare normalmente
(sempre che il lavoro non sia causa di stress, altrimenti, conviene durante questo periodo,
diminuirne il ritmo). Il lavoro soprattutto quando è sano e ben gestito tiene la mente occupata
evitando di porvi continuamente all'ascolto di ipotetici disturbi che "secondo voi" la pratica
potrebbe causarvi.

2) Preparatevi psicologicamente e quando iniziate siate forti e determinati ad andare fino in fondo.
Una interruzione della pratica vi danneggerebbe moltissimo dal punto di vista psicologico,
rendendovi ancora più deboli.

3) Diminuite, nei primi tre giorni, gradatamente, la quantità di cibo, passando, soprattutto, da
cibi solidi a liquidi, fino ad assumere brodi vegetali nelle ultime ore.

4) Osservate due giorni di digiuno completo bevendo, tuttavia, molta acqua, durante tutto il giorno.

5) Riprendete negli ultimi tre giorni ad assumere cibo passando con gradualità da liquidi nel primo
giorno a solidi nel terzo.
Intelligenti digiuni come questi sono destinati a farvi ritrovare non solo un buon equilibrio fisico
ma anche mentale. Talvolta nei monasteri orientali esso viene accompagnato dalla pratica del
silenzio detta "Antarmouna", atto a far ritrovare all'adepto il contatto con la sua vita interiore.



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