"Sviluppo spirituale e disturbi neuro-psichici" di Roberto Assagioli

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May 21, 2026, 3:41:04 AM (yesterday) May 21
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"Sviluppo spirituale e disturbi neuro-psichici"

di Roberto Assagioli

Da: )* Pietro Abbondanza [mailto:1...@tiscali.it]

Vi invio questo interessante testo di Assagioli, (padre della picosintesi ed
uno dei massimi esponenti nel campo della psicologia transpersonale), che,
anche se un po' lungo, consiglio di leggere a tutti coloro che stanno
attraversando un percorso di crescita spirituale.



Assagioli dice che lo sviluppo spirituale e' un cammino molto impegnativo, e
che a volte, puo' anche degenerare in patologia neuro-psiche che pero' il
piu' delle volte vengono diagnosticate come delle comuni degenerazioni
neuro-psichiche e quindi curate dalla psichiatria con le classiche modalità
terapeutiche, quando invece dovrebbero essere curate con delle terapie
completamente differenti.



Egli ha individuato 5 stadi critici del processo di realizzazione
spirituale, l'ultima di queste fasi e' la famosa "Notte oscura dell'anima"

cosi' chiamata da San Giovanni della Croce e citata anche da Gregg Bradden
nel suo video Risveglarsi al punti zero.



Molti di voi vi ritroveranno sicuramente molte cose della proprio vissuto in
questo testo.



Buona Lettura



)*




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Sviluppo spirituale e disturbi neuro-psichici

di Roberto Assagioli

(scritto e pubblicato nel 1933)





Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua, un viaggio
attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma anche di difficoltà e di
pericoli. Esso implica una radicale purificazione e trasmutazione, il
risveglio di una serie di facoltà prima inattive, l'elevazione della
coscienza a livelli prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova
dimensione interna.



Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande si svolga
attraverso vari stadi critici, non di rado accompagnati da disturbi
neuropsichici e anche fisici (psicosomatici).



Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione clinica ordinaria
uguali a quelli prodotti da altre cause, in realtà hanno significato e
valore del tutto diverso e devono venir curati in modo ben differente.



Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno divenendo
sempre più frequenti, poiché il numero di persone che, consciamente o
inconsciamente, sono assillate da esigenze spirituali va divenendo sempre
maggiore.



Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e
particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica, lo sviluppo
spirituale è divenuto un processo interiore più difficile e complicato.



Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai disturbi nervosi
e psichici che insorgono nei vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire
qualche indicazione riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.



Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi
critici:



I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;



II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;



III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale;



IV. Le fasi del processo di trasmutazione;



V. La "notte oscura dell'anima".








I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale

Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze interiori che
sogliono precedere il risveglio dell'anima, occorre ricordare alcune
caratteristiche psicologiche dell'uomo ordinario.



Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.



Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo significato,
del suo valore, dei suoi fini. Se è volgare, si occupa solo di appagare i
propri desideri personali: di procurarsi i vari godimenti dei sensi, di
diventare ricco, di soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più
elevato, subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei
doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi
di sapere su quali basi si fondino quei doveri, quale sia la loro vera
gerarchia, ecc. Egli può anche dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma
la sua religione è esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto'
quando ha obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato
ai vari riti.



Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta della vita
ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce
un valore positivo; egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine
a se stessa, e anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del
tutto teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con
comica ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.



Ma può avvenire - e in realtà avviene in alcuni casi - che quest' "uomo
ordinario" venga sorpreso e turbato da un improvviso mutamento nella sua
vita interiore.



Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo una forte
scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma talvolta senza alcuna
causa apparente, in mezzo al pieno benessere e favore della fortuna (come
avvenne a Tolstoj) insorge una vaga inquietudine, un senso di
insoddisfazione, di mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto,
bensì di alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.



A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della vita
ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto occupavano e

preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la loro importanza
e il loro valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a
chiedersi il senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava
naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la
giustificazione di tante disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza
umana; il suo fine.



Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non comprendendo il
significato di questi nuovi stati d'animo, li considerano ubbie, fantasie
anormali; soffrendone (poiché sono molto penosi), li combattono in ogni
modo; temendo di 'perdere la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà
ordinaria che minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si
gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi
stimoli, nuove sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a
soffocare l'inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla
completamente: essa continua a covare nel profondo dei loro essere, a minare
le basi della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di
nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il
vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto ciò
che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una larva, mentre
la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora
perfino l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.



Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale più definita;
la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la persona è assalita da un
grave senso di colpa, di rimorso per il male commesso, si giudica
severamente ed è colta da un profondo scoraggiamento.



A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi di suicidio.
Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia la sola logica
conseguenza del crollo e dei dissolvimento interiore.



Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di tali esperienze
e del loro svolgimento. In realtà vi sono numerose differenze individuali:
alcuni non giungono allo stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un
tratto, senza il graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la
ricerca e i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.



Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad alcuni dei
sintomi delle malattie dette nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di
questa è appunto la 'perdita della funzione del reale', come la chiama
Pierre janet, e un altro è la 'spersonalizzazione'. La somiglianza è
accresciuta dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei
sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia,
e svariati disturbi digestivi, circolatori, ecc.







II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale.

L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i fiotti di
luce, di gioia e di energia che l'accompagnano, producono spesso una
mirabile liberazione. 1 conflitti interni, le sofferenze e i disturbi
nervosi e fisici spariscono, spesso con una rapidità sorprendente,
confermando così che quei disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma
erano la diretta conseguenza del travaglio psico-spirituale. In questi casi
il risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.



Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed armonico,
bensì può essere a sua volta causa di complicazioni, disturbi e squilibri.
Questo avviene in coloro la cui mente non è ben salda, o nei quali le
emozioni sono esuberanti e non dominate, oppure il sistema nervoso troppo
sensibile e delicato, o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è
travolgente per la sua subitaneità e violenza.



Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la luce
spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e all'egocentrismo,
l'evento interiore può venire male interpretato. Avviene, per così dire, una
'confusione di piani': la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e
personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre
un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.



Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio di Ancona
un caso tipico di questo genere. Uno dei ricoverati, un simpatico
vecchietto, affermava tranquillamente ma ostinatamente... di essere Dio.
Intorno a questa sua convinzione egli aveva fabbricato una serie delle più
fantastiche idee deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi
cose da lui compiute, ecc. Ma, a parte questo, egli era la persona più
buona, gentile e premurosa che si possa immaginare, sempre pronta a render
servizi ai medici e ai malati. La sua mente era così chiara e attenta e i
suoi atti così accurati, che era stato fatto assistente del farmacista, il
quale gli affidava le chiavi della farmacia e la preparazione di medicine.
Questo non diede mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della
sparizione di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa
gradita ad alcuni dei ricoverati.



Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe considerato
come un semplice caso di delirio di grandezza, una forma paranoide; ma in
realtà queste non sono che etichette puramente descrittive o di
classificazione clinica, e la psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo
sulla vera natura e sulle cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia
lecito ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica più
profonda delle idee di quel malato. E' noto come la percezione interiore
della realtà dello Spirito e della sua intima compenetrazione con l'anima
umana dà a colui che la prova un senso di grandezza e di allargamento
interiore, la convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.



Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni tempo se ne
possono trovare numerose attestazioni e conferme, espresse non di rado in
forma assai audace.



Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: «Non sapete che siete
Dei? " E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama qualcosa, diventa a essa
simile; se ama le cose terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe
chiedere) diventa essa Dio?"



L'espressione più estrema della identità di natura fra lo spirito umano
nella sua pura e reale essenza e lo Spirito Supremo è contenuta
nell'insegnamento centrale della filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei
Quello) e Aham evam param Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).



Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito individuale e
quello universale, sia che lo si consideri come un'identità 0 come una
somiglianza, una partecipazione, una unione, bisogna riconoscere in modo ben
chiaro, e tener sempre presente in teoria e in pratica, la grande differenza
che esiste fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale - quello
che è stato chiamato il 'fondo' o il «centro' o Tapice' dell'anima, l'Io
superiore, il Sé reale - e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io
di cui siamo abitualmente consapevoli



Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde e
Pericolose. Questo ci dà la chiave per comprendere lo squilibrio mentale del
malato di cui ho fatto cenno, e altre forme meno estreme di autoesaltazione
e di autogonfiatura. L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a
tali illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato
le qualità e i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una
confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale e
quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di grandezza si
possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il cercare di
dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue idee sono dei tutto
assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non fa che inasprirlo.
Invece è opportuno riconoscere con lui l'elemento di vero che c'è nelle sue
affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione
suaccennata.



In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal risveglio
dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva, che si esprime in modo
clamoroso e disordinato: con grida, pianto, canti e agitazioni motorie
varie.



Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo, possono venir
spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere la parte del profeta o del
riformatore, formando movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo
fanatismo e proselitismo.



In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la rivelazione
dell'elemento trascendente e divino del proprio spirito suscita un'esigenza
di adeguazione completa e immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale
adeguazione non può essere semmai che il termine di una lunga e graduale
opera di trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi
quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di depressione e
di disperazione autodistruttive.



In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si accompagna con
manifestazioni psichiche paranormali di vario genere. Esse hanno visioni,
generalmente di esseri elevati o angelici, oppure odono delle voci, o si
sentono spinte a scrivere automaticamente. Il valore dei messaggi così
ricevuti è assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano
sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche
senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta
autorità di chi asserisca esserne l'autore. t opportuno diffidare
soprattutto dei messaggi che contengono ordini precisi e richiedono
obbedienza cieca, e di quelli che tendono a esaltare la personalità del
ricevente. 1 veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.



Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di quei messaggi,
sta il fatto che essi sono pericolosi perché possono facilmente turbare,
anche in modo grave, l'equilibrio emotivo e mentale.







III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale.

Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.



Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita un senso di
gioia, e una illuminazione della mente che fa percepire il significato e lo
scopo della vita, scaccia molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi
e dà un senso di sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso
dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e dall'anima
risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre anime e tutte le
creature.



Invero non vi è nulla di più lieto e confortante dei contatto con uno di
questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di grazia'. La sua
personalità di prima, coi suoi angoli acuti e coi suoi elementi sgradevoli,
sembra sparita e una nuova persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a
noi e al mondo intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile,
di condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa
contenere in sé la sovrabbondanza.



Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a cessare. La
personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori, era stata solo
temporaneamente sopraffatta e addormentata, non uccisa o trasformata.
Inoltre l'afflusso di luce e di amore spirituale è ritmico e ciclico come
tutto quanto avviene nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o
cessa: il flusso è seguito dal riflusso.



Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi produce reazioni
violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori si risvegliano e si
riaffermano con forza rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che
erano stati ricoperti dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.



La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al risveglio, più
raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione è divenuta più intensa, si
giudica con maggior severità, si condanna con maggior rigore e può credere,
erroneamente, di esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere
indotta anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che
erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una
violenta opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per
essi una sfida e una minaccia.



Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a negare il
valore e la realtà della propria recente esperienza interiore. Dubbi e
critiche sorgono nella sua mente ed essa è tentata di considerare tutto ciò
che è avvenuto come un'illusione, una fantasia, una 'montatura
sentimentale'. Essa diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri
e vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali.
Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di
prima: ha avuto la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non
può esser dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la
piccola vita comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie.
Talvolta la reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi
di disperazione e tentazioni di suicidio.



