La pratica della compassione e della saggezza (prima parte)

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La pratica della compassione e della saggezza

(prima parte)

LA PRATICA DELLA COMPASSIONE E DELLA SAGGEZZA

(A cura di Luciano Villa e Graziella Romania, Centro Studi Tibetani FPMT
Sangye Cioeling Sondrio, e-mail: san...@libero.it)

[Articolo pubblicato su DHARMA Numero 14, 2003]


Fin prima dell'alba, dal 16 al 18 agosto 2002, decine di migliaia di ladaki
e tibetani si sono assiepati lungo gli immensi spiazzo erbosi di Choklamsar,
vicino a Leh, la capitale del Ladakh, il Piccolo Tibet Indiano, dove Sua
Santità il Dalai Lama diede i suoi preziosi insegnamenti basandosi
sull'antico
testo d'Atisha "La lampada del sentiero per l'illuminazione" e sulle
"Trentasette pratiche del Bodhisattva" di Togmey Sangpo. Tra gli ascoltatori
occidentali figurava anche un gruppo d'italiani che ha registrato il
discorso di Sua Santità, tradotto in inglese dal bravo monaco Lakdhor. Ve ne
proponiamo la parte iniziale, desunta dagli appunti del primo giorno.

Sua Santità il Dalai Lama - «La mia è la pratica della compassione unita
alla saggezza. E' lo sviluppo delle alte qualità della fede arricchite dalla
comprensione della saggezza, intesa come realtà ultima.

Generiamo la pura compassione, sulla base delle qualità del corpo, della
parola e della mente del Buddha, di Maitreya e di Nagarjuna, facciamo
l'offerta
del Mandala e generiamo una pura motivazione, riferendoci al Buddha, al
Dharma e al Sangha. Generiamo la mente di Bodhicitta, la mente altruistica
fino al raggiungimento dell'illuminazione per tutti gli esseri. E'
fondamentale generare la pura motivazione, il che ci preserva dalle cadute e
dalle degenerazioni dei valori morali. Chi è venuto fin qui, pur non
nutrendo fede nel Dharma, ed è solo curioso, resti pure ed ascolti senza
distrarsi.

Cosa significa: Prendere rifugio fino all'illuminazione? Perché è bene
compiere questa pratica mahayana?

Il prendere rifugio equivale, da parte d'ogni essere che si trova in questa
situazione, alla comprensione della propria realtà, del proprio stato ed ad
assumere la conseguente decisione d'affidarsi in ciò che ha la capacità di
purificarci e di proteggerci, conducendoci sulla via corretta. Attraverso
queste pratiche possano tutti gli esseri raggiungere l'illuminazione per il
beneficio di tutti gli esseri senzienti, per la liberazione dalla
sofferenza, per l'illuminazione di tutti gli esseri senzienti. Per questo
motivo m'impegno nella pratica del dare, nella pratica della pazienza e
della moralità: non per la mia liberazione personale, ma per quella di tutti
gli esseri senzienti, dedicando tutti i meriti acquisiti per la salvezza di
tutti gli esseri senzienti.

Grandi capacità di pensiero contraddistinguono l'essere umano

Il Buddha ha condotto, 2500 anni fa, la sua vita all'insegna della
compassione e dello sviluppo dei mezzi abili. Dall'India, il suo messaggio
di tolleranza e di saggezza si diffuse, tra l'altro, in Tailandia, nello
Srhi Lanka, in Cina, in Tibet. Da parte mia continuerò a spiegarne i punti
fondamentali per raggiungere le qualità del Buddha. Non mi stancherò
d'illustrare,
a chi me lo chiederà, come riuscire ad eliminare gradualmente le emozioni
affliggenti. Nessuno, infatti, desidera la sofferenza. L'essere umano è
dotato di grandi capacità di giudizio e di riflessione, il che non è una
prerogativa solo degli esseri umani: entrambi, sia l'uomo che gli animali,
non desiderano affatto la sofferenza. Grandi capacità di pensiero
contraddistinguono l'essere umano, le nostre potenzialità intellettive sono
enormi.

Possiamo distinguere due livelli di sofferenza:

- Un livello di sofferenza dipendente dall'esperienza fisica;
- Un altro non legato ai sensi ma all'esperienza della mente.

Quale dei due è il più importante?

