Stima di sè e benessere

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May 12, 2026, 3:19:50 AM (11 days ago) May 12
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Stima di sè e benessere

A cura della Dott.ssa E. Maino

La stima di sé riguarda i sentimenti che ciascuno ha nei confronti di
se stesso, il modo in cui si vede, si giudica e si attribuisce valore.
Avere alta o bassa autostima si riflette su tre importanti aspetti
della vita: il proprio modo di presentarsi agli altri , il passare dal
pensiero all'azione per poter realizzare i propri obiettivi e infine
il modo di reagire a successi e insuccessi . Ma è possibile delineare
strategie per mantenere o incrementare la stima di sé in questi tre
ambiti e favorire un maggior benessere a livello personale e sociale?

* Campbell e Feher (1990) hanno trovato, che le persone con
un'elevata stima di sé si presentano agli altri utilizzando in
prevalenza aggettivi positivi, mentre quelle con una bassa stima di sé
utilizzano in prevalenza aggettivi negativi suscitando in tal modo nei
propri interlocutori immagini poco favorevoli.
* Baumgardner (1990) ha trovato che le persone con bassa autostima
in genere impiegano più tempo degli altri nel parlare di sé, a volte
lo fanno con un certo imbarazzo e non sempre riescono convincenti
quando si tratta di descrivere qualità effettivamente possedute.

Da questo punto di vista risulta chiaro come avere una bassa stima di
sé possa rivelarsi uno svantaggio in tutte quelle circostanze in cui
ci si deve presentare agli altri, ad esempio nel caso di un colloquio
di lavoro o quando si entra in contatto con persone nuove che
potrebbero diventare amici, colleghi, o anche partner.
Inoltre, si è anche visto che persone che dubitano del proprio valore
sono anche più propense a modificare il loro pensiero in funzione
dell'ambiente in cui si trovano e dell'interlocutore che hanno
davanti, e difficilmente si sbilanceranno, come invece fanno le
persone con un'alta stima di sé, nell'affermare il proprio punto di
vista.
In questo senso, il rischio che corrono le persone con una bassa
autostima è quello di far prevalere il bisogno di essere accettati su
un altro dei bisogni fondamentali dell'uomo che è quello di
realizzarsi, obiettivo che viene raggiunto anche attraverso
l'esprimere con sicurezza il proprio punto di vista e il proprio
valore.
Occorre tuttavia sottolineare una distinzione: avere una buona stima
di sé non significa farsi valere a scapito degli altri, o arrivare ad
assomigliare e essere qualificati come degli spacconi, ma essere
consapevoli del proprio valore, del diritto che ciascuno ha, nel
rispetto degli altri, di realizzare se stesso e di avere un proprio
posto nel mondo.

Da questo punto di vista, è chiaro che più ci si stima e ci si vuole
bene, meglio si agisce, quindi, più facilmente si decide il da farsi,
si ha fiducia nelle proprie capacità e si raggiungono i propri
obiettivi.

In effetti, i soggetti con una bassa autostima faticano a prendere
decisioni e spesso le rimandano: di fronte a più alternative
tergiversano, a volte si bloccano o fanno decidere ad altri.

Questo succede non tanto perché le persone abbiano una cattiva volontà
o perché non siano effettivamente in grado di compiere una buona
scelta, ma semplicemente perché, non sentendosi sufficientemente
sicure del proprio valore e delle proprie qualità, evitano di
scegliere e agire per un eccessivo timore di sbagliare.

In questo senso, il rischio che si corre è quello di lasciarsi troppo
influenzare dall'ambiente (genitori, amici, compagnie) sia per le
banali scelte quotidiane sia, in casi estremi, anche per le decisioni
che riguardano aspetti importanti della propria vita quali ad esempio
gli studi da intraprendere, verso quale professione orientarsi, con
chi vivere e così via.Avere una buona stima di sé è importante non
solo per decidere con maggiore facilità, ma anche per costruirsi degli
obiettivi ed essere perseveranti nel raggiungerli investendo in essi
le proprie risorse personali.

In questo senso, come rilevano Andrè e Lelord (1999), mentre le
persone con un'alta stima di sé dimostrano una maggiore perseveranza
nel riuscire in un'attività che si sono scelti e che li appassiona o
nel raggiungere un obiettivo a cui tengono, e sono meno determinate in
un ambito in cui hanno investito poco, le persone con una bassa stima
di sé, persistono con maggior costanza nelle scelte dettate dal
conformismo sociale, mentre si arrendono più facilmente quando si
tratta di raggiungere un loro obiettivo personale, soprattutto se
incontrano qualche difficoltà o sentono un parere contrario a ciò che
pensano.

A volte questo atteggiamento può condurre a svolgere un lavoro poco
interessante, a sottostare a costrizioni impegnative o a rinunciare a
molte delle proprie originali aspirazioni; infatti, per le persone che
si valorizzano poco, è più facile impegnarsi in queste scelte anche
poco soddisfacenti, piuttosto che pensare di modificarle o addirittura
di abbandonarle per una possibile nuova alternativa.In ogni caso,
sebbene ci si provi a cautelare agendo il meno possibile e limitando i
propri obiettivi, capita comunque a tutti di sbagliare, ma se questo
non è un dramma per le persone che hanno una buona opinione di se
stesse, lo può diventare per quelle che al contrario non sanno
valorizzarsi a sufficienza.In effetti, mentre le persone con una buona
autostima sono più propense a relativizzare un insuccesso e ad
impegnarsi in nuove imprese che le aiutano a dimenticare, le persone
che hanno una scarsa stima di sé faticano ad abbandonare i sentimenti
di delusione e amarezza connessi allo sperimentare un insuccesso;
anche le critiche sono affrontate in modo diverso: le persone con una
bassa stima di sé sono più sensibili sia all'intensità del disagio
provocato dalla critica, sia alla sua durata.

