La manipolazione dell'opinione pubblica nei Tg italiani
I TELEGIORNALI DI PULCINELLA
di Antonella Randazzo per
disinformazione.it - 19 febbraio 2007
Autrice del libro: "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"
I giornalisti dei nostri telegiornali sono diventati presentatori e pubblicitari. Altre competenze,
ben diverse dall'informazione obiettiva e "sul campo". I servizi giornalistici sembrano creati ad
arte per mostrare alcune cose e nasconderne altre. In un paese in cui sempre meno persone leggono i
giornali, l'informazione televisiva rappresenta per la maggior parte della popolazione l'unica fonte
d'informazione. Molte di queste persone credono che i telegiornali li informino su ciò che accade
nel mondo, e si troverebbero increduli di fronte al solo pensiero che i Tg possano essere utilizzati
per manipolare le loro opinioni. Eppure ciò appare sempre più evidente, dall'omissione di elementi
indispensabili per capire i fatti, dall'alterazione di alcune notizie e dall'assenza di altre.
L'opinione pubblica è fondamentale per la stabilità di un sistema, e nel nostro sistema viene
formata attraverso il bombardamento mediatico. Per mantenere la stabilità, nell'attuale assetto
politico-economico, occorre che l'opinione pubblica sia piegata a ciò che è funzionale al sistema e
non apprenda alcune verità. Ciò rende il potere mediatico notevolmente importante. Il controllo da
parte del potere avviene oggi all'interno delle nostre case, attraverso la Tv. La manipolazione
dell'informazione è sempre più sistematica, progettata per essere efficace e per rimanere nascosta
agli occhi dei cittadini. Le agenzie internazionali (americane, europee o giapponesi) che forniscono
le informazioni, sono supportate da agenzie di propaganda, soprattutto americane, che pianificano
non soltanto cosa rendere noto ma soprattutto "come" dare informazione. La quantità di notizie viene
sfoltita e ridotta al 5/10% del totale.
La verifica delle fonti e l'utilizzo del senso critico sono ormai capacità atrofizzate dall'assumere
passivamente il punto di vista delle poche agenzie che informano centinaia di paesi, come la
Adnkronos e l'Ansa. Considerando come assolute alcune fonti e ignorandone altre, l'informazione è
già alterata in origine, derivando da un unico punto di vista, che nel contesto appare oggettivo.
Di tanto in tanto, nei nostri Tg, appare qualche debole critica, ad esempio contro il governo
statunitense. Si tratta delle cosiddette “fessure controllate”, cioè critiche fatte ad oc per
generare fiducia nel Tg, ma che risultano vaghe e discordanti.
Alcune notizie assumono nei Tg un certo rilievo, soprattutto quelle che evocano emozioni. Suscitare
associazioni emotive e commozione è diventato uno degli scopi principali dei Tg. I fatti di cronaca,
specie se si tratta di delitti contro bambini, si prestano a questo scopo, e quindi talvolta
occupano uno spazio ampio dei telegiornali. Si tratta di un modo per distrarre l’attenzione pubblica
da altri fatti assai più importanti per la vita dei cittadini. In altre parole, vengono amplificate
notizie (di solito di cronaca o relative ad uno specifico problema) che non mettono in pericolo il
sistema, per evitare di trattare altri argomenti "scottanti" e pericolosi per l'assetto che i
politici hanno il compito di proteggere. Ad esempio, siamo stati indotti a parlare a lungo dei Pacs
(una legge che sarebbe stato ovvio approvare senza tanti problemi), mentre si occultavano, tra le
altre cose, le spese ingenti per la "difesa". Nessun telegiornale ha detto che parte del Tfr dei
lavoratori andrà per spese belliche.
In questi ultimi tempi, un altro argomento, che viene utilizzato dai Tg per dirottare l'attenzione
su fatti non pericolosi per il sistema, è quello dei malati gravi che chiedono l'eutanasia. Invece
di approvare una legge che ponga fine al problema, il nostro sistema utilizza questi casi disperati
(ieri quello di Welby, oggi quello di Nuvoli), per riempire spazi e suscitare angoscia e commozione.
Si stimola la parte emotiva dei telespettatori, per coinvolgere in una questione umana drammatica,
senza far capire che il potere di risolvere il problema è nelle mani proprio di chi sta
strumentalizzando cinicamente il fatto.
