Il DNA della Sindone: un viaggio genetico tra Gerusalemme, l'India e il Nuovo Mondo
Una nuova ricerca metagenomica rivela tracce di DNA indiano e americano sulla Sindone di Torino.
Scopri cosa dice lo studio.
4 aprile 2026 - Roberto Graziosi
Cosa può raccontarci un frammento di codice genetico su uno dei reperti più enigmatici della storia?
Una recente ricerca metagenomica (cioè un sistema che legge contemporaneamente il DNA di tutti i
microrganismi, le piante e gli esseri umani che hanno lasciato una traccia su un oggetto) ha
trasformato la Sindone di Torino in un vero e proprio "archivio biologico", rivelando un mosaico di
contatti umani, piante e animali che attraversa millenni e continenti. Lo studio non è solo
un'indagine sulla fede, ma un affascinante viaggio scientifico che ricostruisce gli spostamenti di
questo lenzuolo attraverso le tracce invisibili lasciate dal tempo.
Lo studio e gli autori: la scienza dei grandi numeri
Il lavoro, intitolato "DNA Traces on the Shroud of Turin: Metagenomics of the 1978 Official Sample
Collection", è stato pubblicato sulla piattaforma scientifica bioRxiv il 31 marzo 2026 (in attesa di
revisione della comunità scientifica). Il team di ricerca è guidato da Gianni Barcaccia
dell'Università di Padova e Alessandro Achilli dell'Università di Pavia, in collaborazione con
istituzioni internazionali come la North Carolina State University. Gli scienziati hanno analizzato
i campioni raccolti ufficialmente nel 1978 dal prof. Baima Bollone, utilizzando tecnologie di
sequenziamento di ultima generazione per identificare ogni singola sequenza di DNA depositata sul
tessuto nel corso dei secoli.
Un archivio biologico globale tra Oriente e Occidente
I risultati mostrano che la Sindone è stata un vero "magnete" biologico. Tra i dati più sorprendenti
spicca l'identificazione di lignaggi genetici umani tipici del Vicino Oriente, come l'aplogruppo
H33, oggi raro ma presente tra le popolazioni Druse. Tuttavia, la genetica ha riservato una sorpresa
ancora maggiore: una massiccia presenza di DNA riconducibile al sub-continente indiano. Questo
dettaglio suggerisce che il tessuto possa essere stato fabbricato in India o trasportato lungo le
antiche rotte commerciali orientali prima di giungere in Europa, confermando l'etimologia stessa
della parola "Sindone", che alcuni studiosi riconducono alla regione del Sindh.
Tracce del Nuovo Mondo e biodiversità mediterranea
Ma la storia scritta nel DNA non si ferma all'antichità. Sul lenzuolo sono state trovate tracce di
piante come mais, pomodoro e arachidi, specie originarie delle Americhe. Poiché questi vegetali sono
arrivati nel Vecchio Mondo solo dopo i viaggi di Cristoforo Colombo, la loro presenza conferma che
il telo è stato esposto in ambienti dove circolavano merci provenienti dalle nuove rotte atlantiche.
Oltre a queste piante esotiche, l'analisi ha isolato sequenze di carota coltivata, grano e persino
corallo rosso del Mediterraneo, insieme a frammenti genetici di animali domestici come cani e
cavalli, che raccontano la vita quotidiana attorno al reperto.
Le conferme della datazione al carbonio
A completare questo quadro complesso intervengono le conferme ottenute tramite nuove datazioni al
radiocarbonio effettuate su alcuni fili di riparazione e campioni del reliquiario. Le date indicano
periodi compresi tra il XV e il XIX secolo, coincidendo perfettamente con i restauri documentati
dopo i vari incendi, come quello di Chambéry, e i numerosi passaggi di proprietà della reliquia. In
definitiva lo studio dimostra che la Sindone non è un oggetto statico, ma un reperto che ha
"respirato" la storia del mondo, catturando frammenti di vita, commerci e popoli da ogni luogo con
cui è venuto a contatto.
https://www.biorxiv.org/content/10.64898/2026.03.19.712852v2.full.pdf
da
focus.it