Cosa succede davvero al nostro corpo quando ci prendiamo una sbronza?
La sbronza è un'intossicazione da etanolo: il cervello subisce l'alterazione di neurotrasmettitori
come il glutammato e il GABA-A, compromettendo i ricordi e il fegato smaltisce l'acetaldeide,
responsabile di nausea e mal di testa.
14 maggio 2026 - Simone Valtieri
C'è una fase di “crollo” nel sonno dopo una sbronza. I problemi cominceranno al risveglio. Getty
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Basta bere un bicchiere di troppo e il mondo cambia improvvisamente consistenza: i freni inibitori
si allentano, l'umore può salire alle stelle (oppure precipitare), la percezione di sé e degli altri
diventa più elastica.
Dal punto di vista biologico, la linea che separa una leggera euforia dall'ubriacatura vera e
propria è piuttosto sottile, poiché già con una concentrazione di alcol nel sangue compresa tra lo
0,05 e lo 0,06% iniziano a manifestarsi alterazioni evidenti del comportamento.
Effetto relax o veleno? Questione di soglia
Al di sotto di questa soglia, l'alcol favorisce soprattutto il rilascio di endorfine e una
temporanea sensazione di rilassamento, attenuando stress e autocontrollo. Superato il limite, però,
il corpo inizia a entrare in uno stato di vera e propria intossicazione.
Metabolismo epatico
La sbronza, dal punto di vista medico, è un'intossicazione acuta da etanolo. Una minima parte
dell'alcol ingerito viene eliminata attraverso il respiro e l'urina, ma circa il 90% del lavoro
ricade sul fegato. Qui entrano in gioco gli epatociti, cellule specializzate che trasformano
l'etanolo in acetaldeide (una sostanza altamente tossica) e, successivamente, in acido acetico
(molto meno pericoloso e facilmente eliminabile).
Il problema nasce proprio nel tempo che intercorre tra queste due reazioni: l'accumulo di
acetaldeide è responsabile di molti sintomi tipici del post-sbronza, come nausea, mal di testa,
tachicardia e sudorazione. Non a caso alcuni farmaci che vengono usati nel trattamento
dell'alcolismo bloccano volutamente la seconda trasformazione, provocando un rapido accumulo di
acetaldeide e rendendo l'esperienza del bere estremamente sgradevole.
Cervello disinibito
Oltre al fegato, l'alcol colpisce in modo diretto il sistema nervoso centrale. Il suo bersaglio
principale sono due neurotrasmettitori chiave: il glutammato e il GABA-A (acido gamma-
amminobutirrico). Il primo ha una funzione eccitatoria ed è fondamentale per le capacità cognitive
superiori; l'alcol ne riduce l'attività, interferendo con la corteccia prefrontale, ossia la sede
del pensiero razionale, del giudizio e del controllo delle emozioni. Parallelamente, l'etanolo
potenzia l'azione del GABAA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello che agisce
anche sui lobi temporali, coinvolti nei processi di archiviazione della memoria.
Il risultato è una combinazione di disinibizione, rallentamento mentale, difficoltà di
concentrazione e possibili "buchi" nei ricordi, simili a quelli prodotti da alcuni sedativi o
ansiolitici.
Recupero lento
Quando la sbronza è ormai passata, resta l'hangover, e qui le scorciatoie sono poche. Molti rimedi
popolari peggiorano la situazione: il caffè aumenta la vasocostrizione e può intensificare il mal di
testa; la sauna o la sudorazione forzata sottraggono ulteriore acqua all'organismo già disidratato;
l'attività fisica affatica il corpo indebolito.
Anche i farmaci vanno evitati, perché non esistono principi attivi davvero efficaci e perché la
ricerca in questo ambito è volutamente prudente allo scopo di non favorire l'alcolismo.
La strategia migliore resta una sola: bere molta acqua, riposare, mangiare leggero e lasciare che il
fegato completi il suo lavoro.
da
focus.it