Spesso alcune notizie sono oggetto di "sovrinformazione", cioè se ne parla in molti programmi e
abbondantemente. Ciò avviene o per focalizzare l'attenzione soltanto su alcuni aspetti e fare in
modo che i cittadini si sentano abbastanza informati e non vadano ad informarsi altrove (come nel
caso della finanziaria o del Tfr), oppure per dare l'impressione che ci sia un'abbondante
informazione. Ma si tratta di informazioni ripetitive, che non spiegano davvero la questione e
talvolta la manipolano. Paradossalmente, il cittadino viene sommerso di "informazione" per fare in
modo che rimanga disinformato. La sovrinformazionze può riguardare anche temi banali, come la
separazione di una coppia nota, o l'uso di droga da parte di un personaggio famoso. In questi casi
si tratta di distogliere l'attenzione da decisioni o eventi politici che stanno accadendo nel paese,
e di cui occorrerebbe parlare, ma non risulta conveniente al sistema.
Si sta affermando sempre più il metodo americano di creare trasmissioni giornalistiche o televisive
organizzate da agenzie di Pubbliche Relazioni, per manipolare l'opinione pubblica su un determinato
argomento. L'argomento di solito è emerso all'attenzione pubblica senza che il sistema potesse
impedirlo (ad esempio, la Tv spazzatura o la violenza giovanile). A queste trasmissioni partecipano
personaggi accuratamente selezionati, che in apparenza sembrano avere opinioni diverse, ma in realtà
esprimono tutti un unico punto di vista, che si vuole far apparire come unica verità. Talvolta è
l'assunto di base della conversazione ad essere errato, ma viene acquisito come vero da tutti i
partecipanti. Spesso si utilizza la figura dell'"esperto" che è abbastanza persuasiva,
rappresentando il mondo della "scienza", che si intende come fonte di verità oggettiva.
L'informazione dei Tg viene falsata in maniera sempre più sottile e manipolatoria. Quando vengono
sollevate smentite, soltanto in pochi casi viene reso pubblico. Lo spazio e l'ordine dato ad
un'informazione sono molto importanti per valorizzare la notizia o sminuirla. Alcune notizie passano
inosservate perché vengono dette per ultime e frettolosamente, mentre ad altre si dedica molto tempo
all'inizio del Tg. Si stabilisce quindi una gerarchia in ordine all'importanza e al rilievo che si
vuole dare alla notizia. Si privilegiano alcune notizie, altre vengono emarginate e altre ancora
occultate.
L'informazione obiettiva è quella contestualizzata, verificata alla fonte e commentata da
opinionisti di diverse tendenze. Sentire le opinioni dei politici di entrambi gli schieramenti serve
a dare l'idea che si stanno sentendo più punti di vista, ma ciò spesso non è vero, perché la maggior
parte dei politici non attua una vera critica al sistema, e si limita a spiegare le divergenze
rispetto all'altro schieramento. Il sistema politico-economico attuale è sempre più intoccabile, e
coloro che lo criticano appaiono sempre meno in televisione. Nei Tg, le notizie vengono date come
fatti isolati dal contesto, per impedire una comprensione approfondita. Si tende ad esagerarne un
aspetto, che è sempre quello più emotivo. Lo stesso titolo talvolta è già gran parte della
mistificazione, perché da esso si inferisce se si tratta di una cosa giusta o sbagliata, da
approvare o da disapprovare. Ad esempio, quando si danno notizie sull'Iran si tende a far apparire
questo paese colpevole di qualcosa, e i titoli sono "L'Iran sfida la comunità internazionale",
oppure "L'Iran si ostina sul programma nucleare". I paesi indicati dalle autorità Usa come nemici
diventano automaticamente nemici anche per le nostre autorità, che li criminalizzano in modo
impietoso, evitando di menzionare le continue minacce e la preparazione alla guerra contro l'Iran da
parte degli Stati Uniti. Si manipola l'opinione pubblica italiana a pensarla come le autorità
americane, e a ritenere che alcuni paesi debbano essere colpiti perché "pericolosi". Non si danno
notizie sui numerosi crimini e attentati terroristici attuati dalle autorità Usa nel mondo, se non
quando ciò risulta inevitabile. I nostri telegiornali si limitano a parlare di "attentati
terroristici" in Iraq, Afghanistan o in altri paesi, senza raccontare la situazione vera. Ad
esempio, non parlano mai della resistenza irachena e afghana, anche se ormai molti sanno che questi
paesi sono occupati e che la popolazione cerca in tutti i modi di resistere (anche con metodi
pacifici) all'invasore.
