Perché siamo sempre più arrabbiati? La carica degli irritabili
Mancanza di sonno, social network e cortisolo: ecco perché siamo tutti più irritabili quando il
nostro cervello arriva al limite e come disinnescare la rabbia.
10 giugno 2026 - Elena Meli
Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump salta subito la mosca al naso e non si fa scrupolo di
nasconderlo: dagli insulti alla giornalista del New York Times Katie Rogers, rea di aver posto una
domanda scomoda, alla stizza manifestata più volte per il mancato premio Nobel per la pace, il
tycoon sembra un buon esempio della "sindrome del maschio irritabile", che pare possa colpire gli
uomini non più giovanissimi. A ben guardare, forse non solo loro: donne e uomini di ogni età oggi
sembrano avere sempre più spesso i nervi a fior di pelle. Ma perché siamo tutti più irritabili?
Alterazione dell'umore
Innanzitutto, l'irritazione può essere una risposta normale a quel che accade: dell'insofferenza,
del malumore che ci invade quando qualcosa non è come vorremmo non ci si deve preoccupare, se poi
passa e non va oltre, trasformandosi in vera e propria rabbia. L'irritabilità peraltro è inscritta
nel nostro comportamento anche perché potrebbe essere stata utile nel corso dell'evoluzione: secondo
la neuroscienziata Wan-Ling Tseng dell'Università di Yale (Usa), che ha dimostrato come pure i topi
diventino irascibili se sono frustrati, aiuta gli animali a ottenere quello che vogliono e di cui
hanno bisogno.
«L'irritabilità è uno dei poli possibili delle alterazioni dell'umore», spiega Antonio Vita,
presidente della Società Italiana di Psichiatria. «Quando la pressione esterna supera le capacità di
adattamento e risposta, proviamo fastidio e ci irritiamo: è perciò anche un modo per prendere le
distanze da una situazione che sta provocando stress. L'irritabilità però può diventare una
costante, se ci si sente sempre "al limite" e si sbotta per un nonnulla: quando interferisce in
maniera negativa con le relazioni sociali o diventa una fonte di sofferenza e disagio, significa che
si è andati oltre e l'irritabilità, pur non essendo di per sé una malattia, è diventata un sintomo
rilevante di cui chiedersi l'origine».
In alcuni casi si può essere più insofferenti verso il mondo per fattori concreti come le
oscillazioni ormonali oppure la mancanza di sonno, la fame, una malattia che infastidisce: sono
motivi che spesso per esempio spiegano l'irritabilità dei neonati e dei bambini piccoli, che per
un'otite o un mal di pancia possono diventare intrattabili. Lo stesso può succedere quando si segue
un percorso per uscire da una dipendenza, per esempio se si sta cercando di smettere di fumare, e
con alcune terapie, perché esistono farmaci che hanno proprio un'accentuazione del nervosismo e
dell'irritabilità fra gli effetti collaterali: il cortisone, per esempio, può alterare l'umore e lo
stesso può accadere con l'antimalarico idrossiclorochina o con l'uso eccessivo di steroidi
anabolizzanti.
Può essere anche sintomo di ansia o deptressione
Negli adolescenti è bene drizzare le antenne, invece, perché se da un lato essere più suscettibili è
normale per via delle oscillazioni ormonali e dei processi di maturazione cerebrale in corso, che
non consentono un controllo ideale dell'impulsività e delle emozioni, dall'altro un teenager sempre
irascibile e inquieto potrebbe nascondere qualche problema. È vero nei giovani, ma anche negli
adulti o negli anziani: secondo il DSM-5, il manuale dei disturbi mentali, l'irritabilità è un
sintomo associato ad almeno 15 condizioni cliniche.
«Esempi sono la depressione e l'ansia», conferma Vita. «In chi ha disturbi con iperattività e
ipereccitazione (come l'Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, oppure la
depressione bipolare, ndr), la sensazione che gli altri non stiano al proprio passo può provocare
una grossa insofferenza. L'uso di sostanze stupefacenti può predisporre all'irritabilità e
scatenarla, perché aumenta l'incapacità di gestire gli impulsi e la disinibizione nei comportamenti;
negli anziani un'insofferenza generalizzata non è affatto rara e può dipendere dalla difficoltà a
convivere con le proprie malattie, non compensata da terapie e dal supporto sociale. L'irritabilità
è poi il sintomo tipico del disturbo borderline di personalità e quando è associata a una forte
impulsività può indicare la presenza di un disturbo esplosivo intermittente: queste persone non
riescono a controllare la propria reattività, diventano aggressive per un nonnulla e hanno vere e
proprie "esplosioni" con manifestazioni di rabbia verbali o fisiche che possono avere conseguenze
molto negative sulle relazioni sociali o addirittura diventare pericolose per chi è vicino».
Piccoli traumi si accumulano
Sono i casi che talvolta approdano anche in cronaca, ma la sensazione è che il mondo sia sempre più
popolato da persone sull'orlo di una crisi di nervi. Forse non è solo un'impressione, a giudicare da
un'ampia indagine del Dipartimento di psichiatria dell'Università di Harvard (Usa), che indagando il
fenomeno in quasi 43mila statunitensi ha scoperto come in media il livello di irritabilità generale
sia abbastanza elevato (circa 14, in una scala che arriva al 30 di chi si sente arrabbiato tutto il
tempo).
