L'immaginazione è più di un semplice "replay" di stimoli sensoriali

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Apr 10, 2026, 4:22:13 AMApr 10
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L'immaginazione è più di un semplice "replay" di stimoli sensoriali

L'immaginazione non è una semplice copia, nel cervello, della pura sensazione, ma una rielaborazione
più alta e complessa dell'esperienza vissuta.

8 aprile 2026 - Elisabetta Intini

Che riguardi il rivivere eventi passati, pensare ai progetti di vita, prevedere le reazioni altrui o
pianificare le prossime vacanze, l'immaginazione occupa un ruolo centrale nelle nostre giornate.

Poiché questa facoltà molto spesso si accompagna alla formazione, nel cervello, di immagini mentali
- come le immagini delle nuvole viste dall'alto, se immaginiamo l'ultimo volo fatto in aereo -
spesso si è ritenuto che l'immaginazione si basasse principalmente sulla riattivazione delle regioni
sensoriali nel cervello anche in assenza di nuovi stimoli percettivi. Potrebbe non essere così:
secondo uno studio pubblicato su Neuron, l'immaginazione sarebbe collegata a funzioni cognitive di
livello superiore, che inseriscono la percezione in un contesto più ampio.

Un nuovo modo di pensare l'immaginazione

Per capire meglio di che cosa si parli, provate a immaginare la vostra canzone preferita:
probabilmente vi sembrerà di sentirla suonare e vi capiterà di canticchiarla nella mente. L'idea
proposta da un gruppo di scienziati della Northwestern University di Chicago, è che quando si
immagina un'esperienza il cervello non si limiti a ripristinare l'esperienza percettiva di quel
vissuto, ma che reti cerebrali più "alte", capaci di interpretare quell'esperienza sensoriale e
inserirla in un contesto, abbiano un ruolo centrale nell'immaginazione.

Compiti di immaginazione a comando

Gli scienziati hanno chiesto a otto partecipanti di immaginare diversi scenari, come una festa di
compleanno per bambini o un castello su una collina, in otto sessioni separate di risonanza
magnetica funzionale (fMRI), un esame che permette di analizzare l'attività del cervello in tempo
reale. Hanno così osservato che l'attività cerebrale legata all'immaginazione e quella legata alla
percezione si sovrapponevano non nelle prime aree sensoriali, ma in aree che di solito sono
coinvolte nelle fasi più avanzate dei processi cognitivi, quando il cervello tenta di rappresentare
quell'esperienza nella sua totalità (eventi, scene, parole, idee).

Queste aree capaci di associare diversi aspetti di un'esperienza sono particolarmente sviluppate nel
cervello dei sapiens, e ci rendono capaci di funzioni cognitive uniche, come il linguaggio. «Ciò
suggerisce che la generazione di immagini mentali si basa su reti cerebrali particolarmente avanzate
nel cervello umano, e che queste aree associative probabilmente lavorano con parti sensoriali più
antiche del cervello per instaurare esperienze mentali» spiega Rodrigo Braga, neurologo e autore
senior del lavoro.

Inoltre, i ricercatori hanno osservato che diversi tipi di immaginazione attivano diversi percorsi
cerebrali. Quando i partecipanti erano chiamati a ripensare a una scena attivavano, insieme
all'ippocampo (cruciale per la memoria), la modalità di default del cervello, un network cerebrale
chiamato in causa per i processi di pensiero autoriferito, come quelli che usiamo per riflettere sul
passato o pensare al futuro.

Quando hanno pensato a parole (perché parlavano tra sé e sé o rievocavano discorsi passati), hanno
attivato anche i network del linguaggio.

Una visione più completa

La precedente teoria sull'immaginazione andrà quindi, quantomeno, integrata: «Non sono coinvolte
solo le aree sensoriali del cervello» dice Braga. «Quando le persone immaginano scene ricche di
dettagli o un dialogo interiore, la maggiore sovrapposizione con la percezione si verifica nelle
fasi successive, quando la sensazione si è già trasformata in significato».

https://www.cell.com/neuron/home

da focus.it


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