La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto nell'impartire una
chiara comprensione della loro natura e nell'indicare qual è il solo modo
nel quale si possono superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo
'stato di grazia' non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale
e inevitabile. È come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle
vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende fino
all'orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene riportati alla
pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio
che conduce alla stabile conquista delle cime. Il riconoscimento che questa
discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti siamo sottoposti,
conforta e solleva il pellegrino e lo incoraggia ad accingersi animosamente
all'ascesa.







IV. Le fasi del processo di trasmutazione.

L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella trasmutazione e
rigenerazione della personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è
composto di fasi di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli
all'afflusso e all'azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle
facoltà interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle
quali la personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare'
dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili
sofferenze. L un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e
tenebra, fra gioia e dolore.



Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto assorbite dal
travaglio che gli riesce difficile far fronte alle varie esigenze della sua
vita personale.

Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di vista della
normalità e dell'efficienza pratica, trova che è peggiorato e vale meno di
prima. Perciò al suo travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi
incomprensivi e ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche
di medici, e non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei
risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono
debole e inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso
assai penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere
in preda ai dubbi e allo scoraggiamento.



Pure questa è una delle prove che devono essere superate. Essa insegna a
vincere la sensibilità personale, ad acquistare indipendenza di giudizio e
fermezza di condotta. Perciò tale prova dovrebbe venir accolta senza
ribellione, anzi con serenità. D'altra parte se coloro che circondano la
persona sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle di
grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non necessarie.



In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da un vecchio
stadio senza aver raggiunto il nuovo. t una condizione simile a quella del
verme che sta subendo il processo di trasformazione che lo farà diventare
un'alata farfalla: esso deve passare per lo stato di erisalide, che è una
condizione di disintegrazione e impotenza.



Ma all'uomo in generale non viene elargíto il privilegio che ha il verme di
svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in un bozzolo.



Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e continuare ad
assolvere quanto meglio può i propri doveri famigliari, professionali e
sociali, come se non stesse avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che
deve risolvere è simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero
trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di Londra, senza
interrompere il traffico neppur per un'ora.

Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e faticosa è
talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad esempio esaurimento
nervoso, insonnia, depressione, irritabilità, irrequietezza. E questi
disturbi, dato il forte influsso della psiche sul corpo, possono a foro
volta facilmente produrre svariati sintomi fisici.

Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e aiutare il malato
con una sapiente e opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e
medicamentose possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma
evidentemente non possono agire sulle cause psicospirituali del male.



Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi sforzi
personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per forzare il proprio
sviluppo interno, sforzi che producono una repressione anziché la
trasformazione degli elementi inferiori, e una estrema intensificazione
della lotta, con una corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica.
Questi aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte
essenziale dei lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e dallesue
energie, e che quando essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro
fervore, le loro meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando
hanno cercato di eliminare tutto quello che può ostacolare l'azione dello
spirito, devono attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga
spontaneamente nella loro anima.



Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere supe rata nei
periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è ampio e abbondante.
Quella forza preziosa può venir facilmente sperperata in effervescenza
emotiva e in attività febbrili ed eccessive. In altri casi invece essa è
tenuta troppo a freno, non viene sufficientemente tradotta in vita e
utilizzata, di modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione
può produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente elettrica
troppo forte può fondere le valvole e anche produrre dei corti circuiti.



Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e saggiamente il flusso
delle energie spirituali, evitandone la dispersione, ma usandole attivamente
in nobili e feconde opere interne ed esterne.







V. La 'notte oscura dell'anima'.

Quando il processo di trasformazione psicospirituale raggiunge il suo stadio
finale e decisivo, esso produce talvolta un'intensa sofferenza e un'oscurità
interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura
dell'anima' 1 suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia
chiamata 'psicosi depressiva' o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato
emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un
senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all'autocritica e
all'autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser
perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento
della volontà e dell'autodominio; un disgusto e una grande difficoltà ad
agire.

Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno intensa anche
negli stadi precedenti, ma allora non si tratta della vera 'notte oscura
dell'anìma'.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato
patologico; essa ha cause spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san
Giovanni della Croce, La notte oscura dell'anima e E. Underhill.
.Mysticism - New York, 1961).



