L'amore è un antidolorifico potente come la morfina

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May 15, 2026, 3:33:26 AM (8 days ago) May 15
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L'amore è un antidolorifico potente come la morfina

L'amore cura ogni male

da tgcom.mediaset.it

E' un potente analgesico naturale

E' di questi giorni la notizia che il mal d'amore si cura con una speciale pillola: ora si scopre
che, quando ci si ritrova con un forte mal di testa, non è sempre necessario ricorrere all'aspirina:
basta pensare alla persona amata e il dolore probabilmente diminuirà senza ricorrere ai farmaci.
L'amore è infatti un potente analgesico che agisce sulle stesse aree neurali prese di mira
dall'azione dei farmaci antidolorifici, le aree "primitive" e profonde del cervello che presidiano
l'appagamento e il piacere, e sulle quali agiscono anche le sostanze stupefacenti come la cocaina.

Insomma, aveva ragione Virgilio quando scriveva. "Amor vincit omnia", ossia, l'amore vince tutto?
Almeno nel caso del dolore sembra di sì. "Quando le persone sono in una fase di amore appassionato,
che tutto brucia, sperimentano significative alterazioni dell'umore che influenzano la loro
esperienza del dolore", spiega Sean Mackey, docente di anestesia e autore anziano dello studio
pubblicato sulla rivista "Plos One". "Stiamo iniziando a studiare alcuni di questi sistemi della
ricompensa attivi nel nostro cervello che coinvolgono la dopamina, un neurotrasmettitore primario,
che influenza umore e motivazione".

La ricerca condotta Mackey presso la Stanford University School of Medicine ha mostrato che, quando
ci si innamora di una persona, è sufficiente pensare al proprio amato bene per ottenere una
riduzione degli stati fisici dolorosi. Gli esperti sono giunti a queste conclusioni dopo aver
analizzato le reazioni di un gruppo di 15 studenti in piena fase di innamoramento. Ai volontari era
stato chiesto di portare con sé, in occasione dell'esperimento, una foto del proprio fidanzato o
fidanzata e quella di un amico da loro considerato attraente.

Il gruppo di volontari è stato poi "torturato" con piccoli dolori cutanei, provocati ad esempio da
un oggetto che veniva riscaldato mentre i soggetti lo tenevano in mano. Durante questa presa
fastidiosa, le "cavie" vedevano la foto del loro innamorato o quella dell'amico, quindi il test è
stato ripetuto senza l'ausilio delle foto, ma distraendo i partecipanti in occasione dello stimolo
doloroso con semplici giochini cognitivi. Tutto questo è stato eseguito mentre il cervello dei
volontari era tenuto sotto controllo per mezzo della risonanza magnetica funzionale. Gli studiosi
hanno così constatato che vedere la foto dell'amato riduce effettivamente la sensibilità al dolore.
Non così accade con la foto del conoscente o con i giochi di distrazione. In effetti, solo
osservando la foto del partner, nel cervello dei partecipanti si attivano aree cerebrali, tra cui
quella del nucleo accumbens, legate alle dipendenze, al piacere, all'appagamento. Queste sono le
stesse aree bersagliate dai farmaci oppiacei e dalle sostanze d'abuso.

I neurologi sottolineano che anche la distrazione agisce contro il dolore, ma lo fa agendo sulla
corteccia cerebrale e quindi a una sfera più alta della cognizione. L'amore invece, concludono,
esercita un potere più profondo, istintuale e primitivo: insomma va a toccare gli stessi tasti
implicati nella dipendenza e nel piacere, quelli su cui agiscono i farmaci antidolore e gli
stupefacenti.
Nonostante i risultati ottenuti, è ovviamente ancora presto per permettere ai malati di dolore
cronico di fare a meno dei farmaci analgesici e di rimpiazzarli con appassionate relazioni amorose.
Piuttosto, la speranza è quella di comprendere meglio questa rete neurale e la catena di reazioni
innescate dalla passione amorosa, per arrivare a mettere a punto nuovi antidolorifici più mirati. E
magari senza effetti collaterali.