Soffriamo quando siamo colpiti da una grave malattia, soffriamo lungo il
cammino della nostra vita in quanto immersi nell'esistenza ciclica del
samara. Da parte nostra, l'unico modo per uscirne è quello d'impegnarci
nelle pratiche spirituali.

Durante il percorso della nostra vita ci sforziamo di migliorare la nostra
posizione economica, d'avere un lavoro appagante e remunerativo, di
guadagnare maggiormente, di possedere una bella dimora, di nutrirci con
dell'ottimo
cibo, di circondarci d'amici.

Riflettiamo sull'esperienza della sofferenza. Non possiamo certo pensare di
risolvere la sofferenza mentale solamente con delle esperienze fisiche,
semplicemente migliorando le nostre condizioni di vita. Per qual motivo
tutti questi sforzi non ci fanno star meglio? Semplicemente perché
fondamentalmente si tratta d'un altro tipo di sofferenza.

L'intelligenza umana è in grado di controllare gli altri esseri, anche
quelli più grandi.

Nel nostro caso d'esseri umani, non dobbiamo dimenticare che la nostra
mente può essere facilmente influenzata e disturbata. Nella società attuale
convivono religioni differenti e milioni di persone trovano conforto in
religioni diverse tra loro. Tutto ciò gli animali non se lo possono
permettere. Se paragoniamo la forza fisica d'un essere umano con quella d'un
animale, ci rendiamo subito conto che l'essere umano è più debole d'un
cavallo ed anche d'un asino. Tuttavia l'essere umano è in grado di
sottomettere, di domare e di cavalcare un elefante. E' l'intelligenza umana
che è in grado di controllare gli altri esseri, anche gli animali più
grandi. Tutto dipende dal controllo che riusciamo ad esercitare sugli altri.
Identico processo avviene nel conflitto tra le nazioni, situazioni queste
che conducono a gravi distruzioni. Anche questi li possiamo considerare come
dei risultati non dell'attività fisica del nostro corpo, ma delle sue
capacità mentali, della sua intelligenza. Anche i drammatici cambiamenti
climatici cui assistiamo sono frutto dalle capacità dell'intelligenza umana.
Tutto dipende delle capacità dell'intelletto. Molta della sofferenza di cui
è afflitta l'umanità dipende dalle capacità intellettive che possono essere
causa sia di dolore sia di benessere.

Essere intelligenti non equivale automaticamente a comportarsi bene!

Il punto principale per raggiungere la felicità è disciplinare la mente,
attraverso il cammino della via del Bodhisattva: l'essere dotato d'una gran
capacità di discriminazione. Pensiamo al Mahatma Gandhi. Scegliere la via
del Bodhisattva significa sviluppare uno speciale senso di responsabilità,
guidato da un profondo senso di disciplina etica, significa sviluppare
un'intelligenza
indirizzata a beneficiare gli altri.

Pensiamo agli eventi dell'11 settembre 2001, immaginate i passeggeri di
quegli aerei dirottati, persone abituate a viaggiare per molte ore su aerei
di linea, questi aerei furono appositamente scelti perché immagazzinavano
una gran quantità di carburante, immaginate quanto grande doveva essere la
capacità di programmare simili distruzioni da parte di persone che non
avevano il minimo senso di compassione per quei viaggiatori. Coloro che
hanno pianificato queste stragi erano persone dotate di grandi capacità
progettuali, si trattava d'individui con facoltà ben al di là d'una mente
ordinaria; avevano grande determinazione nel realizzare il loro scopo, e non
temevano alcun rischio. Com'è possibile? La risposta sta nel fatto che le
loro grandi capacità intellettuali erano controllate dall'odio, dal
risentimento, né erano frenati o scoraggiati dai rischi in cui incorrevano,
né dalla paura di sbagliare.

Tuttavia, la sola volontà dell'intelligenza umana, senza il decisivo apporto
della tecnologia (creata anch'essa dall'intelligenza umana), non avrebbe
potuto realizzare simili stragi.

L'intelligenza umana spinta dall'odio, è la causa della distruzione
dell'umanità.