Difficilmente le notizie su paesi in guerra vengono spiegate in maniera approfondita, fornendo gli
antecedenti politici, economici, internazionali, ecc. che possano far capire i fatti e le situazioni
attuali. La decontestualizzazione è quindi uno dei modi per disinformare dando l'impressione
opposta. Il fatto viene slegato da altri fatti che lo renderebbero più comprensibile. Ad esempio la
violenza negli stadi viene slegata dal fenomeno della violenza nei giovani e dalle pressioni
mediatiche che incitano alla violenza.
Il tono e il tipo di linguaggio utilizzato influiscono su come l'informazione viene percepita. Il
tono può essere dispregiativo, di condanna, oppure enfatico ed entusiasta. Il tono dà un significato
positivo o negativo alla notizia. La scelta delle parole è molto importante nel lavoro
propagandistico, perché ogni parola è evocativa di significati o di emozioni e quindi deve essere
scelta accuratamente per ottenere gli effetti voluti. Ad esempio, per trasmettere un senso di
negatività, i gruppi considerati pericolosi per il sistema, come gli ambientalisti, i no-global o i
comunisti, vengono definiti come "radicali", "fanatici" o "estremisti". La polizia viene chiamata
"forza dell'ordine" anche quando reprime. Coloro che sono repressi vengono chiamati "ribelli" o
"giovani estremisti". La violenza di Stato, anche quando uccide brutalmente, viene definita
"sicurezza" o "difesa". I violenti sono sempre coloro che protestano contro il sistema e mai le
autorità dello Stato, anche quando comandano una dura repressione, com'è accaduto al G8 di Genova.
Anche le immagini utilizzate hanno scopo manipolativo. Le immagini servono a dare un'impronta
negativa o positiva a luoghi, situazioni o concetti. Ad esempio, quando si parla di cultura araba si
mostrano le donne con il burqa oppure immagini di fanatismo e violenza, per indurre un'associazione
negativa.
Un altro mezzo efficace per manipolare l'informazione è l'uso di cifre. Le analisi statistiche sono
relative al campione scelto e al modello utilizzato. Le statistiche possono essere utilizzate come
un dato inoppugnabile e incontestabile. Ma basta selezionare un determinato campione che possa
alterare i risultati, per dare l'informazione che si vuole.
Le notizie sono spiegate dallo stesso punto di vista in tutti i telegiornali. I poteri al vertice
del sistema, cioè le banche e le corporation, appaiono sempre più raramente, e soltanto nei casi in
cui si annuncia una fusione, l'acquisto di un'azienda o la nomina di un direttore amministrativo.
Quando una corporation viene denunciata per gravi reati come l'uccisione di sindacalisti, la
schiavizzazione dei bambini o altri crimini contro i diritti umani, non viene quasi mai notificato
dai nostri telegiornali.
Fino all'inizio degli anni Ottanta esisteva l'inchiesta televisiva obiettiva, che mostrava la
società nella sua verità e complessità. Oggi, invece, la mistificazione mediatica riguarda anche la
società stessa. Non appaiono quasi più i lavoratori mentre stanno faticando. Lo spazio dedicato alle
proteste sindacali è ridotto al minimo. Alcune manifestazioni di protesta non vengono documentate.
Si manipola persino l'immagine della società civile, che deve apparire accondiscendente anche quando
non lo è. Non si va mai alla radice delle questioni lavorative o sindacali e non si fa comprendere
abbastanza per poter giungere alla soluzione (che richiederebbe cambiamenti al sistema) del
problema.
Le notizie sul dissenso alla politica di governo sono pregne di accenti nefasti. Spesso vengono
utilizzate categorie stereotipate o etichette per puntare il dito contro chi mette in dubbio
l'operato politico del governo.
