Shiatsu: una prospettiva di benessere

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Shiatsu: una prospettiva di benessere


di Loredana Filippi



"Medicina della Comprensione" lo Shiatsu lavora, in stretta collaborazione
con l'antica Arte Medica cinese, su di un delicato territorio di frontiera,
quella terra di nessuno dove si giocano in realtà le carte più autentiche
della salute e del benessere.

Una volta reimpostato, grazie al pensiero olistico, il rapporto tra essere
umano e salute - intendendo cioè l'uomo come essere complesso, calato in un
mondo che gli procura gioia e sofferenza e dal quale non può sottrarsi nei
meccanismi di dissidio e di collaborazione - sicuramente oggi non basta più
definire quest'ultima come l'assenza di una sintomatologia fisica e
biologica.

Quante persone, pur non accusando problemi fisici o non riscontrando
alterazioni significative dagli esami di laboratorio, non riescono tuttavia
a dire "sto bene"? Cos'è che non quadra? Dov'è che dobbiamo cercare? E
perché mai tante volte un problema sembra "uscire dalla porta per poi
rientrare dalla finestra"?

Pur lasciando alla medicina ufficiale la possibilità - la necessità, a
volte - di intervenire coi suoi mezzi e i suoi strumenti nella riparazione
dei "guasti meccanici" che l'organismo, come qualunque sistema organicamente
strutturato, di tanto in tanto manifesta, l'intervento dello Shiatsu si
esprime proprio su quella "tessera", o filo sottile, che coniuga le diverse
profondità dell'essere, spesso così magmatiche, dalle quali emerge lo
squilibrio ed il malessere così come, non dimentichiamo, l'armonia e la
salute.

Il ritrovare quel filo sottile (il filo dei perché) permette il più delle
volte di evitare interventi spesso violenti e lesivi o, quando questi sono
inevitabili, di confermare una guarigione più completa e autentica.

A questi livelli così interni, così diversi da soggetto a soggetto - che non
sono né fisici né psichici, ma "energetici" - non ha senso contrapporre
buono a cattivo, come "sano" a "malato": l'obiettivo non può essere che
quello di ripristinare la completezza del sistema. Lo Shiatsu agisce infatti
con l'intento di "comprendere" - nel senso di riportare alla "sua"
interezza, in quanto cum-preheso - il sistema con cui interagisce, la
sfericità della persona con la sua coerenza di pensiero e salute.

Nessun modello di normalità dunque, o di benessere preconfezionato, ma solo
e unicamente l'equilibrio della persona, valido per "quella" persona. La
salute fisica in relazione costante col proprio personale, unico,
equilibrio.

Giano bifronte, lo Shiatsu "non è" una terapia in quanto non si propone di
intervenire per allontanare il pathos, la sofferenza, nella sua unica
espressione di negatività da esorcizzare (o "il patologico" con cui oggi si
misura tanto del reale), ma è altamente "terapeutico" in quanto si propone
di "comprenderlo". Lo Shiatsu insomma, non muove nessuna guerra, né al
sintomo né alla malattia ma cerca invece di collaborare con essi per
coglierne il senso e demotivarli: la scomparsa dei sintomi si manifesta,
come insegna la "Medicina dei Significati" o della Comprensione, in quanto
"compresi" e reintegrati. Non soppressi e ammutoliti.

L'antica medicina cinese - dalla quale lo Shiatsu non è a mio avviso
scindibile - permette infatti la duplice azione di riequilibrio e di
comprensione del sintomo, grazie alla visione veramente "olistica" che la
sostiene. E' dunque indispensabile, per l'operatore qualificato, conoscere
gli strumenti che offre quanto utilizzarli nella loro duplice valenza: se
uno tsubo riequilibra un meridiano o una funzione, la conoscenza di "quello
tsubo" o di quel meridiano può guidare terapista e paziente alla
comprensione del perché il disagio si sia prodotto.

L'Intento Educativo dello Shiatsu è parte integrante della sua
"terapeuticità" che vale dunque, indistintamente, per chi opera come per chi
riceve, in una via di comprensione, un cammino di crescita e di scoperta
dell'unicità del proprio equilibrio come del "senso" che la malattia - in
realtà la vita intera - va continuativamente significando.



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