Social network alla sbarra: Meta, Google e TikTok accusati di creare dipendenza nei giovani

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Mar 27, 2026, 4:46:43 AM (9 days ago) Mar 27
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Social network alla sbarra: Meta, Google e TikTok accusati di creare dipendenza nei giovani

Una storica sentenza negli Usa apre la strada a centinaia di cause legali contro i social. Sotto
accusa gli algoritmi "progettati per agganciare" sin dall'infanzia.

26 marzo 2026 - Elisabetta Intini

Varie app di social media sono state chiamate a rispondere in Tribunale dei danni mentali legati a
un loro uso eccessivo. Anna Barclay, Getty Images
Dopo un processo durato più di un mese, mercoledì 25 marzo una giuria californiana ha ritenuto Meta
e YouTube responsabili dei danni psicologici e della dipendenza da social in una ragazza che usava
compulsivamente Instagram e YouTube da quando era bambina.

I due colossi tech sono state accusati di negligenza rispetto alla scelta, per le loro piattaforme
social, di un design che poteva generare dipendenza negli utenti, specialmente se molto giovani. In
altre parole: sapevano che alcune caratteristiche dei loro social potevano arrecare danni, ma non
sono intervenuti per evitarli.

A questo verdetto "pilota" sancito dalla Corte Superiore della California nella contea di Los
Angeles potrebbero seguirne altri, con un effetto a catena che potrebbe costringere i giganti dei
social media a riconsiderare il modo in cui le loro piattaforme sono progettate.

Un caso che potrebbe fare scuola

Nel caso chiamato KGM, dalle iniziali della querelante, rimasta anonima, una giovane donna oggi
ventenne ha raccontato di aver iniziato a usare Instagram (che appartiene a Meta) e YouTube
rispettivamente quando aveva 6 e 11 anni. Nel tempo, la bambina aveva sviluppato dipendenza dalle
due piattaforme social, insieme ad ansia, dismorfofobia (l'eccessiva preoccupazione per difetti
fisici minimi o inesistenti) e pensieri suicidi. La giovane ha raccontato che l'uso patologico dei
social era continuato anche nella sua vita adulta, e che spesso si era ritrovata a sgattaiolare via
dal lavoro solo per navigare sulle piattaforme o a modificare continuamente il suo aspetto nelle
foto attraverso l'uso dei filtri.

La donna ha accusato Meta e YouTube di aver generato appositamente prodotti che creano dipendenza,
l'equivalente digitale delle sigarette. In particolare, sono state messe sotto accusa funzionalità
come la riproduzione automatica dei video, lo scrolling infinito (la spirale di scorrimento continuo
con le dita sullo schermo di contenuti brevi, che gratificano il cervello con micro scariche di
dopamina, a cui il cervello adolescente è particolarmente sensibile) e i consigli algoritmici che
propongono foto e video studiati sulle preferenze degli utenti. L'obiettivo di questo tipo di
progettazione, secondo gli avvocati di KGM, era fidelizzare i giovani utenti per tenerli sui social
il più possibile.

La difesa delle big tech

Meta, tramite i suoi avvocati, aveva affermato che i disturbi mentali sviluppati dalla giovane
avessero invece a che fare con la sua infanzia difficile. L'avvocato della donna ha risposto che a
maggior ragione, le aziende dovrebbero premurarsi di tutelare la salute dei minori. Il portavoce di
YouTube José Castañeda ha poi aggiunto che YouTube è da considerarsi una piattaforma di streaming
gestita in modo responsabile e non un social network.

La giovane donna aveva anche portato in tribunale Snap (proprietaria di Snapchat) e TikTok, che
hanno però raggiunto un accordo extragiudiziale prima del processo.

Meta e YouTube costrette a risarcire

La giuria ha condannato le due aziende a un risarcimento danni complessivo di 3 milioni di dollari
(circa 2,58 milioni di euro: una forma di compensazione per i danni subiti, di cui Meta è stata
ritenuta responsabile per il 70% e YouTube per il 30%). Inoltre, le due aziende dovranno pagare
altri 2,1 milioni di dollari (Meta) e 900.000 dollari (YouTube) a titolo di danni punitivi, una
forma di risarcimento superiore ai danni subiti, che ha anche la funzione di sanzionare chi ha
arrecato il danno e che viene utilizzata, nell'ordinamento giuridico statunitense, nei casi di
notevole disequilibrio economico tra le parti in causa. Meta e YouTube fatturano miliardi di dollari
a trimestre sulle visualizzazioni degli utenti.

Meta e YouTube hanno fatto sapere di non condividere la sentenza e che presenteranno ricorso. Hanno
affermato che la salute mentale degli adolescenti è un tema troppo complesso perché possa dipendere
da una singola app social; hanno inoltre ricordato che ogni caso è diverso e di aver introdotto già
da tempo strumenti per proteggere gli utenti, come i sistemi di controllo parentale o le restrizioni
di certi contenuti sensibili (come contenuti che vertono su suicidio, autolesionismo o disturbi
alimentari) per gli adolescenti.

Danni da social: qualcosa si muove?

Settimana scorsa, in seguito a un verdetto emesso da una giuria nello Stato del New Mexico, Meta era
stata condannata per non aver protetto adeguatamente gli utenti delle sue app dalle ricerche di
pedofili, avendo per questo violato le leggi di quello Stato. Secondo la CNN, il caso di KGM è stato
il primo di oltre 1.500 altri casi di questo tipo ad essere arrivato in tribunale. La decisione
potrebbe pesare su altri contenziosi simili, e se le aziende social si ritrovassero più volte a
dover risarcire somme importanti, ciò potrebbe spingerle a rivedere (anche per questioni di
immagine) la progettazione delle loro app in una direzione più orientata alla tutela degli utenti.

Questa ondata di cause è stata paragonata dalla stampa americana ai processi contro le
multinazionali del tabacco negli anni '90, che negli anni successivi portarono a un'informazione più
onesta e capillare sui danni delle sigarette e a una diminuzione del loro consumo. Intanto, diversi
Stati stanno considerando di vietare i social ai minori, dopo l'esempio dell'Australia, che ne ha
impedito l'accesso al di sotto dei 16 anni.

https://edition.cnn.com/2026/03/25/tech/social-media-addiction-trial-jury-decision

da focus.it


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