I telegiornali fanno in modo che gli oppositori appaiano come poche persone che non vogliono la
"modernizzazione", il "progresso" oppure come persone emarginate, fanatiche e "antiamericane". Ciò è
accaduto nel caso della Tav in Val di Susa e della Base americana a Vicenza. Nei telegiornali si
mostravano singole persone intervistate che esprimevano pareri contrapposti, per far capire che
c'erano pareri discordanti e occultare che la stragrande maggioranza dei cittadini era contraria
alle decisioni di governo. Si vuole nascondere che il potere dei cittadini è continuamente svilito
dal sistema. E che quest'ultimo è distante da ciò che la gente vuole. Le questioni che stanno a
cuore alla cittadinanza, come l'ambiente, la pace e la libertà di decidere sul proprio territorio,
vengono denigrate dall'informazione tendenziosa e manipolatoria dei Tg. Ad esempio, i cittadini
della Val di Susa che protestavano venivano mostrati come un gruppo sparuto di persone che avevano
paura di avere il "treno che gli passa sotto casa". La verità che si cercava di occultare era che
sotto al Musinè c'è l'amianto. Inoltre, nella Val di Susa esiste già una linea ferroviaria
Torino-Lione, attualmente sottoutilizzata, in grado di poter reggere il traffico.
Un'altra tecnica, utilizzata dai Tg, per deviare l'attenzione sulla questione del dissenso e per
semplificare i fatti (per non far emergere altri aspetti), è di connotare ideologicamente il
problema con "destra" e "sinistra". Quando i cittadini si oppongono ad una questione lo fanno per
motivi razionali, ma il telegiornale tende a far credere che siano motivi ideologici, oppure
irrazionali e non accettabili.
Nelle questioni in cui gli Usa impongono un severo diktat, come nel caso delle truppe in Afghanistan
e della base militare a Vicenza, i giornalisti assumono un tono allarmato verso il dissenso. In
particolare, nel caso di Vicenza, mettevano in evidenza che anche all'interno della maggioranza
c'erano coloro che avversavano la scelta del governo. Il sistema dei due schieramenti è stato creato
per impedire un vero esercizio di sovranità. I giornalisti reggono questo gioco e si mostrano
stupiti che lo schieramento al potere possa avere persone che ragionano con la propria testa e non
eseguono passivamente "l'ordine". I Tg colpevolizzano queste persone facendole sentire responsabili
di "indebolire il governo" o di metterne in pericolo la stabilità. Ciò nasconde che i nostri
politici non prendono scelte sulla base del benessere dei cittadini, ma per tutelare e rafforzare il
sistema stesso. I nostri giornalisti hanno dimenticato che l'essenza della democrazia è proprio il
pluralismo. Si sono allineati al sistema in cui tutti gli schieramenti politici sono obbligati ad
obbedire ai veri padroni del paese: l'élite economico-finanziaria.
In questi giorni i Tg gridavano "allarme" per la manifestazione di protesta organizzata per il 17
febbraio contro la nuova base militare di Vicenza. Ma in quale democrazia i giornalisti mettono in
allarme i cittadini per una manifestazione che esprime la volontà di quasi tutta la cittadinanza?
Il 16 febbraio, annunciando la manifestazione di protesta del giorno successivo, i telegiornali
dicevano "si temono violenze", come se chi protesta contro il militarismo è violento. Siamo al
paradosso di definire violento chi è contro la guerra e il militarismo, e non chi vuole nuove basi
per meglio fare la guerra.
Un modo manipolatorio di dare notizie relative a proteste o a sgomberi violenti è quello di mettere
vicina una notizia di criminalità, in modo da indurre l'associazione fra "delinquente" e chi
protesta contro il sistema. Il 17 febbraio i telegiornali annunciavano: "Manifestazione di
Vicenza... Imponenti misure di sicurezza". Trasmettevano anche un appello di Prodi: "Le
manifestazioni sono il sale della democrazia ma siate pacifici". Il tono era quello del buon padre
di famiglia, e non traspariva affatto che la realtà era esattamente l'opposto. Cioè coloro che
stavano manifestando erano contro la violenza e il bellicismo americano, mentre Prodi era il
politico che, lungi dall'avere a cuore il bene dei cittadini, stava sostenendo gli interessi bellici
americani contro la volontà della maggior parte dei cittadini di Vicenza. Quindi, si trattava di
scelte politiche non democratiche prese dal governo, ma i Tg facevano in modo da creare allarme
attorno a coloro che stavano pacificamente, e giustamente, protestando. Qualche telegiornale osava
un "Si temono infiltrazioni", ma non spiegava che soltanto il sistema difeso dai politici ha
interesse ad infiltrare falsi manifestanti che creino disordine e violenza (com'è accaduto nel G8 di
Genova), per poterli far apparire violenti ed estremisti, come cercavano di descriverli i Tg
attraverso messaggi allarmanti. Il Tg3 precisava che le forze dell'ordine erano "a difesa del
centro storico della città", come se i manifestanti fossero pericolosi e distruttivi. Poi
aggiungeva: "c'è anche chi è preoccupato" e si intervistava una persona anziana che appariva confusa
per le tante persone arrivate in città. Il porre l'accento sul "pericolo di violenze" serviva anche
a distogliere l'attenzione dal valore che la protesta avrebbe avuto sulle scelte del governo, e a
nascondere che la volontà dei cittadini non conta nulla di fronte alle imposizioni americane. Non
essendoci state violenze, il giornalista del Tg2 ha messo in evidenza uno striscione che definiva di
"solidarietà con i terroristi arrestati". Un altro modo per dirottare l'attenzione e per
criminalizzare il dissenso.