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Il dolore sparisce quando si pensa a chi si ama

da jugo.it

Il dolore si combatte pensando alla persona amata: un nuovo studio statunitense, realizzato presso
la Stanford University School of Medicine, ha rivelato che l'amore è un vero e proprio anelgesico
naturale.

Pubblicato sulla rivista scientifica rivista Plos One, lo studio ha preso in esame un gruppo di
giovani alle prese con le prime fasi dell'innamoramento (i primi 9 mesi della relazione), ai quali è
stato chiesto di portare con se le foto dei partner. La ricerca per neuroimmagini ha poi messo in
relazione i sentimenti che si attivavano al pensiero della persona amata con i meccanismi di
ricompensa del cervello evidenziando, attraverso la risonanza magnetica funzionale, l'attivazione
dei centri associati al contrasto del dolore.

L'effetto analgesico messo in atto dalle foto di partner e familiari non è stato invece rilevato con
conoscenti e test logici pensati per distrarre i quindici giovani che hanno preso parte allo studio.
Da questa scoperta partiranno ulteriori studi destinati a realizzare, un giorno, antidolorifici di
moderna concezione.

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"L'amore è come una droga, potente come un antidolorifico"

da lastampa.it

Le persone innamorate provano un’intensa sensazione di ricompensa

Gli scienziati Usa: la fase dell'innamoramento utile per alleviare il dolore

Lo descriveva bene il Virgilio delle Bucoliche: omnia vincit amor, l'amore vince su ogni cosa e
chiunque, prima o poi, cede ad esso.

Alla visione latina dell' amore come forza propulsiva che sottende alle cose, si aggiunge oggi lo
studio dei ricercatori americani della Stanford University, secondo cui il sentimento permette di
superare persino il dolore fisico. Intensi e appassionati afflati amorosi infatti regalano un
sorprendente effetto antidolorifico, paragonabile a quello dei farmaci ad hoc, ma anche a quello di
sostanze stupefacenti come la cocaina. Da usarsi però esclusivamente nel pieno turbinio
dell’innamoramento.

«Quando le persone sono in questa fase di amore appassionato, che tutto brucia, sperimentano
significative alterazioni dell’umore che influenzano la loro esperienza del dolore», spiega con
parole ispirate Sean Mackey, docente di anestesia e autore anziano dello studio pubblicato su Plos
One. «Stiamo iniziando a studiare alcuni di questi sistemi della ricompensa attivi nel nostro
cervello che coinvolgono la dopamina, un neurotrasmettitore primario, che influenza l'umore e la
motivazione delle persone».

Nonostante i risultati ottenuti, gli scienziati non sono ancora in grado di dire ai malati di dolore
cronico di tralasciare i farmaci analgesici per rimpiazzarli con appassionate relazioni amorose.
Piuttosto, la loro speranza è quella di comprendere meglio questo tipo di rete neurale e la catena
di reazioni innescate dalla passione d'amore, per arrivare a mettere a punto nuovi antidolorifici,
sempre più mirati. Magari senza effetti collaterali. «Le aree del cervello attivate da un amore
intenso sono le stesse dei farmaci per ridurre il dolore - interviene Arthur Aron, psicologo della
State University di New York che studia l’amore e i suoi effetti da oltre 30 anni ed è fra gli
autori della ricerca - Quando pensiamo all’amato, c’è un’intensa attivazione nell’area della
ricompensa, la stessa che si accende quando assumiamo cocaina, o vinciamo molti soldi».

