Silenzio, si parcheggia: perché abbassiamo la radio quando dobbiamo parcheggiare l'auto?
Perché abbassiamo la radio quando dobbiamo parcheggiare? Le neuroscienze aiutano a spiegare il
legame tra attenzione, carico cognitivo e "sordità da inattenzione".
9 giugno 2026 - Roberto Graziosi
Silenzio, si parcheggia. Quel momento in cui la musica si spegne e la concentrazione prende il
sopravvento per un perfetto parcheggio in retromarcia.
Siete in auto, state cercando un parcheggio da un po', ma nessun problema, avete la compagnia della
vostra musica, magari state pure cantando. Poi finalmente ecco un posto libero, stretto stretto tra
un furgone e un'altra macchina. Prima ancora di inserire la retromarcia, fate una cosa quasi
automatica, vero? Abbassate la radio.
È un gesto comune tra molti automobilisti. Eppure, a pensarci bene, sembra assurdo. Che problema ci
dà la musica? Non copre mica la visuale! Allora perché ci viene così naturale spegnerla, o almeno
abbassarla, proprio quando dobbiamo parcheggiare?
La risposta non è una mania collettiva. Una spiegazione plausibile ha a che fare con un limite molto
concreto del nostro cervello: l'attenzione non è infinita.
Il cervello ha un "budget" limitato
Quando guidiamo su una strada familiare, magari in rettilineo e senza traffico complicato, molte
azioni diventano quasi automatiche. Tenere il volante, seguire la corsia, dosare acceleratore e
freno richiede meno sforzo mentale di quanto pensiamo.
Per questo riusciamo ad ascoltare musica, seguire un podcast o parlare con un passeggero senza
sentirci particolarmente in difficoltà.
Le cose cambiano quando dobbiamo fare una manovra precisa. Un parcheggio stretto richiede di
controllare specchietti, distanze, ostacoli, volante, pedali e spostamento dell'auto nello spazio.
In quel momento il cervello deve concentrare molte più risorse su vista, percezione spaziale e
coordinazione motoria.
Una spiegazione plausibile è questa: abbassando la radio riduciamo uno stimolo non essenziale e
liberiamo risorse attentive per una manovra che richiede precisione.
La "sordità da inattenzione"
Questo meccanismo è collegato a un fenomeno studiato nelle neuroscienze cognitive: la sordità da
inattenzione, o inattentional deafness.
In estrema sintesi: quando siamo molto concentrati su un compito visivo difficile, il cervello può
ridurre l'elaborazione dei suoni non rilevanti.
Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience e firmato da Katharine Molloy, Timothy D.
Griffiths, Maria Chait e Nilli Lavie ha osservato proprio questo effetto.
Durante l'esperimento i volontari dovevano svolgere compiti visivi di diversa difficoltà mentre i
ricercatori monitoravano la loro attività cerebrale con la magnetoencefalografia, o MEG. Nel
frattempo venivano presentati anche suoni irrilevanti.
Il risultato è stato chiaro: quando il compito visivo diventava più impegnativo, la risposta del
cervello agli stimoli uditivi diminuiva.
Questo non significa che diventiamo davvero sordi. Significa che, quando la vista e l'attenzione
sono molto sollecitate, il cervello tende a dare priorità a ciò che serve di più in quel momento.
Nel caso del parcheggio, ciò che serve è semplice: calcolare distanze, evitare ostacoli e muovere
l'auto con precisione.
Ma perché proprio la radio dà fastidio?
La radio non è solo "rumore". Può contenere musica, parole, ritmo, cambi di volume, pubblicità,
notizie, battute, testi da seguire. Tutti elementi che il cervello può elaborare, anche se non ce ne
accorgiamo.
Una canzone molto coinvolgente, un podcast interessante o una discussione alla radio possono quindi
richiedere una quota di attenzione. Poco importa che sia una quota piccola: durante una manovra
millimetrica, il cervello preferisce tagliare tutto ciò che non è indispensabile.
Le ricerche sul rapporto tra musica e guida mostrano però che l'effetto non è sempre uguale per
tutti. Dipende dal volume, dal ritmo, dal tipo di strada, dall'esperienza del guidatore e dalla
difficoltà della situazione. In alcuni casi la musica può rendere la guida più piacevole o aiutare a
mantenere la vigilanza; in altri, soprattutto quando il compito diventa più complesso, può aumentare
il carico mentale o diventare una fonte di distrazione.
Uno studio della Ben-Gurion University del Negev, pubblicato su Accident Analysis & Prevention, ha
osservato che nei giovani neopatentati la musica preferita poteva aumentare errori e comportamenti
meno sicuri alla guida rispetto ad altre condizioni sonore.
Altri lavori hanno analizzato il ruolo del tempo musicale nella guida simulata, mostrando che ritmo
e caratteristiche del brano possono influenzare performance e controllo del veicolo.
La prossima volta che abbasserete la radio prima di parcheggiare, quindi, ricordatevi che è
abbastanza normale: è il vostro cervello che, davanti a un compito impegnativo, vi viene in soccorso
eliminando il superfluo per farvi concentrare sull'essenziale.
https://www.jneurosci.org/content/35/49/16046
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0001457513002509?via%3Dihub
https://doi.org/10.1016/S1369-8478(01)00025-0
da
focus.it