Impegnati com'erano a colpevolizzare chi protestava contro la nuova base americana, i giornalisti
dei Tg hanno omesso la notizia che la nuova base sarà pagata da noi per il 41% delle spese di
mantenimento (anche per le altre basi paghiamo parte delle spese).
Chi è contrario alla guerra è diventato un "estremista radicale". Chi denuncia i crimini come la
tortura è un "antiamericano". Viene messo sotto processo chi avversa le guerre, e non chi le
organizza.
Nello stesso telegiornale (Tg2, ma anche gli altri erano pressoché uguali) del 17 febbraio appariva
Prodi in posa accanto al presidente afghano Hamid Karzai, come se quest'ultimo fosse un vero
rappresentante politico del popolo afghano e non un personaggio foraggiato da Washington.
Quando i telegiornali notificano gli attentati terroristici in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan, in
Turchia o in altri paesi, danno soltanto la stima dei morti e il luogo dov'è avvenuto lo scoppio, e
non spiegano la situazione del paese. Talvolta menzionano al Qaeda associandola all'attentato, senza
indicare le prove a sostegno di ciò.
Le notizie dall'Africa, dall'Asia o dal Sud America arrivano soltanto se c'è un problema che
riguarda i nostri connazionali (rapimenti, uccisioni ecc.), oppure quando ci sono le elezioni
politiche, che ormai nel nostro sistema sono diventate il simbolo stesso della "democrazia". Come a
dire che se non documentassimo le elezioni (che si svolgono ovunque, persino in Iraq e in
Afghanistan), non troveremmo altro modo per provare che la "democrazia" esista.
Quelle poche volte che i telegiornali parlano delle guerre in Africa, lo fanno in modo confuso e
impreciso, parlando di "conflitti etnici", e senza precisare chi organizza i gruppi in lotta e chi
li arma. Non viene detto che nella maggior parte dei casi si tratta dei governi e dei servizi
segreti europei e americani, che organizzano le guerre per controllare il territorio e saccheggiarne
le risorse.
Le grandi metropoli e periferie del sud Italia appaiono nei Tg nel loro degrado ambientale, appare
anche la microcriminalità e la disperazione dei giovani disoccupati. Tutto questo è descritto in
modo fatalistico, come se i governi si trovassero impotenti di fronte a questi problemi. Quando a
Napoli c'era il problema dei rifiuti, i telegiornali mostravano la città sommersa dalla sporcizia e
dall'immondizia, ma non dicevano che questo stava accadendo perché il servizio era stato
privatizzato e si impediva ai vecchi impiegati di operare, negando loro i mezzi idonei alla raccolta
dei rifiuti. Per avvantaggiare i privati si stava organizzando il servizio diversamente. I cittadini
apparivano "colpevoli" di qualcosa, ma in realtà ricevevano le bollette da pagare senza ottenere
alcun servizio. Nessun telegiornale trasmise la manifestazione degli operatori ecologici napoletani
che protestavano perché non erano messi in grado di lavorare. I cartelli che essi mostravano
avrebbero potuto far capire la vera situazione, mentre i telegiornali rendevano impossibile capirla
alla radice.
