Se sul menù vedi gli animali, mangiare carne sarà più difficile
Una semplice strategia rende meno probabile ordinare carne in mensa: raffigurare gli animali vivi
accanto al piatto per cui sono stati macellati.
21 aprile 2026 - Elisabetta Intini
La voglia di carne nel piatto potrebbe farsi improvvisamente meno urgente se sul menù, accanto alle
voci hamburger e cotoletta, trovaste l'immagine di una mucca o di un pollo vivi, ignari del destino
che li attende. Le immagini di animali in vita sulla carta di mense e ristoranti facilita la scelta
di opzioni vegetariane: quando questa tattica di persuasione gentile (nudging) è stata testata in
una mensa universitaria del Regno Unito, la probabilità di scegliere piatti a base di verdure è
aumentata del 22%. I risultati dell'esperimento sono stati pubblicati sul Journal of Environmental
Psychology.
Un promemoria efficace
Gli scienziati dell'Università dell'East Anglia nel Regno Unito e della Brock University in Canada
si sono chiesti se stimoli visivi che ricordassero ai consumatori l'origine degli alimenti che si
trovano nel piatto potessero influenzare le loro scelte alimentari anche nel mondo reale, così come
avviene in laboratorio. Hanno allora abbinato immagini di polli, maiali, mucche e pesci alle voci di
proposte a base di questi animali nel menù di una mensa universitaria britannica.
Le immagini erano emotivamente neutre e su sfondo bianco. L'obiettivo non era impressionare né
muovere a compassione, ma inserire in carta una sorta di promemoria visivo. Gli effetti di questo
intervento sono stati confrontati con quelli di un menù identico ma senza foto di animali.
L'analisi delle vendite della caffetteria ha rivelato che gli utenti che avevano avuto tra le mani
il menù illustrato avevano avuto, per il periodo di riferimento, una probabilità più alta del 22% di
scegliere piatti senza carne. Gli effetti si sono visti per tutti i tipi di carne, ma in misura più
spiccata per il maiale, forse perché questo animale è percepito come più intelligente e sociale
rispetto ad altri animali da allevamento.
Una goccia nel mare, ma comunque un inizio
L'idea è che questo "trucco" funzioni perché fa leva sulla dissonanza cognitiva (il disagio che
deriva dall'avere idee e comportamenti contrastanti) di chi, pur dicendo di amare gli animali, poi
ne mangia comunque la carne. Ricordare a queste persone, senza toni moralistici e in modo implicito,
che le due cose appaiono come antitetiche sembra avere ricadute concrete sulla consapevolezza delle
loro scelte.
Gli autori dello studio hanno però precisato che non è detto che quanto osservato in un contesto
protetto e culturalmente elevato come una mensa universitaria debba valere anche in altri ambienti:
non sappiamo, per esempio, se le immagini di animali vivi sulle confezioni di alimenti al
supermercato sortirebbero lo stesso effetto.
Inoltre, non è chiaro quanto questa dissuasione duri nel tempo, né quanto effettivamente possa
influire sul calo delle vendite di carne.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272494426000897
da
focus.it