Anche il modo di affrontare i successi è diverso. Infatti, sovente,
nelle persone con una bassa autostima si assiste a quella che Branden
(1994) ha definito felicità ansiosa , che comporta, in caso di
successo, la difficoltà ad assaporare i momenti belli e di rallegrarsi
per un'impresa riuscita, in quanto, oltre alla felicità del momento
queste persone percepiscono anche la sua precarietà e si preparano in
anticipo ad affrontare possibili incombenti delusioni.

Da questo punto di vista, le persone che si stimano poco corrono il
rischio di sentirsi a disagio non solo di fronte ad un insuccesso, ma
anche di fronte al successo e alle sue conseguenze sociali. Infatti di
fronte al successo da un lato, possono sperimentare quella che è state
definita felicità ansiosa, dall'altro possono trovarsi immerse in una
situazione di dissonanza cognitiva - ossia una contraddizione
interiore tra l'idea che si fanno di loro stesse, limitata o negativa,
e la realtà che le circonda, che può essere fatta anche di successi e
complimenti - e dall'altro ancora possono sperimentare uno stato di
ansia perché si prefigurano altre situazioni in cui saranno costrette
a garantire ulteriori successi tenendo così fede alle aspettative che
gli altri possono avere sul loro conto.In altri termini, le persone
con una bassa stima di sé, sebbene possano amare il successo e le
gratificazioni ad esso connesse, allo stesso tempo lo temono, sia
perché contraddice la visione che hanno di loro stesse, sia perché le
espone ad altre situazioni in cui dovranno nuovamente dar prova del
loro valore. Da quanto detto sino ad ora, emerge come il livello
globale di stima di sé di una persona influenzi sensibilmente le sue
scelte e il suo stile di vita.

In effetti, come sostengono Andrè e Lelord (1999), se un'alta opinione
di sé è associata a strategie di ricerca di evoluzione personale e
all'accettazione dei rischi, una bassa stima di sé genera strategie di
difesa e tentativi di evitare qualsiasi incertezza.

E così mentre la persona che ha una buona considerazione di sé ha
voglia di riuscire , quella che si stima poco è centrata sulla sua
paura di fallire . Le conseguenze saranno che, mentre una stima di sé
elevata induce a esplorare gli ambienti più svariati, con maggiore
convinzione, consentendo di trovare la propria strada a costo di
qualche insuccesso, una stima di sé bassa incita la persona a
limitarsi ai campi in cui si sente sicura, dove corre pochi rischi di
sbagliare.

Ma per fortuna la stima di sé è suscettibile di modifiche . Spesso,
fortunatamente alcune occasioni nella vita rappresentano nuovi punti
di partenza per la stima di sé: incontrare un partner che crede nelle
nostre potenzialità e ci valorizza, intraprendere una nuova e
significativa amicizia, inserirsi in un gruppo, accedere ad una
professione gratificante o ad una posizione sociale più
elevata.Tuttavia, per modificare la stima di sé, non sempre è
sufficiente un evento puro e semplice, spesso è necessaria la volontà
di cambiare alcuni dei propri atteggiamenti e del proprio modo di
affrontare la vita.

In conclusione per poter incrementare la stima di sé occorre agire su
tre ambiti: il rapporto con se stessi, il rapporto con l'azione e il
rapporto con gli altri.
Per cambiare il proprio rapporto con se stessi è necessario cambiare
opinione su di sé e quindi è essenziale imparare a conoscersi -
diventando consapevoli dei propri limiti, dei propri bisogni ed
esigenze e anche delle proprie capacità - e in secondo luogo - pur
continuando a sforzarsi nel modificare ciò che di noi può essere reso
migliore - bisogna riuscire ad accettarsi , evitando di pretendere da
se stessi la perfezione.

Per cambiare è indispensabile agire e quindi, modificare il proprio
rapporto con l'azione. In effetti è più funzionale nel rinforzare la
stima di sé, provare a raggiungere uno scopo, anche piccolo, piuttosto
che continuare a procrastinare. Modificare solo il proprio modo di
pensare non serve a molto: per quanto modesto, un progetto che si
traduce in azione dà maggiori soddisfazioni, rispetto a un piano che
rimane fermo alla fase delle intenzioni o delle idee.
Per poter agire è indispensabile far tacere tutti i possibili pensieri
di critica intrisa di sfiducia che indirizziamo a noi stessi e alle
azioni che stiamo per compiere, saper correre dei rischi e gestire
anche l'eventuale insuccesso.

In questo senso potrebbe essere utile tener presente che tutti nella
vita hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno (nessuno è perfetto!) e
che l'errore potrebbe essere considerato non tanto una catastrofe,
quanto un'ulteriore occasione di apprendimento.

Infine, per poter incrementare la stima di sé, è importante modificare
anche il proprio rapporto con gli altri: occorre imparare ad affermare
se stessi, cioè essere capaci di esprimere ciò che si pensa, che si
vuole, che si sente - correndo anche il rischio di non essere sempre
graditi agli altri - pur rispettando ciò che l'altro pensa, vuole e
sente.

Tutto questo presuppone la capacità di essere empatici e di capire il
punto di vista dell'altro, senza per questo trascurare il proprio. In
tal modo sarà possibile dire di no senza timori o aggressività,
chiedere qualcosa senza sentirsi per questo in debito, affrontare con
calma le critiche e così via.
Affermare se stessi non servirà solo a farsi rispettare e ad ottenere
ciò che si vuole, ma anche a conquistare l'apprezzamento degli altri,
a sentirsi bene nella propria pelle e quindi finalmente avere una
giusta visione positiva di se stessi.





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