L'economia civile come punto cardine di uno sviluppo sostenibile oltre a rimetter in discussione un concetto fondamentale
ovvero il PIL come indicatore del benessere in favore del bene comune e del benessere degli individui trova un altro suo
punto cardine, antitetico all'attuale economia di mercato, nel fattore dell'esternalizzazione. Questa esternalizzazione, causa
primaria del processo di degrado ecosistemico della natura, non può essere espunta dalle crisi che oggi giorno attraversano il
nostro mondo e che hanno visto l'accentuarsi in modo profondo ed estremamente rapido, tanto da sorprendere la stessa
scienza del clima deputata a farne valutazioni, di eventi estremi e di cambiamenti epocali tanto da indurre a definire la
nostra epoca come l'Antropocene.
Le innumerevoli catastrofi che stanno causando sempre più sofferenza e vittime colpiscono ormai tutte le società del globo
accentuando l'instabilità a favore di una esacerbazione delle disparità e dei conflitti fra stati e persone.
L'esternalizzazione dedita ad attribuire i costi su tutti noi in favore di una riduzione dei costi del prodotto è la causa primaria
di questo processo di depauperamento di risorse e di vita. In questo senso è oramai importantissimo riconsiderare, partendo
dall'esternalizzazione, il nostro rapporto con l'economia che deve trasformare un futuro incerto e di sofferenze in un futuro
di fiducia e di benessere teso al bene di tutti, al bene comune.
La complessità della situazione e l'insicurezza che verrà determinata all'interno delle comunità possono in questo modo
minare quegli sforzi che vedevano nel progetto europeo una guida ma che proprio all'interno degli stati membri ha trovato
una difficoltà profonda determinata dall'interesse specifico di ogni nazione e dalla volontà di primeggiare a discapito
dell'interesse comune. Potremmo chiamarla la strategia del cortile dove la politica estrinseca se stessa all'interno di limitati
recinti e immediati riscontri elettorali. Questo processo ha determinato una sempre maggiore sfiducia e l'allontanamento dei
cittadini da quegli organi deputati a condurne una sana e quieta esistenza sociale.
Per ricondurre le persone a riporre la propria fiducia nei processi deliberativi democratici e riattivare con essi un dialogo è
necessario, quindi, riaffermare la centralità della persona e non del PIL.