C'è una serie di argomenti "riservati", di cui i telegiornali non parlano. Ad esempio, delle stragi
che l'Agip attua in Nigeria, oppure della produzione di armi (ad esempio le cluster bomb), in
diverse fabbriche italiane. Armi che vengono esportate in molti paesi, compresi quelli in cui c'è
guerra. I Tg non parlano mai di Signoraggio, che è il metodo utilizzato dalle banche per
saccheggiare i paesi. Non si parla nemmeno degli statuti delle banche e del sistema bancario della
Banca Europea, che ha sottratto all'Italia ben il 38% della finanziaria, impedendo al paese una
crescita economica significativa. Sono state tagliate le spese per la scuola e la sanità ed è stata
aumentata la pressione fiscale, per pagare le banche e sostenere gli Usa nelle guerre. Quando si è
parlato della finanziaria, nonostante lo spazio dedicato a quest'argomento, i telegiornali hanno
accuratamente evitato di notificare le ingenti risorse che le banche sottraggono al paese. La
trasmissione Ballarò è stata l'unica a rivelare il fatto (ma senza metterlo in evidenza). Un altro
argomento tabù è quello delle regole e dell'operato delle istituzioni come il Wto, la Banca mondiale
(Bm) e Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Nessun telegiornale ha mai spiegato che a causa di
queste organizzazioni, negli ultimi venti anni, la miseria e la fame sono aumentate, e che il
collasso economico di molti paesi, compresa l'Argentina, è stato causato dalle misure imposte
proprio dalla Bm e dal Fmi. Moltissimi altri argomenti non vengono trattati, ad esempio, la
situazione di disuguaglianza degli immigrati, le gravi discriminazioni che essi subiscono, le
persecuzioni di cittadini africani da parte dei governi fantoccio al soldo degli Usa, i massacri in
Somalia, in Etiopia, in Nigeria, ad Haiti e in molti altri luoghi. Un altro argomento tabù è il
denaro che lo Stato dà alle grandi aziende, somme spesso molto elevate.
Il telegiornale parla di droga soltanto quando comunica la notizia che le forze dell'ordine sono
riuscite a sequestrare quantitativi di stupefacenti. Ma non parla mai delle implicazioni e
connivenze delle corporation e dei governi nei commerci internazionali di droga.
Si parla di mafia quando si arresta qualche presunto mafioso o quando avvengono delitti, ma non si
spiega cos'è davvero la mafia, e come essa sia in espansione grazie alle liberalizzazioni
finanziarie, che hanno spianato la strada al riciclaggio facile.
I minuti di politica interna, nei Tg, si risolvono nelle brevi interviste ad esponenti di destra e
sinistra, per mostrare come ci sia una questione, una disputa, e come i duellanti siano decisi e
forti. Le differenti opinioni sembrano battute teatrali, in uno scenario sempre più avvilente e
assurdo. Le questioni sono trattate sempre in modo marginale e superficiale, anche quando si tratta
di questioni serie, come l'invio di soldati in Afghanistan. L'informazione si riduce all'opinione
dei politici, la maggior parte dei quali non oserebbe sfidare il sistema nemmeno nelle questioni
minime.
Alcune questioni interne non sono divulgate. Ad esempio, nel 2002, il Parlamento, quasi
all'unanimità, approvò una legge che permette di abolire il tetto massimo di spesa per il "rimborso
ai partiti". I cittadini italiani avevano espresso la loro volontà di non dare denaro pubblico ai
partiti, attraverso il referendum del 1993, in cui oltre il 90% degli elettori votò contro. La gente
crede che oggi questa volontà venga rispettata e non è stata informata quando, nel 1999 è stata
approvata una legge che di fatto reintroduceva il finanziamento pubblico ai partiti chiamandolo
"rimborso elettorale". Nel 2002 tutti gli schieramenti, ad eccezione dei radicali, votarono a favore
di una nuova legge, la n. 156 del 26 luglio 2002, che titolava "Disposizioni in materia di Rimborsi
Elettorali". La legge abbassava il quorum di accesso al rimborso dal 4% all'1% e aboliva il tetto di
spesa, permettendo a quasi tutti i partiti di ricevere somme molto alte di denaro pubblico. Ad
esempio, Berlusconi ha incassato, l'anno scorso, 41 milioni di euro per Forza Italia, la Margherita
ne ha presi 20 milioni, l'Udc 15 milioni, i Ds 35 milioni, An 23 milioni, Rifondazione 10
milioni,[1] ecc. Dato l'ingente costo pubblico che ci sarebbe stato, l'approvazione della legge era
una questione molto importante per l'opinione pubblica, ma non è stata sottoposta all'attenzione di
tutti noi. I Tg non ne hanno nemmeno fatto cenno.
