Perché dormiamo male negli ambienti nuovi? Scoperto come il cervello ci mantiene vigili
Scoperto, nel cervello dei topi, un circuito che spiega perché la prima notte in albergo dormiamo in
allerta. E che potrebbe aiutare gli insonni.
9 febbraio 2026 - Elisabetta Intini
Non bastano il letto appena fatto, le lenzuola cambiate da poco, il silenzio e l'atmosfera ovattata:
se è la prima notte che passate in albergo, probabilmente non dormirete granché bene. L'effetto è
noto da tempo: negli ambienti non familiari, il cervello si mantiene in uno stato di vigilanza
aumentata, finché non è certo che quel luogo sia sicuro. Ora uno studio condotto sui topi e
pubblicato su PNAS chiarisce perché accade.
Gli scienziati dell'Università di Nagoya, in Giappone, hanno individuato un gruppo di neuroni che si
attiva quando i topi entrano in un nuovo ambiente, e che rilasciano neurotensina, un
neurotrasmettitore e un neuromodulatore che aumenta lo stato di allerta del cervello. Questa
reazione protegge gli animali da eventuali condizioni di pericolo e ha dunque perfettamente senso
dal punto di vista evolutivo. La scoperta, trasferita sull'uomo, potrebbe aiutare a trattare gli
stati di insonnia dovuti a condizioni di stress cronico o a traumi pregressi.
Silenzio! Si riposa...
I neuroni del circuito individuato si chiamano IPACL CRF e si trovano nella regione dell'amigdala
estesa, un prolungamento della sostanza grigia dell'amigdala (una regione cerebrale che gestisce le
emozioni) che si estende fuori dal lobo temporale dove l'amigdala è collocata. La neurotensina
prodotta da questi neuroni negli ambienti nuovi ha poi effetti su un gruppo di neuroni detti della
substantia nigra, che controllano il movimento e lo stato di allerta.
Quando gli scienziati hanno studiato l'attività cerebrale di topi sistemati in nuove gabbie, i
neuroni IPACL CRF sono diventati iperattivi e hanno cominciato a comunicare con la substantia nigra
attraverso la neurotensina. Sopprimendo l'attività di queste cellule nervose, i topi si sono
addormentati rapidamente e con serenità, nonostante l'ambiente poco familiare. I ricercatori sono
convinti che qualche cosa di simile possa verificarsi anche nel cervello umano: se così fosse,
farmaci che prendono di mira la neurotensina potrebbero aiutare chi soffre di insonnia cronica, per
esempio come effetto di un disturbo post-traumatico da stress.
da
focus.it