Questa è la prova che se la nostra intelligenza non è pacificata, se non è
opportunamente guidata, essa diventa la fonte creatrice di grandi
distruzioni. Con questo, non intendo certamente dire che si debba tornare al
passato o limitare le nostre capacità di progresso. E' importante rendersi
conto che LA NOSTRA INTELLIGENZA DIVENTA COSTRUTTIVA SOLO SE È RETTA DA UN
GRAN SENSO DI RESPONSABILITÀ, DI COMPASSIONE, DAL DESIDERIO DI LIBERARE GLI
ALTRI ESSERI DALLA SOFFERENZA. Non è importante credere o meno in una
religione. Dipende dalle vostre scelte. Ciò che è veramente importante è di
non sviluppare in voi stessi le emozioni negative, altrimenti le
trasferirete sugli altri. Se la vostra mente è influenzata negativamente,
ovunque si poserà il vostro sguardo, vedrete sempre tutto in modo negativo:
tutto vi sembrerà nero.

Viceversa, sarà tutto l'incontrario, se svilupperete un cuore
compassionevole, se abbraccerete una religione. Tuttavia, che professiate o
meno una religione, l'importante è sviluppare una mente compassionevole.
Anche l'animale compassionevole non è mai solo, anzi è sempre attorniato da
molti altri animali della sua specie. La natura della compassione è di non
desiderare la sofferenza: anzi è esattamente l'opposto della sofferenza
stessa.

La natura della compassione è lo sviluppo delle qualità positive della
mente.

Il che, perlomeno, significa non uccidere, non rubare, non commettere
violenze sessuali, né comportamenti sessuali che creano sofferenza negli
altri, che sono da evitare. Tuttavia, tutto ciò non ha nulla a che fare con
la religione! Continuando questo ragionamento, non potremo non accorgerci
che senza una motivazione non potremo riuscire nell'intento di privare della
vita un altro essere.

Quel che manca ora è il cambiamento dell'abitudine di rubare, d'uccidere, da
sostituire con l'abitudine alla mente compassionevole.

Osserviamo ora l'organismo umano. Esso è composto d'apparati, organi,
cellule, atomi e particelle ancora più piccole.

Alla stessa stregua, nella nostra mente troviamo delle categorie che ci
rendono lieti, altre che ci disturbano, che ci rendono esaltati, altre
ancora che ci rendono arrabbiati, altre che ci rendono felici.

I comportamenti negativi dipendono da scelte negative della nostra mente. E'
molto importante elevare il grado d'istruzione a livello generale, ma siamo
ancora molto indietro in fatto d'educazione alla disciplina mentale: la via
della pace e della felicità. Vi rendete ora conto quanto è importante
rimuovere le emozioni negative. La pratica di trasformare la mente: questo è
il nostro impegno in questa realtà.

Non vi è nessun motivo di riconoscere gli altri come nostri nemici

Tutto in realtà è interconesso, molto di più di quanto non lo fosse un
tempo. I problemi ambientali, economici, ecc. non dipendono solo dagli altri
ma dai nostri comportamenti. Dobbiamo ragionare sui fenomeni. Non vi è
nessun motivo di riconoscere gli altri come nostri nemici. C'è senz'altro
differenza tra una mano e un braccio. Ma essi sono complementari: se il
piede duole anche la mano ne risente. Se la società del Ladak prospera,
anche le famiglie staranno bene e viceversa. Occorre mettersi nei panni
degli altri, occorre almeno pensare di sperimentare la sofferenza delle
altre persone, occorre riconoscere le capacità della nostra intelligenza.
Dobbiamo renderci conto che il nostro benessere dipende da quello altrui.

Per questo motivo non devo pensare solo a me stesso, ma preoccuparmi
perlomeno della mia famiglia, interessarmi alla sofferenza di mia madre, dei
miei famigliari, per poi curarmi dei miei parenti, dei miei vicini di casa,
pensare alla gente del mio villaggio, a quella della mia regione, del mio
paese, delle nazioni attorno alla mia, del mio continente, del mondo intero
e dei mondi.

Non devo rendere la mia mente disciplinata solo attraverso la recitazione
dei mantra, ma rendendomi utile con comportamenti positivi, realizzando
concreti fatti positivi.

Il nostro compito è quello di sviluppare una mente compassionevole,
riflettiamo sulle diverse tradizioni religiose: il loro compito è di
proporre il messaggio autentico della compassione, ci sono delle differenze
su come trasmetterlo, ma tutte esprimono lo stesso messaggio d'amore.

Esistono grandi concezioni religiose molto differenti tra loro.

Alcune sostengono, a differenza d'altre, l'esistenza delle vite passate e
future, altre credono nell'esistenza della creazione e d'una entità ultima
trascendente. Ma perché abbiamo bisogno di tante religioni, diverse tra
loro?