A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica' o morte
mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine a ogni
sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che
costituisce la pienezza della salute spirituale.

Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi esclusivamente dei
lati più penosi e anormali dello sviluppo interiore, ma non vorremmo certo
dar l'impressione che coloro che seguono la via dell'ascesa spirituale siano
colpiti da disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari. L
opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:



1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più graduale e
armonico di quello che è stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono
superate e i diversi stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.



2) 1 disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne 'ordinari' sono
spesso più gravi, più difficili a sopportare e a curare di quelli prodotti
da cause spirituali. 1 disturbi degli uomini ordinari sono spesso prodotti
da conflitti violenti fra le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la
personalità cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone
che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti
di rado è più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo
deboli. e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici
necessari e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli
assestamenti l'armonia che possono render loro la salute.



3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via spirituale,
per quanto possano talora essere gravi, sono in realtà solo reazioni
temporanee e per così dire le scorie di un processo organico di crescita e
di rigenerazione interna. Perciò essi spariscono spesso spontaneamente
quando la crisi che li aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a
una cura adatta.



4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi dell'onda
spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di afflusso e di
elevazione, e dalla fede nel grande scopo e nell'alta mèta dell'avventura
interiore.

Questa visione di gloria costituisce un , ispirazione potente, un conforto
infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo
quindi rievocare tale visione nel modo più vivido e il più spesso possibile,
e uno dei più grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da
crisi e conflitti spirituali è H di a fare altrettanto.

Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine dell'anima
vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente alla saggezza, alla
potenza, all'amore della Vita Divina. Immaginiamo con visione ancor più
larga la gloria del Regno di Dio realizzato sulla terra, la visione di una
umanità redenta, dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia
le perfezioni di Dìo.

Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi mistici e santi di
sopportare sorridendo i loro tormenti interiori e il loro martirio fisico,
che hanno fatto dire a san Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che
ogni pena mi è diletto!".

Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella
valle ove le anime sono in travaglio.

Considerando la questione dal punto di vista più strettamente medico e
psicologico, occorre rendersi ben conto che - come abbiamo accennato -
mentre i disturbi che accompagnano le varie crisi dello sviluppo spirituale
appaiono a un primo esame molto simili, e talvolta identici, a quelli dei
malati ordinari in realtà le loro cause e il loro significato sono molto
differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve essere
corrispondentemente diversa. I sintomi neuro-psichicí dei malati ordinari
hanno generalmente un carattere regressivo. Quei malati non sono stati
capaci di compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fari
parte del normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono
riusciti a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi
in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente,
li sostituisce.

Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far fronte alle
esigenze e alle difficoltà della normale vita familiare e sociale fari sì
che essi, anche senza rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che
li sottragga a quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma
emotivo: per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno
accettare e a cui reagiscono con una malattia.

In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la personalità cosciente
e gli elementi inferiori che spesso operano nell'inconscio. con la parziale
vittoria di questi ultimi.

Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale hanno un
carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo sforzo. di crescere,
da una spinta verso l'alto; essi sono il risultato di conflitti e squilibri
temporanei fra la personalità cosciente e le energie spirituali che
irrompono dall'alto.

Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve
essere molto diversa.

Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare il inalato
a raggiungere il livello dell'uomo 'normale', eliminando le repressioni e le
inibizioni, le paure e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo
eccessivo egocentrismo, dalle sue false valutazionil dalle sue concezioni
deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita,
all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento dei
diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati e
contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una psicosintesi
personale.

Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece quello di
produrre un assestamento armonico, favorendo l'assimilazione e
l'integrazione delle nuove energie spirituali con gli elementi normali
preesistenti, cioè di compiere una psicosintesi trans-personale intorno a un
più alto centro interno.