Le questioni spinose, come la malasanità o il costo pubblico di aziende privatizzate (come le
ferrovie e le autostrade) vengono trattate come se il problema non fosse risolvibile e senza una
sufficiente documentazione. Ad esempio, si parla superficialmente dei tagli alla sanità che stanno
causando gravissimi problemi nella gestione delle strutture, oppure dei contratti truffaldini che
importanti imprenditori (come Benetton) hanno stipulato con lo Stato. Questi contratti potrebbero
essere rescissi se il governo volesse. Molti cittadini se lo aspettavano, dato che in precedenza
erano stati duramente criticati dall'attuale maggioranza.
La povertà o la precarietà lavorativa sono diventate nei telegiornali o nelle rubriche di
approfondimento una specie di calamità naturale. I poveri ragazzi trentenni vengono intervistati per
sapere quanto guadagnano e che tipo di contratto hanno nei call center, nelle fabbriche o
addirittura negli uffici pubblici. Si mette in evidenza che queste persone sono spesso laureate e
molto preparate, e alcune di esse svolgono funzioni essenziali nel settore pubblico. Ma non si parla
delle leggi che permettono il lavoro precario. Di quando sono state approvate e da chi, e di come
sono state peggiorate nel tempo.
Poi ci sono i servizi giornalistici che hanno il compito di prepararci ad accettare il peggio. Ad
esempio, quelli che ci allarmano sulla "crisi energetica" (per prepararci all'aumento della
bolletta), quelli che ci mostrano i giovani delle gang di Londra, o quelli che documentano gli
strani fenomeni atmosferici. Anche in questi casi non si va alla radice e non si spiega come è stato
creato il problema e da chi. In un servizio del 17 febbraio, il Tg3 informava sull'omicidio di un
ragazzo ad opera delle gang giovanili dei sobborghi di Londra. Il giornalista diceva: "Il problema
sono le condizioni sociali... le famiglie non sono in grado, a causa della povertà, di fronteggiare
il problema, allora c'è l'alcol, la droga o le armi da fuoco". Nessun cenno alla situazione
politico-economica, e al bombardamento mediatico che esalta sempre più la violenza.
Anche l'allarme Sars rientrava nelle notizie che avevano l'obiettivo di preoccupare. Per alcuni mesi
siamo stati bombardati da notizie allarmanti su presunti casi di questa malattia. Quello che non si
diceva era che la Sars è nata da un esperimento avvenuto nell'aprile del 2003 a Toronto, ad opera di
associazioni governative statunitensi e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, sostenuti
finanziariamente dalla famiglia Rockefeller, dalla Carnegie Foundation, e da importanti produttori
di farmaci. L'obiettivo era quello di ridurre la popolazione e far acquistare nuovi farmaci, come
spiega il Dott. Leonard Horowitz:
La SARS e l'attuale timore per l'influenza aviaria ricevono l'approvazione dei capitani delle
industrie militar-medico-farmaceutico-petrolchimiche, che parimenti in molti casi documentati
operano al di sopra delle leggi... consideriamo il fatto che il flusso delle informazioni date dai
mezzi di comunicazione di massa è stato pesantemente influenzato, se non interamente controllato,
dai garanti delle imprese multinazionali, che hanno protetto e fatto avanzare gli interessi di un
gruppo relativamente ristretto di imprese globali... Avendo testimoniato di fronte al Congresso
USA, ho personalmente verificato come le prime donne dell'industria farmaceutica dirigono dal punto
di vista economico e politico i nostri rappresentanti al governo. Le malattie che stanno emergendo
sono di complemento alla politica della "Guerra contro il Terrorismo" e alla nostra cultura
influenzata dal bioterrorismo. Questa agenda serve per due obiettivi principali: il profitto e la
riduzione della popolazione. Realtà politica contro i miti mass-mediologici.[2]
Quando è emerso che l'allarme aviaria in Europa aveva lo scopo di indurre ad acquistare il farmaco
Tamiflu, e che la sicurezza e l'efficacia del farmaco non erano mai state provate, le notizie
allarmanti sono sparite. In questi ultimi giorni stanno ritornando altre notizie sulla variante H5N1
dell'aviaria. Probabilmente è stato prodotto un nuovo farmaco.
