Virus dell'influenza: per trasmetterlo non basta condividere la stanza
Un esperimento mostra che le condizioni che permettono ai virus dell'influenza di propagarsi sono
più sfumate e complesse di quanto si credesse.
27 gennaio 2026 - Elisabetta Intini
Non per sadismo ma per amor di scienza, un gruppo di epidemiologi dell'Università del Maryland
(Stati Uniti) ha chiesto ad alcune persone di condividere per qualche ora una stanza di hotel con
altri partecipanti affetti da influenza. L'intenzione era capire chi, tra i sani, sarebbe rimasto
contagiato e perché. Alla fine, però, non si è ammalato nessuno, e lo studio ha permesso di
conoscere un po' meglio i meccanismi di trasmissione dei virus influenzali.
Stare vicini a una persona infettata non basta per ammalarsi
I virus dell'influenza si diffondono per via aerea, attraverso le goccioline più spesse o sottili
(droplets e aerosol) emesse quando tossiamo, starnutiamo o anche solo quando parliamo, e attraverso
il contatto con superfici toccate da chi è rimasto contagiato (come maniglie della porta, superfici
dei tavoli o rubinetti).
La pandemia di covid ha reso per noi automatici semplici accorgimenti per ridurre la trasmissione di
virus al chiuso, come starnutire nel gomito, lavarsi bene le mani, indossare una mascherina o
lavorare da casa se stiamo poco bene. Tuttavia, per quanto sia utile far tesoro di queste misure
preventive, va detto che non basta trovarsi nella stessa stanza con una persona affetta da influenza
per rimanere a nostra volta contagiati. Il nuovo studio, pubblicato su PLOS Pathogens, ne è la
prova.
Come mai nessun contagio?
Gli scienziati statunitensi hanno costretto (previo consenso!) alla convivenza forzata per alcune
ore e per un tempo variabile da 3 a 7 giorni volontari - i "donatori" - che avevano contratto
l'influenza naturalmente, senza inoculazioni in laboratorio, e altri partecipanti sani, i
"riceventi".
Nell'ambiente confinato, con porte e finestre sigillate, il gruppetto ha giocato a carte, ballato o
praticato yoga, condiviso pennarelli e tablet passandoli di mano in mano. In una prima parte
dell'esperimento, un singolo donatore infetto ha spartito la stanza con 8 riceventi. Nell'altra,
quattro donatori hanno diviso la stanza con tre riceventi. In tutti i casi, le persone influenzate
avevano 20-22 anni, i riceventi dai 25 ai 45 anni.
Nonostante le condizioni di temperatura (dai 22 ai 25 °C) e umidità (dal 20% al 45%) della stanza
fossero state pensate apposta per favorire la trasmissione virale, nessuno dei riceventi ha
contratto l'influenza. I ricercatori se ne sono accertati monitorando attentamente i sintomi come
starnuti, tosse, soffiate di naso, campionando la saliva e analizzando le particelle virali esalate
dai donatori o lasciate sulle superfici. Che cosa aveva protetto i sani?
Perché la trasmissione virale non ha avuto successo
Il passaggio dei virus dell'influenza tra donatori e riceventi è stato bloccato da un rilascio
contenuto del virus da parte di chi era ammalato (o per il tipo di ceppo contratto o per il numero
limitato di colpi di tosse e starnuti osservati nello studio), da efficienti difese immunitarie da
parte dei riceventi, già contagiati in passato o vaccinati, e dal sistema di ventilazione interno
della stanza.
Anche se i ricambi d'aria fresca erano stati bloccati, il ricircolo interno dell'aria ha disturbato
e diluito le nubi cariche di particelle virali esalate dai donatori, riducendo la quantità di virus
inalato dai riceventi.
L'esperimento, dunque, ha confermato che tosse e starnuti sono i principali diffusori dei virus
dell'influenza, e che l'immunità pregressa e una buona ventilazione degli ambienti chiusi possono
davvero fare la differenza.
https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1013153
da
focus.it