Buddha diede diversi tipi d'insegnamenti, anche apparentemente
contraddittori. Perché lo fece? La risposta sta nel fatto che intendeva
soddisfare i diversi interessi delle persone. Per me i suoi insegnamenti
hanno la capacità di soddisfare alle risposte più profonde. Allo stesso modo
i cristiani si sentono molto appagati gran soddisfazione per l'esistenza
d'un
dio creatore.

Dipende dalle scelte personali. Non si deve accettare d'aderire ad una
religione in modo superficiale, ma, una volta che si compie questo passo,
accorre praticare in modo serio.

Anche i buddisti tibetani devono vivere la religione in modo profondo, anche
i seguaci dell'Islam, anche gli induisti: tutti devono capire in modo
profondo le motivazioni della religione cui hanno aderito. E' perciò
importante capire i significati della propria religione. Diversamente
diventerebbe solo un'adesione superficiale, di facciata. Simile è il
comportamento dei buddisti quando praticano la propria religione in modo
meccanico, distaccato, che finisce per diventare ipocrita. Chi segue una
religione lo deve fare in modo profondo e sincero, rispettando le altre
religioni. Quando la mente non è trasformata in questo senso, allora possono
insorgere i fanatismi.

Lo sviluppo d'una vera tolleranza religiosa

Per evitare questi atteggiamenti, è bene promuovere i contatti
interreligiosi: così è opportuno che i mussulmani dialoghino con i buddisti,
e viceversa. In Ladakh ho visto i risultati di questo processo di dialogo
tra religioni diverse, tra mussulmani e buddisti: questi contatti evitano le
separazioni, le distanze ideologiche, il che è avvenuto qui in Ladakh.
Altrimenti i problemi non faranno che aumentare, se i problemi si
nascondono, essi non faranno altro che diventare esplosivi. Lo sviluppo
d'una
vera tolleranza religiosa basata sui contatti umani, sul dialogo tra le
varie religioni è fondamentale per rimuovere le cause dei conflitti
religiosi. Dobbiamo evitare che accada come in Bosnia, dove di mattino si
faceva colazione con l'amico e di pomeriggio lo s'inquadrava nel mirino del
fucile e si sparava su quella stessa persona. Questi ed altri episodi
terrificanti non sarebbero accaduti se si fosse sviluppata una chiara
comprensione interreligiosa.

In passato in India s'affermò una grande tolleranza religiosa. I conflitti
religiosi si sono sempre dimostrati estremamente negativi. Se paragoniamo
l'India
al resto del mondo, essa rimane un esempio di tolleranza. All'inizio il
Buddha diede i suoi insegnamenti in pali. Diede insegnamenti anche in
sanscritto a discepoli di grandi capacità e grandemente dediti a pratiche di
purificazione, si trattava di grandi studiosi, capaci d'offrire importanti
interpretazioni. Il Buddha storico raggiunse l'illuminazione prima di
lasciare il proprio corpo.

La fede religiosa fiorisce non all'esterno ma all'interno delle persone

Persino ora, in tutte queste regioni himalayane prossime al Tibet: in Butan,
Sikkim, Ladakh, il Buddismo continua a fiorire e si sviluppa nei templi e
nelle famiglie che tengono in casa copie dei testi sacri del Kangyur e
Tengyur. In queste aree sono fioriti in modo completo gli insegnamenti del
Buddha: e la popolazione li conosce.
Così la fede religiosa fiorisce non all'esterno ma all'interno delle
persone, in modo da rafforzare i poteri positivi della mente, facendo
diminuire sempre più quelli negativi. Non dobbiamo tuttavia porre troppa
attenzione alle pratiche esteriori. Come dobbiamo comportarci? Dobbiamo
essere in grado d'identificare le emozioni affliggenti che disturbano la
nostra mente, fin al punto di arrivare ad eliminarle. Tutti i processi tesi
alla liberazione della sofferenza fanno parte del buddismo. Il Nirvana è lo
stadio di liberazione dalle sofferenze affliggenti. Se evito d'uccidere non
per scelta religiosa ma per timore di dover rispondere alla giustizia, non
sto praticando il Buddismo.

La liberazione dalla sofferenza equivale alla liberazione dal samsara.
Raggiungere la liberazione significa ottenere lo stadio ultimo del Dharma,
di cui distinguiamo diversi livelli: la liberazione dalle emozioni
affliggenti, il raggiungimento dell'onniscienza, di una sempre più profonda
comprensione della vacuità.



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