Il "Doppio Salto" (L2) come condizione necessaria per la chiusura semantica

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Alain Bindele

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Nov 27, 2025, 1:23:33 PM (3 days ago) Nov 27
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Ciao ragazzi,
Non ho ancora mai scritto in questo gruppo non avendo cose interessanti da dire… ma vi seguo e apprezzo molto quello che succede qui.
Spero di farvi cosa gradita condividendo con voi un pensiero che spero possiate trovare logico e condivisibile.

La mia idea è che la Chiusura Semantica (ovvero la capacità di un sistema di validare la propria correttezza) richieda strutturalmente un modulo minimo di due “salti” di livello consecutivi.

Ecco il principio riassunto:

1. Il problema dell'insufficienza di L1

Un sistema L0 (es. il codice/processo) non può auto-validarsi. Creare un meta-livello L1 (es. monitoring, logging, descrizione sintattica) ci permette di "osservare" il sistema dall'esterno, risolvendo i paradossi linguistici immediati. Tuttavia, L1 descrive solo la forma (sintassi) e il funzionamento, ma eredita l'indecidibilità sulla propria coerenza (Gödel).

2. La soluzione del "Doppio Salto"

Per ottenere una validazione completa (Semantica), è necessario un secondo salto verso L2.

La distinzione funzionale è la seguente:

• Salto L0 -> L1 (Sintattico): Uscita dalla grammatica interna. Risponde alla domanda: "Il sistema è ben formato?". Genera Descrizione.

• Salto L1 -> L2 (Semantico): Categorizzazione della coerenza. Risponde alla domanda: "Il sistema è vero/valido?". Genera Governance.

Implicazioni Architetturali

Se questa topologia è corretta, ne consegue che qualsiasi architettura di automazione che si ferma al livello di "osservabilità" (L1) è intrinsecamente incompleta. La vera autonomia decisionale richiede un livello L2 separato che agisca non sui dati, ma sulla validità delle regole stesse.

Trovo un forte isomorfismo di questo principio anche in Algebra Lineare: se la Matrice è l'operatore sintattico (L1, descrizione che muta al cambiare della base), solo i suoi Invarianti (Autovalori e Determinante) rappresentano la verità semantica (L2 la proprietà intrinseca che non dipende dal sistema di riferimento).

Essendo una considerazione appartenente al mondo della ogica penso vada a impattare diverse aree della matematica, a qualcuno di voi forse risuonerà in qualche altra area.

Vi propongo questo spunto per un vostro "unit testing" concettuale: trovate falle in questa logica? Vi risulta che questa distinzione tra salto descrittivo e salto validativo sia già stata formalizzata in questi termini esatti in letteratura?

Attendo i vostri feedback (anche spietati).

Un saluto e grazie per l’attenzione,

Alain

Ps. Mi sono fatto aiutare dall’ia a scrivere questa mail ma l’intuizione l’ebbi anni fa in tempi non sospetti e mi piacerebbe formalizzarla ma non sono abbastanza skillato per farlo…se qualcuno trovasse l’idea dimostrabile e corretta sarei già felicissimo




Alain Bindele

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