Una medicina naturale chiamata musica

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Apr 24, 2026, 2:23:31 AM (yesterday) Apr 24
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Una medicina naturale chiamata musica

Se come da tempo sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità, il concetto di salute deve essere
inteso non come semplice assenza di malattia, ma “uno stato di benessere psichico, fisico e sociale”
la musica può contribuire a raggiungere questa condizione? Non è un quesito di poco conto, in una
società come la nostra dove la musica, in tutte le sue forme, sinfonica, lirica, jazzistica e
soprattutto quella cosiddetta leggera, ha una presenza costante e ne è diventata la colonna sonora
del vivere quotidiano. Forse perché a Castelfidardo ai primi dell’Ottocento fu costruita la prima
fisarmonica (e la cittadina marchigiana si onora di definirsi capitale mondiale di questo strumento
aerofono ad ancia) questo centro ha sviluppato una apprezzata cultura musicale con iniziative di
insegnamento della musica nelle scuole ma anche di ricerca scientifica sulla musicoterapica.

CHE COS'E' LA MUSICOTERAPIA- E’ una modalità d’approccio sensoriale che utilizza l’elemento sonoro
con finalità terapeutiche e preventive per intervenire su un certo numero di disagi fisici,
psicologici e psicopatologici. Un percorso attraverso il quale con l’assistenza di un
musicoterapeuta, una persona o gruppo di persone, grazie alla stimolazione delle sue capacità
creative, può raggiungere un miglioramento del proprio benessere, superando difficoltà e disagio
nella comunicazione con altri, nella gestualità del corpo.

USANZA ANTICA- Certamente la musica ha accompagnato la vita dell’uomo fin dalle sue origini. Chi ne
ha fatto materia di studio sistematico fu però la Grecia classica. Per Platone e Aristotele, che
erano anche musicologi, l’arte del ritmo musicale contribuisce a migliorare la calma interiore, la
serenità e addirittura la morale. Per Platone il mondo si poggiava su principi musicali e la vita
dell’uomo è dominata dall’armonia del ritmo e un’educazione musicale aiuta a raggiungere la
formazione di un carattere equilibrato. Per Aristotele ascoltando le note di qualsiasi strumento è
possibile alleviare le tensioni psichiche perché la musica possiede un grande potere liberatorio.
Nel Medioevo i depositari della musicaterapia furono i monaci delle abbazie, che assegnarono al
canto gregoriano una particolare efficacia contro tensioni e disturbi psichici. Ma a dare un
carattere di studio sistematico alla materia fu l’illuminismo del Settecento quando si cominciò a
studiare le vibrazioni che si creano nel corpo umano all’ascolto della musica. Verso la fine
dell’Ottocento la musicoterapia comincia a gettare le sue basi non più empiriche o rituali e
religiose, ma scientifiche, cioè fondate su esperienze cliniche.

NON E’ ANCORA UNA SCIENZA- Lo studio delle effettive capacità terapeutiche della musica è solo agli
inizi. In molte Università e in molti ospedali si stanno sviluppando ricerche cliniche che
confermano l’utilità delle tecniche legate alla musicoterapia. Con l’ascolto partecipativo della
musica, come già detto, si sviluppano potenzialità inespresse che possono facilitare e favorire la
comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, e soddisfare così anche le necessità
emozionali, mentali, sociali e cognitive. Anche se ancora agli inizi la musicoterapia si dimostrata
efficace soprattutto nella riabilitazione di alcuni disturbi neurologici, come la depressione, in
certe forme di autismo e di Alzheimer. In molti Paesi è stata creta una figura professionale
paramedica, mentre in Italia è stata presentata una proposta di legge che prevede l’istituzione del
musicoterapista “esperto in comunicazione espressivo-sonora nell’area preventivo-riabilitativa”. E’
comunque presente una diffusa attività di musicaterapia sul territorio, nelle scuole, nei centri di
riabilitazione, nelle case-famiglia

STUDIATA ANCHE DALLA FONDAZIONE VERONESI- La Fondazione Umberto Veronesi dal 2008 ha creato un
comitato di lavoro che si occupa del rapporto tra scienze e musica. L' attenzione è puntata sulle
neuroscienze e sui meccanismi che creano nella mente umana reazioni differenti rispetto ai diversi
stimoli sonori. Per comprendere come mai le note, siano quelle di Vivaldi o di un brano rock,
intervengano, e bene, dove non arrivano farmaci o bisturi. "Cioè, spiega il professor Umberto
Veronesi, stiamo studiando come la musica sia capace di rivelare il nesso fra l'uso delle note come
terapia complementare nella cura di varie patologie, dall' Alzheimer alla depressione, e i
miglioramenti sui pazienti".

da http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/1490



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