Nei nostri Tg, dopo pochi minuti di notizie di politica interna ed estera, arriva la parte più lunga
della cronaca e dell'attualità. La scelta spesso cade su notizie riguardanti nuovi prodotti per la
calvizie, la bellezza o tecnologici. Giuseppe Altamore, nel suo libro I padroni delle notizie,
spiega che sempre più spesso i giornalisti televisivi presentano pubbliredazionali come fossero
semplici notizie. Si tratta di presentare in modo enfatico prodotti che vanno dal nuovo tipo di
telefonino a nuovi cosmetici, capi di abbigliamento e addirittura farmaci. Dopo l'impiccagione di
Saddam, il Tg2 annunciò la creazione negli Stati Uniti di un nuovo giocattolo: il pupazzo Saddam
corredato da cappio. Il giornalista si curò di precisare anche il prezzo e la possibilità di
acquistarlo via Internet.
La cronaca rosa ha il suo spazio nei Tg, sempre più ampio: matrimoni o divorzi fra vip, se Madonna
adotta un nuovo bimbo, oppure se un'attrice si è gonfiata di silicone o si droga. I servizi sulla
moda, sull'elezione di Miss Italia o di Miss Universo non mancano. Talvolta i Tg riempiono spazio
raccontando la storia di un animale o spiegando l'esecuzione di una ricetta. Viene documentato
persino il "Raduno internazionale delle Mongolfiere", e ci informano anche sugli ultimi modelli dei
vestitini per cani e gatti. Si tratta di modi per confondere su ciò che dovrebbe essere veramente la
comunicazione giornalistica, che negli ultimi venti anni è stata declassata e fuorviata nel modo
stesso di intenderla.
L'informazione dei Tg segue ormai il "pensiero unico" e anche la regia è unica. Si tratta delle
grandi agenzie di propaganda americane, come la Heritage Foundation , l'American Enterprise
Institute e il Manhattan Institute. Le agenzie di propaganda americane provvedono affinché
l'opinione pubblica subisca pesanti manipolazioni, che rendano difficile una vera consapevolezza di
quello che sta accadendo nel mondo di oggi. Per riuscire a capire occorre utilizzare Internet e
leggere le notizie dal mondo. E' una cosa che soltanto pochi si possono permettere di fare; e di
solito non si tratta di anziani, casalinghe o persone che lavorano per molte ore al giorno, e che
non hanno tempo materiale di informarsi se non attraverso la Tv. Per queste persone c'è soltanto
quell'infomazione "emotiva" e distorta che serve a renderli docili e incapaci di difendere i propri
diritti. Come osserva Sartori: "Sostenere che la cittadinanza dell'era elettronica è caratterizzata
dalla possibilità di accedere a infinite informazioni... sarebbe come dire che la cittadinanza nel
capitalismo consente a tutti di diventare capitalisti… È vero che un'immagine può valere più di
mille parole. Ma è ancor più vero che un milione di immagini non danno un solo concetto".[3]
I telegiornali sono ormai rotocalchi di una realtà che non è quella in cui viviamo. Sono sempre più
orientati allo spettacolo, all'appiattimento e alla banalità. Come in un circo, ognuno fa il suo
numero, con l'obiettivo di emozionare, catturare l'attenzione, intrattenere e persino fare
divertire. Mentre gli eventi occultati diventano sempre più inaccettabili: quei due terzi del mondo
ridotti in estrema miseria, quei milioni di bambini che per mangiare devono cercare nella
spazzatura, le nostre regioni soggette al potere mafioso implacabile e crudele, le guerre contro i
popoli, le dure persecuzioni contro chi lotta per la giustizia e i diritti umani...
Finché il potere mediatico sarà quasi completamente nelle mani di chi vuole un sistema
politico-economico basato sulla legge del più forte e sul controllo dei popoli, è ingenuo credere
che le risorse umane, spirituali e culturali degli individui stiano ricevendo impulso alla loro
libera realizzazione. Le sottili tecniche di coercizione, di diseducazione e di appiattimento
culturale sono dirette contro ognuno di noi, come un ulteriore affronto alle nostre menti e alla
nostra dignità di cittadini.
Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos
Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon
Editore 2007) e Dittatore. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).
[1] Report, 1 ottobre 2006.
[2] Horowitz Leonard, Death in the Air: Globalism, Terrorism and Toxic Warfare, Tetrahedron
Publishing Group, Idaho, U.S.A., 2001.
[3] Sartori Giovanni, Homo videns, Laterza, Bari 1997.