Perché non sentiamo il suono del nostro cuore?

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Perché non sentiamo il suono del nostro cuore?

Fateci caso: è raro sapere esattamente a che ritmo sta battendo. Il cervello filtra questa
sensazione e fa in modo che non ci badiamo. Così siamo più attenti agli stimoli esterni.

16 maggio 2016 - Elisabetta Intini

Se l'avvertissimo costantemente, perderemmo il senno.

Se non appoggiamo una mano sul petto, di rado riusciamo a percepire il battito del nostro cuore: può
accadere dopo una corsa, o quando siamo spaventati, ma normalmente batte senza che ne sentiamo il
suono o distinguiamo il ritmo.

Che il cervello avesse un ruolo nel mettere a tacere questa percezione lo si sospettava da tempo, ma
adesso uno studio del Centro di Neuroprostetica dell'Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL)
chiarisce le dinamiche del meccanismo.

AL SILENZIATORE. Il cervello esclude di proposito questa sensazione, filtrando appositamente lo
stimolo ed impedendone una percezione consapevole, in modo che possiamo concentrarci sugli input che
arrivano dall'esterno del corpo, sostiene lo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience.

FILTRO SELETTIVO. Proprio secondo questa logica, il cervello percepisce meno distintamente persino
gli stimoli visivi che sono sincronizzati con il battito del nostro cuore: «Non siamo obiettivi e
non vediamo tutto ciò che colpisce la nostra retina come lo vedrebbe una videocamera», spiega Roy
Salomon, tra gli autori. «Sembra che il cervello voglia evitare di processare le informazioni che
sono sincronizzate con il battito cardiaco».

IL TEST. I ricercatori hanno chiesto a 150 volontari di osservare una forma ottagonale che pulsava
su uno schermo. Quando le pulsazioni seguivano lo stesso ritmo di quello del loro cuore, i soggetti
hanno fatto più fatica a percepire l'immagine.

A QUEL RITMO, LA ESCLUDO. La risonanza magnetica funzionale (fMRI) ha individuato in una specifica
regione cerebrale, la corteccia insulare, la responsabile dell'attenuazione delle sensazioni. Quando
la figura pulsava con un ritmo autonomo, scollegato dal soggetto, la corteccia insulare funzionava
normalmente. Quando il movimento dell'immagine si sincronizzava con il battito cardiaco, l'attività
di questa regione crollava vistosamente: i volontari erano meno consapevoli, o persino
inconsapevoli, di avere davanti un'immagine pulsante.

UN RUMORE FAMILIARE. Questo accade nel nostro interesse: «Meglio che le nostre sensazioni interne
non interferiscano con quelle esterne» spiega Salomon. «È nel nostro interesse essere consapevoli di
quello che sta accadendo al di fuori di noi: il cuore stava già battendo quando si è formato il
cervello: siamo esposti a quel suono da sempre, non c'è quindi da stupirsi del fatto che sappiamo
attutirlo.»

SUONO ASSORDANTE. Chi soffre di disturbi d'ansia sembra invece percepire il ritmo del proprio cuore
più distintamente, un po' come avviene a tutti noi, di norma, in un momento di intensa paura o
affanno. Che l'ansia abbia a che fare, almeno in parte, con l'incapacità di non fare caso al battito
del nostro cuore? È troppo presto per dirlo, ma rimane una domanda affascinante.

da focus.it


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