Una sessualità più consapevole e il Tantra "occidentale"

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Feb 7, 2026, 4:56:12 AM (13 days ago) Feb 7
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Una sessualità più consapevole e il Tantra “occidentale”

di Amadio Bianchi

Il male non sta nelle “cose” ma nell’uso che se ne può fare…Alcuni affezionati lettori mi hanno
scritto chiedendo di esprimere la mia opinione sia in generale sulla visione indiana della
sessualità, sia sul Tantra.

Come molti di voi già sanno, insegnare e scrivere sono la mia totale occupazione: la prima oltre a
darmi gioia mi da vivere, la seconda mi completa e nell'obbligarmi a chiarire a me stesso rende
comprensibile agli altri...ed è per la seconda motivazione che accetto di trattare anche
quest’argomento. Ciò che mi appare immediatamente chiaro è che il tema riscuote a tutt’oggi un
troppo forte interesse, per la verità anche un po’ morboso, autorizzandomi a pensare che forse è
ancora un po’ lontano il giorno in cui, anche quest’aspetto della vita, troverà una sua giusta e
naturale posizione nel normale quotidiano.

Sono nato durante l’ultima guerra mondiale (mi piacerebbe fosse davvero stata l’ultima) e, come
molti, ho vissuto la psicosi di chi, come i miei genitori, che amo più oggi di quando erano in vita,
avendo vissuto l’incertezza della sopravvivenza, anche dopo la guerra, mostrava preoccupazione verso
il cibo.

Ritengo sia stato questo uno dei motivi principali del gran successo che, nel momento della ripresa
economica ha determinato il “boom” dei ristoranti. In alcuni periodi mi è parso persino eccessivo e,
a mio parere, era segno di un certo oggettivo squilibrio. Tra l’altro a quell’epoca gli avventori
riuscivano a consumare nello stesso pasto con appetito: primi, secondi, dolci, frutta ecc. Oggi, che
il benessere è più reale quasi in ogni casa, si nota una sempre maggiore difficoltà a mangiare più
di un ricco piatto: se si ordina l’antipasto ci sono difficoltà sul piatto seguente o viceversa se
si prende il primo non si riesce a finire il secondo.

Così, sempre a mio parere, sarà anche con il sesso…potremmo, tra l’altro, scoprire che sono
sicuramente da prediligere, per la tutela della propria salute, i ristoranti che utilizzano
ingredienti più naturali se non addirittura decidere di stare un po’ più spesso in casa.
Per occuparci di visione indiana della sessualità, devo in verità innanzi tutto affermare che
l’India, in generale, si presenta assai frustrata su quest’argomento e quindi esorto a non vendere e
predicare false illusioni. Non posso tuttavia negare che alcuni grandi pensatori di questo popolo
sono stati capaci di produrre forme-pensiero assai elevate anche su questo argomento.

I Tantra, antichi testi indiani, come i Purana, trattano in generale di creazione, dissoluzione,
culto, poteri “sovrumani” e unione con L’Essere Supremo. L’Assoluto, è visto nella “fusione” di
Shiva e Shakti e spesso i testi fanno riferimento al dialogo tra Shiva e la Dea. Si ritiene che il
Tantra si sia originato intorno al IV-V secolo d.C. ma abbia trovato una maggiore affermazione dal
VI secolo. L’idea, in un certo senso religiosa del Tantra, è che la divinità nella sua condizione di
perfezione è costituita dall’unione dei due diversi aspetti: maschile e femminile. Da qui il
tentativo attraverso le varie pratiche di sperimentare il Trascendente attraverso tale unione che,
nel Tantra “daksina”, detto della mano destra, in un certo senso monastico (da monos, solo),
l’asceta tenta di realizzare nel suo stesso microcosmo, mentre, in quello della mano sinistra (raro)
“vama”, anche con la presenza di un partner.

Ecco come le fantasie di molti si sono liberate credendo di trovare in quest’ultima via la
possibilità di praticare liberamente sesso senza più senso di colpa ma, ovviamente, tale approccio
al Tantra, è da considerarsi un argomento a sé, materia interessante per sessuologi e psicologi
occidentali.

Ciò che in ogni caso si ritiene indispensabile, per una buona realizzazione totale dell’esistenza, è
un approccio più consapevole anche verso quest’aspetto della natura e soprattutto una maggiore
“conoscenza” che possa portare ad un uso corretto e salutare, l’unico che può generare felicità, là
dove l’amore non sia mai estraneo.

Amadio Bianchi


Tratto dal sito internazionale dell'Accademia Vaishnava
< Isvara Network > http://www.isvara.org


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