L’idea di analizzare amore e dolore venne a Mackey ed Aron alcuni anni fa. Entrambi erano
intervenuti ad una conferenza, illustrando ognuno il proprio tema: così si sono resi conto che, al
centro dei loro studi su amore e dolore c’erano gli stessi circuiti cerebrali. «Ci siamo
meravigliati», ricorda ora Mackey, che iniziò così a indagare insieme al collega sull’inatteso
legame, decidendo di arruolare come cavie studenti «nella prima fase di un amore intenso». Dopo
aver riempito l’ateneo di poster, in poche ore i ricercatori hanno visto bussare alla porta del loro
laboratorio una serie di coppie innamorate, che si frequantavano da nove mesi. «Quando sei
innamorato vuoi dirlo a tutti», nota con un sorriso Mackey. «Ci siamo concentrati proprio su questa
fase perchè - spiega - volevamo soggetti che si sentissero euforici, energici, ossessivamente
concentrati sull’amato, in crisi d’astinenza quanto questi era assente».

Risultato, «quando l’amore viene descritto così, ricorda una sorta di dipendenza», evidenziano gli
scienziati. Dopo aver esaminato 15 studenti pazzi d’amore, sottoposti a prove speciali e monitorati
con risonanza magnetica e rilevatori termici, il team ha avuto la prova dell’effetto analgesico
dell’amore. Un effetto più potente rispetto a quello assicurato dalle distrazioni (utili a ridurre
la sofferenza, ma a livelli molto più bassi). «Nei test di distrazione, oltretutto, i circuiti
cerebrali che portano ad alleviare il dolore sono principalmente quelli cognitivi, mentre
l’analgesia indotta dall’amore è associata ai centri della ricompensa e coinvolge una struttura del
cervello molto più profonda e primitiva», agendo in modo simile «agli oppioidi». Uno dei punti
chiave dell’analgesia da amore è il nucleus accumbens, un centro chiave anche nell’azione di
oppiodi, cocaina e altre sostanze. «Insomma, l’amore funziona come i farmaci anti-dolorifici -
conclude Aron - e le persone innamorate provano un’intensa sensazione di ricompensa, senza effetti
collaterali».

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L'amore sconfigge il dolore

Agisce come un potente analgesico, studio Usa

14 ottobre, 16:46

(ANSA) -ROMA, 14 OTT- L'amore e' un potente analgesico che agisce sulle stesse aree neurali
bersaglio d'azione dei farmaci antidolorifici.Lo dimostra uno studio Usa.In particolare e' emerso
che, soprattutto nella fase iniziale dell'innamoramento, il solo pensiero della persona amata riduce
una sensazione di dolore. Secondo lo studio, l'amore esercita un potere piu'profondo, istintuale e
primitivo andando a toccare gli stessi tasti implicati nella dipendenza e nel piacere, gli stessi su
cui agiscono i farmaci antidolore.

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L’amore è un antidolorifico più potente della morfina

di Pietro Salvato - giornalettismo.com

Secondo una ricerca scientifica è il più efficace degli analgesici. Lo studio spiega i complessi
meccanismi biochimici che fanno star meglio gli innamorati rispetto a tutti gli altri

“Amare vuol dire soffrire” recita un antico adagio popolare. La letteratura, la poesia ed il cinema
sono piene di “pene d’amore” e chi di noi, del resto, non ha mai sofferto per amore. Eppure, alcuni
ricercatori della famosa Università di Stanford, hanno scoperto che per alleviare il dolore, quello
fisico, niente è più salutare che una buona dose d’amore.

OVERDOSE D’AMORE – I ricercatori della prestigiosa università californiana con sede a Palo Alto,
ritengono che l’amore può agire come un antidolorifico. Le scansioni del cervello, sostengono gli
studiosi, suggeriscono che molte delle zone normalmente coinvolte nella risposta del dolore vengono
attivate anche dai pensieri amorosi. Intensi sentimenti amorosi possono generare effetti analgesici
tali che nemmeno i farmaci usati nella terapia del dolore e persino la stessa morfina riescono a
curare in modo tanto rapido. L’effetto sarebbe persino più efficace della cocaina. Insomma l’amore è
una droga, e questo per la verità l’avevamo pure intuito. Per Sean Mackey, medico anestesista ed
autore, insieme ad altri ricercatori, dello studio pubblicato sulla rivista Plos One. “Quando le
persone sono innamorate, si determinano significative alterazioni dell’umore che influenzano la loro
risposta al dolore”. Al centro del complicato processo biochimico ci sarebbe la dopamina, sostanza
prodotta proprio nel nostro cervello. “Stiamo iniziando a studiare alcuni di questi sistemi attivi
nel nostro cervello – spiega Mackey – che coinvolgono la dopamina, un neurotrasmettitore primario,
che influenza umore e motivazione e anche il desiderio sessuale”.