Secondo lo psichiatra, gli elementi che spiegano l'epidemia di insofferenza sono tanti: «Ci sono
indubbiamente fattori neurobiologici individuali che rendono ciascuno di noi più o meno resistente e
resiliente agli eventi esterni e ai traumi, che nel tempo si accumulano lasciando una "traccia" che
rende sempre più vulnerabili agli stress successivi; accanto a questo ci sono però motivi più
generali, socio-ambientali, che portano tutti noi a essere più sotto pressione.
Oggi, per esempio, il livello di stress a cui si è sottoposti è maggiore per chiunque, a ogni età:
ai giovani e giovanissimi è chiesto di esser sempre più performanti, sui social il confronto
continuo con standard difficilmente raggiungibili nella vita reale aumenta il senso di isolamento ma
soprattutto la frustrazione, che è un potente detonatore di rabbia».
Vale anche negli adulti: uno studio recente dello psichiatra di Harvard Roy Perlis ha dimostrato che
pure da grandi al crescere del tempo passato sui social, a scrollare e postare contenuti, aumenta
anche l'irritabilità. «Negli adulti poi l'incertezza globale, l'aumento della precarietà, le
richieste pressanti sul lavoro aumentano lo stress e la pressione, facendo avvicinare sempre più
spesso e pericolosamente al punto di non ritorno in cui si scoppia», aggiunge Vita. «La velocità che
caratterizza il mondo attuale non fa che peggiorare le cose: ci vengono richieste risposte sempre
più immediate e rapidità di azione, ma questo riduce lo spazio cognitivo per riflettere, per
decomprimere le emozioni».
Quante volte capita di rispondere a un whatsapp di getto, per poi morderci la lingua subito dopo?
Chi ha introdotto la possibilità di modificare i messaggi forse ha avuto qualche spiacevole
inconveniente di questo tipo, ma se ci si accorge di litigare coi colleghi fin troppo spesso o di
avere di frequente il rimorso per ciò che si è detto o fatto, forse l'irritabilità è "patologica" ed
è bene imparare a gestirla.
Esercizio fisico e terapia
«Il primo passo è ammettere di avere un problema: anche parlarne con chi ci è vicino è già un atto
di "contenimento" della rabbia, perché aiuta a spostare l'attenzione da ciò che innervoisce », dice
Vita. «L'esercizio fisico può aiutare parecchio, perché aiuta a sfogare altrove l'energia repressa;
è importante poi imparare tecniche di evitamento delle situazioni e degli stimoli che irritano, ma
anche a saper "uscire di scena" e distrarsi così da impedire l'escalation verso l'ira. Esistono poi
tante possibilità di intervento più strutturato con l'aiuto del medico, da scegliere in base alla
gravità del problema e alle condizioni della persona: una psicoterapia cognitivo-comportamentale può
per esempio aiutare a gestire irritabilità e rabbia e a virarle verso l'assertività, cioè un modo
diverso di esprimere difficoltà ed esigenze senza essere aggressivi; anche tecniche di rilassamento
specifiche possono servire per essere più tranquilli.
Al di là delle terapie mirate alle malattie di cui l'irritabilità può essere un sintomo, si possono
poi utilizzare farmaci per stabilizzare l'umore in chi ha episodi di rabbia esplosivi e
distruttivi».
Sono allo studio pure approcci alternativi come l'uso di spray a base di ossitocina, "l'ormone
dell'amore", o la stimolazione elettrica transcranica attraverso "caschi" speciali per riequilibrare
i segnali nelle aree cerebrali coinvolte nell'eccesso di irritabilità: la neuroscienziata di Yale
Wan-Ling Tseng ha infatti studiato bambini e adolescenti per capire che cosa succede nel cervello di
chi è ipersuscettibile e ha scoperto un'attivazione anomala nello striato, un'area coinvolta nei
meccanismi della gratificazione, nell'amigdala, una zona in cui si elaborano i segnali esterni per
reagire anche alle minacce, e in regioni importanti per i compiti esecutivi e per l'attenzione.
Forse potrebbe aiutare anche la tecnologia: Olivia Metcalf, esperta di traumi dell'Università di
Melbourne in Australia, su persone con problemi di gestione della rabbia dovuti a traumi pregressi
ha testato una app che quattro volte al giorno li invita a valutare se e quanto si sentano
irascibili, e pare questo aiuti a riflettere di più e a migliorare la gestione dell'umore. Certo
però diventare una furia intrattabile è un guaio anche per chi si trova nei paraggi: che si fa in
questi casi? «Non è il momento per dimostrare chi ha ragione e bisogna sempre gettare acqua sul
fuoco riducendo il conflitto, ma molto dipende dalla fase in cui si trova l'interlocutore »,
risponde lo psichiatra. «L'irritazione cresce rapidamente verso l'esplosione di ira, il dialogo è
possibile solo all'inizio; serve puntare alla de-escalation abbassando la tensione e
tranquillizzando, con le parole e abbassando il tono di voce, non sfidando neppure con lo sguardo.
Se le cose volgono al peggio però uscire di scena e allontanarsi è utile, a volte necessario»,
conclude Vita.
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