Procrastinare: perché con l'età smettiamo (finalmente) di rimandare tutto a domani
Con l'età si impara a procrastinare di meno: uno studio di 18 anni dimostra che questa abitudine
influenza carriera, salute e relazioni nel lungo periodo.
17 maggio 2026 - Chiara Guzzonato
Prima il dovere, poi il piacere: era questa la frase che i nostri genitori ci ripetevano come un
mantra per convincerci a studiare prima di uscire a giocare.
La procrastinazione è un'arte tipicamente umana che pratichiamo fin da piccoli, quando invece di
metterci sui libri perdiamo tempo con il nostro gioco preferito. Ma crescendo, impariamo a rimandare
meno? E in che modo procrastinare incide sulla nostra vita?
Dalle superiori all'età adulta: così cambia l'abitudine di rimandare
Uno studio pubblicato sul Journal of Personality & Social Psychology ha provato a rispondere a
queste domande, seguendo per 18 anni 3.023 ragazzi in Germania dall'ultimo anno delle scuole
superiori fino all'età adulta.
I partecipanti hanno dovuto rispondere ogni 2-4 anni a questionari su personalità, livelli di
procrastinazione e altri aspetti della propria vita come lavoro, salute e relazioni.
Dai risultati è emerso che la tendenza a procrastinare non è immutabile: pur rimanendo relativamente
stabile in termini di differenze individuali (chi procrastinava di più da giovane tendeva a farlo
anche in seguito), con l'età si tende a rimandare meno. Anche il carattere influisce sul
cambiamento: chi era diventato più coscienzioso o meno nevrotico, ad esempio, aveva anche imparato a
procrastinare meno. Un altro aspetto che favorisce un abbassamento dei livelli di procrastinazione è
il passaggio dall'università, dove le conseguenze del mancato studio sono al massimo una bocciatura,
al mondo del lavoro, dove le responsabilità sono maggiori e procrastinare può avere conseguenze
anche gravi.
Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi
Se è vero che i cambiamenti della vita influiscono sui nostri livelli di procrastinazione, è anche
vero il contrario – che l'abitudine a rimandare tutto rende più difficoltoso, per esempio, il
passaggio dall'università al mondo del lavoro.
I risultati evidenziano inoltre un legame tra tendenza a rimandare e successo futuro: chi era un
procrastinatore folle fin da ragazzo è generalmente riuscito meno bene negli studi, ha avuto una
carriera meno soddisfacente, minori guadagni e peggiore salute e relazioni.
Pur con alcuni limiti, come il fatto che i risultati si basino su dati riferiti dagli stessi
partecipanti e che il campione provenga da una sola regione della Germania e non sia dunque
rappresentativo dell'intera popolazione mondiale, lo studio evidenzia che procrastinare non è solo
un'abitudine a breve termine, ma può essere un primo indicatore del successo futuro in diversi
ambiti della vita.
https://psycnet.apa.org/doiLanding?doi=10.1037/pspp0000591
da
focus.it