LOVE ME, TENDER – Gli scienziati che hanno condotto l’esperimento, hanno utilizzato “la risonanza
magnetica funzionale (fMRI) per misurare l’attività prodotte in tempo reale in diverse parti del
cervello”. In realtà, era già noto da tempo che i “forti sentimenti d’amore” sono legati alle
intensa attività in diverse regioni cerebrali. Queste includono le aree legate alla dopamina
prodotta dal cervello, che dà origine proprio a quello stato di benessere che si sviluppa, per
esempio, anche quando mangiamo cibi dolci o quando si assumono sostanze stupefacenti come la
cocaina. I ricercatori dell’Università di Stanford hanno notato che quando proviamo dolore, alcune
delle stesse aree si “accendono” nelle scansioni e perciò ritengono che il processo biochimico alla
base di queste diverse reazioni sia del tutto simile. Sono stati reclutato una dozzina di studenti
tra i quali intercorreva una relazione amorosa da almeno 9 mesi, tempo – a detta dei ricercatori –
in cui si vive la fase di “più intenso amore”. A ciascuno è stato chiesto di portare una foto e
degli oggetti del loro affetto e le foto di qualche conoscente che considerano ugualmente attraente.
Mentre i loro cervelli sono stati sottoposti a scansione, sono state mostrate queste immagini,
contemporaneamente un controller termico collocato nel palmo della loro mano ha indotto lievi dose
di dolore. Gli scienziati hanno scoperto che la visualizzazione della foto del loro amato riduceva
sensibilmente la percezione del dolore molto più che guardando l’immagine dell’attraente conoscente.

AMORE ANALGESICO – Per il dottor Jarred Giovane, uno dei ricercatori coinvolti, la “love-analgesia
indotta” appare a coinvolgere le funzioni più primitive del cervello, lavora in modo simile agli
antidolorifici ricavati da oppioidi. “Uno dei siti chiave è il Nucleo Accumbens, il luogo del nostro
cervello dove si genererebbe la dipendenza ma anche la ricompensa quando si somministrano sostanze
oppioidi, come la morfina e la stessa cocaina (che oppioide non è)”. Questa regione, in sostanza,
“dice al cervello che si ha realmente bisogno di continuare a fare quello che si sta facendo”. Il
professor Paul Gilbert, neuropsicologo dell’Università di Derby, ha detto che la relazione tra gli
stati emotivi e la percezione del dolore era chiara già da tempo. Per esempio, sostiene Gilbert,
quando “Un calciatore che ha subito un infortunio abbastanza doloroso, ma che è in grado di
continuare a giocare a causa del suo stato emotivo, magari dopo un goal”. Tuttavia, ritiene che
l’effetto osservato dai ricercatori di Stanford potrebbe essere solo di breve durata, magari solo
nelle prime fasi di una storia d’amore, ma che poi venga sostituito da qualcosa di simile, ma meno
potente, nel proseguimento del rapporto. Alla dopamina si sostituirebbe l’endorfina che da luogo ad
un effetto analogo ma meno intenso. “E ‘importante riconoscere – spiega il professore britannico –
che le persone che si sentono soli e depressi possono avere la soglia del dolore molto bassa, mentre
il contrario può avvenire per le persone che si sentono sicure e curate”. Grazie prof. Gilbert,
milioni di single di tutto il mondo si sentiranno assai meglio dopo queste (poco) rassicuranti
parole.



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