E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo gruppo è
insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un malato del secondo. Le
sue difficoltà aumentano, anziché diminuire, se egli è nelle mani di un
medico che non comprenda il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità
dello sviluppo spirituale. Tale medico può svalutare o deridere le
aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane fantasie o
interpretandole in modo materialistico. Così il malato può venir da lui
indotto a ritener di far bene cercando di indurire il guscio della propria
personalità e rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua
anima. Ma questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta,
ritardare la soluzione.



Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che almeno
abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento della realtà e delle
conquiste spirituali, può essere di grande aiuto a un malato di quel genere.



Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio dell'insoddisfazione,
dell'irrequietezza e delle inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni
interesse per la vita ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà
Superiore; se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli
ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto
efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto
il risveglio dell'anima, che costituisce di per se stesso la parte
principale della cura.



Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale si bea nella
luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le altezze supercoscienti, si può
farle molto bene spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue
esperienze, preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e
descrivendole le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella
persona è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo
risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla sorpresa
della 'caduta' e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne conseguono.



Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene iniziata durante la
reazione depressiva, il malato può essere molto sollevato e aiutato
dall'assicurazione, avvalorata da esempi, che si tratta di uno stato
temporaneo dal quale uscirà sicuramente.



Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è il più lungo
e multiforme, l'opera di chi aiuta e corrispondentemente più complessa. 1
suoi aspetti principali sono:



1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui
e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;



2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però
reprimerle nell'inconscio;



3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie
psichiche;



4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che
affluiscono nella sua coscienza;



5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua
personalità, di psicosintesi.



Nello stadio della 'notte oscura dell'anirna' è assai difficile prestare
aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube così densa, è tanto
immerso nella sua sofferenza che la luce dello spirito non giunge alla sua
coscienza. L'unico modo di dare forza e sostegno è il ripetere
instancabilmente l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria
e non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si trova - ed è
ciò che più gli dà disperazione. t bene inoltre assicurargli con energia che
il suo tormento, per quanto terribile, ha un si grande valore spirituale e
gli sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli
viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e con
forte pazienza.



Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e spirituali non
escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi
e concorrere al buon esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto
quelli che coadiuvano all'opera sanatrice della natura, come
un'alimentazione igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli
elementi naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e psichiche.



In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è nel malato
un misto di sintomi progressivi e di sintomi regressivi. Si tratta di casi
di sviluppo interiore irregolare e disarmonico. Queste persone possono
raggiungere alti livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma
essere d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di
'complessi' inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un'analisi accurata,
nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale si trovano -
come, si noti, in quasi tutti i così detti 'normali' - dei resti più o meno
grandi di limitazioni di quel genere.



Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è una netta
prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli progressivi.



Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino frammisti
nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente, e occorre che ogni
disturbo venga accuratamente studiato e interpretato, per accertarne la vera
causa e trovarne quindi la cura adatta.



Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in modo efficace
e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo
spirituale, occorre una duplice serie di conoscenze e di pratica: quella dei
medico esperto di malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio
studioso o del pellegrino sulle vie dello Spirito.

Questa duplice competenza si trova attualmente di rado associata; ma dato il
rapido crescere dei numero delle persone bisognose di simili cure, tutti
coloro che siano in grado di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a
prepararsi per quell'opera di bene.



Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche formare e
assistenti opportunamente preparati, sì da saper cooperare
intelligentemente.



Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse informato dei
fatti principali riguardanti le connessioni fra disturbi neuropsichici e
crisi interiori, in modo che i familiari possano facilitare il compito dei
malato e quello del medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con
l'ignoranza, i pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo
avviene assai spesso.



Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta presso i
medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma di sofferenze non
necessarie verrà eliminata e molti pellegrini potranno raggiungere con meno
lungo e meno aspro travaglio l'alta mèta che perseguono: l'unione con la
Divina Realtà.



§§§§



Roberto Assagioli

Lo sviluppo Transpersonale

Casa editrici Astrolabio


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